Ambientalismo con la EsseLunga

More o Tumore? By Blog a Progetto

Ieri sono andato a fare un po’ di spesa all’EsseLunga. A parte lo scocciamento derivato dall’andare il sabato prima di cena a fare la spesa con altre millemila persone, ho notato una cosa alquanto strana (o forse sintomatica) alle casse.

Prendo un sacchetto bianco sotto al rullo della cassa della mia corsia, come in molti farete. Arrivo alla cassa e la signorina, gentilmente, mi chiede se preferisco avere la borsa gialla classica di plastica che mi avrebbe passato lei, visto che costa 4 centesimi invece che 10, come quella da me presa.

“Beh, mi dia quella gialla allora, grazie”, le dico sovrappensiero comportandomi da buon risparmiatore (o se preferite, ho fatto il braccine corte); poi con la coda dell’occhio, rimettendo via il sacchetto bianco, noto dalla consistenza che era biodegradabile, di quelli che si sciolgono facilmente, non inquinando l’ambiente insomma (quello giallo è fatto in polietilene vergine, cioé meno denso; inquina un po’ meno ma inquina lo stesso).

Capito? Per favorire l’ambiente ed incentivare i consumatori dando il buon esempio, ti fanno pagare meno il sacchetto di plastica classico. Eppure sul sito ufficiale, c’è anche una bella sezione dedicata all’impegno ambientale di questa grande catena di supermercati.

Persino in Cina sono stati proibiti i sacchetti di plastica: in Italia saranno proibiti dal 2010, così come previsto dalla Finanziaria del 2007 (articolo 1 comma 1129, 1130 e 1131). Già, ma perché proprio dal 2010 e non da subito? Smaltiamo quelli rimasti e basta, finiamo di produrli. Invece no, la produzione viene solo ridotta.

Tra l’altro, sono ben felice di pagare qualche centesimo per favorire l’ambiente, ma non capisco la moda - da qualche anno a questa parte - di dover pagare il sacchetto di plastica con scritto il nome del supermercato di turno. Cioé ti faccio pure pubblicità gratis! Facciamo una cosa dai, io ti pago il sacchetto, però poi lo Stato ti impone una tassa sulle confezioni, per far pagare i costi ecologici del loro smaltimento. Siete d’accordo, supermercati?

I sacchetti più diffusi sono fatti in polietilene, un materiale plastico derivato del petrolio; sono pressoché indistruttibili dispersi nell’ambiente, nel senso che, se sotterrati, rimangono nel suolo per secoli e l’unico modo di distruggerli è bruciarli, producendo però grosse quantità di Co2, scorie e rifiuti tossici vari.

Come accennato, sul mercato esistono due tipi di plastiche biodegradabili, ottenute a partire dall’amido di mais, di patate o di grano. A livello energetico questi ultimi costano molto meno e soprattutto sono biodegradabili. Ma noi li paghiamo di più, sapete perché? Perché non viene conteggiato il loro costo di smaltimento.

In Italia consumiamo oltre un quarto del totale dei sacchetti di plastica dell’Unione Europea, giusto per rispettare ogni trend negativo esistente, e siamo in fondo nell’attuazione di moderne pratiche ambientali.

Che dire, sicuramente l’esempio che ho fatto capiterà anche a tutti voi nei più svariati supermercati italiani, mi piacerebbe però sapere se esiste qualche eccezione in controtendenza. Me lo farete sapere nei commenti.

Insomma, rimaniamo in attesa che costruiscano in Italia, nel 2008, le prime centrali nucleari, che costringano (qui funzionano solo gli imperativi minacciosi) tutta la penisola ad attuare la raccolta differenziata (sempre nel 2008 ), che le multinazionali utilizzino meno materiali possibili per produrre le proprie scatole (contate quanti involucri rivestono certi prodotti, per dire), continuiamo ad aspettare.

