E mentre noi ci impegnavamo a discutere su un possibile codice deontologico che regoli i blogger, la Camera dei Rappresentanti in USA istituirà il “Free Flow of Information Act of 2007″, che servirà a fornire anche ai blogger alcuni piccoli vantaggi di cui godono i giornalisti d’oltreoceano (riservatezza nelle fonti e non solo per esempio).
Ancora un passettino in più nell’acquisizione di importanza da parte del personal journalism e dell’informazione che viene dal basso, fatta dai cittadini. Insomma, come già sospettiamo, soprattutto negli USA, la presa di coscienza di come sta cambiando il modo di produrre contenuti è in continuo divenire, ma…qui in Italia? In che stato è la blogosfera? Che riscontri abbiamo? Che influenze ha sui media tradizionali? Poche e alquanto originali (in genere i blog vengono citati sui quotidiani on line per aspetti negativi, foto strane o…porno).
Sono sicuro che al contrario, se qui in Italia un’azienda del calibro di Apple avesse chiesto ai blogger di confessare la fonte da cui provengono le loro rivelazioni, sicuramente qualcuno avrebbe pensato a un decreto o a un qualcosa che tutelasse il segreto…delle aziende, una sorta di diritto a non-informare, a non dare pareri se non iscritto all’albo o col tesserino sempre in vista, di modo da star sicuri che l’informazione fornita ai cittadini non possa dare fastidio ai piani alti.





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Maggio 8, 2007 alle 1:22 pm |
non mi convince proprio l’ipotesi di un codice deontologico per i blogger, per due concrete ragioni:
1) se non sarà vincolante il suo rispetto, la cosa non sarà altro che l’ennesima “grida” manzoniana, inutile perché banale e soprattutto perché chi vorrà bloggare bloggherà come gli è sempre parso. la cosa resterà null’altro che l’ennesima buona intenzione lasciata sul sentiero che porta all’inferno….. come si dice.
2) se sarà vincolante, il che sarà peggio senza dubbio, non faremo altro che replicare la perversa logica corporativa che ha creato realtà come l’OdG alle cui gravissime mancanze la possibilità di un’informazione libera e non mediata cerca in parte di rimediare.
allora c’è da chiedersi che senso abbia replicare un esperimento che soprattutto in Italia più che garantire la qualità dell’informazione ha creato una casta semichiusa di privilegiati in cui la maggioranza è impegnata a fare tutt’altro che a fornire notizie, vale a dire è lo strumento che le oligarchie finanziarie utilizzano per condizionare a comando l’opinione pubblica.
detto ciò sono dell’idea che per regolamentare quanto è pubblicato bastano e avanzano le leggi sulla stampa, le quali per quanto promulgate nel 1948 e successivamente modificate, sono ancora per buona parte eredi delle leggi fascistissime e ultrarepressive da codice Rocco che la legislazione italiana ama portarsi dietro (la repressione, monarchica, fascista, repubblichina o repubblicana fa sempre comodo!).
tra l’altro apprezzo l’iniziativa degli USA, almeno per garantire ai cittadini dei diritti simili a quelli dei giornalisti, ma va ricordato che la come altrove non esiste la cesura netta che vige in Italia tra professionisti dell’informazione, aspiranti tali e liberi cittadini che esercitano il diritto di espressione e desiderano informare ed essere informati.
cordialmente.
Maggio 9, 2007 alle 10:35 am |
Sul codice, come avrai letto, sono d’accordo, non ci credo molto…infatti ho palato di “autoregolamentazione”.
Sull’iniziativa made in Usa che dire…mi duole ammetterlo, ma in queste cose, sono davvero avanti, e non di poco…