Atesia: “entro il 2007 assumeremo 6500 precari”

Oggi è stato firmato l’accordo sui call center.

Sembra che il gruppo “Atesia-Almaviva” assumerà entro il prossimo anno (..entro?) 6.500 precari. “Un contratto a tempo indeterminato che offrirà ai neoassunti i contributi malattia, i congedi per la maternità e il diritto delle ferie e, soprattutto, che cancellerà una volta per tutte la differenza tra i centralinisti che ricevono le telefonate e quelli che chiamano gli utenti per offrire servizi o proporre nuovi prodotti.

Ci credete? Firmato è firmato…ma tra il dire e il fare c’è di mezzo l’anno nuovo. Forse.

Il ministro del lavoro Damiano ha anche detto che vorrebbe allargare l’accordo ad altri call center. Anche perché i lavoratori di call center in Italia sono 250.000!

Ci credete? Che ne dite? Assumeranno entro il 2007 o..c’è dietro qualcosina?

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71 risposte a Atesia: “entro il 2007 assumeremo 6500 precari”

  1. Michy scrive:

    Non capisco per quale motivo, tutto questo visto che sono lavoratori a progetti e quindi non subordinati

  2. Michy scrive:

    Non hanno vincolo d’orario, si possono assentare senza dover giustificare l’assenza, sono autonomi nella gestione del prorio lavoro a differenza di chi invece riceve le telefonate e quindi ha l’obbligo di dover prestare un “determinato servizio all’azienda” in un “determinato orario” nei confronti dell’utenza. La differenza non è solo formale ma decisamente sostanziale.

  3. sonounprecario scrive:

    Eh no; in teoria dovrebbe essere così perché ne hanno parlato quando si è discusso su questa cosa. In realtà sappiamo bene che non è così. Ti lasciano a casa senza motivo e senza spiegazioni.
    Devi provarlo sulla tua pelle credo: oggi lavori, fai due turni, domani ti telefonano alle 11 di mattina e ti dicono “stai a casa non lavori più”. Funziona così.
    Non pensi sia frustrante vivere così per chi lavora in questo modo?

  4. Michy scrive:

    Capisco, però anche tu puoi fare lo stesso, se un giorno non ti va di lavorare non sei obbligato a farlo, ancora se in quelle ore trovi qualcosa di più remunerativo puoi scegliere senza alcuna penale.
    Il fatto che quando si firma un contratto è opportuno avere cognizione su quel che si fa. Sei io sono consapevole di avere un lavoro a progetto e mi va bene… (o faccio in modo..) non devo avere poi un atteggiamento conflittuale con chi mi da la possibilità di lavorare in questo (se non c’è abuso ovviamente). E’ chiaro poi che ci sono lavori più “tutelati” a cui si aspira, ma questo è un altro discorso…
    Per questo si sceglie, ma in ogni caso (ripeto se non c’è abuso)
    non è corretto imporre ad un azienda di farsi carico di risolvere i problemi relativi al lavoro in Italia semplicemente vincolando questa ad avere contratti a tempo indeterminato con lavoratori che di fatto stanno portando avanti un progetto specifico (ad esempio la promozione di un determinato prodotto commissionato da terzi) che ha un inizio e una fine. Le aziende che investono sono più precarie dei collaboratori che ci lavorano, se hanno clienti stanno sul mercato, se non hanno clienti chiudono, anche questa è precarietà, con un ulteriore onere però il: “rischio d’impresa” cioè lavoro e capitale…
    Spero di non esser frainteso
    Saluti

  5. sonounprecario scrive:

    Sul fatto dell’azienda che non può farsi carico interamente di tutti i problemi ovviamente sono d’accordo, idem sull’atteggiamento conflittuare. Se la legge glielo permette, ovvio…

    Il problema è che spesso si è costretti (non da qualcuno, ma da cause di forza maggiore, vedi il non funzionamento del “sistema lavoro-Italia”) a firmare quello che capita…”prima o poi qualcosa troverò” si dice.
    Altro problema è la definizione un po’ troppo malandrina di progetto: che progetto devo ultimare nel call-center? La telefonata? Allora ogni lavoro è progetto o ogni lavoro non lo è. Siamo sempre li, si gioca tra il “ti frego” e il legale perché in questo modo le aziende hanno un risparmio fiscale enorme.
    Per molti impieghi il contratto a progetto può andare bene, ma assolutamente non per tutti. =D

  6. Michy scrive:

    Sul fatto che le azienda hanno risparmio fiscale, non è proprio così, e ti spiego perchè:
    L’utile d’azienda è dato dai ricavi meno i costi, poi su quella base imponibile si pagano le tasse. Sin qui tutto ok. Il costo del personale, a progetto o meno è un costo aziendale che teoricamente dovrebbe abbassare la base imponibile in quanto costo (questo capita solo con le assunzioni a tempo indeterminato). Bene l’IRAP imposta che pagano le attività produttive non puo essere abbattuta dai costi del personale (in sostanza si pagano le tasse su utili virtuali non corrispondenti al vero). Un call center che ha come costo d’attività principale quello sul personale, non ha nessuna deduzione fiscale … dov’è il risparmio fiscale… il fatto è che se l’azienda lavora tu lavori, se l’azienda non lavora (precaria come te) tu non lavori è questo è difficile da accettare nella cultura del nostro paese dove esiste ancora la contrapposizione culturale tra lavoro e capitale. Difficilmente un azienda prendere in carico un determinato (nel tempo) lavoro commissionato da altri, se avrebbe l’onere di garantire il lavoro in eterno a chi vi partecipa.
    Secondo punto: il progetto sta nel fatto che se io azienda ricevo l’incarico di fare una campagna pubblicitaria su un determinato prodotto per un certo periodo da chi lo produce, il progetto sta nel compiere questo e tu come lavoratore “partecipi ad una fase esso”, come dice la legge. Ecco perchè il ministro Damiano aveva fatto una netta distinzione tra chi chiama e chi riceve. Chi riceve non sta portando avanti nessun progetto è semplicemente un lavoratore dell’azienda addetto al centralino, chi chiama sta partecipando al progetto specifico dell’azienda finalizzato all’obiettivo cioè la promozione del prodotto.

    Spero di esser stato esauriente

  7. sonounprecario scrive:

    “L’utile d’azienda è dato dai ricavi meno i costi, poi su quella base imponibile si pagano le tasse”
    Vero, ma come saprai, l’utile non può essere considerato solo ed esclusivamente in questo modo; potrei farti vari esempi, te ne fornisco uno spiccio..la differenza è sottile, non so se mi capirai: se io assumo 10 extracomunitari sottopagati o in nero risparmierò senza problema. Ricavi – costi = grande guadagno. Se io assumo 10 lavoratori a progetto idem, ci guadagno (e vi sono anche dei vantaggi fiscali per le aziende che non sto qui ad elencare) molto. Chi paga alla fine? I soliti.
    Quando mi parli di IRAP sai bene che ci sono “giochetti” semplici che ogni azienda fa (ma anche la maggior parte di titolari di partita iva credo) per pagare meno, “far risultare” questo e quest’altro, ecc..
    L’azienda di cui parli tu non è precaria: quando io lavoro per un colosso della telefonia (o di qualsiasi ramo tu voglia), spesso monopolio, che fa tariffe, decide questo o quest’altro..indebitare un monopolio mi risulta veramente difficile (tronchetti ce l’ha fatta ok) e comunque lavoro eterno, lo sai bene, come la vita…non te la garantisce nessuno. Qui si parla di avere un po’ di concretezza e non fuffa cosmica.
    Ti dico un’altra cosa: secondo te, perché spesso miei colleghi lavorano 4 giorni e stanno a casa? Perché firmano 4 contratti in due settimane? Perché è tutto così spezzettato? Non sarà che le aziende spesso assumono e riassumono o laciano a casa perché in questo modo, pagando poco i precari, risparmiano un fracco di tasse?

    Giro la domanda a te che mi sembri esperto su queste cose: insomma sono curioso anche io di sapere! =)

  8. Michy scrive:

    Tu stai paragonando una modalità lavorativa pienamente legale con chi invece sta nell’illegalità (lavoratori in nero).

    >Elencami almeno uno dei vantaggi che oggi (dal punto di vista fiscale) ha un azienda nei confronti dei suoi collaboratori rispetto a chi invece ha dei lavoratori subordinati a tempo indeterminato.

