Finlandia, arrivo

ottobre 31, 2008

Come si dice in questi casi? Ah sì. Il vostro peggior blogger preferito, sarà in Finlandia per 3 giorni, ritorno previsto per lunedì 3 novembre.

Vado a Tampere con degli amici universitari, ospiti di altri ragazzotti italiani la in Erasmus. Insomma è mezzanotte passato ed ho praticamente finito di fare la valigia, ma sono qui a scrivere: sveglia alle 3.30 am, che alle 6.30 si decolla.

Dopo aver scoperto che non posso portare armi a bordo (le ho levate dalla valigia per sicurezza), vi svelo un segreto: annuserò l’aria finlandese, mi guarderò in giro e cercherò di capire. Magari la si vive bene e può essere un posto migliore, per me e il mio futuro. Chissà.

Certo, c’è qualche difetto: basti pensare al particolare clima e alle troppe bionde presenti. Ma penso che, per quanto riguarda la seconda questione, potrei farmene una ragione.

Niente fate i bravi, sempre, divertitevi e se nel frattempo riuscite a cambiare l’Italia per farmi trovare una sorpesa quando torno, mi farete felice.

Mi mancherete.


Posto in piedi

ottobre 30, 2008

E noi che stiamo qui a discutere sul ruolo dei giornalisti nella comunicazione moderna quando bastavano due parole.


Guida a come usare e sopravvivere a Facebook

ottobre 29, 2008

È da settembre che va avanti così. È da quando anche in Italia, col ritardo di circa un anno, si è diffuso l’uso di Facebook tra la gente comune. Sì, lo dico in modo snob, che noi bloggers – gente di un certo livello digitale - al social network più famoso ma un po’ bruttino, eravamo già iscritti da molto tempo.

Perché questo post? Perché sono sinceramente stufo di ricevere ogni giorno tra le 20 e le 30 mail da facebook. Inviti per applicazioni, cause imbarazzanti, gruppi per minorati mentali, eventi di ogni genere e chi più ne ha più ne metta.

Checché ne pensiate, Facebook non è un gioco, né tantomeno una comunità di incontri, appuntamenti o luogo da far diventare una pattumiera, anche se ora si è già trasformato in una discarica di futili contenuti sulla scia di siti web mlto più vecchi, che ormai non hanno più senso.

Cioé vi assicuro che se volete appiccicarvi con una ragazza ci sono metodi migliori. Anche perché quando vedrà che fate parte del gruppo “onanisti anonimi” e magari siete i fondatori, non ci farete una bella figura. Voglio quindi esaminare alcune casistiche comuni che portano all’esasperazione quotidianamente migliaia di persone.

Ma sei proprio tu! Non ci vediamo da un tot!!!. Una delle pratiche più comuni e un sintomo dell’ormai irreversibile decadimento del mezzo è questa. Ogni giorno c’è un compagno di asilo, delle elementari, delle medie o delle superiori nuovo che arriva a voi. Quando va bene, perché magari è la segretaria della vostra palestra che per caso vi ha raggiunto. Per farvi pagare l’abbonamento, furboni, non perché ci sta provando. Perché scrivere nomi da ricercare è il loro personalissimo, nuovissimo e intelligentissimo giocone che occupa le loro giornate. Clicca e aggiungi, di palo in frasca. La formula del Fakebook all’italiana è questa: più amici hai e più sei importante.

Ma aggiungervi ai contatti non basta a queste persone. L’immediato passo successivo è scrivervi per dirvi qualche cosa di davvero originale: “ehi, come va? Quand’è che organizziamo un’in-ter-es-san-tis-si-ma rimpatriata di classe?”. E voi in quel momento vorreste uccidere il vostro interlocutore, lo so, magari rispondendogli qualcosa che svaria da un giovanile “ma ce la fai?!” ad un più sobrio “davvero la tua vita sociale si è ridotta a questo?”.

Qualcuno ha taggato una tua foto. Una tragedia, un disastro di proporzioni epocali. Sì cavolo. Qualcuno ha taggato proprio quella foto in cui siete dodicenni, avete l’apparecchio, gli occhiali rotondissimi e siete brutti come la figlia di Fantozzi. E voi quella foto l’avevate distrutta, o almeno tale la credevate. Mai sottovalutare le risorse di un’insistente compagna di scuola media. Eppure lei in quella foto è “così carina duepunti dollaro”, come il commento del suo perfido fidanzato fa notare un po’ più in basso.