Nel frattempo, per fare la spesa, utilizzate le borse della nonna, cioé quelle di juta, di stoffa, ecc…, che sono riutilizzabili pressoché all’infinito. Sarà anche scomodo portarsele dietro, ma viviamo in un’epoca in cui il consumo critico si fa sempre più strada tra le persone comuni. Almeno spero.
Non c’è che dire, le nostre nonne ne sapevano una cifra.

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8 risposte a Ambientalismo con la EsseLunga

  1. ugasoft scrive:

    io invece mi comporto ancora più ecologicamente:
    ho comprato da IKEA 3 sacchi blu grandi, da 60 centesimi.
    Li uso da 2 anni, si portano a tracolla, sono fantastici per la spesa: puoi trasportare tonnellate di vivande senza sforzo!

    e soprattutto non sto sempre a comprare inutili ed inquinantissimi sacchi di plastica!

  2. AlphaKappa scrive:

    anch’io faccio come fanno nei paesi più civili e intelligenti dell’italia,mi porto da casa i sacchetti in tela e risparmio anche qualche decina di euro all’anno buttati in sacchi di plastica. tanto se vai a fare la spesa sai che ti serviranno dei sacchetti.ò

  3. Jacopo scrive:

    La COOP utilizza già da tempo solo sacchetti biodegradabili, infatti se li tieni da parte per un po’ di tempo iniziano a rompersi da soli.

  4. The Snatcher scrive:

    Al CONAD, dove di solito vado io, usano ancora i sacchetti notmali, quelli di polietilene per intenderci. Non c’è nemmeno la possibilità di scelta.

    Siccome quella catena è l’unica presente ad una distanza decente da casa mia (non ci va di andare in qualche affollatissimo e rumoroso centro commerciale), in famiglia abbiamo adottato proprio il rimedio della nonna: tre robusti e duraturi sacchetti di carta plastificata comprati all’IKEA.

  5. sonounprecario scrive:

    @Newmediologo
    Eh ma nel Nord Europa le democrazie e le società sono molto più avanti che qui da noi, nel Sud Europa. Purtroppo è così.

    @Ugasoft e The Snatcher
    Ecco, Ikea batte tutti ancora una volta. Ha trovato il modo per farsi fare pubblicità anche in altre catene :D
    Fate benissimo ad usare i sacchettoni blu!

    @AlphaKappa
    Infatti è così, ma spesso ci si dimentica o si è vittime della pigrizia…diciamo che tutti dovremmo metterci in testa di diventare consumatori più informati e civili, ecco. Son piccole cose che se fatte da tutti possono aiutare a fare la differenza.

    @Jacopo
    Essì, occhio a non bagnarli :P

  6. ChillingWarming scrive:

    La storia dei sacchetti è alquanto suggestiva. Ricordate le arance della salute di qualche mese fa? Le avete comprate? Beh, io si, ed erano contenute in un sacchetto di plastica sponsorizzato esselunga.
    Nelle precendenti edizioni erano in sacchetti di carta…
    Quando ho riflettuto sul fatto che la plastica è una delle principali cause di tumore non ho esitato a scrivere all’ufficio marketing dell’airc, che mi ha risposto dandomi ragione sull’utilizzo di buste di plastica ma sostenendo il fatto che comunque l’aiuto economico dell’esselunga era stato notevole.
    Ci sono troppe cose che non funzionano.

    P.S. Ti do un consiglio. Se non vuoi fare pubblicità a queste “associazioni a delinquere” evita di regalargli dei link con l’anchor text impegno ambientale. I motori di ricerca non sanno che ne stai parlando male e quando passano a spiderare il tuo sito vedono che gli hai regalato un bel link e gli danno più autorità.

    Ciao!

  7. sonounprecario scrive:

    Hai ragione in quello che dici. Questi sono ragionamenti tipici del nostro paese, dove si è portati e ci si sente abbondantemente a scegliere sempre il “male minore”, fa niente se poi non è tanto minore, questo male.

    P.S. Ho sistemato il link, non mi ero accorto, tnx =)

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