    >Tutte le aziende che stanno sul mercato (libero mercato) sono soggette al rischio d’impresa (lavoro e capitali) compresa Atesia, quindi sono precarie (è la legge del mercato)

    >Sarei curioso di sapere da te, visto che io non ci arrivo da solo come si fa a pagare meno IRAP (chiaramente stando nella legalità) attraverso quei giochini di cui parli.

    > I tuoi colleghi evidentemente firmano quattro contratti perchè in ambito lavorativo la burocrazia è così articolata che si è costretti a farlo. Ti faccio un esempio: lavoratore a progetto, progetto finalizzato ad un risultato (ad esempio 30 ore di docenza in ambito informatico, bene se io datore di lavoro ho l’esigenza di proporre allo stesso docente altre 30 ore di matematica, sono costretto a stipulare un altro contratto). Sai perchè tutto questo ? perchè se così non fosse il collaboratore (lavoratore parasubordinato, AUTONOMO) per la legge, (e soprattutto per alcuni sindacati) non sarebbe in regola. Il risultato di tutto ciò cos’è? Più burocrazia per le aziende, più costi visto che i consulenti del lavoro si fanno pagare per formulare contratti, fraintendimenti con i propri collaboratori (sulla base di ciò che hai scritto, senza offesa, ciò si evince), sicuramente meno lavoro (anche precario, come lo chiamate voi, io lo chiamo flessibile, ma pur sempre lavoro).

    > Se io non ho la necessità di far lavorare un collaboratore 6 giorni su 7 (non mi serve), visto che sono io a pagare, per quale motivo, anche etico, io dovrei far lavorare il collaboratore tutta la settimana? Anche il lavoro è un rapporto economico, (io acquisto la professionalità e la pago, il collaboratore è libero di vendere la sua professionalità o meno). Chi ha professionalità ha sicuramente più potere contrattuale, chi ha più potere contrattuale non ha bisogno di farsi tutelare da corporazioni. Penso che la questione sia tutta qui.

    Saluti

  9. Michy scrive:

    Strano mi aspettavo delle obiezioni…

    saluti

  10. sonounprecario scrive:

    scusami, non ho nemmeno visto il tuo commento…è che in questi giorni sono presissimo =D

    Ti rispondo appena possibile, promesso ;D

  11. Michy scrive:

    Il problema nasce quando si confonde la subordinazione con il cordinamento… Cosa significa coordinare? E’ chiaro che se il datore di lavoro coordina, deve in un certo senso anche subordinare al suo volere il collaboratore che ha cmq ha la possibilità di porre il suo veto alla proposta (ripeto la differenza tra lavotare subordinato e parasubordinato è questa).
    Il lavoratore subordinato non ha nessuna possibilità di opporsi al volere del datore di lavoro (in relazione ha quelle che sono le mansioni del suo lavoro), perchè se così fosse … licenziamento motivato… da giusta causa..

    saluti

  12. marco scrive:

    il problema è non sapere come muoversi!!!
    lavoratori di tutti i call center UNIAMOCI

  13. Michy scrive:

    semplice, non lavorate,…

  14. sonounprecario scrive:

    ..sono d’accordo con Michy. Il problema è che anche quella gran parte di “pecore” a cui non frega altro che “cosa fare la sera” non ci pensano a certe cose e non si accorgono di venire umiliati quotidianamente.
    Ci vuole sempre qualcuno che spieghi, diffonda, faccia capire…

    P.S.= giuro che risponderò al tuo commento =)

  15. Cris scrive:

    Salve a tutti, mi intrometto solo per dire la mia e fare un libero sfogo ;-)
    Io è da aprile 2006 che lavoro in un call center con contratto a progetto.
    Sulla carta è vero che possiamo fare + o – quello che vogliamo.
    Peccato che a me continuino da allora a rinnovarmi il contratto di mese in mese, dicendomi che se faccio una assenza, loro non possono contare sul mio lavoro, e quindi non mi rinnoveranno il contratto!!!
    Vi sembra giusto?
    A me sembra un enorme sfruttamento delle energie mentali e psicologiche di un lavoratore!!
    E poi, diciamocelo chiaramente, in un call center che lavora per la TIM (inbound 119)……non credete che ci sia “da fare” tutti i giorni?
    Che cavolo di progetto è?????????
    Scusate lo sfogo!!
    Buona vita.
    Cris

  16. sonounprecario scrive:

    ..magari il tuo è un call center di Monza..? :D

    La stessa cosa capita a me, come ho già spiegato mi è capitato di firmare più di un contratto alla settimana lavorando sugli editoriali o altre cose…

    Questo contratto è anche quello che permette alle aziende di assumere neo-laureati a progetto dicendo cose come:
    “Per 4-5 mesi ti assumiamo a 500 euro, a progetto, poi si vedrà; MAGARI ti assumiamo a tempo indeterminato. Altrimenti grazie e arrivederci!”

  17. Cris scrive:

    …….COME FAI A SAPERLO??? :-)
    VABBE’…..ORA VADO A LAVORARE……….ma sarà ancora per poco visto che domani spedisco la lettera dei 5 giorni!!!!

    Diciamo così…….per consolazione o…..”per tirare avanti” serenamente………….NON MI MERITANO!!!! :D

    Buona domenica.
    Cris

  18. sonounprecario scrive:

    ..perché ci lavoro anche io (li, nella tua sala, ma faccio outbound) e conosco bene la situazione e i minorati che ci sono li dentro. Basta rispondergli come meritano. Loro sanno solo dimostrarti che hanno un mignolino di potere per dirti “fai silenzio” o “siediti la”. Stop, sono soddisfatti della loro frustrazione. Li dentro, per andare bene, devi essere stupido: chi è stupido non si fa domande infatti.

  19. Michy scrive:

    non capisco? è assurdo non vi va bene nessuno vi costringe…

  20. sonounprecario scrive:

    Colgo l’occasione anche per rispondere a Michy (in ritardo): i vantaggi fiscali sono quantificabili in vari modi. Su tutti, il fatto che il contratto a progetto non prevede nessun minimo “fissato” di stipendio (decidono loro, in base alla loro pietà); possono pagarti come e quanto vogliono. Inoltre, non pagandoti ferie e malattia…beh direi che qualcosina si risparmia. Non hanno spese varie tipo liquidazione, impedimenti vari dati da licenziamento e riassunzione… Zero costi di formazione: i corsi non sono pagati, decidono sempre loro. Non vorrei dire una stupidata, perché non ho trovato la fonte corretta, ma se dimostri di avere spese (verso chi lo fa) per corsi di aggiornamento…paghi meno tasse; se assumi una cifra di lavoratori (a progetto) unisci l’utile al dilettevole. Inoltre (caso del posto in cui lavoro ad esempio), siccome “le aziende al di sotto dei 50 dipendenti – limite risultante non solo dall’organico assunto entro il 31 dicembre scorso, ma calcolato in media sulle presenze dell’intero 2006 – non hanno l’obbligo di versare all’Inps le quote mensili del Tfr maturando che i lavoratori hanno scelto di lasciare in azienda”, non assumeranno mai più il cinquantesimo dipendente. E’ il caso di una ragazza che è stata lasciata a casa perché l’azienda non ha voluto assumerla (sarebbe stata la cinquantesima, addirittura era T.L.); andrà avanti a tempo determinato. Beh, puoi fare tanti progetti così.
    Senza contare, al di la delle vergogne concrete, misurabili in denaro, quelle psicologiche; sebbene abbiamo pochi (o zero) diritti, spesso non vengono rispettati. Siamo trattati come bestie, nel vero senso della parola, se per sbaglio ti ammali non ti rinnovano il contratto.
    Piacevole.

  21. sonounprecario scrive:

    Eheh, vedi…io tra un mese sarò laureato (se non succedono cataclismi :P) e più di tanto non mi tocca; nel senso che, per farti capire, per uno studente universitario è comodo lavorare la sera (anche se la paga è una emme..). So che non sarà il mio lavoro futuro e che non ho niente da perdere: un lavoro di merda come questo (nel vero senso della parola) lo trovo in fretta.
    Il problema sorge quando ci sono tante persone che li ci lavorano…8 ore ogni giorno; quando devono pagare affitto, mutuo, macchina, assicurazione, ticket sanitario, medicine, benzina, imprevisti, ecc…
    Non hai garanzie. Non sei credibile. Oggi lavori, domani forse, dopodomani no.

    Però se nessuno se ne interessa…!!!

