Perché Panorama ha pubblicato intercettazioni irrilevanti su Prodi: Berlusconi e la tecnica del “serve a tutti”

agosto 30, 2008

Quello che è accaduto ieri ha del vergognoso: se il nostro fosse un paese giusto, tutti si sarebbero scandalizzati, invece così non è stato.
Panorama ha pubblicato intercettazioni dell’inchiesta su Romano Prodi all’epoca in cui era presidente del Consiglio. Si parla di una vecchia indagine sulla cessione dell’Italtel alla Siemens avviata dalla procura di Bolzano e riguardante Alessandro Ovi, braccio destro di Prodi all’Iri e poi suo consigliere a palazzo Chigi.

Premessa. Tanto per cominciare non c’è nessun indagato, né Ovi, né tantomeno Prodi. Seconda cosa, la vicenda ha del vergognoso; non tanto perché viene fatta saltare fuori soltanto ora, quanto piuttosto perché è un’azione con un fine ben preciso, studiata ad arte, di parte e clamorosamente servile, fatta da una rivista – Panorama – di famiglia, redatta dalla casa editrice che Berlusconi ha abilmente scippato (c’è una sentenza della corte di cassazione in merito ed una condanna a Previti, ma fa niente), la Mondadori.

Bravo picciotto. L’autore, Gianluigi Nuzzi, inviato speciale de “Il Giornale”, non è nuovo a queste vicende. Da una sua intervista infatti scopriamo quale sia la sua biografia:

Gianluigi Nuzzi, 37 anni, inviato speciale de Il Giornale, analista delle vicende politico-giudiziarie che dal ’92 sconvolgono il nostro Paese, ha firmato scoop come da ultimo le intercettazioni telefoniche con i dialoghi tra Piero Fassino e Giovanni Consorte sulla scalata a Bnl e l’ormai famoso “Bacio in fronte” che Gianpiero Fiorani diede al telefono all’allora governatore di Banca d’Italia Antonio Fazio e che fece partire l’estate dei furbetti del quartierino. Già collaboratore del Corriere della Sera, Gente Money, Espansione e L’Europeo ha iniziato a 14 anni a Topolino, per essere poi da garantista tra i pochi e primi ad assumere posizioni critiche nei confronti della stagione delle manette della magistratura milanese. Tra i big del giornalismo mette ai primi posti Ferruccio de Bortoli, Maurizio Belpietro ed Ettore Mo.

Insomma, Nuzzi ha passato l’ultimo periodo a cercare intercettazioni e ad esprimere pareri che potessero minare la già bassa credibilità dei politici di sinistra, spinto anche dalla sua “posizione critica nei confronti della stagione delle manette della magistratura milanese”. Un altro di quelli che pensano che Tangentopoli sia stata frutto della fantasia di qualche giudice manettaro che ha crudelmente ingabbiato dei poveri esponenti politici, da Chiesa in poi. No-comment sui nomi dei giornalisti che mette ai primi posti.

Vendere fuffa. La cosa interessante di questo servizio è che nessuno parla esplicitamente di niente, Prodi su tutti, che compare esclusivamente in una breve conversazione. In parole povere, le intercettazioni non ci dicono un bel niente, mentre secondo Panorama, o meglio, secondo Nuzzi, emergerebbe l’interessamento di Prodi e di parte del suo staff ad un episodio relativo ad una richiesta di finanziamenti per un progetto scientifico con la Regione Emilia-Romagna che stava a cuore al consuocero dell’ex premier.

Le apparenze ingannano. Se infatti provate a leggere le intercettazioni senza il racconto romanzato del giornalista, vi renderete facilmente conto che quello che ci stanno proponendo è aria fritta: Prodi, oltre che a non essere un santo – credetemi – è un economista, e che un collaboratore di famiglia chieda consigli su un affare, per me è cosa normalissima. Per dire, volete dirmi che se Bill Gates fosse vostro zio, voi non gli chiedereste un consiglio informatico?

Hot line. Il precedente era un esempio sciocco, basilare direi, ma che ben rende il concetto. Nelle decine (quasi centinaia) di intercettazioni in cui il protagonista era Berlusconi, di cui addirittura abbiamo l’audio (giusto per verificare che le parole scritte riportate erano vere), i reati commessi sono ben più gravi. Innanzitutto perché sì, sono reati (corruzione, compravendita di senatori, mafia, sesso in cambio di, ecc…), successivamente perché non esistono giri di parole. E qui arriviamo al motivo della pubblicazione di queste intercettazioni.

