Tiriamo lo sciacquone!

novembre 29, 2006

 

Che bello, sempre più raramente si parla del precariato.

Oggi è il turno di Repubblica, con questo articolo. Tra l’altro, se volete c’è la possibilità di vedere l’intervista o scaricarla completamente, giusto per sentire le opinioni di “comodo” del mese.

Il punto principale, quello su cui aspettavo Epifani al varco, arriva con la domanda riguardo all’abolizione della Legge Biagi (roba dafare nel giro di una settimanain teoria, senza pensarci troppo). Questa la sua risposta: “Noi intendiamo mettere mano a tutta la legislazione del lavoro, quando abolisci hai bisogno di mettere qualcos’altro al suo posto, la legislazione non può semplicemente tornare indietro, alla situazione di cinque-sei anni fa. Ci vuole una riscrittura che risistemi tutta la materia”.

Se ascoltate quello che dice e leggete tra le righe, si intuisce benissimo che non si vuole abolire la legge Biagi e ormai non si potrà farlo perché ci sono troppe aziende a cui fa comodo. Peccato che bisognerebbe pensare anche a chi lavora dentro le aziende: i precari. L’ho detto tante volte, portando come esempio la Francia (ahimé!) col contratto di primo impiego, spazzato via con proteste, scioperi e un paio di settimane: la stessa cosa andrebbe fatta con la legge Biagi, ma Epifani ci dice che non si può abolirla, adducendo scuse che sa anche mia nonna, sviando il problema, saltando la base del precariato.

“Grazie al cavolo” che non si può tornare indietro! E addirittura “bisogna mettere qualcosa al posto di qualcos’altro abolito”; una spiegazione coi fiocchi, ma se il ragionamento è non abolire la Legge Biagi, allora non ci vorrà niente al posto di niente: tutto rimarrà come ora, uguale, in uno stato vegetativo che può solo peggiorare.

Ci vuole una riscrittura? Ma ca..spita! Berlusconi in 5 anni di governo ha fatto passare davanti al vostro naso leggi inventate, create apposta per salvarsi dal trascorrere un po’ di anni in un monolocale con le sbarre…roba da “piano di rinascita della P2″ (e meno male che per poco, nonostante il gravissimo broglio che farebbe saltare in aria un paese intero, che noi effettivamente non siamo, non ci è riuscito, anche se confrontando il piano con le modifiche da lui fatte..combaciano)…e voi non avete le palle di cancellarne una e scriverne un’altra per i cittadini più deboli e difendibili?

Tiriamo lo sciacquone, spazziamo via noi queste cariatidi: l’altra sera per caso guardavo il tg5, ormai sulla scia di studio aperto, che oltre a parlare dei fiori inviati al “malato immaginario” (sono ironico) e ai nuovi film in uscita, da’ ormai le notizie in modo più che vergognoso; chi qualcosa di comunicazione ha studiato, intuisce lo schifo del livello dell’informazione italiana…ma addirittura un po’ di altre persone potrebbero essersene accorte. Quindi, schiacciamo il pulsante dell’acqua del water: abbiamo internet ed andiamo alla velocità della luce rispetto a questi babbioni che ancora non hanno capito nulla: possiamo smentirli quando vogliamo con dati, notizie, con la rete; sono arcistufo della tv “post-prima-repubblica” filtrata dall’opinione dell’editore di turno.

La soluzione siamo sempre più noi, come già vi ho detto: ma dovremo arrivare ad un punto di rottura


Nunzia condivide la sua esperienza

novembre 23, 2006

..Finalmente qualcuno ha il coraggio di portare anche la sua esperienza davanti agli altri, di fare sharing di una vita a progetto.

Il suo nome è Nunzia, e la ringrazio di cuore per aver raccontato ancora una volta cosa significhi lavorare con un contratto ridicolo come quello a progetto.

“Mi chiamo Nunzia ho 43 anni ho lavorato in un un call center in provincia di Bari per circa due mesi compresa la formazione, dal 08/08/2006 al 30/09/2006. Inizialmente ho firmato un contratto a progetto come operatrice telefonica in outbound. Sempre nell’arco dei circa due mesi i contratti a progetto sono diventati cinque.