  22. Michy scrive:

    la garanzia migliore per un lavoratore è l’impegno, questo paga sempre. Per quanto riguarda i minimi contrattuali di cui parli è assurdo che in italia siano imposti dai sindacati a prescindere dal valore (lavorativo) individuale. Chi molto spesso non assume lo fa semplicemente perchè ha paura delle conseguenze. Posso portare come esempio un collaboratore che per quanto era pagato ad ora, non si è assentato un giorno, una volta assunto non faceva altro che portare certificati medici. Morale della favola, ho cercato un collaboratore che doveva coprire le assenze per malattia(?????)del neo assunto a tempo indeterminato….

    PS: Se io non lavoro non mi paga nessuno! anzi ci perdo!

    Saluti

  23. Michy scrive:

    sonounprecario vorrei farti notare, senza alcun rimprovero sia chiaro, che per quanto riguarda la fiscalità fai un po di confusione…

    Poi ti sei imbarcato in un discorso da tecnici (TFR ecc. ). Le nuove norme pongono come limite i 50 dipendenti, ma in ogni caso l’azienda il TFR, a prescindere dai dipendenti lo deve sborsare, se non ha 50 dipendenti alla fine della situazione lavorativa (rivalutato, se sono più di 50 quei soldi possono prendere altre strade, per il resto non cambia nulla.
    Auguri per la laurea (penso sia un corso umanistico, non sicuramente giuridico aziendale giusto???)

  24. sonounprecario scrive:

    Scienze della comunicazione per l’esattezza (in Statale a Mi se interessa :P).. =D
    Non è che ho fatto confusione, è che ho cercato di riportarti un po’ di esempi insieme…quindi è uscita una minestra! :)
    ..Per i soldi del TFR, cambia eccome per l’azienda, infatti ti ho riportato l’esempio.
    E’ ovvio poi, quando parli del caso del lavoratore pagato a ora, che di somari ce ne sono tanti (per non dire peggio). Come dire che tutti gli statali assunti fanno questo e quello, non lavorano, ecc… C’è sempre chi si avvantaggia di certe situazioni, appunto.
    Se TU non lavori ci perdi; ovvio. Ma se io telefono per conto di aziende terze? La situazione cambia.
    Però è troppo comodo sfruttare i lavoratori in questo modo, in una situazione di palese inferiorità contrattuale. Con zero tutele insomma.
    Sulla carta, per un’azienda…è meglio accollarsi qualcuno a tempo indeterminato o assumerlo decidendo la paga a caso con un contratto a progetto?
    Secondo te perché, come ho già spiegato, oggi i neolaureati vengono assunti sotto falsa spoglia di “stage” con la promessa del “forsetiassumerò” a 2-300 euro al mese? E secondo te vengono assunti poi? O si cambia stagista? :D
    E’ anche questo il mercato del lavoro..

  25. Michy scrive:

    Il potere contrattuale del lavoratore e proporzionale alle sue competenze. Il mercato del lavoro, come tutti i mercati è regolato dal rapporto tra domanda e offerta. Se tu hai determinate competenze che ti rendono appetibile agli occhi del datore di lavoro, avrai sicuramente più potere contrattuale di chi vale zero in un determinato ambito lavorativo (è questa la vera meritocrazia, non quella sbandierata da molti sindacati e rappresentanze politiche).
    Se Io dovessi selezionare da dei curriculum di laureati, è ovvio che se mi trovo una sola persona che ha determinati requisiti avrà sicuramente una posizione privilegiata nei miei confronti (più potere contrattuale) rispetto ad un qualsiasi laureato, come tanti.

    Per quanto riguarda lo STAGE, è assurdo pensare che tutti gli STAGISTI dopo tale periodo saranno assunti con stipendi di 2-3000 euro al mese. Sta di fatto che cmq è un’opportunità per il neo laureato. Fa esperienza, impara ad avere a che fare con il mondo del lavoro (che è lontano dal mondo della scuola) e in ultimo se è capace e merita ha la possibilità di distinguersi.

    Saluti

  26. sonounprecario scrive:

    Ovvio. Ma chi valuta le mie competenze? E in che modo? Come può sapere, qualcuno, leggendo il mio curriculum, quanto valgo? Con un voto? Un numero? Non credo. E se ho ottenuto il diploma al Cepu? Se ho fatto una scuola privata? Ci sono mille variabili, e il clientelismo è sempre in agguato…
    Su domanda/offerta sono d’accordo, ovviamente. Ti chiedo però quale sia la meritocrazia sbandierata da sindacati o altre fazioni, perchè non l’ho capita. Sono d’accordo anche sulla scelta.
    Ed è OVVIO che nessuno pretende di essere assunto al 100% dopo uno stage, ci mancherebbe, soprattutto a 2-3 mila euro. Non esiste e lo sai. Qui si parla dei casi in cui, dopo che hai fatto lo stage (e ancora eri all’Università), non retribuito, in cui ti fanno fare fotocopie, ti laurei e cerchi lavoro…le aziende ti dicono che per un po’ di mesi sarai ancora assunto col pagamento di una stringa e di una gazzosa. Ma come? Lo stage l’ho già fatto. Sono laureato e mi dai il rimborso spese? Vado a fare l’operaio e prendo di più… Si passa da contrattino a contrattino nella speranza di una concretezza: se questo è il mercato del lavoro italiano, ovvio che la gente scappa all’estero, capeggiati da ricercatori che dovrebbero contribuire pesantemente allo sviluppo del paese intero. Il problema è che ognuno pensa solo ai cazzi suoi: l’azienda a pagare il meno possibile, con la maggior parte dei personaggi che comandano che: non investono sulla forza lavoro, su chi lavora; non reinvestono gli utili (guarda i grandi nomi italiani messi male) ma il più delle volte se li spartiscono; cose che dovrebbero, insieme a tante altre, permettere ad una azienda di migliorare. Poi i lavoratori che subito vorrebbero un posto fisso. E’ chiaro che è impossibile e che è giusto che l’azienda debba valutare prima di assumere. Valutare, non sfruttare o prendere per il culo, parliamoci chiaro. Ci sono aziende che passano da stagista in stagista, senza mai assumere.
    Comoda la vita. Non c’è MAI la via di mezzo.

  27. Michy scrive:

    che curriculum è se non è chiaro dove si studia?

    Scherzo, cmq mi fa piacere cogliere nella tua critica elementi di aperturra. Anch’io la pensavo come te, poi con l’esperienza mi sono trovato “dall’altra parte” e ti assicuro che non è semplice.
    Burocrazia, vincoli, costi su costi legati anche alla burocrazia, responsabilità, rischio di sanzioni, marketing.Sindacati sul piede di guerra pronti a gettare benzina sul fuoco, collaboratori che rappresentano la tua azienda e che essendo tali non possono essere richiamati all’ordine (ovviamente quando sbagliano), lavoratori subordinati che forti del loro contratto non producono a dovere, malattia e infortunio…contratti con clienti da onorare a rischio di penale…

  28. m4t scrive:

    Vita in Atesia

    mi sono per caso imbattuto in questa discussione e vorrei chiarire alcuni punti a voi che mi sembrate tutte persone informate(per quanto possibile) e ragionevoli.