Tecniche ad personam. Come vi avevo spiegato tempo fa, Berlusconi non voleva che uscissero certe conversazioni riguardanti lui stesso. Il tentativo di far passare la legge che impedisse la pubblicazione di qualsiasi tipo di intercettazione, fatto in fretta e furia, non aveva comunque impedito che l’Espresso lo sputtanasse facilmente. Già, ma ora chissà, magari ne arriveranno altre che lo riguardano. E il concetto che deve passare è che tutti parlano al telefono, tutti sono come Berlusconi e violano la legge fregandosene dei cittadini, quindi quale miglior tattica se non quella di farle pubblicare (di chi è la Mondadori? Ci reputano davvero tutti così stupidi?) e – pressoché immediatamente – esprimere la solidarietà al nemico-amico?

Intercettateci tutti. Ovviamente si passa per i canonici cavalli di battaglia: dall’«ennesima ripetizione di un copione già visto» alla richiesta di intervento del Parlamento per «evitare il perpetuarsi di tali abusi che tanto profondamente incidono sulla vita dei cittadini e sulle libertà fondamentali». Italiani, tranquillizzatevi. A noi non ci intercetta nessuno: se non avete niente da nascondere o di cui preoccuparvi, le più o meno costose attrezzature utilizzate per fare indagini e intercettare, non le sprecano per ascoltarvi mentre parlate dell’ultima partita di campionato o di come siete bravi a fare sesso. La nostra libertà non è limitata per questi motivi. Usiamo la testa.
Guarda a caso, lo stesso Panorama nel 2007 aveva attivato una campagna di stampa anti-intercettazione, comunicando agli italiani che intercettare ha dei costi altissimi e non ne vale la pena.

Owned. Questa volta però, incredibilmente, Prodi è stato bravissimo. Ha ownato Berlusconi, direbbe un geek. Non se l’aspettavano, ma Prodi – che stupido come vi dicevano tg4 e tg5 non è – ha risposto con un “no, grazie”, ben sapendo il perché dello strano slancio amichevole del rivale. “Pubblicatele pure”, ha poi aggiunto, facendo intendere che Berlusconi aspira ad una legge liberticida, che aumenti le sue di libertà, non le nostre. Aprite gli occhi.

Sono Prodi, non sono un Santo. Intendiamoci, Prodi, il Pd e co. non hanno la coscienza pulita, anzi: in proposito basta chiedere a Fassino, D’Alema e Consorte, per esempio. Comunque sia, nel caso, saranno giudici e pm a decidere.
Intanto però noi rimaniamo sempre con l’occhio vigile, perchè la situazione non è assolutamente buona.
Perché la mia libertà viene limitata se chi governa si pone al di sopra delle regole togliendo uno strumento utile a chi vigila sulle istituzioni e per altri crimini.

Se qualcuno pubblica una conversazione tra un magnaccio e il suo servo o tra un corruttore ed un esecutore, la mia libertà non viene compromessa, anzi: mi sentirò ancora più libero e più in dovere di ritenermi moralmente superiore a prescindere.


Da grande voglio fare lo Spin Doctor di Gesù

agosto 28, 2008

Gesù
“…vi indicherò la strada giusta.”

Alla fine delle aziende che hanno gente brava e capace di comunicare e fare relazioni pubbliche in senso moderno ci sono. E io che pensavo che la ricerca da parte delle grandi compagnie di professionisti del settore fosse un po’ grossolana; di solito l’errore più comune commesso dai vertici aziendali è infatti quello di ritenere che chiunque possa gestire un qualsiasi tipo di crisi, sia essa piccola o grande.

Siccome il 90% delle persone in Italia non concepisce il significato delle scienze della comunicazione, di sicuro il corso di laurea dev’essere una minchiata colossale, per analfabeti, ebeti, falliti o giù di li. Però poi Vanna Marchi riceveva molte telefonate per i suoi prodotti, così come Media Shupping ora, ma questo è un altro discorso.

La realtà però, ahivoi, è un’altra. Specialmente all’estero, dove in genere non si dà nulla per scontato. Perché ormai conversare e rapportarsi con gli stakeholders o semplicemente con le persone, potenziali clienti o consumatori, è diventato fondamentale per qualsiasi organizzazione. E non tutti sanno farlo, anzi.

Ogni giorno infatti grandi aziende, organi di governo, portavoce di politici si trovano a dover fronteggiare qualsiasi tipo di “emergenza”. Prendiamo l’Italia, con le recenti gaffes (se così possiamo chiamarle, ma lasciamo perdere le reali motivazioni di fondo che lo portano a fare certe dichiarazioni…) di Alemanno sulla turista violentata o il caso Berlusconi, con le decine di dichiarazioni fasulle, ritrattate, ecc… Insomma quando controlli mezzi di comunicazione di massa è facile stoppare sul nascere le uscite più infelici. Ma se sei una grossa catena di supermercati e dentro ai surgelati trovano un topo morto, qualche dichiarazione, prima o poi, dovrai pur farla.

Se invece sei un senatore del PD sei fottuto. In ogni caso. Perché affidarsi a dei professionisti per comunicare quando…basta stare zitti e fermi per auto-distruggersi? Appunto.
Perché far sapere alla gente, magari con vie alternative e più economiche, le poche cose buone fatte, piuttosto che farsi prendere quotidianamente a male parole? Perché sono masochisti e gay passivi, quindi ci godono. Eccetera eccetera.