Diciamo basta anche alle foto taggate. Io voglio che tu mi chieda il permesso. Non è possibile che io trovi in giro foto mie di ogni genere e tipo, la privacy non è un gioco. Perché se domani divento potente e famoso, la cosa potrebbe darmi alquanto fastidio. Ahr, ahr. E poi dovrebbe essere un atto di cortesia. Non so, qualcuno potrebbe pensare ad un auto oscuramento facebookiano con un tondino nero sul faccione finché non fornisco il permesso. Perché magari non sono nemmeno iscritto a facebook e pubblicare una foto in cui appare qualcun altro solo perché siete davvero venuti bene, non è educato.

Pietro Izzo ti ha invitato a partecipare all’evento “sesso di gruppo opensource 2.0″. No davvero Pietro (*), questa volta non posso, non posso accettare. Soprattutto perché l’evento magari si teneva in Salento, a casa di qualche nota blogger, ed io – abitando in provincia di Milano – non sono proprio comodo. Questo per dirvi, quando invitate qualcuno al vostro splendido evento, di non farlo a casaccio, perché se intuisco che fate le cose tanto per farle, vi dico no a priori.

Più in generale poi, c’è la tendenza a re-invitare all’infinito chi ha già detto no. Ma scusate, quando una ragazza vi da il due di picche cosa fate, le richiedete di uscire dopo 5 minuti perché siete masochisti? E’ che poi si diventa fastidiosi, credetemi. Così come quando ogni due secondi scrivete una frase differente per cambiare il vostro status. Se pensate che oggi fa troppo caldo non scrivetelo su Facebook, o la mia timeline diventerà un bordello preso d’assalto da un pullmann di nerd. Per quello c’è già twitter, per dire.

La realtà è che Facebook sta diventando una fabbrica di spam e raccolta di decine di tipologie di dati differenti da fornire un po’ a tutti quanti. Pensateci quando aggiungete un’applicazione: date libero e totale accesso alle farloccate più varie. Chissà perché poi, porco cane, mi arrivano pubblicità di ogni genere nella casella di posta. Strano, no?

La vostra privacy è importante insomma. Per questo esiste la voce “Impostazioni sulla Privacy”, dal menù a tendina “Impostazioni”. Vi invito a leggerla e configurarla correttamente, prima che sia troppo tardi. E’ per questo che fino a poche settimane fa, non ero iscritto su Facebook col mio vero nome, ma con il noto pseudonimo con cui molti di voi mi conoscono. Parentesi, sarà una croce che mi porterò dietro anche quando sarò miliardario e comanderò il mondo, ma tant’è.

Da quando ho messo il mio vero nome infatti è finita l’apparente tranquillità; cioé voi che siete digitali e tramite il blog mi aggiungevate, avevate un certo ritegno, perché bene o male sapete come funzionano le cose su internet. Provate però a spiegarlo all’orda di gggiovani abituati al massimo a myspace o a msn messenger quali sarebbero le vere potenzialità dei social network. Del resto per il 99% delle persone, fare “pr” vuol dire “fare entrare la gente in discoteca”. Chi ha orecchie per intendere, ha inteso.

Ecco, non è nemmeno intelligente aggiungere amici solo perché potete spammare le vostre serate in discoteca, se siete tronisti. Ma non è furbo nemmeno se il vostro primo messaggio rivolto a me è su un prodotto della vostra azienda, un servizio che offrite, ecc… Perché nessuno ve lo ha chiesto. Ma soprattutto perché questo non è fare buon marketing. Siate almeno umani.

Vuoi entrare a far parte del gruppo “più vino nello spritz”? No, davvero, porco diavolo. Primo perché non fa ridere, è inutile e mi dà solo fastidio; secondo perché…in quale modo pensi di influenzare tutti i baristi d’Italia creando un gruppo simile? Cioé non basta cliccare “iscriviti” per contribuire ad un gruppo o ad una causa. Non è che perché sul vostro profilo figura che siete iscritti a 100 gruppi, allora siete i fighi del bigoncio. Bisognerebbe contribuire in qualche modo, no? Ecco, non sarebbe il caso di lasciare i gruppi dove non partecipate, non siete attivi, ecc…? Ne guadagneremmo tutti. Ne guadagnereste anche voi in considerazione.