    In Atesia il collaboratore ha un orario da rispettare. Un turno all’interno del quale può scegliere liberamente se lavorare o meno. Se volesse lavorare in altri orari dovrebbe richiedere l’autorizzazione dagli assistenti di sala (ats). Generalmente si lavora 6 giorni su 7. Non esistono festività che chiudono l’azienda. Atesia, ovvero gli operatori di call-center, è attiva 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno.
    Non è riconosciuto alcun pagamento per ferie o malattia. L’unico elemento di retribuzione è il contatto utile. Con questo si intende ogni attività (generalmente una telefonata ricevuta od effettuata) chiusa positivamente. La definizione dell’utilità del contatto è quella decisa dall’azienda sulla base della durata della chiamata o delle risposte ricevute dal cliente. In sostanza è un lavoro a cottimo. Il cottimo però è condizionato perché non è il lavoratore che decide quante chiamate effettuare o ricevere ma è l’azienda che decide i volumi di lavoro. In teoria un lavoratore potrebbe prestare il suo tempo (elemento vincolante della quantificazione della retribuzione secondo la Costituzione) e non ricevere nulla in cambio. La realtà non si discosta molto da questa ipotesi. Spesso, per logiche aziendali oscure, i volumi di lavoro sono bassi e si guadagnano anche meno di 10 euro lordi al giorno.
    Quello che succede spesso è che a prescindere del volume generale del lavoro la distribuzione di esso non è equamente distribuita tra i lavoratori. Quello che avviene concretamente è che l’azienda ha la possibilità di dirottare un numero maggiore o minore di chiamate su un lavoratore anziché su un altro. Inoltre all’interno di un stessa commessa l’azienda può assegnare a suo piacimento una campagna migliore a chi preferisce. Ad esempio nelle outbound una telefonata per promuovere un servizio può essere pagata meno di quella per promuoverne un altro. Quindi due lavoratori che lavorano la stessa quantità di chiamate avranno guadagni differenti. E’ chiaro quindi il potere, che si spinge fino al ricatto, che l’azienda ha sui lavoratori per imporre determinati comportamenti. Altro che collaborazione! Il ricatto e l’intimidazione ha negli assistenti di sala (ats) i suoi principali esecutori. Nel posto di lavoro l’attività viene coordinata dagli ats, in realtà spesso a loro volta precari (un po’ la logica del kapò). In teoria, secondo il contratto, dovrebbero fungere da riferimento per il collaboratore per le problematiche inerenti allo svolgimento del lavoro. In pratica quello che avviene è che la loro principale attività è quella di controllo. In modi a volte anche autoritari impongono l’attività e le sue modalità di svolgimento.
    Tornando alla retribuzione essa viene cambiata dall’azienda in modo unilaterale, anche retroattivamente. Vi sono situazioni limite che sembra paradossale non possano essere sanzionate nonostante siano state oggetto di interrogazioni parlamentari. Ad esempio nella commessa Tim per un certo periodo , al lavoratore la telefonata di oltre 3 minuti viene pagata meno di quella che dura da 2 minuti e 40 fino a 3 minuti. Oltre all’evidente danno per l’utente, dato che necessariamente su indicazione aziendale si tenderà a “tagliare” i tempi della chiamata, risulta palese l’incostituzionalità di un pagamento che avviene in aperto contrasto con la norma di proporzionalità tra tempo e retribuzione.
    Nelle campagne inbound la chiamata fino a 20 secondi non è pagata.Stessa cosa se si spureano 2.40 minuti,l’utile è sempre lo stesso,per cui succede spesso che vista anche la lantezza dei sistemi,la telefonata sia ben puù lunga(anche 10,e 20 minuti nei casi estremi).L’assurdità della situazione è che invece il committente comunque paga Atesia. Si lavora gratis.
    Oltre a tutto ciò la Legge 626 sulla sicurezza sul lavoro non viene asolutamente rispettata. Come operatori lavoriamo costantemente di fronte a monitor che non sono a norma di legge. L’igiene del posto di lavoro è spesso scadente. L’impianto di condizionamento non è sufficiente, d’inverno fa freddo e d’estate fa caldo. La struttura stessa è fatiscente e presenta spesso pavimenti dissestati e controsoffitti cadenti. In concomitanza con la brutta stagione piove all’interno della struttura compromettendo la praticabilità di alcune postazioni. L’inquinamento acustico dovuto alla mancanza di insonorizzazione non permette di svolgere le normali mansioni di lavoro, compromettendo la salute stessa di noi operatori,a qualcuno sarà capitato di chiamare il 119 e di averne prova,spesso infatti gli utenti che ci chiamano si lamentano perchè neanche fanno fatica a sentirci. Gli strumenti tecnici forniti, necessari allo svolgimento corretto del lavoro(cuffietta di spugna,e sopratutto beccuccio,un “prolungamento” del microfono che servirebbe ad amplificare la voce dell’operatore e isolare le centinaia di voci presenti in sala), sono inadeguati e difficilmente reperibili.
    Per quanto riguarda la rappresentanza sindacale essa in Atesia, per i collaboratori, è costituita da Rsa. Quindi i sindacati nominano ed impongono le rappresentanze senza che i lavoratori possano votare i propri rappresentanti. La situazione è costante: lavoratori a cui sono negati continuamente diritti, anche quelli sindacali.
    Atesia in questi anni è cresciuta esponenzialmente mentre ha prodotto migliaia di lavoratori con guadagni infimi, nessuna garanzia, nessuna possibilità di assicurare a sé e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
    Atesia scarica i costi del rischio d’impresa sui lavoratori,non assumendoli(c’è gente che lavora da 13 anni,prima con partita iva,poi cococo e ora cocoprò),e non stiamo parlando di una piccola impresa,ma del più grande call center d’europa,tra i primi 10 al mondo,che fa parte di un gruppo il cui fatturato è di 750 milioni di euro del 2006,e che grazie all’accordo tra amici(governo prodi,sindacati,azienda) verrà condonarsi oltre 300 milioni di euro di contributi/ferie/malattie non versati in questi anni,riconoscendo ai lavoratori che accettranno il contratto(4 ore 550 euro lordi su turni di 24h che rende impossibile cercare un altro lavoro,vista la turnazione,quindi l’inquadramento più basso,il minimo)gli ultimi 5 anni di contributi(non ferie malattie,maternità e tredicesime ovviamente),di cui la metà pagati dallo stato (denaro pubblico!!)e l’altra dall’azienda in 36 comode rate mensili.
    Va aggiunto che se l’accordo verrà applicato(a tutte le aziende del gruppo così come previsto)i costi di gestione lieviteranno di 30 milioni di euro l’anno(dati forniti dll’azienda),quando sappiano che gestiscono un giro annuo di 750 milioni e che il condono ne farà loro risparmiare 310.
    Ovviamante questa verrà palesata come una grande vittoria sulla precarietà,quando invece altro non è che un condono tombale appunto…
    Sì perchè chi accetterà il contratto dovrà prima firmare una liberatoria sul pregresso,e poi potrà essere assunto alle condizioni di cui prima…
    Ovviamente i sindacati ci rassicurano che una volta assunti ci penseranno loro ad aprire una nuova contrattazione,cosa che non stanno facendo per quelli già assunti,i veri dipendenti insomma,cui l’azienda cambia le matrici arbitrariamente e illegalmente,licenziandoli poi o costringedoli alle dimissioni.
    Oltre a questo va detto che è illegale assumere tutti dipendenti part time.
    Non a caso l’ispettorato del lavoro nel verbale da ragione a noi lavoratori,e sconfessa quanti sostengono ancora che l’operatore di call center non sia subordinato a tutti gli effetti(anche di più perchè è più ricattabile).

  29. ilmerlo scrive:

    x ATESIA
    se continuate a dare retta ai sindacati ovvero a sperare nella benevolenza del datore di lavoro, ricordandoti che quandfo tu vai a lavorare il Sig. TRIPI si gusta un cluiqot con caviale, ed allora non perdere tempo
    cercami x un’incontro informale x mettere in chiaro i punti a tuo favore.
    in ATESIA si può cambiare tutto solo se ogni singolo lavoratore si mette in testa di agire singolarmete nei confronti del datore di lavoro in tribunale.
    ti lascio la mia mail merlomarco@hotmail.com e scusa per la fretta
    ciao ilmerlo

  30. m4t scrive:

    guarda che in atesia quasi nessuno,per fortuna ,da retta ai sindacati!grazie cmq

  31. Michy scrive:

    Non capisco perchè ci si deve per forza scontrare (sindacati, tribunali ecc.). Non vi va bene, cercato di meglio. Così mi sembra stiate “sputando sul piatto in cui mangiate”.
    Quando Atesia non avrà più personale disposto a lavorare a quelle condizioni (di cui voi parlate), vedrete che cambiare metodo.

    Saluti

  32. sonounprecario scrive:

    ..sì ma non è così facile..c’è chi lavora li in attesa di qualcos altro. C’è chi non sa che può godere di certi diritti. E’ come dire che io non accetto nessun lavoro perché non mi pagano 2000 euro al mese da subito; o come dire che non comprerò più una casa se la fanno pagare lo sproposito di ora. Devo vivere; devo lavorare intanto e prendere quello che viene. Non è sputare nel piatto. E’ che Atesia e altre aziende NON potrebbero fare quello che fanno. Il problema è legislativo e quindi di chi se ne approfitta.
    Ecc…

  33. marco scrive:

    ESATTO..la gente non conosce i propri diritti. ad esempio: oggi ci troviamo immersi di contratti a progetto ma l’80% di quelli stipulati, se nn di +, sono tutti illegittimi…ebbene!?!vengono impugnati SOLO dopo che il lavoratore ha lasciato il posto di lavoro x andare in un altro…e NON quando ancora sta lavorando. vuol dire che tu datore di lavoro mi puoi usare a tuo piacimento eludendo le minime norme contrattuali ed io, lavoratore, sto zitto xchè sono costretto, dalla società?, a lavorare a queste condizioni.
    ma vete preso informativa sulle nuove interpretazioni di merito riguardo ai comportamenti fraudolenti delle società?oltre ATESIA c’è la BFS, OMEGA.NET, ELITEL, TELESERVICES etc.
    sicuramente il lavoro nei call center è l’ideale per le madri di famiglia, cioè x chi ha bisogno di un lavoro poco pesante e chi se ne frega se non è socialmente intellettuale, ovv x gli studenti universitari, questo è stato il mio caso, ma come dice il buon SONOUNPRECARIO non è sputare sul piatto.
    ad oggi mi sa che nessuno sta chiedendo la tutela dei prorpi interessi ma si lascia ancora condizionare dalle tante parole del datore di lavoro…io ho imparato a combattere ma usando la legge, le guerre civili sono già state perse.

