Una spolveratina di WorkCamp parmigiano e il piatto è servito

marzo 26, 2009

Giunge finalmente l’ora di tornare a scrivere riguardo ad un Barcamp, visto che non lo faccio da molto tempo. Per questa volta interrompo un po’ le disamine sui malanni plurimi del Belpaese per raccontarvi goliardicamente il Parma WorkCamp, organizzato ottimamente dalla bionica Fran.
Mettetevi comodi, preparate i pop corn e possibilmente chiudete FriendFeed per leggere questo post. Secondo me riuscirete a resistere 5 minuti senza “likare”, commentare o azzuffarvi allegramente, sfogandovi su una tastiera.

Stark e Zio Bonino

iBarcamp. Il mio preziosissimo Barcamp comincia alle 4.30 di sabato mattina, ora in cui torno a casa dalla nottata di baldorie in quel di Milano. Ora che finisco sotto le coperte sono circa le 5 e il solo pensiero di dovermi svegliare alle 7, mi provoca delle crisi di panico. Piuttosto che alzarmi, preferirei partecipare ad un’interessantissima discussione old school su BlogBabel. Ce la farà il nostro baldo giovane ad aprire gli occhi?
Forse.
Sì perché non appena apro gli occhi, capita qualcosa di misterioso o, molto più facilmente, di mistico: la sveglia era puntata alle 7 in punto, ma quando mi sveglio sono le 7.15. Subito mi scorre un brivido gelido sulla schiena. Incredibilmente infatti era già stata spenta da qualcuno (o qualcosa?) manualmente e solo miracolosamente il mio subconscio mi ha fatto tornare nel mondo dei vivi in tempo per farmi tirare diverse parolacce da Mauro per il ritardo di 20 minuti che accumulerò all’appuntamento.

Nuove sensazioni, giovani emozioni si esprimono purissime in me: avete presente quando vi risvegliate dopo una discreta sbornia, avete ricordi alquanto offuscati e vorreste perdere i sensi piuttosto che alzarvi in piedi? Sì, parlo proprio di quel momento in cui promettete a voi stessi che non toccherete mai più un goccio d’alcol, sapendo benissimo che è una cagata pazzesca.
Realizzando dei 15′ di ritardo in partenza, mi precipito giù dal letto – nel vero senso del termine, visto che inciampo nei pantaloni del pigiama e corro in bagno sbattendo in ogni stipite della casa: per sicurezza passo anche da porte in cui non dovrei imbattermi. Coraggiosamente prendo un respirone e mi guardo allo specchio. Misery deve morire, ma anche il mio amico che mi ha offerto diversi cocktails meriterebbe quantomeno delle nerbate nei reni.

Suzukimaruti e Fran

Una tragedia sfiorata. La situazione è tragica: ho dei capelli che sembrano stati centrifugati nella galleria del vento della Ferrari, delle occhiaie di tutto rispetto coltivate in diverse settimane di stress e pressioni esterne e un’espressione che se solo ce l’avessero tutti i lavavetri sulle strade, diventerebbero dei ricchi presidenti del consiglio in men che non si dica.
Quindi in fretta e furia mi lavo, mi vesto prestando attenzione a non indossare i vestiti di mia madre, faccio una colazione sostanziosa e tento di pettinarmi. Fortuna vuole che mia sorella che passava di lì per caso per andare a scuola, avesse disordinatamente lasciato in giro il phon: indeciso se inserire le dita nella presa o votare per un’improvvisazione creativa, voto per la seconda scelta. Speranzoso, mi sparo un potente getto d’aria sui capelli e il risultato finale è accettabile. Solo il 75% dei presenti al barcamp avrà infatti da dire sulla mia pettinatura.

Appuntamento alle 8 ma io, per non fare tardi forse ho cannato da Dio: a quell’ora non c’è in giro nessuno il sabato mattina, ma nonostante tutto giungo all’appuntamento con altri 3 blogger milanesi pronti alla partenza verso le 8.20, dopo aver cortesemente avvisato del ritardo. La differenza infatti è data dal fatto che, non avendo tappetini nuovi ma solo l’Arbre Magique in macchina, non vengo considerato un mito, e per questo vengo cazziato dalla Fra. Nonostante tutto si parte, direzione…ufficio di Iron Mauro. Perché? Scopritelo voi.
Passati gli ormai noti 3 minuti di panico prendiamo l’autostrada, direzione Parma: gentilmente e con tanto amore, Sara offre degli squisiti muffin ai passeggeri, tra cui una nota bionda appassionata di doppie punte.