Fatte delle doverose promesse per farvi capire di cosa sto parlando (perché sicuramente non interesserà a molti), ho deciso – quasi definitivamente – ieri sera che cosa vorrei fare da grande. Diciamo in una percentuale che va dall’80 al 90%; cioé l’intervallo sembra ancora ampio, ma in realtà lascio ancora le restanti possibilità ad un’ipotetica vincità al super enalotto o, che so io, al benefattore miliardario di turno che mi telefona per confessarmi che sono il suo unico figlio, erede di non avete idea quanti soldi.

Vabbé. Comunque sia ero a Milano e – sniff, sniff – ho sentito aria, uno strano profumo di crisi. Ho incontrato Mauro (c’erano anche quelle sciacquette di Marilù, Aurora e Pippa Wilson…) e gli ho decisamente rotto le scatole facendogli un po’ di domande sul suo mestiere, usando il suo iphone come lampada da interrogatorio, giusto per metterlo un po’ sotto torchio.

Capite? No, lo so. A voi sembrerà una cagata micidiale tutto quello che sto scrivendo, ma il lavoro pensato, ragionato, un po’ creativo che mi sa di sfida è quello del relatore pubblico. Che non c’entra niente col PR della discoteca che vi fa entrare in lista, porca vacca. In Italia bisogna stare attenti e dire “RP”, perché la confusione è massima.

E ci ho pure pensato per qualche tempo. Non mi soddisfava appieno limitarmi a fare il pubblicitario per poi farvi spendere un sacco di soldi in prodotti in cui magari non credevo. Io voglio “massaggiare il messaggio”, dare la curva che voglio alla realtà. Mettere il mantello, una maschera e modificare anche lo spazio e il tempo con le parole. Un super-eroe della comunicazione moderna. Ma attenzione, tutto in modo obiettivo ed etico, ci mancherebbe; io non parlerei di bugie, al massimo di differenti punti di vista.

Volete un esempio analogo in merito? Allora vi racconto una breve storiella. C’era una volta un geek che stava giocando a Tiger Woods PGA TOUR 08, un videogioco di golf; ad un certo punto si accorge che c’è un glitch, un piccolo inconveniente nel gioco: Tiger Woods sembra colpire la pallina camminando sulle acque. In preda ad orgasmi social-medici, il geek mette on line il video prova su youtube. La cosa non è bella per la casa produttrice, che alla fine il gioco dovrà pur venderlo.

E allora cosa fa la EA? Mette on line un altro video con il vero Tiger Woods, decisamente ironico, che porta il messaggio e la comunicazione su un altro piano, per di più dimostrando attenzione per social media e community.

Quindi è ufficiale, voglio fare il consulente, un fastidiosissimo consulente.
Intanto consigliatemi, ditemi se per voi sono grave, se dovrei farmi curare. In caso contrario mi riterrò libero di propormi come consulente politico di Walter Veltroni. Sono pur sempre una faccia…nuova su cui scommettere, no?


Le uscite di sicurezza sono lì, lì e là

agosto 27, 2008

Prendere un aereo ricevendo qualche ora prima la notizia del disastro Spanair di Madrid non è così simpatico come sembra. A parte il ragionamento comune del “tanto è appena successo, mica può capitare un altro disastro in così poco tempo!”, si sta profilando un triste presente e un funesto futuro per chi sperava di viaggiare per il mondo con pochi euro in tasca.

Mettiamola così: il motivo ufficiale è quello dell’aumento esponenziale del costo dei carburanti, che in primis sta colpendo tutte le compagnie low-cost nate negli ultimi anni. In realtà poi bisognerebbe anche andare a vedere come sono state gestite molte compagnie, lo stato pietoso in cui versano innumerevoli velivoli (piuttosto che dissanguarsi in continue manutenzioni, forse è meglio cambiarli quei tupolev anni ’70… A meno che siete una di quelle persone che pensano che con un po’ di aspirina si cura tutto) e i giochini, gli accordi e chissà quante tangenti che vengono costantemente attuati in ogni aeroporto tra compagnie, operatori del settore, società gestori di questo o quel servizio e così via: Alitalia è solo il caso più eclatante e dissennato di questa tendenza.

Alitalia, non solo musica italiana
Per una volta, tralasciamo il monotono (!) caso italiano, inutile incavolarsi, tanto stiamo continuando a pagarla da decenni, anche se da almeno dieci anni è fallita. Prendiamo la tragedia Spanair di Madrid: un articolo su Repubblica spiega come la compagnia fosse in gravi difficoltà economiche già da qualche tempo; ritardi, imponenti tagli di personale, continui problemi tecnici sugli aerei sono solo alcune delle problematiche sorte. E quindi, se proprio dobbiamo fare dei tagli, che spese eliminiamo? Ma certo, quelle di manutenzione dei velivoli. Al massimo morirà qualche centinaio di persone.