  34. Michy scrive:

    Se pensi di valere di più cerca di meglio… e lascia lavorare nei call center le madri di famiglia. In un call center ovviamente non si fanno editoriali, Auguri le per le tue battaglie legali.

    PS: i call Center pian piano stanno valutando la possibilità di trasferirsi nei paesi dell’Est…povere madri di famiglia, ovviamente il problema non riguarda gli intellettuali, citerete in tribunale i datori di lavoro anche per questo? E’ illegittimo se non sbaglio non rimanere in Italia…

    Saluti

  35. sonounprecario scrive:

    Io godo se andranno nei paesi dell’Est. Voglio vedere come faranno ad istruire alla lingua italiana tutti i lavoratori. Non parlano italiano, il livello di istruzione non è ben definibile però costano poco. Spiegami come fanno a trasferirsi :D
    Come nei centri commerciali in cui assumono extracomunitari (non è una brutta parola) pagandoli meno; peccato che poi quanto qualcuno chiede loro un’informazione non ha risposta. Penso che conti la soddisfazione del cliente, che eventualmente tonerà da me, piuttosto che qualche euro che recupererò facilemente.
    Bisogna vedere se i clienti saranno d’accordo a farsi riprendere per bene per il culo e a non avere servizio…speriamo davvero che lo facciano :D

  36. Michy scrive:

    Sai quante gente c’è nei balcani che parla benissimo l’italiano?
    Evidentemente non ne hai idea?

    Saluti

  37. sonounprecario scrive:

    Eh va bene :D

    Che li portino pure nell’est allora. E’ la testimonianza che a loro interessa sfruttare e sottopagare e basta.
    Semplice.

  38. ilmerlo scrive:

    è un bel problema,dai balcani alla romania si parla un perfetto italiano ed i costi sono notevolmente mas baratto, poi sopratutto da quando è passata la famosa bolkestein i datori di lavoro possono portare la propria azienda proprio nei paesi comunitari, e guarda un pò chi sono arrivati quest’anno!?!, mantenendo xò un numero di lavoratoiri italiani che si aggira intorno alle 10 unità, in pratica i figli, le nipoti, i generi e le segretarie preferite…..e noi vogliamo che accada tutto questo??NO…allora mettiamoli spalle al muro nell’unica lotta possibile…quella legale!!!..facciamolo per le madri di famiglia
    un saluto

  39. sonounprecario scrive:

    …si parlerà anche bene l’italiano (e già qui non ci credo)…ma secondo me il servizio clienti non sarebbe comparabile. E le linee? I servizi offerti?

  40. Michy scrive:

    Cosa centrano le madri di famiglia?????

    bahh????
    figli, nipoti, segretarie? Mario Rossi, Signor Bianchi….

  41. daniela scrive:

    eccomi!..sono forse una delle prime “ex precarie” ad aver ricevuto la proposta di contratto rientrante dell’accordo con i sindacati per la stabilizzazione dei LAP..ebbene???…messi tutti quanti con le spalle al muro la proposta è di 4 ore (avete capito bene??..solo 4 ore)di lavoro retribuito secondo contratto e poi??…cosa faccio?..vado a cercarmi un’altro lavoro?lavoro in almaviva da ben 4 anni e su un servizio di pubblica utilità a otto ore giornaliere e se precaria almeno a fine mese riuscivo a racimolare uno stipendio dignitoso..e ora cosa faccio?
    Vi prego aiutatemi, a capire cosa sta succedendo.

  42. Michy scrive:

    Volevate la bicicletta (scusa daniela non c’è l’ho con te)…!!!

  43. friend scrive:

    La legge 30 purtroppo è una legge che favorisce le aziende non detassandole ma dando la possibilità alle stesse di abbassare il costo del lavoro sul prestatore stesso(lo ammette anche l’ex ministro Maroni in una recente intervista:il contratto a progetto è stato ‘frainteso’ dalle aziende rispetto ai presupposti su cui era nata la legge).L’Art 36 della costituzione obbliga il datore a fornire uno stipendio che possa assicurare una vita libera e dignitosa!!.In molte vertenze il giudice ha riconosciuto al lavoratore una integrazione dello stipendio(specie nei casi delle classiche 500-600 euro per 8 ore giornaliere) e il pagamento delle relative differenze dal mese in cui è stato posto in essere il contratto a progetto(escludendo i relativi intervalli tra uno e l’altro).Nel merito della quantità e qualità della prestazione sarà il giudice di merito(e non il datore) a decidere.Ovviamente ‘l’esperto’ non si accontenta delle 500(lorde) ma ne vorrà dai 1300(nette) in poi e poche aziende possono permettersi l’80% del personale a certi costi.Ecco perché in Italia non funziona nulla!.Si assumono persone non professionali e/o non professionalizzate adeguamente dal datore(art.7 dlgs 368/01).Gli stessi lavoratori non sono incentivati in questo contesto.L’italia è una società di servizi e non produce più(tutto o quasi è made in cina dove la tutela del lavoratore è quasi 0.),questo è il problema.Autocritica:I nostri genitori con le loro lotte hanno portato a casa importanti leggi sul lavoro,noi giovani invece scendiamo in piazza solo se la juve o lazio rischiano la b o andiamo al mare invece di votare il referendum sull’estensione dell’art18.Il mio consiglio/speranza è quella di una lotta civile! a cui devono partecipare tutti.Lotta da espletare con vertenze che richiedono non solo la conversione del contratto ma in determinati casi,in via subordinata, anche l’integrazione e i relativi arretrati dello stipendio.Evitate di pensare se vi conviene o meno fare vertenza ma pensate che la lotta di uno affiancata a quella di altri può cambiare lo stato delle cose.E’ auspicabile infatti che se una azienda è soccombente in più vertenze ,sarà poi la stessa a fare contratti a progetto di 850euro(lorde) invece che 500 o 600(lorde).Un cordiale saluto a tutti.

  44. [...] il commento di friend, che spiega chiaramente come molto spesso il lavoro “a progetto” mascheri un qualche [...]

  45. Michy scrive:

    dipende da quante ore si lavora 500 -600 euro lorde al mese possono essere poco pochissimo o tantissimo. Certo una normale giornata lavorativa di 8 ore giornaliere per un mese intero a 500, 600 euro è una remunerazione da fame. Ma bisogna non fare confusione sulla questione…

    Saluti

  46. sonounprecario scrive:

    ..ovvio =D

    Magari continuiamo la questione nel post nuovo, così rimaniamo più.. IT ;)