Auro

Il viaggio. Durante il viaggio si chiacchiera del più e del meno, come etichetta vuole. Ma il bello sono i pettegolezzi sulla blogosfera e i suoi personaggi. Sollecitato quindi dalle due donzelle, mi appresto a fare l’appello dei partecipanti al Barcamp (circa 190 nomi stampati dal wiki!) e su ognuno parte un commento: lo so, state tremando di paura e morirete dalla curiosità di sapere che cosa è stato detto su di voi. Sicuramente qualcosa di cattivo, quindi state tranquilli.
Per non far mancare nulla, ho filmato i pettegolezzi delle due simpatiche canaglie rosa con la cam di Mauro, ma ovviamente non vedrete mai quei video. E chiaramente io non vi ho detto niente: del resto, in pochi arriverete a questo punto del post e a me piace tanto l’omertà.

La mattina ha il parmigiano in bocca. Giunti al palazzetto dove si è svolto il Camp, subito ci immergiamo nel verde del parco intorno, arrivando all’entrata. Dopo aver ricevuto il badge, cominciano a presentarsi diversi blogger da ogni parte, così che l’evento possa ufficialmente cominciare. La mattina scorre tranquilla, tra scambi di effusioni più o meno velate, interventi nella sala delle conferenze e succhi di frutta col grana.
Ma è ad un certo punto che il mio camp subisce una brusca deviazione, trasformando la mia percezione della realtà. Improvvisamente mi sento toccare, ma nel vero senso della parola: avete presente Benigni con Baudo qualche anno fa? Mi giro e si tratta del mitico Stark, geniaccio-blogger assieme allo Zio, nonché autore di Spinoza. Subito attacchiamo a parlare di temi serissimi, disputando sui massimi sistemi: gli argomenti spaziano dalle donne ad Andrea Beggi, passando per Gasparri e lo sfottimento costante ai blogger; la conclusione però viene lasciata ad un evergreen: i calici di Natale. Se non fosse giunta l’ora di pranzo, sicuramente avremmo fatto un intervento su questo fatto increscioso.

Dividi il companatico, raddoppia l’allegria. Successivamente, come dei bravi scolaretti, ci rechiamo in ordine verso il camion Barilla. Queste le portate: una vaschettina di pasta col sugo all’arrabbiata ed una col pesto; un immancabile parmigianino, una vaschetta di macedonia e una barretta di Ringo.
Fortuna vuole che mi trovo in una tavolata di bella gente, sempre pronta alla battuta e ad assecondare le uscite mie e di Stefigno. Ma come al solito il problema è un altro, ed è la mia fame. Tentato furbescamente di rifare la fila - qualcuno l’ha fatto - con la scusa “vabbé almeno non buttano via quello che avanza”, decido però di fare bella figura, rimanendo seduto e quasi composto. Miracolosamente giunge in mio soccorso quella buona anima della Vyrtuosa, che mi cede una vaschetta aggiuntiva di pasta col pesto e, come il Paz, la sua macedonia. Posso ritenermi soddisfatto, anche perché la foto “Ringo People” rimarrà negli annali.

Gaspar Torriero

Speech digestivi. Si torna così alle cose serie, cioé gli interventi legati al mondo del lavoro, della Rete e in teoria delle persone. Dico in teoria perché a mio modesto parere bisognerebbe parlare maggiormente e focalizzarsi di più sugli individui, cioé noi. E non solo sul business, sulle varie declinazioni del marketing, ecc; ritengo invece fisiologico il fatto che ancora molti interventi siano un po’ delle pubblicità o delle presentazioni belle e buone. Sicuramente, meglio di altre volte.
Insomma nel canale della realtà vera, non si è ancora abituati ad un confronto paritario, diretto, orizzontale o totalmente biunivoco, e di conseguenza si ha forse ancora troppo timore nel rapportarsi con gente che non si conosce. Specialmente se si tratta di blogger. Ecco perché penso che la chiacchierata su Xing sia un po’ stata un’occasione persa, e parallelamente sarebbe stato interessante approfondire con Auro e Vanz il discorso sui CV.

La fine della pacchia. Succede infine che arriva l’ora di tornare a casa, ma non prima di conoscere Stella86, Ciocci e salutare Gaspar, Sednonsatiata, Elena con la sua mega-reflex, xlthlx con Jtheo ed anche quel gobbaccio maledetto di Felter. Senza dimenticare la notevole figuraccia fatta nella video-intervista che Smeerch ha fatto a diversi blogger, chiedendo il significato di una particolare parola che non rivelerò nemmeno sotto tortura. Altro evento cardine del pomeriggio è la conoscenza della simpaticissima Marileda, per sicurezza vestita di tutto punto. In effetti potrebbe capitare che qualcuno porti la macchina fotografica…
Infine, scattate le ultime foto della giornata in cui, distrutto dalla stanchezza e dal sonno, mostro occhiaie ed espressione triste di tutto rispetto, tocca far rotta verso casa: per un’altra GGD ci sarà tempo.

