Pubblicità = progresso?

Questo è un post per intenditori, per amanti del genere. Si parla della pubblicità in sé, un pochino di arte, un pochino di me, di voi, della società. Se volete leggerlo tutto (ahivoi sarà lungo, quasi in stile suzuki_consuma_pixel_maruti…ma con piacevoli visioni…!) cliccate sotto. Un consiglio, guardatevi i video tra un paragrafetto e l’altro!

Gli anni ’80, gli anni ’90. Quanti ricordi. L’altro giorno, girovagando per youtube, sono per caso incappato sul video di questa pubblicità; ve la ricordate? Dovrebbe essere del 1990 se non sbaglio. Avevo 7 anni ed ogni volta che vedevo quelle persone circondate da un’aura viola mi sentivo intimorito, un po’ per la musica inquietante, un po’ perché non capivo bene che cavolo avessero di male questi “alieni”; mi spaventavo, perché capivo che l’AIDS era un qualcosa di brutto che associavo alle siringhe, ai drogati di cui parlava la televisione. Del sesso non sapevo ancora un bel niente, non capivo cosa fossero quei rapporti occasionali, quel coso alla fine della pubblicità di forma strana. Ma stavo attento (poi i “drogati”, non di siringhe ovvio, sono diventati miei amici più avanti) perché questa reclam catturava la mia attenzione.


Spot AIDS 1990

Pubblicità progresso. Era un esempio delle cosiddette pubblicità progresso, che in quel periodo andavano di moda: intimorivano, sì, ma positivamente; ora invece, rivedendole…fanno sorridere. Ma come oggi, anche allora ai bambini forse andava spiegato lo spot stesso, lo slogan sociale che negli anni ’90 era utile, e misteriosmente adesso non lo è più. Chiesa o non chiesa infatti dell’AIDS (per esempio) non si parla più in TV, se non in occasioni speciali. Male che vada ora, di mattina sulle reti commerciali, vanno in onda spot con bande verdi o campagne sociali brevissime (nessuno se le ricorda credo) firmate dalla presidenza del consiglio dei ministri. Ok, ma non voglio parlare di questo triste aspetto del “ieri che eravamo più ignoranti serviva, oggi invece non serve più informare socialmente”. Andiamo oltre.


Spot Fiat Uno

Quando c’è la pubblicità mi si alza il volume. Lo sanno tutti che oggi siamo bombardati dal marketing, dall’advertising, ecc…che non c’è più tanto spazio per fermarsi a parlare di progresso nella società stessa, un concetto ormai superato in favore della globalizzazione per esempio (termine che in realtà è carico di innumerevoli sfaccettature) e che non ci sono più le mezze stagioni, però è anche vero che ognuno di noi è dotato di un cervello pensante (almeno in teoria) che dovrebbe far funzionare. È ovvio che una bibita non può metterti le ali o farti volare, un adulto ci arriva, c’è un meccanismo nel nostro cervello che ce lo suggerisce…ma magari un bambino no, non ci arriva. Bisognerebbe parlare coi bambini e spiegargli, sin da piccoli, che cos’è quella scatola davanti a loro, cosa in realtà guardano in tv: parcheggiarli li davanti per ore non è infatti consigliabile (suggerisco in merito le letture dei libri “Cattiva maestra televisione” di Karl Popper e “Homo Videns” di Giovanni Sartori). La tv degli ultimi 15-20 anni purtroppo è diventata una sorta di baby sitter gratuita, un intrattenimento che può avere effetti devastanti sui bambini, per esempio in termini di violenza. Di critiche a chi fa la televisione se ne possono fare moltissime, ma prima magari aiutiamo i più piccoli, che del resto sono i più deboli. Un bambino infatti non può comprendere a fondo il confine tra finzione e realtà: il wrestling ne è la più sciocca testimonianza; pensate soltanto come erevamo sciocchi 20 anni fa a credere a certe cose, e chissà quanto ancora lo siamo ora senza rendercene conto; guardate il filmato qui sotto. Wanna Marchi era una dilettante in confronto, eppure le pubblicità erano anche queste:


Il Mago di Sanremo

Cresciuti a pane e pubblicità. Molti studiosi sostengono che la pubblicità sia una forma d’arte, ed essendo tale, permette di riflettere gli usi e i costumi della società e dell’epoca in cui viene concepita. Per molti aspetti sono d’accordo, anche se qui bisognerebbe aprire una parentesi lunghissima, ma per vostra fortuna mi limiterò a brevi accenni: pensate soltanto alle prime “pubblicità” dei futuristi (Depero, D’Annunzio, ecc…) a quelle del Campari, ai pittori che disegnavano e ancora disegnano pubblicità, ai poeti che si inventavano simpatiche filastrocche (Trilussa…), al Carosello… Certo, non si parla di una derivazione diretta, anche perché dietro ad una creazione ci possono stare tante discipline, come la semiotica. In genere infatti i più grandi pubblicitari hanno nella testa una grande formazione artistica, fonte inesauribile di idee.