  47. MARINA scrive:

    UNA BELLA RIVOLUZIONE è QUELLO CHE CI VUOLE!!! DITE CHE SE NON SIAMO SODDISFATTI DOBBIAMO CAMBIARE LAVORO?
    IO SONO LAUREATA IN GIURISPRUDENZA CON TESI IN DIRITTO DEL LAVORO è TI POSSO ASSICURARE CHE MOLTE AZIENDE NON RISPETTANO NEMMENO LE NORME GIUSLAVORISTICHE DI BASE!
    GLI STARAORDINARI DOVREBBERO ESSERE UNA PURA VALUTAZIONE DI OPPORTUNITA’ DEL LAVORATORE CHE SCEGLIE SE FARLI OPPURE NO, E DOVREBBERO ESSERE REMUNERATI CON UNA MAGGIORAZIONE , INVECE I CALL CENTER TE LI IMPONGONO, TI IMPONGONO, A PENA DI LICENZIAMENTO, DI TENERE IL CELLULARE SEMPRE CARICO E ATTIVO PERCHE’ DI NOTTE MENTRE TU RIPOSI, SE GLI GIRA TI CHIAMANO E SE DICI DI NO TI MINACCIANO, A MIO CUGINO GLI HANNO TOLTO TRECENTO EURO DALLO STIPENDIO! e sapete per chi lavorava? per una azienda che fornisce operatori help desk alle ferrovie dello stato, se loro bloccano il call center le ferrovie si bloccano pure, perchè se saltano le reti informatiche succede un putiferio!
    TI IMPONGONO DI COPRIRE IL TURNO DEL TUO COLLEGA CHE DEVE ASSENTARSI, COSì LAVORI 16 ORE DI FILA ,(e magari 24, lo fanno!) IL CHE E’ ILLEGALE!!!
    TUTTO, OVVIAMNETE NON REMUNERATO, TURNI NOTTURNI NON REMUNERATI CON MAGGIORAZIONE, STRAORDINARI IMPOSTI NON REMUNERATI ECC. ECC. E OVVIAMENTE MALATTIE, FERIE , ECC. ECC.
    TI ASSUMONO A STAGE PER TRE MESI, IN REALTà DI STAGE FAI UNA SETTIMANA POI LAVORI REGOLARMENTE MA TI PAGANO A STAGE CIOè 400 MISERI EURO AL MESE , E OVVIAMENTE PER 8 ORE, PERCHè LO STAGE è DI OTTO ORE AL GIORNO, non 5!
    NON PENSO CHE SE ESSERE TRATTATA COME UN ANIMALE DA SOMA NON MI PIACE SPUTO SUL PIATTO DOVE MANGIO, ANCHè PERCHè CON 400 EURO NON MANGIO UN TUBO, SE NE VANNO SOLO IN TASSE E BOLLETTE!!!!!!!
    BISOGNA SCENDERE IN PIAZZA E DENUNCIARE TUTO QUESTO, PERCHè QUESTA è SCHIAVITU’ BELLA E BUONA, SOLO CHE NON LA CHIAMANO PIU’ COSì, E LA DIFFERENZA STA NEL FATTO CHE UNA VOLTA AGLI SCHIAVI DAVANO PANE E ACQUA, A NOI MANCO QUELLO, QUATTRO SPICCIOLI CHE TANTO RESTITUIAMO IN TASSE E BOLLETTE, E CHE LE AZIENDE SI RIPAPPANO CHIEDENDO INCENTIVI ALLA PRODUZIONE ….
    PROCLAMIAMO UN BELLISSIMO SCIPERO, MA NON DI UN SOLO GIORNO, DI QUALCHE GIORNO, FACCIAMO INTASARE I CALL CENTER E POI VEDIAMO, SE CI LICENZIANO PERCHè SCIOPERIAMO FACCIAMO INTERVENIRE UNA ARMATA DI AVVOCATI.

  48. Michy scrive:

    La situazione che hai descritto è assurda (se corrispondente al vero), non ci vogliono avvocati e scioperi per osteggiarla, basta un po’ di buon senso. Tu stesso hai detto che è illegale, bene hai tutti gli strumenti per far valere i tuoi diritti. Il lavoratore non ha più l’onere della prova, con la legge Biagi se il lavoratore (collaboratore) si rivolge al giudice del lavoro contro il datore di lavoro, sarà il datore di lavoro a dover dimostrare che il lavoratore ha torto (spetta a lui l’onere della prova), dovresti saperlo visto che hai fatto la tesi sul diritto del lavoro…
    Questi proclami pseudo-rivoluzionari, sanno di stantio e di folkloristico …

    PS: Penso ci sia una netta differenza tra la schiavitù di cui parli e lo sfruttamento nel lavoro (che non voglio assolutamente giustificare) se non altro perché chi è stato schiavo non aveva scelta, era costretto con la forza ad esserlo… non è un dettaglio trascurabile, sarebbe opportuno quindi ponderare le affermazioni prima di sparare a zero!

    Saluti

  49. Maverick scrive:

    Ragazzi,ho letto con attenzione tutti i msg presenti in questo blog..
    La mia esperienza nel mondo del lavoro (20 anni) mi permette di “consigliare” alcune semplici cose. Prima di tutto dobbiamo renderci conto che l’economia è cambiata (chiaramente in peggio) e non abbiamo più la possibilità di avere il famose posto sicuro che la maggior parte dei ns genitori aveva. Quindi la possibilià del lavoro a progetto non è un male… ma una risposta all’andamento dell’economia. Se aggiungiamo a questo che le aziende hanno sperperato per anni.. il risultato dell’equazione è semplice. Quindi…
    SAREBBE cosa buona e giusta sedersi intorno a un tavolo e “migliorare” il famoso contratto a progetto con degli ammortizzatori e modifiche del tipo : per l’aziende portare il costo in detrazione su IRAP… per i lavoratori : abbassare irpef, giorni di malattia compresi, un tot di ferie previste (diciamo in base alla lunghezza del contratto)… e portare i contratti minimo a un anno di vita.. QUESTE ed altre modifiche porterebbero un benessere al collaboratore e una certa “sicurezza” all’aziende. Una cosa è certa NON si può costringere un’azienda ad assumere… perchè come dice il TAR del lazio… sarebbe il fallimento dell’azienda…. Tenete presente una cosa… se si continuano a spostare le aziende in paesi come la cina o l’india dove fanno lo stesso lavoro per un pugno di riso o per un litro di buonissima acqua del gange… non avremo neanche più questo… NON facciamo fuggire le aziende .. costrigiamole a trattare (anche con il fannullone stato)… Costrigiamo i grandi economisti a capire dall’alto della loro NON esperienza a trovare dei parametri sulla scia della nuova situazione MONDIALE. Grazie per l’eventuali risposte… e/o migliorie…

  50. Michy scrive:

    Le realtà economiche sono complesse, non possono esistere vincoli a priori, in base alle esigenze aziendali dovrebbe ruotare la forza lavoro, questo è l’unico modo per creare lavoro e renderlo meno precario. I vincoli non fanno altro che spingere il lavoro nero o la fuga delle aziende altrove. Dove non ci sono vincoli (paesi anglosassoni) e c’è flessibilità chi perde un lavoro ne trova subito un altro (se ha voglia di lavorare), le aziende non hanno paura di assumersi la responsabilità legata ad una nuova assunzione per soddisfare la domanda del mercato. Quando sono vacche grasse, sono grasse per tutti (imprenditore che lavora, investe/riscia e fa utili e il lavoratore che lavora, guadagna è ha reddito).
    Come si può chiedere ad un azienda di fare un contratto a progetto della durata di almeno un anno se poi la sua attività ha bisogno di quel lavoratore solo per sei mesi?
    Saluti

  51. Maverick scrive:

    Ciao Michy,
    per cambiare il mondo del lavoro in italia rendendolo più “flessibile” bisogna ristruttare l’intero ciclo economico italiano. Quando si cerca di “toccare” qualcosa si ottiene solo il risultato del famoso cane che si mangia la coda. Partiamo dalle aziende (pagamento dell’iva prima degli incassi, banche per sconti fatture con degli interessi vicino allo strozzinaggio, tasse alle stelle, acconti per tasse per l’anno dopo vicine al 98% (lo chiamano acconto), poca possibilità di licenziare, etc etc)… Con queste prerogative tutte italiane è impossibile rendere il lavoro flessibile… allora cosa ecco la soluzione italiana.. si trovano i famosi escamotage.. Contratti a progetto che NON sono contratti a progetto, si creano mille aziende sotto i 15 dipendenti (così si riesce a liceneziare con più facilità, etc etc. Tornando ai contratti a progetto non è possibile che l’imprenditore abbia un margine operativo cosi rstretto che debba prendere la risorsa esattamente per il tempo della commessa. E si così fosse.. diventerebbe lavoro a cottimo..e inoltre non sarebbe un vero imprenditore in quanto non rischierebbe niente (paga risorsa solo il tempo della commessa).. Quindi ho ristrutturiamo l’intero ciclo economico (concordo con il modello americano/inglese almeno su alcuni punti) oppure troviamo degli ammortizzatori per contratti che sono sinceramente precari.
    Grazie per la risposta.

  52. Michy scrive:

    Grazie a te, finalmente ci si confronta senza partire da posizioni pregiudiziali

    Saluti

  53. Maverick scrive:

    Ciao Micky,
    hai centrato il problema vero… Ogni problematica nel nostro amato paese parte da posizioni pregiudiziali senza tener conto delle reali possibilità e bisogni La cosa assurda che accusiamo i nostri politici di farlo (ed è vero) ma quando tocca a noi.. TATAN… ci comportiamo nello stesso identico modo. Anche le nostre idee sugli schieramenti politici partono senza dubbio da posizioni pregiudiziali.E’ per questo motivo che se pure andassimo a votare mille volte il risultato sarebbe sempre lo stesso..
    Ciao

  54. sonounprecario scrive:

    Quello che dite è verissimo, ma si rischia di cadere nel “luogo comune”. Nel senso che siamo sì i primi a cadere nei pregiudizi, in partenza…però…quando tocca a noi? In che senso?
    Bisognerebbe spiegarlo a chi ci governa insomma.
    D’accordo in toto con quello che ha detto Maverick nel commento 51: ha centrato il problema.

