links for 2009-01-29

gennaio 29, 2009
  • "Gli interventi di Ida Magli sul Giornale sono imprescindibili, quasi quanto quelli della Susanna Tamaro. Queste due signore, infatti, sono la più clamorosa dimostrazione che il femminismo aveva torto: le donne, quando ci si mettono, possono diventare irritanti conservatrici quanto il più retrivo fra i maschi".
    Ma è la seconda parte dell’articolo, quello in cui la Magli ci mette del suo, che è tutta da leggere. La Magli se ne vien fuori con una teoria sul perché oggi le donne vengano stuprate per strada. Secondo lei (mica è opinionista del Giornale per niente) i ragazzini di oggi stuprano perché a scuola ci sono troppe insegnanti femmine.
    Ma non è tutto: se ai bambini maschi è concesso di scegliere di fare gli astronauti o i medici da grandi, voi dovreste semplicemente sognare di fare la casalinga, o al massimo l'infermiera.
    Donne, questa è la società che vogliono. Se passa anche il concetto che le italiane la penserebbero in questo modo beh, allora siamo proprio spacciati.

Voglio diventare grande

gennaio 28, 2009

Cioé, capiamoci: negli Usa un ragazzo del 1981 ha l’onore di scrivere i discorsi per Barack Obama e non solo, ma per il Corriere della Sera, alla costante caccia della notiziona cliccabile, con tanto di riferimento più o meno velato a tette, figa, culo o quello che preferite, la notizia importante è che lui esce con una ex ragazza copertina (senza contare che, donne, questo pezzo vi ricorda per l’ennesima volta qual è il vostro ruolo in questo paese).

E così, bene o male, fanno gli altri giornali. Se negli altri paesi si cerca di far convergere e interagire carta stampata, internet e nuovi mezzi, magari offrendo servizi qualitativamente migliori (una delle strade forse più percorribili perché nell’interesse di tutti), la mission della classe giornalistica italiana è quella di continuare ad appiattire le menti, rendendoci degli automi totalmente inebetiti da una realtà che nemmeno in un film di fantascienza sarebbe stata così nefasta.

Qui l’interesse importante è quello del padre padrone, sempre e comunque, in ogni contesto. E non importa se da noi a 27 anni, quando va bene, al massimo hai un contratto a progetto sotto i 1.000 euro, sei in casa con i tuoi genitori e sei costretto - se hai due dita di cervello - a fare una vita di merda, di rinunce, di paranoie perché non sai che cosa cazzo sarà di te da qui a 10 minuti e questa cosa ti distrugge, ti consuma dentro, perché tu vorresti ma non puoi cazzo, non puoi. E intanto la vita se ne va, mentre tu capisci che stai perdendo una valanga di tempo che potresti dedicare a progetti, crescite personali, aziendali, della comunità in cui vivi. Ma non puoi, perché vivi in Italia e sei un italiano: il “lei” te lo danno solo perché sono educati e tu sei uno sbarbatello.

La circonvenzione di incapace qui da noi funziona benissimo coi giovani. E’ il conflitto generazionale che ci sta fregando, nessuno capisce l’importanza di questo fattore. E dobbiamo cominciare a lottare per questo. I giovani in Italia non sono rappresentati da nessuno. Non sono nei partiti, nei giornali, nei cda delle aziende, nella classe dirigente. Se ci sono è solo in quanto figli del potente di turno.
Nei fatti quindi, dei giovani non interessa niente a nessuno. Politiche pubbliche per chi ha trentacinque anni, o meno, per la maternità, per l’affitto, per la salute, per la carriera, semplicemente non esistono. Ma quali sono i problemi dell’agenda politica, invece?

Non esiste un cane che parli di welfare, welfare e ancora welfare. Servono decine di ammortizzatori sociali: aiuti sociali per i single e le famiglie, supporti concreti per uscire di casa, per non dipendere dalla sacra famiglia unita. Gli incentivi al digitale terrestre invece non servono a un beneamato cazzo!

E poi? Ci serve un cambiamento culturale nel nostro paese, che non è mai avvenuto e che forse non avverrà mai. Perlomeno con questi incompetenti disonesti che credono di governarci. Deve funzionare il merito al posto delle parentele, il talento al posto del leccaculismo, sdoganato ormai come una pratica di cui vantarsi (“sono amico di, quindi…”). Questa sarebbe la vera ed unica flessibilità.

Per la classe dirigente però, tutto ciò è solo fumo negli occhi: per loro vorrebbe dire essere messi in discussione. Quindi, non dobbiamo più aspettarci un bel niente.
Finchè noi giovani, precari, senza diritti, i più deboli della società in generale, non ci facciamo entrare in questa fottuta testa di arrabbiarci e pretendere seriamente che un futuro migliore possa esistere, sarà impossibile che le cose cambino.

