I “Paria”

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Che prospettive ha, secondo voi, chi oggi ha poco più di 20 anni? E chi ne ha meno?

E quando ci saranno (si spera) i vostri figli? Che diavolo succederà?

“[...] La ricerca ha concentrato particolare attenzione sui giovani, le donne e gli ultracinquantenni. Ovvero su coloro che più di altri si trovano, nella società postindustriale, a dovere fare i conti con i maggiori disagi quando si tratta di cercare lavoro, rimanere in azienda o provare a rientrare in quel mondo da cui in qualche modo si sono trovati a dover uscire. I “parìa” del mondo del lavoro, si trovano ad affrontare aspetti problematici sempre più spesso e, seppure sarebbe meglio riuscire a parlare solo di lavoratori senza attribuire loro “etichette”, ci si accorge, a vedere i risultati dell’indagine, che è sempre meno possibile.

Giovani. Nel 2005 solo un “under 25” su quattro era occupato e il tasso di disoccupazione giovanile nel Mezzogiorno superava il 38 per cento. La ricerca di lavoro per i più giovani dura in media dieci mesi e quasi quattro giovani su dieci sarebbero pronti ad accettare qualsiasi lavoro, mentre il 58 per cento condiziona la propria disponibilità immediata a una congrua offerta economica. Conferma dell’importanza della retribuzione al momento di accettare un’offerta di lavoro viene dall’analisi delle ragioni che hanno spinto il 14% degli under 25 a rifiutare un’offerta di lavoro nell’ultimo mese. Il 48,5 per cento lo ha fatto perché gli è stata offerta una retribuzione inferiore alle proprie richieste mentre il 24,1% a causa di una forma contrattuale non adeguata alle attese. Ma le principali difficoltà nella ricerca di un lavoro per i giovani si concretizzano soprattutto di fronte al fatto che molte imprese chiedono un’esperienza professionale (vedi tabella) prima di dare loro un posto in azienda.

Quanto alle donne, tra le cause della loro ridotta partecipazione al lavoro ci sono soprattutto la necessità di prendersi cura dei figli e la mancanza di opportunità concrete di lavoro. Quattro donne su dieci dichiarano infatti di non lavorare perché devono prendersi cura dei figli e il 35% è scoraggiata dall’assenza di offerte di impiego. Il 43% delle donne così si è trovata a dovere rifiutare un’offerta di lavoro, nell’ultimo mese, perché i costi (mobilità, cura della famiglia e costo opportunità) superano di fatto i benefici che possono derivare dalla realizzazione professionale e dallo stipendio.

Disagevoli restano nel complesso le condizioni delle donne che lavorano. Tanto che una su cinque fa un lavoro che richiede una formazione inferiore a quella di cui è in possesso a cui si aggiunge il fatto che le retribuzioni nette delle donne sono ancora significativamente inferiori a quelle dei colleghi uomini. Il gap è di 3.800 euro annui per la categoria dei dipendenti a tempo indeterminato (vedi tabella) pur avendo le donne titoli di studio più elevati. [...] “

..E poi sinceramente, quando leggete queste cose, ci credete?

Non l’ha detto la “cattiva maestra televisione”, però…

P.S.= Per chi non sa chi siano i “paria”, vi rimando a Wikipedia: “[...] I paria sono detti gli “intoccabili”, vivono ai margini delle strade e vengono disprezzati dalla gente di casta. In India, oggi, sono la maggior parte della popolazione..”

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