  55. Maverick scrive:

    Ciao,
    se siamo d’accordo (commento 51) facciamo “finta” di essere un piccolo parlamento e proponiamo degli emendamenti ai contratti a progetto. Tralasciamo “scioperiamo”, “al rogo” “morte al sovrano”.. tanto non si ottiene niente e poi noi italiani scendiamo in piazza solo se l’organizzano i partiti politici..
    Quindi di che cosa ha bisogno veramente il contratto a progetto per renderlo meno precario possibile…
    Chi meglio degli ex cococo può dire cosa veramente serve….
    Io, magari sbaglio, sicuramente come prima cosa proporrei la tutela sulla malattia come per contratti a tempo indeterminato giustificando questa proposta, oltre che dal senso civico, dalle reali tasse che ormai si pagano per i contratti a progetto.
    Se possibile attendo emendamenti…
    Ciao e Grazie

  56. Michy scrive:

    Ciao, malattia ok però a questo punto sarebbe indispensabile introdurre la posiibilità di far stabilire al datore di lavoro i tempi della prestazione. Se non c’è questo elemento su quale logica si può considerare l’assenza per malattia?

  57. Maverick scrive:

    Ciao Micky,
    cosa intendi esattamente per la durata della prestazione…

  58. Michy scrive:

    Ciao Maverick, intendo che sui tempi e sui modi è opportuno porre il vincolo della subordinazione, solo così si può riconoscere un eventuale indennità di malattia.
    Se il collaboratore è pienamente libero di scegliere tempi e modi della prestazione (cioè orari e giorni, com’è attualmente) per logica non posso avere un criterio per riconoscere che il collaboratore oggi non è presente a lavoro per malattia, non ti pare?
    E poi se si dovesse prescindere da ciò, sempre per logica dovrei riconoscere l’indennità di malattia anche al mio commercialista, visto che entrambi comunque sono lavoratori autonomi anche se quest’ultimo con partita iva

    Saluti

  59. friend scrive:

    Esprimo il mio disaccordo sul commento n.51 per le seguenti ragioni soggettive ed in parte oggettive.Quando leggo di cosa serva al mondo del lavoro per renderlo più flessibile mi chiedo cosa ci può essere oltre ‘il lavoro a chiamata’ e quello di ‘somministrazione’ abrogata la L.1369/60.Tutti abbiamo visto lo scandalo denunciato da ‘Striscia la notizia’ inerente lavoratori(conducenti di autobus) a cui venivano fatti firmare 200 contratti giornalieri(mascherando un lavoro subordinato).Si legge poi nel commento n.51 che le aziende dovrebbe avere più possibilità di licenziare e mi chiedo quale diritto vuole un impreditore per poter licenziare oltre a quello di giustificato motivo o giusta causa(contratto a tempo indeter.),oppure si vuole il diritto a licenziare se antipatici al datore?.Per non parlare della possibilità dei datori di stipulare contratti che cessano allo spirare del termine.Se poi vogliamo parlare del diritto alla malattia ed altro applicato al contratto a progetto basta ‘in parte’ far rientrare il contratto a progetto nella tipologia di contratto a tempo determinato subordinato(368/01) che poi è la realtà degli 80% di quelli a progetto.Infine,riguardo al fatto che aprono molte ditte(ma parlerei di attività per il centro e il sud e meno per il nord est) sotto ai 15 dipendente per poter licenziare all’occorrenza con più facilità penso che il fenomeno sia dovuto a persone che preferiscono aprire una piccola ditta/attività/mettersi in proprio(un bar a conduzione famigliare,un ristorante,un centro infissi,una edicola ecc ecc )che vivere nel precariato.Si ‘sistemano’ così un gruppo di amici oppure marito,moglie,figli e a volte parenti.Ho scritto forse inutilmente perché nel mio cuore capisco che l’italia è comunque alla deriva.I nostri pensieri,anche se a volte discordanti, sono comunque atti a migliorare lo stato delle ‘cose’ e va bene così….…il lavoro è solo un aspetto oltre a quello della sicurezza,della legalità e della casa…cinesi,zingari,vallettopoli,calciopoli,vanna marchi,indulto,lavoro nero..e morti bianche!!.

  60. sonounprecario scrive:

    Azzo…il “poca probabilità di licenziare in effetti mi era completamente scappato”…mannaggia a me.
    Per il resto però il commento mi sembra pressoché corretto: col contratto a progetto il cosiddetto “imprenditore” o “datore di lavoro” fa quello che vuole. E non esistono ammortizzatori sociali adatti o tutele particolari. La cosa è molto grave, sembra una sorta di scappatoia tutta italiana del mondo del lavoro; sui contratti che cessano allo spirare del termine ti sbagli, nel senso che Maverick ha scritto: “Tornando ai contratti a progetto non è possibile che l’imprenditore abbia un margine operativo cosi rstretto che debba prendere la risorsa esattamente per il tempo della commessa. E si così fosse.. diventerebbe lavoro a cottimo..e inoltre non sarebbe un vero imprenditore in quanto non rischierebbe niente (paga risorsa solo il tempo della commessa)..”

    Che l’Italia sia alla deriva poi…lo sappiamo in tanti (purtroppo). Sono curioso di sapere, quando per assurdo avranno cacciato tutti i cinesi e gli extracomunitari, a chi darà la colpa la gente…

  61. Michy scrive:

    In un paese libero e democratico non mi sembra una pretesa assurda poter licenziare un lavoratore se questo è poco simpatico al datore di lavoro che lo paga. I soldi sono del datore di lavoro e siccome si ha piena libertà di decidere se acquistare una merce sul mercato e da chi acquistarla, mi sembra ovvio visto che anche il lavoro è una merce che il datore di lavoro decida in base alle regole e al suo gusto.
    Tutto il resto sono solo pretese assurde frutto dell’ideologia, ma talmente radicate nella nostra società che di fronte ad un principio liberale come quello appena esposto sembrano blasfeme
    ,

  62. sonounprecario scrive:

    “In un paese libero e democratico non mi sembra una pretesa assurda poter licenziare un lavoratore se questo è poco simpatico al datore di lavoro che lo paga”.

    Non è una pretesa assurda nemmeno prendere a pugni il proprio datore di lavoro se ti sta sul cazzo allora. Non so se hai sbagliato a formulare la frase, ma ho capito che tendi a paragonare un lavoratore, quindi essere umano, ad una merce. Come tutti i datori di lavoro. Ma tu una merce la compri per il suo valore intero, pagando lavorazioni, ecc…
    Quindi va bene, licenzialo se ti sta sulle palle (perché l’hai assunto?), ma allora prima pagagli lo stipendio di un anno intero o della durata del suo contratto. Il suo valore totale insomma, visto che per te è merce sul mercato.
    Prova ad immaginare se davvero qualsiasi datore di lavoro potrebbe licenziare in qualsiasi momento (come col contratto a progetto) un lavoratore, per qualsiasi motivo inventato (tipo che non sono capace di fare l’imprenditore, termine con cui mi riempio la bocca, licenzio un po’ di gente con la scusa che mi stanno sul cazzo e il problema è risolto): hai idea delle ripercussioni su consumi, prodotti, gente che non potrebbe acquistare quello che tu produci, dovresti quindi abbassare i tuoi prezzi, ecc…

    Questo per dirti che il tuo precedente commento è davvero una cazzata colossale. Se i soldi sono del datore di lavoro che se li tenga e faccia tutto da solo; le ideologie non c’entrano proprio un bel niente. Si chiama intelligenza, umanità, buon senso…
    Licenziare ed essere liberi di sottopagare o sfruttare un lavoratore a piacimento non mi sembra un concetto liberale come lo vuoi far passare: mi sembra una delle cose più ideologiche che tu potevi dire. E lievemente unilaterale. Quindi quello che la vede da un lato sei tu; non è giusto che soltanto i lavoratori subordinati debbano adattarsi a seconda di come gira al datore, a seconda del cervello limitato che si ritrova. Altrimenti la tua azienda manco potrebbe crescere.
    Secondo il tuo punto di vista, per citare un fatto di ieri, è liberale concedere il porto d’armi a chiunque e poter decidere di ammazzare, mascherandolo per legittima difesa, senza essere puniti. Quindi è liberale fare quel cazzo che si vuole con una persona: affanculo se non mangia e magari si suicida alla fine del mese.