Bisogna cominciare a crescere veramente. Ognuno si prenda le proprie responsabilità e cominci davvero ad essere e sentirsi patriota, non soltanto quando ci prendono giustamente per il culo da un qualsiasi paese estero, ma anche quando quotidianamente, chi ha ancora pochi anni da vivere, continua imperterrito a rubarci i pochi sogni che ancora abbiamo la possibilità di desiderare.


Mammà e papà, è tutta l’Italia che fa Kakà

gennaio 26, 2009

Bambini Gaza guerra
Nella foto, “No, Ricky non piangere. Appena trovo mamma, papà e sorella sotto le macerie racconterò loro la tua straziante storia”

Ansa: “Scelta di cuore”
SportMediaset: “Dicono che venerdì Ricardo abbia pianto. Dicono che sia scosso, che questa situazione sia più grande di lui e che l’abbia travolto.”
La Stampa: “Abbracci e lacrime”

IL DRAMMA.
“A ventisei anni non dovrebbe esserci nessun motivo per soffrire. A ventisei anni, il solo obiettivo di una vita dovrebbe essere quello di progettare un futuro denso di soddisfazioni, carico di aspettative liete, e magari con un bel contratto a progetto su cui far poggiare un mutuo centenario. Invece, purtroppo, talvolta capita che il destino si abbatta con drammi spietati su esistenze ancora troppo giovani per poterli affrontare.

Kakà: “Dio mi ha indicato la strada“. Dio, accetta una critica: anche noi siamo appassionati di calcio, ma con tutto quello che c’è da fare, che cazzo ti metti a perder tempo col calciomercato del Manchester City?

Ciò che è successo nelle ultime settimane a Ricardino Kakà, detto Ricky, deve spingere ad una rivalutazione in chiave relativistica di tutte le sventure che riempiono le pagine di cronaca dei settimanali. Quanto valgono le lacrime di genitori disperati, strette intorno al capezzale di figli agonizzanti o la pioggia di bombe che a Gaza ha colpito gente seduta sul water, al confronto del flagello che ha imposto a Kakà di dover valutare una maledetta offerta faraonica da 150 milioni di euro per 5 anni? No signori, come hanno spiegato i giornali tirando le somme di questa dolorosa storia: i soldi non sono tutto.
È una lezione che anche i più cinici devono ricordarsi, apprendendo la grande lezione offerta dalle lacrime ostentate di quel grande uomo di Ricardo Kakà: i soldi non sono tutto, si può vivere benissimo con 10 milioni di euro all’anno più sponsor ed essere felici. Da avversari battiamo le mani a questo esempio di piangente filantropia.”

CI SONO UN PALESTINESE, UN ISRAELIANO, UN BRASILIANO E UN ITALIANO…
Nella settimana in cui Berlusconi ha raccontato una barzelletta sugli ebrei nel lager, una fresca fresca riguardante la violenza sulle donne e il papa ha tolto la scomunica a un negazionista nazista, mi sono sentito in dovere di chiudere il cerchio ed analizzare la situazione italiana di questo primo mese di gennaio, così, per testare il famoso indice di regressione mentale, mai stato a livelli così alti.

D’altronde, cosa si può fare di fronte alle proteste di un gruppo di tifosi? Niente appunto, cedere. Perché quando protesta un gruppo di gente con le bandiere della squadra di calcio, niente può fermarli; se invece protestano mamme e bambini, studenti, lavoratori di ogni sorta, chissenefotte. Per toccare un po’ di sano populismo demagogico poi, tenderei a far notare come basti un calciatore miliardario per far scendere in piazza pressoché istantaneamente - sotto l’acqua, che di solito è un elemento che scoraggia la partecipazione – diverse decine di persone, che magari non hanno il lavoro, guadagnano pochi euro e non arrivano a fine mese.

Di storico, alla fine, è rimasto il gran rifiuto. Kakà ha detto no, ai soldi dello sceicco e al Manchester City. E il Milan, pazzo di gioia ha colto al volo l’occasione per riaccoglierlo in casa e trasformarlo nel simbolo di un altro calcio. Ha vinto anche l’amore folle ed educato dei tifosi: da sabato sera l’hanno assediato di cori e di striscioni, di affetto e di lettere struggenti. Riccardino Kakà, che non è un mercenario qualsiasi, che ha dei valori, che è uno che prega, s’è lasciato vincere dall’amore del suo popolo. E a nottefonda, prima di parlare ai microfoni con milanchannel, si è affacciato al balcone della sua casa: c’erano i tifosi sotto la pioggia che cantavano, lui li ha salutati e li ha ringraziati lanciando loro una maglia col numero 22.