It’s raining plane
Poi arrivano i giornalisti, che di colpo si accorgono che da decenni gli aerei in volo sono gli stessi, che i voli sono in costante ritardo cosmico causato da continue riparazioni, che spesso ci sono atterraggi di emergenza, come se improvvisamente, dal 20 agosto, tutte le compagnie facessero di colpo cagare. Volete una prova? In nemmeno 7 giorni abbiamo avuto questo, questo, questo, questo, questo e quest’altro caso di incidenti o disguidi a qualche aereo segnalati dai media.

Maledetto sia il prezzo al barile
Va bene, siamo in estate, ci sono più voli e più persone prendono un aereo, ma davvero credete che negli altri mesi dell’anno queste cose non capitino? Che non ci siano atterraggi d’emergenza?
Il classico esempio è quello dei pitbull: qualche estate fa sembrava che di colpo tutti i pitbull azzannassero chiunque indiscriminatamente… Ora, pensate seriamente che i cani (o i pitbull in questo caso) abbiano smesso di mordere? No, certo. Però non fa più notizia, come direbbe Fabrizio Ravanelli.

Hostess, c’è un finestrino aperto…
Sarebbe quindi più interessante se i giornalisti spiegassero e indagassero sul vero stato delle compagnie aeree e su come operano molte di esse. Perché la Spanair non è una compagnia low-cost, eppure… Dovrebbero raccontarci più spesso delle pressioni subite da piloti, hostess e steward per volare lo stesso con alcuni velivoli ai limiti della praticabilità e magari potrebbero fare pressione sui legislatori affinché creino nuovi obblighi sulla sicurezza: non sono un esperto del campo, per carità, ma per esempio si potrebbe dare un limite d’età a certi modelli di velivoli, o tranquillizzare i passeggeri a bordo con maggiori informazioni, magari più utili delle uscite di sicurezza.

L’aereo più pazzo del mondo
Perché tanto, se un aereo viene giù da 5 o 8 mila metri che siano, dell’uscita di sicurezza, della mascherina dell’ossigeno e del salvagente non ce ne facciamo un bel niente. E’ ora che qualcuno cominci a farlo presente. Così forse, dopo ogni atterraggio, tutti i tamarri di turno la smetteranno di applaudire, pratica fastidiosissima (e tutta italiana) che non concepisco; voi applaudite quando l’autista del pullman vi porta alla fermata? No di certo, porco cane. Ditelo che fate clap-clap perché avete strizza e vi liberate di un peso: vi ho scoperto.

Raddrizzare lo schienale, la chiave della salvezza.
Mi chiedo anche – da profano visto che non sono ingegnere – se sia possibile che nel 2008 non esista alcun tipo di ricerca per quanto riguarda la sicurezza degli aerei e dei passeggeri, e che le uniche misure in caso di emergenza siano una mascherina, un salvagente e delle belle hostess vestite bene. No, ovviamente ci saranno sì tanti tecnici che ricercano, ma se gli aerei che prendiamo sono di 10-15 anni fa (quando va bene), capiamo bene che è un cane che si morde la coda.

Le consiglio un buon Boeing 747 invecchiato 25 anni.
Ad esempio, io non sapevo che “gli aerei di linea causa la tecnologia applicata sono molto costosi e spesso vengono utilizzati in leasing con una scadenza nel lungo termine (dai 20 ai 40 anni): una volta scaduto il termine quasi nessuno torna in servizio perché nel frattempo, grazie al progresso tecnologico, i nuovi aerei prodotti sono più economici nelle ordinarie operazioni di manutenzione rispetto a quelli più vecchi. Molti degli aerei che non vengono più utilizzati sono depositati nel Deserto del Mojave, negli Stati Uniti d’America”. Una mega discarica di aerei presi in leasing dai 20 ai 40 anni. Se siete fortunati quindi l’aereo con cui siete andati in vacanza aveva 20 anni e i film che proiettavano a bordo erano Yuppies e Yuppies 2.

Take my breath away
Non lo so, età dell’aeroplano a parte, studiate una fusoliera che si sgancia e che espelle, ad una certa altezza, i passeggeri con file munite di paracadute. Uso la fantasia e sparo a caso, ispirandomi un po’ a Top Gun. Ma nel 2008 ci saranno altre strade da seguire, senza dubbio.
Senza contare che molto presto non ci sarà più carburante anche per gli aerei: è possibile farli ad energia solare visto che volano più vicini al Sole? Capite, sono solo supposizioni, domande o giù di li, ma qui si tratta di cambiare il mondo non solo per quanto riguarda l’energia che arriva nelle nostre case e via dicendo. Ci sono altre migliaia di applicazioni.