    Suvvia un po’ di contegno, cribìo!

  63. Maverick scrive:

    Ciao Ragazzi, ben vengano i pensieri discordanti ed il confronto continuo… Probabilmente teniamo tutti così tanto alla soluzione di alcune problematiche che ultimamente rendono la ns vita precaria in tutti i sensi, che estrapoliamo una sola parte dei pensieri senza “PRENDERE” la loro totalita. Scusate ma se era facile licneziare in italia, secondo Voi le aziende si “inventavano” la creazione di aziende controllate sotto i 15 dipendenti oppure la cessione di rami di azienda oppure etc ect. No ragazzi questo è in dato oggettivo. Pensate hanno rientegrato i famosi dipendenti che sono stai colti in fallo mentre “guardavano” (ahah) nelle borse dei poveri passeggeri.
    Per quanto riguarda Michy, esamino la tutto il suo pensiero e lo considero un grande liberale che si ispira a modelli anglossassoni.
    Non sempre sempre sono d’accordo con lui soprattutto perchè questo modello o lo prendi tutto (positivo e negativo vedi sanità) oppure prendendo solo delle parti non funziona. Ad esempio se vogliamo dare la massima libertà nel licenziamento dei datori di lavoro dobbiamo per forza creare una serie di “contromisure” adeguate come: lecause di lavoro devono durare 20 minuti e non 20 anni, un sussidio temporaneo, le agenzie di lavoro che funzionano sul serio, i concorsi senza i figli di papà che si prendono tutti i posti etc etc……
    A voi la parola….

  64. Michy scrive:

    Quando io azienda vendo un prodotto (servizio o merce) sono io azienda che vendo il prodotto, non il commesso che lo ha ceduto materialmente alla clientela per mio conto. Se il commesso è “antipatico” sono io azienda a non soddisfare più le aspettative del cliente e non chi lavora per me (sono io a perderci in soldi e in immagine). Se chi lavora per me di punto in bianco si rende “antipatico” a me e ai miei clienti, contribuendo anche involontariamente a far scappare questi ultimi, mi dovresti spiegare sonounprecario per quale principio morale io dovrei continuare a far lavorare nella mia azienda, ripeto mia, chi non è tagliato per farlo (o non lo è più). Io sono molto più pragmatico di voi, il lavoratore per l’azienda è un risorsa se tutto è funzionale all’obiettivo (produttività, crescita, credibilità). Se ci sono questi presupposti l’azienda avrà tutto l’interesse a tenersi stretto il lavoratore. Se questo elemento non sussiste, in un paese liberale è normale che il lavoro sia una merce e se la merce non mi piace perché ostacola le mie potenzialità sul mercato (cioè il lavoratore è diventato antipatico) – arrivederci e grazie. Io compro la forza lavoro se mi serve per produrre, il prezzo lo determina il mercato, – sei unico per la mia azienda: sei la parte forte nella contrattazione; sei uno dei tanti: adeguati, se non ti va bene cerca di diventare unico e indispensabile per la mia azienda, ma non pretendere di essere tutelato da leggi di comodo e di parte (al lavoratore è tutto dovuto, il datore di lavoro a casa sua non può essere libero di circondarsi di lavoratori a lui più consoni, se fa lo sbaglio di stipulare un contratto di lavoro a tempo indeterminato con chi poi diventerà “antipatico” guai pensare di lasciarlo a casa per questo motivo… guai, non è giusta causa.
    Le aziende devono fare utili, questa è la loro missione, non sono opere pie… e come pagano l’energia elettrica, pagano la forza lavoro. L’aspetto umano, importantissimo nelle relazioni sociali non può essere determinate nelle relazioni lavorative… La questione è che alla forza lavoro non piace doversi confrontare con il mercato, con la competitività, con il futuro, ossia con la vita. Non vogliono capire che il domani è precario per tutti, aziende comprese, compresi datori di lavoro …

    Perché io azienda se sono “antipatico” pago, (il mercato mi fa fuori e non mangio) e il lavoratore no… perché? Semplice: grazie al supporto dei sindacati si è evitato di responsabilizzare la forza lavoro e tutti dopo assunti possono a loro piacimento decidere di diventare “antipatici”…e se non lo fanno e la tua azienda rimane in piedi tanto di cappello nei confronti di chi sta solo facendo il loro dovere per cui è pagato

    Saluti

  65. Maverick scrive:

    Ragazzi,
    se partiamo da concetti dove il lavoratore è bravo e il datore di lavoro è “limitato” (per non dire altre parole usate) oppure al lavoratore si può fare di tutto.. e il datore può anche utilizzare la “ius primis noctis”… sembriamo epifani che parla con montezemolo.. e come loro…..

  66. Michy scrive:

    Come vedi sonounprecario i fatti americani alla luce dei nuovi risvolti non hanno bisogno di commenti, il tutto è frutto dell’odio classista (degenerato) alimentato dagli estremisti che considerano i datori di lavoro “teste di cazzo” e chi ha la fortuna di diventare ricco, nella migliore delle ipotesi un disonesto… a prescindere..,
    Chi non capisce l’enorme differenza nel considerare il lavoro una merce sul mercato (ma solo ed esclusivamente l’attività lavorativa) e non le persone non può essere un liberale.
    In Italia tutto ciò trova la sua massima espressione in un certa parte politica.Quella che non fa altro che ribadire che tutti i problemi del mondo occidentale , e nello specifico della nazione sono il precariato, il libero mercato e il consumismo che impoverisce ulteriormente chi lavora a favore dei ricchi ecc…la solita patetica lagna insomma..

  67. [...] impone di metterci al pari con gli altri call center, vi dobbiamo assumere così, è legge”. Stronzate.  Il legislatore infatti dovrebbe imporre di assumere i lavoratori inbound, che sono a tutti gli [...]

  68. donato scrive:

    qualcuno potrebbe dirmi quali adempimenti porre in essere per iniziare l’attività di call center:
    - al Comune
    - alla CCIAA
    - all’Ufficio Iva
    - ecc

  69. [...] in molti non hanno letto la direttiva del Ministro Damiano sui call center di questo inverno. Lavoratori inbound, subordinati che rinnovano 100 volte un contratto forse [...]

  70. marco scrive:

    ragazzi…serve solo combattere, a braccetto con il proprio legale di fiducia…sfiduciando i sindacati.
    riot with lil 90% dei contratti di precariato che vengono fatti sottoscrivere sono nulli x carenza dei requisiti necessari.
    fight

  71. martha scrive:

    Io sto lavorando x la Se. Pa. dopo un colloquio di pochi minuti mi hanno invitata il giorno dopo x e quello ancora succecssivo con altre 12 persone, per “imparare” a vendere una carta di credito dell’american express, ci hanno fatto firmare anche il conttratto in gruppo e per quello che ero riuscita a leggere capii che dovevo lavorare fino a fine giugno, prendendo 5 euro lorde (solo però se si raggiungono 100 ore mensili altrimenti 3…)più 4 euro a contratto firmato, così piano piano ho visto scomparire le persone che erano entrate con me, sapendo poi che veniva fatta firmare loro una lettera x il recesso del contratto prima del dovuto,(cioè fine giugno) dicendo che nn erano riusciti a fare abbastanza contratti..anch’io sono stufa e finita questa settimana voglio andarmene di mia volontà nn immagginavo esistesse questo modo di usare la gente come merce di ricambio sono disgustata e devo dire che nel frattempo ho risposto a un’annuncio dell’interim25 dove si parlava di un call center inbound della tim, penso buono in più vicino casa a cinecittà… faccio stamane il colloquio, mi dicono che devo fare un corso di 15 giorni per 15E l’ora che è un’indennità che mi verra pagata dopo 3 mesi (penso già strano) poi esce fuori il fantomatico nome ATESIA (noooooooooooooooo penso dentro di me e ora che gli dico?? vabbè ascolto e faccio la brava fino a fine colloquio, furbi però a nn nominare l’atesia sull’annuncio?!) Ora mi devono richiamare per il 2 giugno ma io ho deciso mai più cal center meglio fare la baby sitter o anche pulire le scale lì almeno però sai quanto guadagni veramente e sai che nn hai diritti!!! Poi ho l’idea di partire quest’estate per un lavoro a londra tramite agenzie, meglio cambiare nèè?? Devo ringraziarvi? Si penso proprio di si Grazieeee!!

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