La racconterei un po’ in questo modo: c’erano una volta un politico furbo che cercava di riprendersi un po’ di consenso, ricchi arabi, tv ridicole condite da media-servi e 200 beoti sotto l’acqua a dare sfogo alla loro creatività per costruire lo striscione più simpatico che la tv potesse riprendere. Se fosse una favola comincerebbe così.
Che bello vedere un paese dove la gente protesta per un miliardario che gioca a pallone ma se ne fotte alla grande di tutto il resto. E noi che siamo qui a discutere…ma di cosa poi? E perché? Cioé adesso parliamoci chiaro.
Io non sono come loro; va bene, sarò arrogante in questo caso e mi attirerò critiche prevedibili, ma non mi sento proprio di appartenere o assomigliare a queste persone o a queste altre, per dire. Insomma sono anche io un tifoso di calcio, ma non esageriamo per cortesia. In Italia si parla più di moviola che di ammortizzatori sociali per i giovani precari. Ma in che cazzo di paese vivo? Evidentemente state tutti bene e la crisi non si sente.

L’ESEMPIO DA SEGUIRE.
Se la guerra è «la continuazione della politica con altri mezzi», in Italia il calcio è diventato la continuazione della politica con altri mezzi. La panzana mediatica costruita ad arte da Berlusconi ed il suo entourage per guadagnare qualche punticino (ha stilato un sondaggio per sapere cosa avrebbe causato il vendere ed incassare o il contrario) ha fatto venire a galla tutta la pochezza di noi italiani, prima tifosi, consumisti e sudditi piuttosto che cittadini. Eppure sembrava fatta per quelle cifre stratosferiche (e gonfiate): però alla fine «Kaka ha deciso di restare, i soldi non sono tutto»; ricordatevi bene questa frase, la risentirete quando la crisi si farà sentire sul serio.
Per dirla tutta, la faccia è salva e i 2 punti percentuali di consenso che avrebbe perso Berlusconi sono al sicuro. Il portafoglio di Kakà anche, perché per la quinta volta in 7 anni, il suo ingaggio verrà alzato (anche se Mediaset non lo dice e a Dio gli aumenti non li chiede).

Tralasciando però l’aspetto calcistico del caso, di cui non mi occuperò qui, e tralasciando la solita questione del conflitto di interessi (“per il quale Silvio Berlusconi è capo del governo, imperatore assoluto del suo partito, proprietario di televisioni, di case editrici, di giornali – tra cui riviste da gossip con vendite da capogiro – presidente di una squadra di calcio, proprietario terriero e tanto altro ancora”), così che a seconda dei casi il nostro pres-del-cons può indossare l’abito più conveniente e profittevole nella borsa giornaliera del consenso, vorrei fare un discorso più ampio, che vada al di là del chiacchiericcio.

Cioé, abbiamo un presidente del consiglio che telefona in una trasmissione televisiva presieduta da Aldo Biscardi e che tra gli ospiti vede la presenza di Capezzone…per annunciare alla nazione che Kakà rimarrà al Milan, la sua squadra. E la gente ci crede, va in giro a raccontare della fiaba, la storia che ha sentito alla tv, quella condita dai bei sentimenti che non ci sono più – al giorno d’oggi. Quando fa comodo però ci sono: volti sorridenti, il giornalista tifoso che si sforza di piangere e di commuoversi per la gioia, ma non ci riesce e via discorrendo.

ZERO PIU’ ZERO FA SEMPRE ZERO.
Ma non è tutto: mentre Gordon Brown interveniva sulle banche per far fronte alla crisi economica, il suo collega francese Sarkozy tentava di intercedere per la guerra a Gaza ed Obama organizzava le sue proposte… Berlusconi era a colloquio con Fiorello.
Per i giornali infatti, il fatto che il Presidente del Consiglio convochi un uomo di spettaccolo per convincerlo a non passare a una televisione concorrente a quella di cui è proprietaria la sua famiglia, è una cosa normale, perché ci siamo abituati alla totale anormalità della realtà in cui viviamo.

Il problema è che la proporzione tra le scemenze che dice Berlusconi, quello che fa e le reazioni, le azioni e i pensieri dei riceventi danno sempre come risultato uno zero cosmico da retrocessione.
E il risultato sarebbe lo stesso anche se lo chiedessi a Dio. Ma se non sei miliardario, a Dio non appartieni mica: al massimo quando sei precario, ti viene voglia di imprecare.


