Delocalizzazione oleosa dei call center San Lorenzo

Gira ormai da un po’ di giorni per la rete la notizia secondo la quale San Lorenzo (Imperia), l’azienda che tra le altre cose produce l’olio più amato dai bloggers, chiuderà i suoi 30 call center in Italia, trasferendoli in Romania, che ogni costo (seppur irrisorio) si porterà via. In Romania la società, creata ad hoc si chiamerà Remarc s.r.l. Piccolo problema, in questo modo rimarranno a casa 600 operatrici, che da precarie prese per il c*lo diventano semplicemente disoccupate. Si legge, nell’articolo del Secolo XIX che l’azienda avrebbe evaso “Dieci milioni di euro [...], venti miliardi circa di vecchie lire tra contribuzioni e previdenze[...]. Sarebbe questa la cifra contestata da Inps e Ispettorato del lavoro alla San Lorenzo srl, l’industria alimentare imperiese che ha deciso di cancellare dall’Italia il suo call center e così licenziare in un colpo 600 persone. La mega-sanzione (interessi compresi) sarebbe risultata al termine di un’ispezione eseguita da entrambi gli organi di controllo, volta appunto ad accertare la posizione degli addetti ai vari call center, tutti inquadrati come collaboratori: invece, secondo Inps e Ispettorato, lavoratori subordinati, cioè dipendenti.”

Esattamente. La CGIL di Imperia aprirà probabilmente una vertenza nazionale, ma intanto i lavoratori sottopagati se ne rimangono a casa.

Luca Conti intanto ha scritto una lettera aperta alla Direzione Generale della San Lorenzo; il sunto della risposta è questo: “Noi siamo un’azienda solida, giovane e desiderosa di crescere, chiediamo solo di poter lavorare”. Eh sì, poverini, loro vogliono lavorare. Però gli faceva comodo assumere un giorno si e due no operatori giovani o disperati con contratto a progetto, senza ferie o malattie a 4-5-6 euro lordi l’ora quando andava bene; è facile tenere in piedi un’azienda e fornire un servizio clienti azzerando i costi e non investendo in una forza lavoro. E’ troppo comodo. E’ anche troppo semplice giustificarsi coi costi, con le tasse italiane e tutto il resto. Perché uno lo deve mettere in conto all’inizio…non è possibile assumere o meglio, avere la possibilità di assumere 600 persone, SEICENTO PERSONE, decidendo liberamente se oggi lavorano e domani no, pagandole quando si vuole prendendosi gioco della disperazione di ognuno per poi rifarsi solo ed esclusivamente su di loro quando le cose vanno male. Mi imbestialisco quando leggo certe cose, non è possibile che esista un paese in cui la Legge Biagi duri da anni e nessuno provi a pronunciare la parola “abolizione”.

Forse in molti non hanno letto la direttiva del Ministro Damiano sui call center di questo inverno. Lavoratori inbound, subordinati che rinnovano 100 volte un contratto forse meriterebbero (cioé devono avere) un’assunzione. Se leggete da qualche parte che San Lorenzo è stata obbligata ad assumere tutte le 600 persone è un’immane stronzata; o forse ve lo hanno fatto credere apposta per giustificare altre cose. Invece di fare gli spiritosoni, che qualcuno provi a vivere mesi o anni rinnovando ogni 30 giorni, se va bene, un contratto; pensate che bello non potersi fissare scadenze o decidere del proprio futuro. I lavoratori inbound sono da assumere, non i venditori; la sanzione è arrivata per altri motivi, tipo “evadere il fisco”, cosa che né un lavoratore a progetto può fare, né tantomeno un lavoratore assunto qualsiasi. Anche volendo non ne hanno la possibilità.

Quindi che la finiscano di prenderci per il c*lo: le aziende italiane evadono il fisco per miliardi, giocano coi commercialisti, con le fatture e l’iva come cavolo vogliono. Sarebbe ora di smetterla di farla pagare solo ai lavoratori, soprattutto se molto deboli, cioé precari. Basta sentire e leggere cose che spostano il problema vero e che scaricano la colpa sul sindacato, quella volta che interviene.

E questo non è l’unico modo per garantire lavoro per le aziende; non mi risulta che in europa esista qualcosa come “The Biagi law”. Mavaffanculo! In Francia il contratto di primo impiego è stato buttato nel cesso dopo qualche giorno, con scioperi nazionali, non mi stancherò mai di dirlo. Perché negli altri paesi la gente lavora lo stesso, flessibilmente, come piace dire ai politici, ma non in condizioni di signoraggio e/o simil-schiavitù?

Perché qualcuno non prova ad entrare in un call center per rendersi conto di cosa succede dentro? Di come si lavora?

Intanto, il consiglio è quello di non comprare più prodotti dell’azienda. Questo perché non ho niente contro di loro e chiedo di lavorare anche io.

Qualche precisazione: ho scritto questo post di getto, un po’ per la fretta, un po’ perché ho letto tante assurdità (per usare una parola civile) e un po’ perché mi incazzo (l’avrete intuito) quando accadono certe cose. Non escludo quindi modifiche al linguaggio e ai contenuti. Sottolineo che non ho niente di personale contro l’azienda o le persone citate nel post. O forse tutto. Del resto, sono solo opinioni di un blogger qualunque.

 

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5 risposte a Delocalizzazione oleosa dei call center San Lorenzo

  1. lollo scrive:

    Finalmente un commento degnissimo, e meno male che era di getto. bravo sonounprecario! Mi sono permesso di segnalarlo sul blog di Tombolini.
    un abbraccio
    lollo

  2. maria scrive:

    cosa si sa della san lorenzo attualmente adesso che è settembre

  3. sonounprecario scrive:

    Bella domanda, mi informo volentieri e ti faccio sapere via…commento :)

  4. Milla scrive:

    Ciao,
    ho lavorato per questa “azienda”, ho resistito 9 mesi. Ho saputo da poco di questa vicenda, sapete se posso unirmi anch’io avendo lavorato da loro nel 2001? Ciao e grazie

  5. ex collaboratore San Lorenzo scrive:

    Nel tuo testo c’è anche la risposta. Forse prima di scrivere bisognerebbe informarsi. Infatti la direttiva Damiano parla chiaro: inbound. San Lorenzo lavora con il sistema di outbound ed è una cosa completamente diversa.
    Il problema è un altro ed è sotto gli occhi di tutti, solo che nessuno lo vuole ammettere.
    San Lorenzo dava e da fastidio a qualcuno! Se potessi tornerei a lavorare subito per questa azienda con il medesimo contratto di prima.
    Altro che 4 o 5 Euro all’ora (altra stronzata). Chi vendeva bene come me (siamo venditori e lo ribadisco) guadagnava anche 3.000€ al mese.

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