Abolitela

settembre 30, 2007

Per una volta la chiamerò con il suo nome: Legge Maroni. Giusto per evitare scontati teatrini sul nome di Marco Biagi.
Repubblica ha lanciato vari sondaggi sulle primarie del Partito Democratico e tra questi, settimana scorsa è comparso quello sul lavoro, nota dolente per la sinistra moderna. Infatti, alla domanda «cosa differenzia, oggi, il lavoro flessibile e precario, secondo Lei? Cosa pensa debba fare il PD per evitare che (soprattutto per i giovani) il primo scivoli nel secondo? A questo proposito, qual è il suo giudizio sulla legge 30?», hanno risposto i 6 noti candidati (Veltroni, Bindi, Letta, Adinolfi, Gavronski e Schettini).
Tutti hanno detto in breve la loro sulla “famigerata legge 30″, affermando cose più o meno sensate, ci mancherebbe. La Bindi parla di correzioni, ammortizzatori sociali, reinserimento e termine massimo entro il quale stabilizzare il contratto (domanda da profano: ma se ti lascio a casa una settimana prima della scadenza?!); Letta punta sul riscatto della laurea a costi bassi, sulla totalizzazione dei contributi, sui contributi figurativi; Veltroni ne parla più in generale, mediando come in un discorso elettorale. Dice che «la legge Biagi non ha creato la precarietà, né ha impedito la crescita dell’occupazione a tempo indeterminato», che può essere rivista [...]» e che bisogna «dare tutele a chi oggi non ne ha». Che scoperta; ma non sono d’accordo nel dire che la Legge 30 non abbia dilatato il fenomeno della precarietà. È come dire che l’indulto non ha rimesso in libertà dei delinquenti.
Adinolfi invece per una volta mi stupisce e mi vede abbastanza d’accordo, forse perché - parole sue - la precarietà l’ha vissuta sulle spalle: «sono disponibile a entrare in un’azienda da precario, ma con il passare del tempo devo vedere i diritti, fino alla stabilizzazione in un arco di tempo certo. Altra modifica decisiva: i precari rischiano molto e allora quel rischio deve essere monetizzato. Devono guadagnare di più. L’azienda che se ne serve può mandarli via a fine contratto, ma mentre lavorano deve remunerarli maggiormente». Infine, Gavronski e Schettini fanno accenno ai correttivi e alla effettiva chiusura unita al nepotismo del mercato del lavoro.

Pensieri, parole, modifiche e correzioni; chi più ne ha, più ne metta. La legge 30 era ed è un punto fisso del programma dell’attuale governo e a parte tante chiacchiere, non si è ancora arrivati a niente. Perché, mi chiedo io?
Una cosa ho purtroppo riscontrato in tutte le dichiarazioni dei candidati alla guida del PD: nessuno ha mai parlato di abolire la legge Maroni. Le promesse elettorali di abolizione sono quasi scomparse. E giunti a questo punto, arrivare ad abolire la legge vergogna è praticamente impossibile. È sempre troppo tardi.

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Aggiungi la casta ai contatti

settembre 29, 2007

Tra i tanti interventi fiscali che ci saranno nella prossima finanziaria (nel cui merito non entro ora), finalmente una buona notizia: «Le pubbliche amministrazioni centrali sono tenute ad utilizzare i servizi “Voce tramite protocollo internet” (Voip) previsti dal sistema pubblico di connettività o da analoghe convenzioni stipulate a livello territoriale»

Ci sono arrivati, non era così difficile. E pensate se solo decidessero di passare all’open source invece di pagare milioni di euro in licenze, ogni anno.

Non siete emozionati? Pensate che bello, potremo fare una cosa del genere:

 

Ogni parlamentare avrà un suo contatto e milioni di cittadini potranno aggiungerlo, così se c’è qualcosa che non va bastano un paio di click e un microfono. E poi dicono che la tecnologia non riduce effettivamente le distanze.