Mariuoli isolati

gennaio 23, 2009

Dal flickr di Auro

«Tutto era cominciato un mattino d’inverno, il 17 febbraio 1992, quando, con un mandato d’arresto, una vettura dal lampeggiante azzurro si era fermata al Pio Albergo Trivulzio e prelevava il presidente, l’ingegner Mario Chiesa, esponente del Partito Socialista Italiano con l’ambizione di diventare sindaco di Milano. Lo pescano mentre ha appena intascato una bustarella di sette milioni, la metà del pattuito, dal proprietario di una piccola azienda di pulizie che, come altri fornitori, deve versare il suo obolo, il 10 per cento dell’appalto che in quel caso ammontava a 140 milioni.»

Sono passati circa 17 anni da Tangentopoli, ma niente sembra essere cambiato.
Coloro che negano ancora oggi uno dei più grandi scempi italiani, stanno lì, nei piani alti del potere politico-economico ed hanno ormai ricostruito la feccia che si era tentato di spazzare via.

Milano, assieme ai nomi illustri della politica italiana, cadde sotto i colpi del famoso pool. Corruzione, illeciti finanziari delle imprese per il finanziamento dei partiti, le dichiarazioni di innocenza perché tanto “lo facevano tutti”.

Venticinquemilaquattrocento avvisi di garanzia, millesessantanove parlamentari e uomini politici coinvolti, quattromilacinquecentoventicinque loschi personaggi assaggiarono il carcere, e dieci invece preferirono la via del suicidio piuttosto che scontare la vergogna ed affrontare l’infamia.

Oggi però gli ex socialisti e gli ex dc governano ancora, più corrotti e sporchi di prima. E la decenza non sanno nemmeno cosa sia.
E’ triste constatare che pochi italiani ormai ricordino cosa è significata “la Baggina”, coi suoi “martinitt”. Eppure Tangentopoli partì proprio da lì.

Quindi perché stupirsi se un ex-socialista come Berlusconi, arriva a donare 500 mila euro al Pio Albergo Trivulzio, la capitale oscura, il simbolo nefasto di un’era. Tanto che un reparto ora è dedicato alla madre del presidente del consiglio. Un gesto magnanimo, direbbe Bettino Craxi, a cui Berlusconi dovrà sempre gran parte delle sue fortune.

Siamo giunti ad un punto in cui al nome Mario Chiesa, pochi eviterebbero una faccia perplessa.
Ma tra qualche tempo, al nome Mamma Rosa, tutti sorrideranno, identificandola come la nonna buona di tutti i simpatici e guasconi “mariuoli” italiani.


Fa freddo e nevica, quindi il riscaldamento globale non esiste: il cambiamento climatico e il giornalismo all’italiana

gennaio 14, 2009


Click qui per scaricare il pdf del quotidiano

Sinceramente provo una vergogna immensa per coloro che scrivono certe cose per il Giornale e Libero. La copertina del Giornale e gli articoli apparsi anche su Libero versione cartacea, hanno infatti dell’incredibile. Certo, la crociata da parte dei due quotidiani va avanti da antica data, ma tant’è.
Mi riferisco agli incredibili e falsi pezzi sul clima di settimana scorsa (comparsi l’8 gennaio).

Se ne è parlato anche qualche sera fa su Friend Feed, in toni piuttosto accesi. Ebbene, ho definito questi giornalisti dei cialtroni, in quanto partono dal presupposto che parlare del tempo metereologico e di 30 cm di neve a Milano equivalga a parlare di clima e cambiamento climatico. La realtà purtroppo è un’altra.
Perché il 2008 è stato il settimo anno più caldo degli ultimi 200.

.: Previsioni de noantri

Ma non solo. Mentre in Italia qualche giorno di nevicate trasformava la meteorologia in politica, il Worldwatch Institute, uno dei più prestigiosi istituti di ricerca americani, stava stampando lo State of the world 2009, interamente dedicato al caos climatico e alla sua cura. E i risultati sono semplicemente disastrosi, alla faccia dei commenti dell’uomo della strada, giusto per definire il livello giornalistico di quei pezzi; insomma il meccanismo è piuttosto semplice: vedono la neve fuori e dicono, “ecco qua, dove sarebbe il famoso riscaldamento globale?” Ed ovviamente ragionare in questo modo è una puttanata colossale, passatemi il termine.

.: Le conseguenze sono misurabili

Per quanto riguarda le emissioni infatti, si è passati dai 22,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica del 1990 ai 31 miliardi del 2007: +37%. A cui vanno aggiunti i 6,5 miliardi di tonnellate che derivano dalla deforestazione. E se il livello dei mari continua ad innalzarsi, spostando a volte le misurazioni annue da centimetri a metri (!), a preoccupare sono i cosiddetti tipping points e cioé i punti di non ritorno, momenti in cui il processo di cambiamento del clima compie un salto brusco e irreversibile nella scala temporale che interessa l’umanità. Un esempio riguarda la corrente del Golfo: l’afflusso massiccio di acqua dolce derivante dalla perdita dei ghiacci artici potrebbe bloccare o rallentare questa corrente causando un’ondata fredda sulla Gran Bretagna e sulla Scandinavia; un altro deriva dall’acidificazione degli oceani, che minaccia molte delle forme di vita marine. Male che vada ci mangeremo i pesci già conditi col limone insomma.