In poche parole ho lavorato su circa cinque contratti differenti. Alla fine dei due mesi di lavoro e dei cinque contratti che avevano tutti scadenza 30/09/2006 mi hanno comunicato telefonicamente che la mia collaborazione era finita mentre ad altri colleghi era stato rinnovato il contratto addirittura a tre mesi. E’ possibile che non mi hanno rinnovato il contratto perchè sono troppo vecchia per lavorare in un call center? Ho chiesto spigazioni ma non ne danno.”

..figurati, chi dovrebbe darci spiegazioni e risposte concrete parla di aria fritta e cose inutili, figurati se chi ci guadagna col contratto a progetto è tenuto a darti una spiegazione…più che altro perché non ha una spiegazione. Credo (e spero) che chi assume e licenzia in continuazione impugnando il contratto a progetto un pochino si senta meschino e frustrato.

Gli basterebbe immedesimarsi nel moderno lavoratore flessibile.

A voi i commenti…specialmente mi riferisco a Gegio o MC, due che qualche risposta potrebbero darla.

P.S.= Domenica 26 La Carovana Antimafia passerà da Monza, Teatrino della Villa Reale ore 17. Partecipa, tra gli altri, il Magistrato Giancarlo Caselli. Si organizza inoltre alle ore 20 presso l’Arci di Arcore la “Cena della legalità”.. Simpatico, ad Arcore la cena della legalità..?!


La mia paghetta mensile

novembre 20, 2006

..vi faccio vedere, finalmente, la mia “paghetta mensile”: quella del luglio scorso per esempio.

Per evitare problemi ho oscurato (ovviamente, se fai notare una cosa poi da fastidio..) nome dell’azienda, numeri, p.iva, ecc…, dati che potevano ricondurre al datore di lavoro del “datore di lavoro precario” che fa outbound e quindi è autonomamente subordinato…chiaro no?!

A voi i commenti oppure sta a voi postare altri esempi di ricche buste paga; ho preso infatti una delle migliori, considerando i giorni che non si è potuto lavorare per non si sa quale motivo, i giorni in cui si è stati mandati a casa perché non c’erano contatti, ecc… Insomma, giorni di non lavoro per cause non dovute al flessibile lavoratore moderno.

Che però è quello che paga sempre. A voi la busta paga:

Paghetta Mensile

(click per ingrandire)

Legenda:

  1. Ore di lavoro
  2. Incentivo al lordo totale del mese sulle chiamate outbound fatte (15-20 cent per chiamata positiva, calcolate quante ce ne vogliono per arrivare a 28 euro..)
  3. Paga mensile al netto

..Un incentivo al ritorno del lavoro in nero.


Tutti a scuola con la sexy prof!

novembre 16, 2006

Dopo aver letto un fantastico articolo su “Affari Italiani” (strano!) pensavo tra me e me: “..azzo con un articolo questo ha inquadrato perfettamente, seppur ironicamente (ma non troppo, ahinoi) la realtà bigotta, paolotta e provincialotta della gran parte di questo Nord, ma soprattutto di gran parte dell’Italia!”.

Ora, tralasciando l’episodio specifico (e quello capitato ad un ragazzo down…!!!) e le fasulle dichiarazioni che cominciano ad arrivare dai protagonisti (arrivano gli avvocati e si sputano “perle”, una cazzata dietro l’altra per discolparsi ed incolparsi a vicenda), mi sovviene un’idea: se volete ottenere qualcosa e siete precari, se volete sentir parlare di voi…sdraiatevi nudi al lavoro, coprendovi le parti intime col vostro contratto progetto, per protestare, possibilmente (che so io!) facendo un saluto fascista; probabilmente (almeno studio aperto, dai!) qualcuno parlerebbe di voi, ignorando ovviamente il motivo per cui avete commesso il gesto.