Certo, se prende fuoco l’aereo non c’è scampo. Ma preferisco giocarmela in altri modi un po’ più creativi piuttosto che aspettare la morte con la cintura di sicurezza allacciata e il sacchetto del vomito in mano.


…Non ha visto la luce

agosto 25, 2008

Aveva ragione Enrico: ora toccherà riprenderci anche le città, civilmente, armati di fotocamere e videofonini, sperando che serva a qualcosa, un po’ come ogni tanto accade negli Usa.
Per farla breve, a Termoli, un giovane e pericolosissimo ambulante extracomunitario armato di un po’ di merce contraffata è stato aggredito, tenuto per il collo e trascinato sull’asfalto, lungo il corso della città da tre vigili urbani.

È però accaduto che diversi cittadini testimoni dell’accaduto non solo hanno fotografato la scena con i telefonini, ma sono intervenuti in soccorso del giovane straniero, affrontando le forze dell’ordine. Finalmente qualche giornalista si decide a dare risalto a qualche manifestazione di civiltà, caratteristica sconosciuta ai coraggiosissimi tutori dell’ordine, che in genere in 3, caricano e portano via vucumprà, manco fossero i peggiori criminali. Facile, vero? Voi sì che siete dei duri.

Il responsabile della polizia municipale Rocco Giacintucci, replica: “Non so nulla, ero in ferie. Sto apprendendo ora quanto è successo. Una cosa però è certa: se i vigili hanno agito in quel modo è perché evidentemente c’è stata una reazione spropositata del giovane. Le regole in qualche modo le dobbiamo fare rispettare. Capisco che certe scene possono apparire più o meno cruente, ma dipende dalla reazione del soggetto”.

Ecco appunto; il responsabile della polizia municipale era in ferie, non ne sa niente, però dà per scontato che la reazione del soggetto sia stata spropositata e violenta: strano che non fosse felice di farsi trascinare per il collo in un baule per poi farsi portare in commissariato.

Purtroppo dovremo abituarci a queste tristi scene: le forze dell’ordine si sentiranno sempre più in dovere di menare le mani o utilizzare le maniere forti.
Il pericolo più grave per l’ordine pubblico infatti sono i venditori di merce taroccata extracomunitari. Sia mai che a qualche cittadino che non si trovi in una zona illuminata venga rivolta la parola per fargli comprare un braccialetto di stoffa…
E luce fu.


Mezzi di confusione di massa in un paese costituito da una massa confusa da mezzi-termini

agosto 24, 2008

Encefalogramma piatto

E rieccomi, al ritorno in Padania, dopo due tranquille settimane di vacanza: purtroppo bisogna pur ricominciare prima o poi.
Sono solo tre giorni che respiro aria di casa, ma già mi sono sufficienti: ho ritrovato un paese strano, rendendomi conto una volta in più di quanto sia diverso da ogni altra nazione civile e moderna.

Non mi sono perso molto: sembra infatti che Berlusconi abbia definitivamente liberato Napoli da rifiuti, camorra e extracomunitari vari. Sorrido al pensiero che qualcuno possa crederci.
Poi scopro l’esistenza di un concorso per dementi, che chiede di inviare le migliori vignette anti-Brunetta: basterebbe semplicemente inviare una sua foto e pronunciare il nome del ministro per vincere a mani basse.

Per ora mi fermo qua, anche se ci sarebbero decine di altri eventi di cui parlare. Che i personaggi di questo governo fossero vendicativi, non molto furbi e megalomani lo sapevamo, che i loro elettori fossero più stolti di loro anche, quindi tutto normale.

Vorrei quindi commentare un post di Luca De Biase, sempre piacevolissimo da leggere:

Immigrazione, sicurezza, fannulloni, morti bianche, assassini, corruzione, morti per incidenti stradali. Le storie giornalistiche più chiare vengono messe in discussione da frasi di qualcuno che provoca artatamente confusione.
Ogni pregiudizio viene abbattuto dai dati. Ma ogni dato viene abbattuto da un pregiudizio.
Le notizie che abbiamo sui fatti che accadono sono frutto di una quantità di condizioni: le fonti e i documenti che li attestano, la capacità di trovarli, la comprensione dei documenti da parte di chi li trova, il modo di raccontarli, il contenitore nel quale vengono raccontati, il modo in cui sono interpretati e collegati ad altri fatti… E molto altro. Non è facile lavorare sui dati e sui fatti. Ci vuole pazienza e dedizione. Lavorare con i pregiudizi invece è facile, supposto che si abbia una disponibilità di mezzi di comunicazione di massa sufficienti a costruire quei pregiudizi e a convincerne la popolazione.

Che l’elettore destrorso fosse poco scolarizzato, poco interessato alla politica se non alle elezioni politiche, gran degustatore di televisione e via dicendo, lo sapevamo; da qui è facile dedurre quindi che cavalcare le paure più recondite ed elementari, come se si avesse a che fare con dei bambini, è un gioco che questo governo continuerà ad attuare fino a fine legislatura.