Ho avuto un’idea geniale: faccio una causa sul “dimezzare il prezzo di ogni cosa; insieme si può”. E perché non renderle gratis, allora? Di solito cause di questo genere vengono costruite così. Dopotutto, eddai, trovatemi uno che non sarebbe d’accordo con una motivazione simile. E giù migliaia di iscritti; sì, ma a cosa serve? Non lo so, ma intanto iscriviti.
Vi è mai passata per la mente che cose di questo genere servano per ri-raccogliere dati sensibili e/o spammarvi qualsiasi cosa (via gruppo)? E’ questo il 2.0 delle catene via mail.

Ed è tutta colpa di coloro che fino a 2 mesi fa mandavano ancora queste catene: adesso infatti si sono trasferiti senza ritegno su Facebook.
Se scopro chi è stato ad invitarli…non sono più suo amico.

*: Il nome di Pietro è esemplificativo; non è vero che mi ha invitato per una cosa simile. Ho semplicemente messo il nome di uno a caso che mi sta simpatico. Lo so, potevo mettere anche te, ma non l’ho fatto.


links for 2008-10-28

ottobre 28, 2008
  • "Tra i figli di chi ha solo la terza media appena il 10% arriva alla laurea: un problema genetico?
    C'è una facoltà di Economia in cui otto professori hanno lo stesso cognome: un caso di omonimia?
    Sei vuoi essere capo del Governo italiano devi avere almeno 70 anni: è un vincolo di legge?
    L'età media di chi controlla le imprese italiane è 61 anni: è il frutto dell'esperienza?"
    NO, NO, NO e NO! Quattro "no" che ci svelano che ci troviamo di fronte a dei sintomi: quelli di un paese sull'orlo del ricovero.
    La diagnosi è, come ci suggerisce Giovanni Floris, quella di una malattia degenerativa che distrugge le migliori cellule della società; una malattia progressiva che porta alla paralisi; che minaccia il futuro di tutti".

Cavie da call center

ottobre 27, 2008

In ritardo, arrivo anche io a dire la mia su questa inchiesta vissuta in prima persona dal giornalista di Repubblica in merito alla vita media di un operatore di call center.
Taglio corto: non c’è niente di nuovo, non mi stupisce niente.

Sarà che le situazioni descritte le ho vissute in prima persona, sarà che – credetemi – quello di cui parla il giornalista di Repubblica è solo una parte, una punta di un iceberg, un niente di fronte ad un vero e proprio sfruttamento di persone legalizzato. Ai limiti della schiavitù moderna.

Certo, l’ingenuità e la debolezza sociale che contraddistinguono un buon 70% dei lavoratori di call center contribuiscono a far sì che pratiche di gestione delle risorse umane simili sopravvivano. Perché comunque per un giovane universitario è meglio tirar su due euro piuttosto che niente.

Ecco, parliamo quindi dei rapporti umani vigenti in questi posti. Volendo non ci sono mai ferie: sabati, domeniche, serate, Natale e feste varie. Chi pensate che risponda quando chiamate l’assistenza il 25 dicembre col vostro nuovo cellulare fiammante con cui non riuscite a telefonare?

Nella mia esperienza, non c’è stato nulla di motivazionale ai limiti della comicità, come vi sarà capitato di leggere o vedere nei film. Però, tra una chiamata automatica del sistema e l’altra non puoi nemmeno voltare la testa, figuriamoci parlare. Sei un robot assoggettato al sistema di gestione di chiamate.

E nonostante tu prenda pochi centesimi all’ora, davanti a te hai informazioni delicatissime, puoi accedere a dati sensibili privatissimi delle persone: hai il potere di guardare le loro chiamate, quando le fanno, a chi le fanno. Ma non solo. E se, per la legge sulla privacy appunto, chiedi conferma ai clienti dei loro dati, te ne senti dire di ogni. Ma gli insulti te li becchi comunque a priori, perché per loro tu sei Tim, Telecom, Vodafone, eccetera.