Sì, perché quando si parla di sesso nella bigotta Italia o c’è un piccolo riferimento ad un atto sessuale, insomma a qualcosa di naked, gli si “rizzano” * a tutti…le orecchie. Hanno finalmente la scusa di poter parlare di sesso, anche se indirettamente, senza che il papa o chi per lui si incazzi e possa distrarsi un secondo dal problemone gravissimo che affligge il mondo e di cui la Chiesa si occupa: le imitazioni e la satira (e ciò mi fa pensare, cazzo, all’equazione Chiesa=Berlusconi che subito richiama la più precisa Berlusconi= Chiesa, prediche e parrocchie+voti ignoranti, cattolici e credenti a babbo natale). Fa niente se in Africa schiattano migliaia di uomini-donne-bambini (ma il preservativo non va usato!), fa niente se si fa guerra per portare la pace, ecc…; l’importante è scovare la scollatura della soubrette, indicarla con il dito infilato nell’anello d’oro e moralizzare di conseguenza tutta l’Italia, unita e pronta ad accogliere ogni indicazione che la Chiesa fornisce su come bisogna vivere (“…male e da ignoranti”, il sottotitolo).

Bene, dopo aver versato l’8×1000 (non ricordo che nella Bibbia ci fosse una voce specifica riferita all’8×1000), avrete la coscienza a posto. E possiamo quindi tornare a parlare di sesso, indirettamente, come sempre. I paolotti si eccitano, i giornalisti servi degli editori si masturbano la testa al solo pensiero di poter scrivere riguardo ad una scena “dalle tinte forti”. Le luci rosse si accendono, il prete della parrocchia la domenica durante la predica si fa scappare che “ci vorrebbe ancora la D.C., colpa dei comunisti” – mentre passa il paolotto a ritirare le offerte degli schiav…dei fedeli, paurosi della morte come ogni uomo ma illusi e comprati dalla promessa di una seconda vita eterna senza dolore. E poi…nella testa di ognuno di noi compare la scena, prende forma un’aula in cui dentro ci siete voi, alle medie, e la vostra maestrina trentenne, bella e vogliosa di insegnarvi, bacchettandovi un pochino magari, ed iniziarvi al sesso. Ma sul più bello appare dalla porta l’insegnante di religione, il “don”; spiazzati, rimanete immobili, ma quando vi accorgete che entra chiudendo la porta ed inizia ad avvicinarsi con fare voglioso non alla maestrina ma a voi versione ragazzini…iniziate a tremare. Il sogno svanisce, ecco che torna la realtà.

Distogliere l’attenzione da ciò che conta veramente: siamo dei maestri a farlo.

L’ho fatto io fino a’ora, potrei farvi mille esempi tra cui:

  1. Periodo in cui andava di moda dire che i pitbull mangiavano tutti: dopo 2 settimane stop, ora i pitbull sono scomparsi e non mordono più nessuno. Non è più di moda.
  2. Tutti i vip tiravano di coca: Calissano, Kate Moss, ecc…di colpo più nessuno tira o continua a farlo senza farsi beccare. Studio aperto ci terrà aggiornati.
  3. Di colpo a Napoli ogni giorno moriva qualcuno ammazzato: succede tutti i giorni, da una settimana e mezzo non muore più nessuno a quanto pare, la moda è passata, grazie anche ad un funerale…
  4. Dopo 6 mesi di Prodi tutto ciò che accade è riconducibile a lui: soldi che mancano, debito pubblico infinito (forse era meglio evitare di incentivare il ddt di mediaset magari, spendere miliardi per spedire a casa dei libretti..); 5 anni di un piduista al governo e in cui ognuno si è impoverito di non so quanto non sono bastati. Sei mesi sì, bastano ed avanzano. Certo è che se non si prenderanno provvedimenti allo sfacelo, se non si porrà un freno, allora sì, sarà colpa di Mortadella.

Distrarre, fare finta di niente. E giu come delle capre a cascarci tutti insieme, sgridati dalla mamma tv.