Una cosa che però non arrivavo ancora a concepire era la necessità di governare con l’esercito in strada, stile regime sudamericano. E invece…

I casi che mostrano questo genere di fenomeno si moltiplicano e la confusione aumenta. Si induce paura per la sicurezza collegandola all’immigrazione, ma si osserva che in realtà in Italia si muore di più sul lavoro che per assassinio: i dati vengono contestati (vedi Repubblica). Si mette paura agli statali fannulloni e i dati di assenteismo crollano, ma l’interpretazione dei dati viene contestata. Il Financial Times osserva che gli italiani si preoccupano di più della sicurezza (anche se il loro è un paese tra i più sicuri d’Europa), e non della corruzione (anche se sono il paese più corrotto d’Europa (dopo la Grecia): Paferro lo nota e nasce una discussione tra le migliori degli ultimi tempi. Del resto, non c’è sentenza, processo, fatto giuridico che non venga contestato come se fosse non un fatto ma un’opinione…

Capito? I confusionari leghisti, i non coerenti elettori del popolo delle libertà, dei non-moderati intolleranti di tutto che fanno tutto il contrario di tutto, la cosiddetta “maggioranza degli italiani” (che poi non è, basta un ragionamento logico) si incazza a sentir parlare di sicurezza, poi però non sa che vive in un paese sicuro, ma pericoloso perché la corruzione è dilagante.

Niente cause o conseguenze pensate, solo luoghi comuni a posteriori: negri, extracomunitari, zingari, rom, terroni, statali, mezze stagioni, comunisti e chi più ne ha, più ne metta. E gli italiani sono contenti che qualcuno gli trovi qualche capro espiatorio con cui prendersela più facilmente, magari al bar con gli amici, tra un cocktail da 7 euro e l’altro.

La strategia della confusione è la tattica da sempre attuata dal Presidente del Consiglio e da tutti i suoi tirapiedi nelle più svariate situazioni: processi, leggine ad personam, gaffes più o meno gravi e così via. Una bella polemica, un’affermazione forte, un polverone ad arte e il risultato ottenuto è quello voluto.

Mi duole però ammettere che tecniche simili possono solo funzionare in un paese dove l’opposizione non esiste, in un un biutiful cauntri con una popolazione formata da persone non molto intelligenti, o se volete poco informate, poco interessate, ma smaniose di farcela, in qualsiasi modo, possibilmente fregando il prossimo.
Dei parassiti, ecco in cosa ci stiamo trasformando.


We need a Holiday

agosto 16, 2008

No, non sono mica scomparso. In realta’ sono qui che vi spio ogni tanto, di sfuggita, un po’ altezzoso. Devo dire che il relax della vacanza sta giovando e si’, va tutto bene, accenti a parte: la tastiera greca e’ alquanto strana.

Vi scrivo da Piskopiano, un paesino microscopico di Creta, dove alloggio: qui c’e’ un’invasione di inglesi, olandesi e tedeschi: gli italiani sono pochissimi e un po’ mi mancano dai. Sono in un internet cafe’ e devo dire che la linea e’ ottima anche qui: di fianco a me ho persone che usano skype, msn, facebook, ecc…da altri pc ma la navigazione non ne risente. Poi penso all’Italia e allo stato dell’adsl, alla sua diffusione e mi dispiaccio.

Questo per anticiparvi che persino qui a Creta, isolotto in mezzo al mare, in Grecia, fanalino di coda della Ue persino dietro al Portogallo, ho trovato alcune cose che funzionano rispetto al nostro paese. Certo, poche, lo ammetto, ma vorrei anche vedere: nella parte meridionale di quest’isola molti vivono ancora di pastorizia e pesca…

Ma per il resoconto vacanziero con aneddoti, segreti e menate varie, rimando al ritorno in patria, che di tempo per annoiarvi ce ne sara’.
Sto gironzolando per l’isola con un motorino scassatissimo, che due volte su…una non parte. E probabilmente noleggero’ anche una macchina scassata, giusto per vedere qualcosa di serio, tipo l’isoletta paradisiaca di Chrissis.

Ora mi infilo in qualche pub irlandese a scolarmi un paio di birre, con noccioline a volonta’, sperando che nei prossimi 5 metri a piedi nessun greco-pr di un qualsiasi locale non mi prenda a braccetto dicendomi “ciao italiano mafioso, vieni qui che ci sono good cocktails, sex on the beach!”. Nel frattempo mi bullero’ anche della mia abbronzatura e dei capelli super schiariti dal sole: sembro un mechato un po’ fru-fru, ma alle donne piace.