Ciò non toglie che Parma rimarrà un altro bel ricordo indelebile nell’album della blogosfera.

Un ringraziamento speciale va a Fran, a Davide, ad Adamo…ma soprattutto alla mitica mamma della Fran; vabbé, per lei non ho un link ;-)


Da grande voglio fare l’aperitivo

dicembre 31, 2008

In occasione dell’ultimo dell’anno ecco il post sulla GGD, in ritardo di soli 19 giorni. D’altro canto, quando uno vive l’esperienza di una Girl Geek Dinner ha bisogno di un po’ di tempo per riprendersi, riordinare le idee e ricordarsi tutti i nomi delle ragazze che ha conosciuto, mica da fare errori che gli costerebbero piccoli attentati sotto casa.

Il team GGD Milano

Drill, baby drill. I ringraziamenti vanno allo staff delle irriducibili, quelle che oltre a tutto lo sbattimento dell’organizzazione dell’evento, si sparano senza batter ciglio diverse ore in piedi, in giro e sedute per i tavoli, manco fossero 7 spose per 7 poveri fratelli maschi blogger invitati.

Il tempo delle mele è finito. Come volevasi dimostrare, sfiga vuole che quel giorno diluviasse ed il sottoscritto ci abbia messo circa 2 ore e mezza per fare 20-25km e trovare un posteggio. Come se non bastasse, entrare in scena quando tutti sono già seduti non aiuta, specialmente da bagnati fradici (ormai dalla BlogFest in poi è prassi)… Credetemi, non si dà una bella impressione; e stiamo parlando di strani organismi che, oltre a sanguinare per circa 5 giorni al mese senza morire, con un’occhiata hanno già deciso che tipo sei, quanta confidenza ti daranno (non leggete tra le righe) e se puoi risultare interessante.

Mission accomplished. Sostanzialmente, le possibilità che avevo di non destare troppa attenzione per ovvi motivi ad una buona parte delle presenti dell’altra metà del cielo, erano pari alle chance di un Vladimir Luxuria candidato a diventare il nuovo papa: drammaticamente basse.
Fortuna vuole che mi fermano al banchetto di ricevimento per darmi un simpatico zainetto e non appena supero il primo scoglio, trovo subito un tavolo di persone che già conosco. Senza esitare quindi mi siedo, cominciando finalmente a mangiare. Ovviamente non ero l’ultimo: sì perché – come ogni star che si rispetti – Enrico è arrivato dopo di me. Ma lui aveva l’ombrello…

Le Pagelle. La premessa è doverosa. Questa volta ho optato per una scelta di campo (cit.), quindi le pagelle saranno brevi, indolori ma un po’ irriverenti. Chiaramente non posso (perché non ricordo tutti i nomi, come sapete) inserire tutte le presenti, sia perché non le ho conosciute tutte (ho parlato soltanto con quelle che me l’hanno data – …la confidenza, maliziosi), sia perché non vorrei trovarmi i loro fidanzati sotto casa mia, lì soltanto per accompagnare la loro amata geek a scolpire nella carrozzeria della mia auto un insulto a piacimento.

La prossima volta, se volete comparire in queste fantomatiche pagelle, presentatevi stringendomi la mano o dandomi una pacca sulle spalle. Non sembra, ma io vi osservo tutte. E sono sempre più dell’opinione che siano aperitivi e cene a muovere il mondo del lavoro ed a spostare gli equilibri planetari; vi dico un segreto: secondo me gli accordi più importanti vengono sanciti davanti ad un buon bicchiere di vino.

Sara Rosso, voto 8. Intrattiene e stupisce simpaticamente chiunque, presenta la serata al microfono. Tutto questo le riesce, non solo grazie al particolare accento ed alla sua abilità organizzativa, ma anche per la capacità di reggere il vino. Se continua di questo passo, non potremo nominare il suo nickname invano.

Feba, voto 7. Sarà che c’è la destra al governo, ma con Feba si respira un’aria di sicurezza. Non parlo della sicurezza di fare centro, furbetti, ma la certezza che, dopo una serata così allegra, non si ricorderà nulla di quello che avete fatto o di cui avete parlato.

Auro, voto 6,5. Era già lì da un po’ di tempo ed è dovuta scappare via presto, ma non prima di farsi scattare un paio di foto compromettenti col sottoscritto e Suz. Pochi minuti utili quindi. Noi blogger (io, Enrico, Pietro Izzo, Andrea Beggi, Biccio, Stefigno, Napolux, ecc…) discepoli dell’eiaculazione precoce, non possiamo che apprezzare.