Tutto questo pentolone di parole semplicemente per dirvi che, ancora una volta, nessuno parlerà dei precari e di chi non arriva a fine mese con il suo stipendio.

Sarò un po’ egoista, ma in alcuni casi basterebbero dei sonori calci nel c**o o un po’ di sano riformatorio, un po’ ci carcere.

P.S.= chi di voi non avrebbe voluto trovarsi, quando andava a scuola, chiuso in un’aula con una prof. giovane e carina – io non ho mai avuto una prof carina o giovane, incredibile – e giocare all’allegro chirurgo?


Il diritto di non avere il diritto

novembre 14, 2006

Leggendo questo simpatico articolo mi sovviene qualche pensiero: se io sono assunto temporaneamente (oggi ho firmato un contratto che scade il 2 dicembre, settimana scorsa ne ho firmato uno che cominciava l’1 novembre e finiva il 6..! Ma ve li posterò come esempio, così non pensate che io sparo cazzate..per non dimenticare che il contratto ci viene sempre portato in ritardo – quindi che fai, non lo firmi quando hai già lavorato per 2 settimane?!?!) con contratto a progetto, dovrei essere un lavoratore autonomo, poter dichiarare quello che voglio, insomma avere la possibilità di evadere il fisco (in questo caso di pochi euro ahimé!).

In realtà ho degli orari fissi, se entro per sbaglio un minuto dopo non mi pagano il quarto d’ora, e fregandosene spesso della legge 626 in materia lavoro, spesso non ci fanno fare il quarto d’ora di pausa.

Ma come faccio a far valere il mio diritto? Chi mi tutela? E chi dovrebbe tutelarmi…dove cavolo è? Che cosa si gratta durante il giorno? Dopo un po’ le parti, irritate, si consumano.


Le scritte “in piccolo” e i giovani di 35 anni

novembre 12, 2006

E’ tempo di imparare ad interpretare e a leggere tra le righe tutte le cazzate che ci sputano addosso (almeno ci provo, non ho e non voglio avere la presunzione di insegnare niente a nessuno).
Tempo fa ho sentito dire dal ministro (dello sport?!) Melandri: “Giovani, casa più facile e sgravi fiscali”. Le promesse, da non confondere con certezze, si susseguono in un crescendo da sballo. Tra gli altri obiettivi abbiamo: alleggerire i costi per l’alloggio per gli universitari fuori sede, favorire l’imprenditoria creativa (dopo la finanza…!!!) e stabilizzare il lavoro precario (spero non voglia dire “trasformare in certezza per il futuro anche il lavoro precario”…); detrazione delle spese per l’affitto di casa degli studenti universitari fuori sede.

Leggendo tra le righe: è’ il comma 20 dell’articolo 20 a prevedere la detrazione del 19 per cento – per un importo non superiore a 2.633 euro - delle spese per l’affitto di casa pagato dagli studenti universitari fuori sede.”
Giro quindi la domanda ad uno studente fuori sede: quanto spendete annualmente di affitto? Senza contare che “per accedere a tale detrazione gli studenti devono essere iscritti a un corso di laurea di una università con sede in una provincia diversa da quella di residenza.”

Per di più, “la nuova finanziara prevede anche (art. 20, comma 19) che la riduzione a titolo di deduzione forfettaria passi dal 25% al 40% per quelle spese relative a redditi derivanti dalla utilizzazione economica di opere dell’ingegno, di brevetti industriali così come di software. La disposizione prevede il benficio esclusivamente per i giovani con un’età inferiore a 35 anni”. Ora, vorrei anche far notare un’altra cosa; qui si parla di giovani con un’età inferiore a 35 anni. Ma cosa si intende per giovani? Fino a che età si è considerati dei baldi giovinotti sotto la tutela di mammà e papà?

Prendiamo gli altri paesi europei: ci surclassano. A parte il fatto che l’Università in media dura 4 anni e hai finito, invece qui col 3+2 devi laurearti due volte – possibilmente in ritardo - ..a che età si ha la possibilità di andarsene finalmente da casa, avere un lavoro stabile e potersi permettere una casa? Sempre tardi, troppo tardi. Sono aumentati gli iscritti all’università con il “3+2″ (tra poco diventerà 3×2..!), si alza quindi l’età in cui si finiscono gli studi, si rimanda tutto..e i giovani arrivano fino a 35 anni..!!!