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In vino veritas

settembre 27, 2007

//www.matitarob.it/

Sono appena tornato a casa dopo una giornata devastante. Sveglia alle 7.00, un’ora per andare a Milano a frequentare le lezioni della laurea magistrale, arrivo a casa alle 13, palestra, pranzo e poi di corsa al lavoro fino alle 18.30. Poi dalle 19.,30 fino ad ora ( 23.10) ad un’aperitivo-after per il compleanno di un caro amico. Non vorrai mica saltare!
Sono davvero alticcio; anzi, probabilmente sono ubriaco. Dovevo scrivere un post sui precari, forse più di uno, ma non ce la posso fare. Non so nemmeno se sto postando sul blog giusto o se sto commentando qualcos’altro. Perdonatemi gli errori di ortografia, se ce ne sono.

 

Tra l’altro, Walter Veltroni sta twitterando proprio ora. Gli ho pure risposto, ma non so bene cosa ho scritto, non vorrei aver dato il via ad una crisi politica irreparabile. Perdonatemi se ho contribuito al disfacimento del PD.

Dal mio twitter!

Devo smetterla di bere così quando esco, altrimenti mi verrà la panza e butterò via tutte le ore che passo in palestra.
Sw4n, aiutami tu.

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Chiamare con un Blyk

settembre 26, 2007

//www.dialaphone.co.uk

Cos’è Blyk? È il primo operatore mobile completamente gratuito rivolto ad un pubblico molto giovane, tra i 16 e i 24 anni. La novità è dettata dal fatto che si basa solo ed esclusivamente su finanziamenti pubblicitari; per questo il target deve forzatamente essere così giovanile, visto che in genere giovani e precari di soldi non ne hanno molti e chiamare, seppur per pochi minuti, o mandare sms gratuitamente non fa schifo a nessuno, anche se per farlo dovremo sorbirci qualche banner pubblicitario.
Purtroppo Blyk per ora vive solo in Gran Bretagna ma gli sviluppatori del progetto (Antti Öhrling, che viene dal mondo del marketing e della pubblicità, e Pekka Ala-Pietilä, che è stato presidente di Nokia) hanno promesso che nei prossimi mesi, tramite accordi con gli operatori locali, si estenderanno, raggiungendo 40 milioni di potenziali giovani consumatori. Ogni mese infatti con Blyk hai a disposizione 217 sms e 43 minuti di chiamate nazionali e in cambio ricevi fino a 6 messaggi multimediali pubblicitari al giorno di brands che “piacciono ai giovani”; ovviamente c’è anche la possibilità di acquistare del traffico prepagato aggiuntivo. Ah, c’è anche il blog ufficiale.

In attesa del sogno WiMax grazie al quale tutti potremo chiamare gratuitamente su Internet, cominciano a sorgere questi esperimenti. Certo, c’è il pericolo di vedersi riempiti e saturati di pubblicità ovunque; è infatti di pochi giorni fa la notizia che Google ha lanciato la versione mobile di AdSense. E anche altri operatori stranieri faranno cose analoghe, in cambio di minuti gratis.

Per ora sono tranquillo, non temo super-intasamenti pubblicitari; piuttosto la mia unica preoccupazione è data dal fatto che la fascia prevista arrivi fino ai 24 anni, ahimé. L’anno prossimo infatti ne avrò 24+1…volete dire che sto diventando vecchio o semplicemente non potrò più usufruire di Blyk?

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Io non c’entro

settembre 25, 2007

Casini ha denunciato alla polizia postale il falso blog che fa capo a lui. «I contenuti politici sono falsi e distorsivi della verità», afferma tramite l’ufficio stampa UDC.
Ovviamente il blog è pieno di commenti di gente che pensava davvero di avere a che fare col vero Casini, di conseguenza, come nel caso di Mastella…è pieno di insulti. Credo che a nessuno di questi politici convenga rapportarsi con i cittadini della Rete, ben diversi dal pubblico televisivo.