Ma non chiamatela scuola di vita o palestra. Secondo me è più un Fight Club, dove se sei forte e hai la capacità di farti scivolare addosso le cose, fregandotene, ce la fai. E disinteressatamente la tua vita va avanti. Devi usare la testa il meno possibile, giusto quello che serve per chiudere i contratti, possibilmente senza truffare nessuno, visto che nessuno te lo chiede.

Contratti firmati dopo un mese di lavoro ad un progetto, quando ormai hai già lavorato e quindi che fai; “capoccia” mezzi falliti che riversano le loro frustrazioni su di te, pause limitate, abusi e soprusi di ogni genere.

Ma ci sono anche dei lati positivi nella vita da call center: non hai ferie nè malattie pagate, quindi puoi stare a casa quanto vuoi.
E non tornare più.


Molte idee, ma poco tempo: MoltoMedia all’ultima chiamata

ottobre 27, 2008

Moltomedia, il laboratorio creativo virtuale di Mediaset che cerca idee per nuovi prodotti digitali multimediali, compie un anno di vita e si appresta ad entrare nella fase finale di selezione dei migliori progetti.

Se hai in mente un progetto innovativo che passi attraverso il web (ma anche per più media), affrettati, perché venerdì 31 ottobre verrà chiusa la fase di raccolta dei progetti.
Insomma MoltoMedia è una delle poche opportunità tutte italiane che ci vengono offerte per tentare la fortuna ed investire in un progetto moderno in cui si crede, quindi – in caso – non abbiate paura, nessuno vi mangerà.

Che già, di occasioni ce n’è poche, quindi vedete di sfruttarle.


Violenza, repressione e assassini

ottobre 23, 2008

Francamente devo ammettere che qualcosa si sta muovendo. E’ ancora uno strato basso, poco coordinato, ma ci sono cenni vitali. Sono felice che gli studenti, categoria a cui ancora appartengo, stiano protestando e pensino di combattere per il proprio futuro.

Lo scempio mediatico a cui stiamo assistendo e a cui siamo assuefatti da fin troppo tempo sta scricchiolando, almeno ora. Prima Berlusconi e poi oggi Cossiga arrivano ad incitare alla violenza ed alla repressione. Ma per la gente è tutto normale.

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì»

Queste dichiarazioni sono comparse sul Quotidiano Nazionale di oggi.
E la cosa che mi da più fastidio è “vedere tutto ciò archiviato sotto la vì di vecchiorincoglionito, invece che sotto la a di assassino“. Sì, perché “uno dei protagonisti delle più oscure pagine della Repubblica si è costituito. Ed ha raccontato, lucidissimo, come si radicalizzano i conflitti, come si manipola l’opinione pubblica, come si stupra un movimento. Come, in definitiva, si decapitano le legittime aspirazioni di una intera generazione“.

Magari è furbo e lo fa per mettere in guardia tutti quanti su come in realtà vanno le cose in questo paese. Ma non è così purtroppo. Perché il popolo italiano è un popolo senza memoria. Senza palle. E non sa che cosa sia la libertà.

Cossiga potrebbe parlarci di Gladio, Ustica, Kappler, Moro e di tutte le nefandezze di cui si è macchiato. Ma nessuno glielo chiederà mai. Sarà per questo che io provo una gran voglia di andare in piazza per coprire l’assordante silenzio del mainstream berlusconiano.

E anche se molti scioperano ancora per perdere un fottuto giorno di scuola, lavoro o quello che vi pare, bisogna farlo, tutti quanti. Dopotutto la società italiana chi favorisce? Chi sono i veri vincenti?
Un laureato o un ricercatore sono gli sfigati, un tronista o una velina sono vincenti. Insegnanti, genitori e figli.

Ma sono sicuro che questa sera uscirà il famigerato “sei” al SuperEnalotto; davvero credete che sia stato un caso che, proprio in questo periodo, avvenga una cosa simile? Eppure giocano tutti, persino dall’estero. Chissà quanto ha incassato lo Stato, nevvero?

Vedrete, questa volta qualcuno sbancherà vincendo i 100 milioni, così per l’ennesima volta, tutti si dimenticheranno di tutte le sconcerie che – da quando è salito questo governo – stanno distruggendoci lentamente.
Credo che solo chi non ha niente da perdere rischia. Ecco perché oggi tutti quanti se ne fottono.

Berlusconi: “Mai pensato alla polizia nelle scuole”. Meno male che c’è youtube.


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