Ciao della Piaggio

Ma..quello sono io 20 anni fa. Sì, vederle ora fa molto ridere, ma provate soltanto a pensare a quanti ricordi o a quanti collegamenti del vostro passato rimandano certe pubblicità. Personalmente vedere il Ciao della Piaggio mi fa venire in mente tantissime cose legate alla mia adolescenza, ai miei amici, alle inpennate e ai racconti di mio papà. La pubblicità è una sorta di “eravamo così”, perché a quei tempi guardare il Ciao che tramutava l’acqua in aranciata non faceva ridere nessuno, nemmeno Ruini, anzi. Ora che invece “siamo”, viviamo le pubblicità come un qualcos’altro, totalmente separato da noi, anche perché non solo siamo cambiati noi, ma è cambiato il mondo intero. E tra 20 anni…? Rideremo ancora probabilmente.


Spot Uno Fire

Quelle pubblicità facevano parte della nostra società, riflettevano i cambiamenti, i consumi, le previsioni sul futuro che doveva materializzarsi, quasi un post medioevo moderno: quando sentivamo “il motore del 2000″, il motore fire che doveva esserci “anche domani” (senza contare il prezzo di partenza della Uno..) o quando sentivamo parlare del 2000 più in generale, ci aspettavamo chissà cosa, come in un’ipotetica odissea kubrickiana. In realtà ci guardiamo indietro e vediamo che negli anni ’90 c’era ancora la pubblicità della Uno (…della Uno Rap e della Uno Rap Up…!) porca vacca, insieme ai tamarri coi cerchi in lega e l’elaborazione Abarth. La pubblicità insomma non è mai stata infallibile e mai lo sarà; ci sono moltissimi esempi di cantonate prese dalla pubblicità, eppure ci credevamo, perché pensavamo fosse un desiderio, un bisogno comune rispecchiato dallo spot stesso. Pensate se solo questo incredibile spot con Renzo Arbore venisse trasmesso ora:


Bevete birra!

Ora invece che pubblicità ci sono sull’alcool? Direi che i tempi sono lievemente cambiati. Bevete 10, 15 birre al giorno, bevetele anche prima di mettervi alla guida ed oltre alla panzetta alcolica…dopo la prima curva (se riuscirete a farla), scioglierete il palloncino soltanto col vostro soffio.
Quindi sì, la pubblicità può essere un indice che riflette il nostro progresso, una striscia temporale (per dirla alla twitter) che ci mostra vari tipi di cambiamenti sociali…ma non per questo va sempre presa alla lettera. Cosa pensate, non vi voglio mettere in guardia dalla tv (ironico?).
«Meditate gente, meditate».

Postilla-Bonus per i lettori più fedeli. Un esempio concreto, come piace dire a qualcuno; è difficile, giunti a questo punto che con la pubblicità si inventi qualcosa di totalmente rivoluzionario dai bisogni che siamo abituati a concepire ora: per cui attenzione, non confondiamo l’originalità con il nuovo. In genere infatti in ogni pubblicità si può riscontrare un qualcosa di già visto, ripreso e rielaborato, secondo i bisogni. Guardate un po’ questi due spot, poi cantate insieme a me e alla famiglia cristiana del Mulino Bianco.


Forza DC!

Forza…socialisti?

Giusto per farvi capire che nemmeno lui, il divino, si è inventato niente di nuovo. E guarda a caso le fonti sono proprio quelle; dopotutto non siamo cambiati così tanto.

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3 risposte a Pubblicità = progresso?

  1. pietro scrive:

    ottima lettura, grazie! ;-))

  2. sonounprecario scrive:

    Grazie Pietro e…buonanotte.
    (Io e lui ci siamo capiti :P)

  3. Francesco Protopapa scrive:

    Mitici questi spot; ricordo volentieri quello della birra, perchè penso a ciò che diceva in dialetto la buonanima del nonno ogni volta che lo vedeva : a bbirr, pisciatùr d vacch (orina vaccina)

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