Che gia’, leggendo il mio nome all’arrivo, mi sono beccato dell’Alessandro Del Piero. Che detto ad un interista…


Il papa condannerebbe questo blog

agosto 13, 2008

Ricordate il banner presente in molti blog raffigurante la scritta “il papa condanna questo blog”? Ecco, da qualche tempo a questa parte è scomparso, l’autore spiega il perché.

Il creatore del banner è stato denunciato e hanno quindi dovuto oscurargli il blog; no, in realtà, come spiega egli stesso in un post di aggiornamento, la cosa è molto più inquietante: qualcuno ha contattato la polizia e gli avrebbe detto “che avrebbe potuto procedere se la cosa non rientrava”. L’autore spiega poi che secondo lui sarebbe stata la Chiesa stessa a fare queste pressioni.

In Rete stranamente pochi noti ne hanno parlato; soltanto Punto Informatico ha fatto uscire un articolo in merito. Viene quindi da chiedersi quanto ci sia di vero in tutta questa storia, oltre all’effettiva sparizione del banner incriminato.

Insomma, non bastava l’esercito in strada per governare in stile regime sudamericano, ora anche la Curia comincia a navigare in Rete e a chiamare la polizia per fatti gravissimi come questo.

Oltre all’inesistenza della libertà d’espressione, oltre all’intolleranza dimostrata da coloro che si auto-nominano come moderati, se questo è davvero il livello di laicità dello Stato italiano e dei suoi organi, nel 2008, manca solo che in un curriculum vitae ci chiedano di specificare quale religione professiamo e siamo a posto.


La Tv che diventa Tw

agosto 9, 2008

Dal Sole 24 Ore

Dopo il lancio di Democratica Tv da parte di Veltroni e del PD, arriva una triste notizia dall’ex direttore Medail: la tv della libertà chiude. Pochi ascolti giornalieri (6-7000 persone) e costi alti per uno struttura di ben 20 (!) persone. Che tradotto in parole povere, vuol dire che non se la filava nessuno.

Ma concentriamoci per un istante su questo apparente slancio web 2.0 di Veltroni: prima fa una dichiarazione in difesa della Rete, dicendo la sua sulla causa tra Mediaset, Google e Youtube, poi l’inaugurazione di una web-tv. Che abbia visto la Luce? No di certo.

Già Napolux ha ben delineato lo schema dei motivi di questo rinnovato interesse veltroniano verso Internet web: basta verificare gli account di twitter del PD e di Veltroni per intuire che vengono utilizzati solamente durante campagne elettorali o particolari avvenimenti legati al partito. Insomma, ancora non vengono comprese le vere potenzialità del mezzo, soprattutto nel lungo periodo: ehi consulenti politici, se vi dico relazioni pubbliche vi viene in mente qualcosa?

Vatti a fidare di un giovane laureato smanettone del web: no, meglio affidarsi alle cariatidi della televisione piuttosto che scommettere su un rapporto più diretto, orizzontale e democratico legato ad Internet ed ai nuovi media. Sia mai che ai cittadini venga voglia di partecipare attivamente.

Sì perché è sintomatico che quando un’organizzazione politica annuncia un nuovo esperimento legato al web, manco fosse una scoperta rivoluzionaria, abbia e voglia ancora avere a che fare con la tv. E i giornalisti riprendono la notizia come se ci trovassimo davanti ad un evento incredibile. Verrebbe da chiedersi: ma siamo noi i diversi che vivono in un’altra dimensione, o sono loro che…vivono in un passato che si sforzano di mantenere in vita?

Conosciamo già la risposta purtroppo. Ma il dettaglio più evidente, e se volete più grave dal nostro punto di vista, è il riscontrare il fatto che i politici non sono più capaci da molto tempo di parlare alle persone, in qualunque modo. Malati di berlusconite acuta, esistono solo in tv, dietro una maledetta scatola, ereitando tutti i comportamenti propri di altri generi televisivi: e la politica viene dimenticata. Esiste il cosiddetto effetto setaccio per esempio, per cui i media danno più visibilità ai candidati più telegenici e più graditi dal pubblico. Mentre siamo qui a dibattere e discutere, a scrivere migliaia di post più o meno interessanti, si scopre così che i contenuti non interessano più – ai molti.

Certo, mi piacerebbe anche conoscere il parere di altri blogger in merito, ma la mia paura è quella che i politici stiano trasformando la “tv” in “tw”, o t-web, come preferite. Ma ciò non è possibile, in quanto non è pensabile comportarsi in un medium diverso utilizzando le stesse dinamiche della tv tradizionale, specialmente perché qui è casa di tutti e noi tutti vogliamo partecipare, fruire e contribuire.

Ecco perché ritengo che la non ancora nata tv democratica potrebbe finire per risultare l’ennesimo flop firmato PD: basti pensare anche solo al PD, quello vero, che per sicurezza non si sbilancia mai. Il mio timore è quello che diventi esclusivamente una vetrina in cui pubblicizzare il personaggio di turno: ennò, non funziona così.