Non sto dicendo che uno a 35 anni è vecchio fisicamente, sto parlando (e lo sapete bene), del fatto che a 35 anni dal mio punto di vista, la maggior parte delle persone dovrebbe essere sistemata e magari avere un figlio… Ma dopotutto è un cane che si morde la coda: siamo un paese vecchissimo, tra qualche anno i vecchi supereranno i giovani; lo Stato non ha soldi, tantomeno per le pensioni…ditemi come si farà? Non si fanno i figli, la crescita rasenta lo ZERO, si sollevata di qualche punticino per merito degli IMMIGRATI!

La “razza italiana” che si bullava delle potenze plutocratiche è in declino: persino la Chiesa, in qualche caso, lancia moniti per farci tromb**e di più e fare figli! Altrimenti chi andrà più in chiesa con tutti i consensi che perdono anno dopo anno? Chi indottrineranno? Come faranno a sopravvivere senza le offertine dei fedeli?

Quindi, la colpa è sicuramente delle donne: fanno troppo le preziose, non ci sono più le donne disponibili di una volta… Qualcuno bisogna pur incolpare!

Ah, per tornare a noi giovani: mi piacerebbe conoscere il parere di chi legge questo blog sulle questioni che pongo. Ma non rispondete a me, rispondete direttamente al On. Giovanna Melandri (Ministero per le Politiche giovanili e le attività sportive
Largo Chigi 19 – 00187 Roma – Tel. +39.0667791 Fax +39.0667795977 -g.melandri@governo.it ).

Una bella e veloce email: ditegli quanto vi pagano al call center e quanto spendete d’affitto, senza dimenticare di specificare…quanti anni avete.

Qui qualcosa, quadra sempre meno.


Pessimismo e Fastidio

novembre 10, 2006

 

Sette ragazzi su dieci sono pronti a lasciare il comune di residenza pur di trovare un impiego. Molti sono pronti anche a lasciare l’Italia e l’Europa. I risultati di un’indagine della Sapienza di Roma sui giovani italiani tra 20 e i 34 anni.”

Solo un italiano su tre pensa di riuscire a mantenere il lavoro nei prossimi due anni. Molto più alta la fiducia in Olanda, Danimarca e Regno Unito. E in Italia la probabilità percepita più bassa di ritrovare un posto di lavoro. I risultati dell’indagine di Eurobarometro su cosa pensano gli europei dell’occupazione e delle politiche sociali nel Vecchio Continente.”

Il Barometro delle professioni: la top 30 in Italia. Qual è quella più richiesta secondo voi? Incredibile, ma al primo posto troviamo l’operatore di call center! Che ogni anno aumenta vertiginosamente. Ma chissà come mai! Non riesco a spiegarmelo…

Forse non sono la persona più adatta per notarlo..ma mi sembra ormai evidente, dati alla mano, che in Italia, in questo ca**o di paese, ci sia qualcosina che non va.

Ma non devo essere io ad accorgermene!!!


Le risposte che NON contano

novembre 8, 2006

fonte immagine: Repubblica.it

Dopo la manifestazione dello scorso 4 novembre a Roma, in cui migliaia di precari italiani hanno finalmente protestato e fatto sentire la propria voce, ci si aspettava qualche dibattito, qualche interrogazione o discussione parlamentare, qualche domanda vera e scomoda da parte dei giornalisti, una presa di coscienza popolare sul problema precarietà.

No, niente di tutto questo.

Leggendo le dichiarazioni, le reazioni dei pagliacci seduti in Parlamento si è capito soltanto una cosa: all’opposizione interessava far passare il concetto che era una protesta “fatta solo contro il governo” da parte degli stessi elettori (…come se i precari fossero solo di sinistra! Chi è di destra non può essere precario?!?!?!); la maggioranza invece voleva far sapere che “non era una manifestazione contro di loro” (leggi tra le righe “distruggete la legge Biagi subito!”). Questo il risultato delle proteste, coi giornalisti ovviamente entusiasti nel giocarci sopra manco fosse gossip, come al solito.