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.: Il problemino delle fonti

Ma torniamo agli incredibili articoli dei due grandi quotidiani: c’è una prova semplicissima che li smaschera e fa crollare miseramente tutte le loro fandonie contro l’umanità, e cioé la prova delle fonti. Nessuno dei nomi che riportano è conosciuto dalla comunità scientifica internazionale e non esistono riferimenti a fonti, dati, prove empiriche di quello che dicono. Quindi è inconcepibile che divulghino certe assurdità con una tale leggerezza. Ma non solo, il bello haddavenì.

Greenreport (leggete, viene anche spiegata la storiella dell’aumento dei ghiacci al polo Sud!) ha infatti scoperto che dietro alla notizia non c’erano nuove pubblicazioni di centri di ricerca, ma solo alcune dichiarazioni di Bill Chapman, ricercatore dell’istituto citato, sul blog di Michael Asher, un giornalista USA noto per appartenere al partito di chi non crede al riscaldamento globale (i cosiddetti “climate skeptics”), che aveva in seguito scritto un articolo apparso il primo gennaio su “Daily tech”, “in cui si lanciava nel paragone tra l’estensione ghiacciata ai poli del 1979 e quelli del 2008″.

.: Una bufala colossale

Quelli di Greenreport, armati di matita elettronica, sono andati a controllare i dati relativi alla famigerata banchisa, monitorati a livello di comunità scientifica accreditata proprio dall’Arctic climate research center, fin dal 1979, anno di inizio delle misurazioni satellitari. E sorpresa, all’atto pratico, l’estensione massima della banchisa nel 2008 è pressoché identica a quella minima del 1979. Quindi dire che l’estensione (quasi) minima del 1979 è uguale a quella (quasi) massima del 2008 è una cosa, dire che “i ghiacci sono tornati ai livelli del 1979” è tutt’altra cosa; così come affermare che la notizia è stata diffusa dall’Università dell’Illinois (vedi più in alto).

Tra l’altro, se proprio volete farvi due risate, a seguito di queste baggianate, persino l’Arctic Climate Research dell’Università dell’Illinois si è sentito in dovere di spiegare in un commento, che l’indicatore utilizzato – l’area globale marina coperta da ghiacciai – non è il più rilevante per misurare differenze tra il 1979 ed il 2008. Questo perché “quasi tutti i modelli climatici prevedono una diminuzione dell’area marina coperta dal ghiaccio nell’emisfero Settentrionale, mentre per l’emisfero Sud le previsioni sono più incerte. Alcuni studi recenti arrivano ad affermare che l’area marina ghiacciata nell’antartide possa inizialmente aumentare come risposta al riscaldamento atmosferico: l’aumento dell’evaporazione provocherebbe un aumento delle precipitazioni nevose sul Polo Sud”.

L’unica verità purtroppo è che tra il 1979 ed il 2008 si è registrata una diminuzione dell’area coperta dai ghiacci al Polo Nord di un milione di chilometri quadrati, solo parzialmente compensata dall’aumento dell’area coperta dai ghiacci al Polo Sud (0,5 milioni di Km quadrati).

.: Interessi politici ed economici

Come spiegava Gilioli qualche tempo fa, più o meno tutti nel mondo si sono accorti che il baraccone industriale messo in piedi negli ultimi 200 anni ammazza il pianeta e i suoi abitanti se continua a marciare solo con combustibili fossili ed energie non rinnovabili: se n’è accorto Sarkozy, se n’è accorta la Merkel, se n’è accorto Mc Cain. Figuriamoci Obama, che ha proposto le fonti alternative come una delle vie per uscire dalla crisi. Questi invece cercano di fare pressioni con lobbying di basso livello e advocacy da 4 soldi, così da permettere ai furbetti di continuare a fare porcate.

E’ davvero semplice percepire l’interesse politico-economico (che tradotto significa “continuare ad inquinare a spese umane per guadagnare soldi”) di chi vuole negare il global warming. Molto meno percepibile invece è l’interesse di chi il global warming lo ha postulato. Vanz, su FF, ha detto la frase giusta: “è più probabile che il 97% degli scienziati di tutto il mondo sia pagato dalle multinazionali del petrolio per mentire, o che il mondo scientifico ritenga in modo virtualmente unanime che il riscaldamento globale è causato dall’uomo?”.