Purtroppo, ora che i media tradizionali parlano ogni santo giorno di Grillo, dei blog e dei blogger generalizzando in maniera vergognosa con concetti più che stereotipati, ora che continuano a venire fuori vicende in cui vengono chiusi blog ironico/satirici e i blogger vengono dipinti come mostri capaci solo di insultare i bravi e buoni politici, la mia paura è quella che la stragrande maggioranza delle persone – specialmente coloro che, per anzianità, pigrizia o disinteresse a stare al passo coi tempi, non hanno la minima idea di cosa possa essere un blog, hanno ignorato fino a ieri l’esistenza di Internet pensando ancora che in Rete vi siano soltanto dei mostri truffatori che ti rubano i soldi dal conto corrente e dalla carta di credito come per magia – si faccia un’idea lievemente sbagliata del web, dei blog e delle potenzialità che ci offre oggi Internet stessa.

Preferendo magari all’acquisto di un pc il digitale terrestre e i consigli tecnologici di studio aperto.

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Era solo ieri ma ho già nostalgia del Lost Camp

settembre 24, 2007

Questo è il resoconto di due giornate bellissime, il racconto della mia prima partecipazione ad un BarCamp: il LostCamp. Due giorni intensi già trascorsi e purtroppo passati, finiti. Rimarranno tante foto e molti ricordi. Per proseguire e leggere il lungo resoconto clicca qui sotto.

Clicca qua per continuare a leggere il post Leggi il seguito di questo post »


Contro la Xenofobia dei media

settembre 23, 2007

Dopo vari mesi di lavoro è finalmente pronta la “Carta di Roma”, una sorta di codice etico che i giornalisti (in teoria) dovranno seguire «nel trattare di immigrati, rifugiati politici, richiedenti asilo. La proposta di elaborarla fu lanciata da Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, all’indomani del linciaggio mediatico del tunisino Azouz Marzouk per la “strage di Erba”, in realtà compiuta, come si scoprì rapidamente, da una coppia di italiani».

L’esempio calza a pennello, ed è uno dei tanti citabili per spiegare la xenofobia dei media che, ricordiamolo, non è solo ed esclusivamente una realtà provincialotta ed italiana.
È vero, gli italiani hanno un’idea molto deformata dell’immigrato e dell’immigrazione, a causa anche e soprattutto dei media tradizionali e quindi dei giornalisti, che non possono fare a meno di esagerare nei toni, spesso iperbolici.

La carta comunque verrà esaminata da un comitato scientifico prima di “entrare in vigore”, anche se bisogna dire che alcuni giornalisti temono che questo codice possa limitare la libertà di stampa. Non mi è chiaro come l’invito a non essere xenofobi, a «evitare di basarsi sui pregiudizi, non pubblicare informazioni che possano mettere a rischio la sicurezza dei rifugiati e dei loro familiari, adottare la terminologia corretta evitando, per esempio, di usare a sproposito termini quali “clandestino”» possa minare la libertà di stampa. Certo, questi concetti, per lo meno sul piano teorico, dovrebbero già essere condivisi da tutta la categoria ma l’abitudine agli stereotipi e al continuo spingere la gente verso l’odio razziale, il continuo tentativo di convincere tutti quanti che solo gli immigrati e gli stranieri violentano, stuprano, uccidono e rapinano è troppo goloso da dimenticare. E poi, scusate, ma bisognerà pur dar la colpa a qualcuno no?

Concludo citando il pezzo finale dell’articolo su Repubblica, sperando che davvero questo ulteriore codice deontologico possa servire ad accrescere la libertà di stampa anche su certi fatti di cronaca italiana: «la Carta di Roma è un supporto al giornalismo, al buon giornalismo. E dunque un servizio al cittadino-lettore. Non impedisce agli xenofobi di manifestare il loro pensiero. Tenta di porre un argine alle mistificazioni. Se, per esempio, s’intende sostenere che un certo gruppo etnico commette più reati, si citino i dati a sostegno della tesi. Ma si eviti di scegliere accuratamente, tra le notizie negative, proprio quelle che riguardano quel gruppo etnico escludendo altre notizie, identiche, che non lo riguardano. Si evitino le discriminazioni occulte, indirette, subliminali. Naturalmente, chi vorrà proseguire su questa strada potrà farlo: l’Osservatorio potrà solo segnalare il comportamento disonesto. Poi, come sempre, saranno i lettori a decidere».

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