La cosa bella è stata che nessuno, nemmeno un cane, si è degnato di parlare o sollevare il fatto che c’erano in piazza migliaia di persone che fanno i salti mortali per tirare a fine mese, che sono sfruttati col “signoraggio moderno”, sottopagati senza ferie né malattie pagate, con contratti che scadono e durano una settimana: materiale da utilizzare per scopi politici, o al massimo di propaganda televisiva, ma non sociali.

Così anche questa volta tutto è passato e niente cambierà: risposte ZERO.

Quindi datemi retta: se domani volete avere la possibilità di comprarvi 4 mura in cui vivere, cominciamo a ignorare la televisione e magari a NON votare più nessuno. Tanto ormai non è più possibile scegliere una persona, ma soltanto dare una preferenza (alias “meno peggio”) al partito: sono comunque convinto che se nessuno votasse, andrebbero lo stesso avanti a parlare di cose che in realtà, se ci pensate bene, non esistono.


Parla il Blasco

novembre 6, 2006

Leggo il commento di Blasco al post sul ’68 e farsi coinvolgere o meno in Italia. Mi piace, quindi decido di riportarlo qui in toto per poter discutere sulle sue riflessioni che mi paiono un bel po’ azzeccate.

Durante i giorni delle mobilitazioni francesi avevo scritto un commento su un blog che tenevo in quel periodo. L’avevo scritto il 24 marzo, ma mi sento sostanzialmente di confermarlo (anche se, per come la vedo io, in questo momento le dinamiche in corso sono anche peggiori); ve lo riporto di seguito.Quello che in molti si stanno chiedendo in questi giorni è perchè in Francia stia accadendo quello che accade, mentre in Italia, dove la condizione dei precari è certo più problematica, pare non essere immediatamente percepibile il sintomo della rivolta.
Come al solito non esistono verità assolute e spiegazioni compiute, ma possiamo provare a mettere una dietro l’altra alcune considerazioni, seppur brevi, schematiche e confuse. Credo che l’unico elemento di certezza dal quale possiamo partire sta nel fatto che, anche se il fuoco francese non dovesse nell’immediato uscire dai confini dello stato-nazione, le mobilitazioni di questi giorni stanno parlando ai giovani ed ai precari di tutta Europa. Paris calling.1. E’ vero che i precari in Italia sono messi peggio e forse qui sta buona parte del problema. Maggior ricattabilità e una frammentazione indotta dalle decine di tipologie contrattuali (alcune delle quali talmente ideologiche da essere sostanzialmente inapplicate) a disposizione dell’impresa (privata e “privato-sociale”) e della pubblica amministrazione, non aiutano certo i precari ad organizzarsi e a far emergere la loro conflittualità (che esiste eccome).
2. In Francia la rivolta parte dalle università e si estende al mondo del lavoro; il cpe riguarda le giovani generazioni e gli universitari si sentono precari o precari in itinere; a sua volta il mondo del lavoro più tradizionale percepisce il rischio di un effetto domino che travolga tutto e tutti, rimuovendo la dicotomia precari/garantiti.
3. Le recenti mobilitazioni delle università italiane contro il ddl Moratti (mobilitazioni che non si vedevano da anni) portavano in grambo lo stesso germe. Anche gli studenti italiani si sentono precari e non è casuale che la loro protesta si sia unita a quella dei ricercatori. Non è però (non ancora) riuscita a contagiare la società, gli altri precari, il mondo del lavoro tradizionale; la dicotomia precari/garantiti (e chi sarà mai garantito poi?) non si presenta tanto come spaccatura a livello sociale, ma soprattutto come il prodotto del mancato intervento dei soggetti tradizionalemente in grado di ricomporre le lotte, le vertenze, il tessuto sociale.
Mentre gli studenti occupavano la Sapienza, dov’erano sindacato e sinistra politica? Alcuni erano in piazza, altri c’erano idealmente, molti erano di fatto dall’altra parte della barricata; pochi hanno percepito la necessità di provare ad aiutare gli studenti a “socializzare” la mobilitazione.