.: Le cose non si sistemano da sole!
Lasciamo perdere per un istante questi pseudo-giornalisti che partono dal presupposto che il global-worming sia una sciocchezza senza citare nessuna fonte. Mi preme ricordarvi però che tutto non si aggiusta da solo come vogliono farci credere.
Quelle dei nemici dell’ambiente (e per inciso della nostra e della loro stessa salute!) sono argomentazioni Ikea, perché smontabili quante volte volete: gli effetti previsti dal riscaldamento sono infatti progressivi e l’aumento della temperatura si misura sulle serie di anni e decenni, non sui “primi 11 mesi del 2008″.

Quindi che dovremmo fare? Apparentemente le soluzioni le abbiamo sotto gli occhi e sono facili da capire. Per esempio consumare meno e in modo più intelligente, convertirci alle fonti rinnovabili e alternative (tra queste il nucleare non è contemplato, leggete qua), cominciare finalmente a costruire secondo le regole dell’autosufficienza termica, eccetera.

Voglio concludere questo post chilometrico dandovi un consiglio. Se credete che una settimana di neve possa risolvere anni o decenni di disastri fate pure, non c’è problema. Se volete continuare a camminare per i viali delle grandi città respirando di tutto, fate pure. Se volete mettere al mondo bambini sapendo che avranno un’alta probabilità di morire giovani per tumori alle vie respiratorie, un po’ come noi, siete liberissimi di farlo. Però lasciate anche la libertà di scelta a chi preferisce vivere in modo più eco-sostenibile (non è una brutta parola, anche se alla tv ve lo fanno credere), offrendo maggiori possibilità e incentivi (per dire, questo Governo infatti ha cancellato le sovvenzioni per chi convertiva al solare, perché noi siamo l’Italia).

Chi scrive certe oscenità (sto ancora ridendo per l’equazione tempo metereologico = clima…) galattiche per me è un cialtrone, sì; e il quotidiano per cui le scrive non è altro che un’aggravante.
Perché il fine è evidente. E in questo modo, tutti quanti finiremmo per perdere l’unica cosa che davvero ci accomuna: la vita.


links for 2009-01-13

gennaio 13, 2009
  • Segnalo un'interessante intervista fatta all'amico Fede Mello, scrittore del libro edito da Mondadori "L'Italia spiegata a mio nonno" (se volete scaricarlo contattatemi o visitate il suo blog, è molto semplice).
    "L’intervista affronta il tema del precariato giovanile impreziosendo questo spazio di un’ulteriore testimonianza e riflessioni su questo tema. Precariato che spesso in Italia viene “spacciato per flessibilità” e dove i precari svolgono un scomodo “ruolo di cuscinetto”, come afferma Federico Mello."
    La lettura è altamente consigliata, visto che il precariato, come sapete benissimo, è uno dei principali cancri di questo paese.

Nemmeno nei primi banchi?

gennaio 12, 2009

Finalmente ho trovato un filmato che cercavo da diverso tempo.
Risale al 9 dicembre del 2004, quando Berlusconi si trovava con Vespa a presentare uno dei suoi libri, “Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi”. Titolo azzeccato, quantomeno nella contiguità storico-politica, seppur con modalità differenti.

Ma non sto scrivendo questo post per far notare come un dipendente della tv pubblica – Vespa – ad ogni uscita editoriale per la casa editrice scippata dal padrone, sia lì a farsi pubblicizzare da uno che, appunto, oltre a “fare l’editore”, fa anche il presidente del consiglio. Ebbene no.

So anche che vi starete chiedendo come sia possibile rispettare il diritto di informazione per i cittadini da parte di uno che lavora in Rai ma scrive libri e confeziona trasmissioni su misura per il padrone; comunque sia, per questa volta, gliela faremo passare liscia.

Tornando al video, Berlusconi non fa altro che ammettere ingenuamente una delle sue tante verità. Ci sta dicendo quello che pensa di gran parte degli italiani, come ci tratta e a che stregua considera i suoi elettori (lo zoccolo duro, la casalinga di Voghera, eccetera eccetera). Poi dite che esagero:

Uno studio corrente dice che la media del pubblico italiano rappresenta l’evoluzione mentale di un ragazzo che fa la seconda media…e che non sta nemmeno seduto nei primi banchi.

Ovviamente Bruno Vespa non può che annuire accanto a lui. Perché lui scrive proprio per questo pubblico.
Quando vi dico che a loro un popolo – che poi proprio un popolo vero e proprio non è - come quello italiano gli fa comodo, anzi comodissimo, e che la riforma scolastica che hanno attuato punta ancora di più ad appiattire le menti e a spingere i futuri cittadini a delegare ogni singola decisione alla figura del padre autoritario, non credo di essere così lontano dalla realtà.