Loro – giusto per distinguerci – non lo sanno, ma noi siamo ‘leggermente’ diversi dal pubblico televisivo.
Perché noi siamo davvero democratici.


Morire Giovani

agosto 6, 2008

http://www.flickr.com/photos/valerius25/463968859/ - i diritti sono di proprietà dell'autore

Sono un fottuto pessimista. Lo so, davvero. Ma non ci posso fare niente: nel dubbio, non faccio altro che supporre o intravedere il peggio dietro l’angolo. Parlo in generale, detto per inciso. Per una volta, facciamo che la politica c’entra poco. Anche se loro lanciano costantemente un unico messaggio a noi “ragazzi”: è meglio farci morire da giovani.

Scuola, università disorganizzata, stage o non stage, l’importante è che non sia pagato; crediti formativi, laurea, poi forse lavoro; lavoro precario, guadagni poco, zero certezze, niente casa, niente libertà. E intanto gli anni passano e tu sei ancora lì, in casa con mamma e papà. Senza una pensione, senza una prospettiva o una possibilità, insomma senza futuro.

E così via, anche se in questo momento vorrei concentrarmi più sulle sensazioni e gli stati d’animo che sul viscerale vissuto del concreto quotidiano: dopo un po’ stanca anche me.
Cioé come mi viene in mente, penserete, di scrivere cose simili proprio mentre sto per partire per un viaggio? Beh, quando arrivano le ferie, vuole comunque dire che l’estate sta finendo.

Più che vivere la vita mi sembra di subirla, come se stessi guardando costantemete il mondo da dietro una finestra, osservando gli altri intenti a vivere, trascorrere il tempo e decidere ciò che vogliono della propria esistenza.

Come se fossi imprigionato in una realtà ovattata che tiene incatenata la mia voglia di libertà. Me la sento dentro che spinge forte, spesso fa a pugni con i miei pensieri: convivo con un forte senso di inquietudine generale, assieme a quella enorme sensazione di vuoto che non so come riempire.

La cosa triste, o strana se volete, è che non ho idea di che decisione possa prendere in merito a qualsiasi cosa per cambiare lo stato delle cose, in primis la Mia Vita. E’ questa passività disarmante che mi sento addosso che mi distrugge, come se non riuscissi a reagire, a rialzarmi mai.

E ho paura del Tempo, di star perdendo quantità industriali di Tempo che non tornerà mai più. Tipo che tra 10 anni mi sveglierò un giorno pensando tra me e me “ma che cacchio di diavolo ho fatto fino ad ora? Dov’era il mio cervello quando ancora tutto era una scommessa, una roulette russa di esperienze da fare?” E in quel momento – se mai arriverà – sentirò un tuffo al Cuore, lo so.

Perché sarà troppo tardi.


Alla ricerca del mio filo di Arianna

agosto 4, 2008

Che lo vogliate o no, è giunta l’ora anche per me: se tutto andrà per il verso giusto (e perché non dovrebbe andare bene, tenendo le mani sulle parti basse?), mercoledì notte partirò per Creta.

Devo dire che non vedevo l’ora di staccare ufficialmente la spina quest’anno, che comincio a provare sulla pelle e sul mio tanto discusso (da me) cervello quantità industriali di stress: in questi ultimi giorni che mi separano dalle vacanze infatti non ho proprio voglia di fare un bel niente. Ok, più del solito, lo ammetto.

Confesso anche che, se per sbaglio troverò un Internet Point, attirandomi ire e improperi della fidanzata, accederò al web: è difficile sopravvivere lontano da Hattrick, Gmail, WordPress, Twitter, Flickr… Certo, se avessi un telefono che mi permetta di navigare in Rete seriamente, tutto sarebbe più facile. Per ora però preferisco usare questa mancanza di mezzi come scusa per disintossicarmi per qualche tempo da uno schermo ed una tastiera. Qwerty, per giunta.

Perché una delle prime cose che faccio, che fate e che facciamo noi addicted to web appena tornati a casa, è riaccendere il pc per vedere se tutto è ok: non è vero, in realtà lo facciamo per comunicare agli amici di twitter che purtroppo siamo tornati, ma perlomeno siamo abbronzati. E che il mare era proprio bello, blu, salato e bagnato.

Questo non vuol dire che non posterò; per vie segrete vi controllerò lo stesso, quindi vedete di fare i bravi. So che non sentirete la mia mancanza, ma un po’ arrogantemente proverò a farvela sentire. E se riuscirò a ritrovare un po’ di pace dei sensi, tenterò anche di dare un po’ di ordine mentale alla mia vita, che vorrei cominciare a capirmi, roba non semplice da qualche anno a questa parte. Il filo ce l’avrò accanto a me e vedrò di seguirlo senza distrarmi troppo.

…Sperando che il labirinto in cui dovrò districarmi non sia poi così complicato.


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