Piero Bernocchi dei Cobas è stato addirittura accusato da alcuni a “sinistra” (sinistra, decisamente una parola troppo lunga) di soffrire di sindrome da Peter Pan, perchè stava in piazza a fianco degli studenti.
4. Qui sta, credo, un altro pezzo importante del problema. Non che la gauche sia il massimo che si possa desiderare dalla vita, ha diversi limiti, molte contraddizioni: il Ps, pur con le note fronde interne, non scherza quanto a liberismo, il Pcf non sembra rappresentare un’alternativa compiuta, Lo soffre di un atteggiamento spesso settario, i Verdi sono una proiezione di Cohn Bendit e la Lcr, il soggetto decisamente più vivo e più interessante, conta su forze ridotte, pur essendo sostanzialmente in tutti i principali movimenti sociali. Comunque buona parte della sinistra francese e tutto il mondo sindacale sostengono in qualche modo la mobilitazione, spinti anche dalla capacità degli studenti di parlare al senso comune dei francesi, dai fattori di specifico di quella realtà, oltre che da calcoli di bottega che qualcuno non manca di fare.
In Italia invece il binomio flessibilità buona – precarietà cattiva attraversa il grosso della sinistra e del mondo sindacale; l’impostazione è chiaramente ideologica, perchè in realtà mi pare difficile scindere flessibilità e precarietà, non sono sovrapponibili, ma la prima mi sembra un aspetto sostanziale della seconda (urgente definire le categorie).
Anche le occasioni di unificare vertenze e conflitti che ci sono state negli ultimi anni non sono state colte, non per incapacità, ma, mi pare, per scelta precisa. Non c’è sostanzialmente troppa voglia di mettere in discussione l’ordine sociale, di mettere in discussione la concertazione e la probabile vittoria dell’Unione alle prossime elezioni rischia di essere di fatto la conferma di qualcosa di già conosciuto.
5. La Francia, è vero, è il paese delle rivoluzioni; ma la storia italiana ha qualcosa da invidiare in quanto a conflittualità? Di certo la Francia, nonostante le sue contraddizioni e i suoi paradossi (fra i quali il lepenismo), nell’ultima fase storica è il paese che più di tutti ha conosciuto momenti di mobilitazione radicale, esplosione di crisi sociali e anche risultati politici di peso (su tutti l’euroreferendum).
In Italia ci sono generazioni che sembrano piegate dal peso delle sconfitte storiche e altre che, anche giocandosi fino in fondo le occasioni capitate, non sono riuscite a portare a casa una vittoria.
L’impressione è comunque quella di un persistere di percorsi carsici, che periodicamente vengono a in superficie anche in modo molto netto.
Presumibilmente la prossima fase, quella del “governo amico” (e come è noto ci sono certi amici…), avrà un peso e delle ripercussioni destinate a durare. E’ certo il passaggio più difficile, ma potrebbe essere quello del salto di qualità.

Sinceramente, non credo al saltò di qualità, soprattutto dopo i commenti dei pagliacci del parlamento alla manifestazione di sabato…ma di questo parlerò in un altro post.

P.S.= qua di spunti per parlare ce n’è tanti, ringrazio Blasco per il contributo :D


Manifestazione Nazionale contro la Precarietà

novembre 1, 2006

Sito ufficiale della manifestazione di sabato 4 novembre: http://www.stoprecarietaora.org/

Nel sito troverete tutte le informazioni utili, il programma, il luogo di partenza della manifestazione, i treni e i pullman dalle città principali che vi porteranno a Roma.

Questa manifestazione è stata fissata a luglio…credo che sia un’ottima occasione per farsi sentire e mostrare alla nazione che per una volta “ci siamo” e che questo è un problema serio.


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