Anche se questa volta, un po’ d’accordo con Berlusconi (nonostante sia lui una delle cause principali di questa regressione) potrei proprio esserlo.


Butta dentro dottò

gennaio 7, 2009

Ieri Cannavaro, che in teoria sarebbe il capitano della nazionale, ha dato saggio delle sue grandi qualità intellettuali dichiarando che “Gomorra non fa bene all’Italia”. Rimango basito, un po’ perché Cannavaro (napoletano e miliardario) che parla in certi termini di Camorra e Italia fa sorridere, un po’ perché va più in là e fa dichiarazioni sui matrimoni tra gay.

Ad un primo impatto rimango impietrito quindi, poi vabbé penso tra me e me che saranno i tempi nuovi, questa modernità strana che fa sì che anche i calciatori più impensabili arrivino a dire qualsiasi cosa e che qualsiasi cazzata venga ripresa. Del resto poi mi dò un pizzicotto e penso anche “Ehi, ma tu vivi in un paese dove Berlusconi è presidente”. Eppure ci ricasco, son qui che mi stupisco.

Successivamente mi riprendo e la butto sull’ironico, precipitandomi a commentare su Interistiorg il fatto. Ma loro, che sono dei geniacci rilanciano, spiegando che sì, Cannavaro ha ragione: “Gomorra non giova all’immagine dell’Italia”. Noi infatti vogliamo più film sulla pizza. In effetti poi spararsi il Neoton in vena è uno spot meraviglioso, che giova molto ad uno sportivo.
Poi arriva anche il post sul nuovo film di Fabio Cannavaro: “una capricciosa al due”. Giù il cappello, è da oscar; lì dentro c’è tutta l’Italia odierna.

Insomma anche Cannavaro è una delle tante immagini italiane. Uno potrebbe aspettarsi che un miliardario napoletano investa in beneficenza, che tiri fuori tanti ragazzi napoletani da certe situazioni e via discorrendo. E magari lo fa, per carità. Ma non accetto che si neghi l’esistenza (o peggio, la si nasconda) della camorra.
Perché se l’italiano è considerato mafioso, non è certo colpa di Saviano.

Questa volta però credo che pochissimi la pensino come lui, come ho letto in giro per la blogosfera. O almeno me lo auguro. Il problema è che in Italia quando escono certe dichiarazioni, il tizio in questione non viene preso, sollevato di peso, messo da parte e magari colpito un po’ con altri argomenti. Qua invece ci fanno i dibattiti in prima pagina, facendo passare l’idea che i panni sporchi si lavano in casa senza dire niente. Eccola lì, la famosa visione del padre autoritario che ci propongono le tv da 20 anni.

Probabilmente Cannavaro è convinto di aver migliorato l’immagine italiana all’estero col “po, po po po po poo”, vincendo il mondiale.
Maledetto sia Saviano quindi: è per colpa sua che non possiamo vantarci della camorra.


E se Dio avesse abortito?

gennaio 5, 2009

Certe volte quando leggo alcune cose, rimango lì basito davanti allo schermo per qualche istante. Non penso a niente e probabilmente la mia faccia assume un’espressione alquanto indefinita.
È in queste volte che il limite viene altamente superato. L’ultima dichiarazione moderna e umana del Vaticano è infatti qualcosa di offensivo persino per i cattolici, quelli che credono a prescindere a tutte le nefandezze razziste, omofobe e contro ogni tipo di amore cristiano.

“La pillola contraccettiva classica «funziona in molti casi con un vero effetto abortivo», viola «cinque diritti umani» e già che c’è «ha effetti ecologici devastanti», seminando «tonnellate di ormoni nell’ambiente» e contribuendo così all’«infertilità maschile in occidente» [...].”

Non che il parere del presidente dei medici cattolici sia importante per chi vive normalmente, nel 2008: vista la fonte infatti, non ci sarebbe tanto da stupirsi. Anche perché dichiara un mucchio di fandonie. Bisognerebbe però riflettere e far riflettere le tante donne credenti nella chiesa su una cosa in particolare: la considerazione che questa gente ha di voi esseri femminili. Come se fosse colpa vostra, ecco.

Dopo gli argomenti contro il no dell’Onu alla persecuzione dei gay, ora arriva quello sugli ormoni dispersi nell’ambiente che causerebbero la sterilità “in molti casi”: in pratica la pillola, ma solo quando ha voglia, bloccherebbe l’ovulazione ed ogni tanto interromperebbe la gravidanza. Meglio di un film di fantascienza.

Di certo sono affermazioni per nulla scontate. La condanna della contraccezione, di per sé, non è certo una novità: risale all’enciclica Humanae vitae, scritta da Paolo VI nel 1968.

In effetti sono solo passati 40 anni. Allora ad una donna non era nemmeno concesso divorziare, e se negli Stati Uniti la pillola era vietata alle donne non sposate, in Italia non esisteva. Figuriamoci nel 2008. Sì perché loro vanno al contrario; nella loro ottica tu devi vivere come hanno deciso loro. C’è scritto lì, nel librone del resto. Quindi – che tu lo voglia o no – ci devi credere. Fa niente se poi nel librone dei fumetti, che potrebbe aver scritto chiunque, si parla di relazioni omosessuali, l’amore di Cristo è ben altra cosa e via dicendo: loro sono cristiani. Il loro è il verbo della seconda persona singolare. Tu devi fare quello che dicono, altrimenti sarai dannato e ci sarà uno che ti brucerà all’inferno. Il tuo otto per mille invece sarà più in alto di qualche piano.

Io non impongo il mio modo di vivere a nessuno. Quindi voi cattolici credenti, vivete come diavolo preferite. Preti, vescovi, papi e via dicendo, se però siete repressi, non fatelo pesare su tutto il mondo, o meglio, sull’Italia, cioé l’unico paese che ancora vi dà un po’ di retta (assieme a qualche altro del terzo mondo): abbiamo già abbastanza problemi. E se proprio siete così frustrati, evitate di rifarvi sui bambini. Ecco, di quello non parlate mai. Però siete bravissimi a seminare odio ed intolleranza.

«la pillola denominata anovulatoria più utilizzata nel mondo industrializzato, quella con basse dosi di ormoni estrogeni e progestinici, funziona in molti casi con un vero effetto anti-impiantatorio, cioè abortivo, poiché espelle un piccolo embrione umano»

Non ridete dai. Queste cose le hanno dette per davvero. A questo punto non capisco perché non se la prendano con sé stessi: mangiando qualsiasi cosa si uccidono milioni di organismi che vengono poi digeriti ed espulsi dal nostro corpo sotto forma di cacca. Un eccidio di massa.
Sull’impatto ambientale invece si dibatte, per carità. Ma nessuno parla delle proporzioni da ecatombe: quelle sono balle colossali. Così come l’impatto sull’uomo, inteso come maschio.

Ci sono tanti cattolici che vivono benissimo senza dar credito a questi personaggi usciti da uno strano film medievale. Il problema è che nessuno di questi ha il coraggio di farlo notare a Piazza San Pietro magari, spernacchiando un po’ quelli li col cappello, che siccome sono vestiti in modo strano, pensano di poter dire quello che vogliono.

E ho comunque un po’ di timore nel fascismo dimostrato da tantissimi medici che ancora si rifiutano di prescrivere la famigerata pillola del giorno dopo, negando un’evidenza enorme e violando la legge. Diciamolo ancora una volta, la pillola del giorno dopo non interferisce “in alcun modo sull’impianto dell’ovulo fecondato sulla mucosa uterina, che avviene 8 giorni dopo la fecondazione; poiché la gravidanza inizia appunto con l’annidamento dell’ovulo fecondato nella mucosa uterina, non può affermarsi che il farmaco sia abortivo, non solo perchè non interrompe una gravidanza in atto, ma anche perché non interferisce sul destino di un ovulo fecondato (cosa che per alcuni è equiparabile ad un aborto). Il metodo, che ha un’efficacia tanto maggiore quanto prima viene utilizzato, è inefficace se l’impianto dell’ovulo è già avvenuto: in tal caso, tuttavia, l’assunzione del farmaco non influisce sulla prosecuzione della gravidanza”.

Insomma, per tradurre alla buona, non è che se lo mettete dentro, di colpo la vostra partner è incinta e bam, dopo 9 mesi sarete padri.
Comunque sia, se un medico si rifiuta di prescriverla, potete denunciarlo (click per le modalità). Per alcuni casi, ripristinerei l’Ostracismo, ecco.

D’altro canto però sono fiducioso. Che vadano pure avanti così, che i giornali continuino pure a riprendere tutte le loro cazzate disumane: di questo passo si estingueranno da soli.
Insomma sono così cattolici e moderati che vogliono imporre solo la loro medievale visione del mondo. “Non vivi come voglio io? Che tu sia dannato allora!”

Se però Dio avesse abortito, certi problemi non staremmo qui nemmeno a porceli.


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gennaio 4, 2009
  • IL "nuovo ordinamento" non fa decollare l'università italiana: oltre 4 studenti su 10 sono ripetenti o fuori corso, crescono gli abbandoni dopo il primo anno e si impenna il numero di chi ciondola tra le aule universitarie senza dare neppure un esame.
    Considerando il livello del paese, lo stato della politica e la distanza dalla realtà che hanno e sanno tirare fuori i nostri governanti, c'è solo da peggiorare.

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