Marilù, voto 6. Le riconosco meriti storici: senza di lei non avrei partecipato ad almeno una delle due GGD. Non è in serata straordinaria per vari motivi, ma grazie al bicchiere di vino partecipa. Devo però ammettere che con gli stessi risultati avrei potuto farmi invitare da Mara Carfagna, peraltro dandole almeno qualcosa di significativo da mettere in curriculum.

Dafne, voto 6,5. Come Auro, rimane poco tempo, giusto per dimostrare che non tutte possono portare certe camicie. Insomma, svolge il suo dovere senza farlo pesare a nessuno. È per definizione una sketchina IKEA.

Roberta Milano, voto 6,5. Tenace, sostiene dei discorsi persino con me, promettendo di convincere Axell a rifare il Lost Camp. Conoscendola, lo metterà così sotto pressione che per lui sarà già buono non accusare attacchi di panico pensando di rifiutare il gentile suggerimento.

La Fra, voto 7,5. È meglio del famigerato scudo stellare: intercetta tutti gli abbordaggi dei pochi maschi presenti in sala utilizzando anche la tattica “foto-faccioni”, rendendoli così inoffensivi. Non mi stupirei se presto i neo-con sfilassero indossando magliette con scritto “Save La Fra”.

Lyonora, voto 7. Siamo fortunati ad avere fotografe come lei ed Auro, per esempio. In questi tempi di austerity però è una sorta di bene di lusso: se il Governo raddoppiasse l’IVA su Lyonora, invece che a SKY, capiremmo tutti quanti senza fare troppe storie.

LaLui, voto 8. Per lei ormai le GGD sono un’inezia. Durante la serata dimostra di possedere energie inesauribili: grazie a lei presto risolveremo i cosiddetti problemi delle fonti alternative.

Aligar, voto 7. Con Alice nessuna foto si crea e nessuna foto si distrugge. A lei gli scatti vengono naturali. Generosa si dimostra un’ottima compagna di scorribande.

Susan, voto 8. Inesauribile. Resiste per tutta la serata, fino in fondo. Tiene testa addirittura a più di un uomo contemporaneamente. Una forza della natura. Se fosse un maschio riceverebbe lo spam “Downsize your penis”.

Helen Goldenmarks, voto 7. A giudicare da quanti uomini conosce e con cui parla, avrebbe modo per darci dentro come una pazza, ma è chiaramente svogliata (oltre che fidanzata). A differenza di certe fidanzate però, Elena si tira indietro senza ricorrere alla vecchia storiella del mal di testa. La sua simpatia, così come il suo potenziale, è notevole, ma sorge un dubbio: senza il bicchiere di vino in mano sarebbe la stessa?

Infine, sotto il motto “Bonus amicizia”, le pagelle ai maschietti:

Suzukimaruti, voto 7,5. Mostra tutto il suo charme con le donne discorrendo e maneggiando a piacimento ogni tipo di discorso, a seconda del’interlocutrice. Passa dal discorso su noti film di letteratura pornografica come “Screw my Wife” a parlare di fisica quantistica applicata ai social networks come se niente fosse, mostrando un po’ di superiore arroganza. Questi giovani capelloni che ascoltano la musica rock dovrebbero fare la guerra per capire quando è il momento di fare davvero le fighette.
Andrea Beggi, voto 8. Nel suo ruolo è il migliore al mondo. Chissà perché tutte chiedono consulenza ad Andrea, “dall’installare antivirus” a programmare uno script che impedisca la ricrescita dei peli superflui. Per descrivere la sua superiorità sulla concorrenza, è come se Monica Lewinsky fosse stata capace di parlare agli Stati Uniti con la bocca piena.
Biccio, voto 6,5. È inutile che, donne, continuate a provarci con lui, mettendomelo in crisi. È un uomo impegnato a prescindere, non uno dei california dream men. Anche Berlusconi tolto dal suo ruolo e messo alla presidenza del consiglio farebbe dei disastri.
Marco Montemagno, voto 7. Da quando arriva, al suo obiettivo femminile della serata propone una metafora ideale degli incontri amorosi che ogni uomo vorrebbe avere con la propria donna: prima un paio d’ore a fare faville con bicchiere e/o bottiglia in mano, poi nessuna rottura di scatole fino al momento di salutarsi. Non si sa come sia andata alla fine a Marco, ma tant’è.

Colgo infine l’occasione per fare gli Auguri di Buon Anno a tutti quanti specialmente alle geek e più in generale alle donne, a cui dedico questo post ironico.
Sperando e augurandomi che nel 2009 sarete voi a cambiare un po’ il mondo o semplicemente a renderlo un posto quantomeno migliore.

[ringrazio interistiorg.org come inesauribile fonte di ispirazione per le pagelle]


Un Natale troppo vecchio per Noi

dicembre 26, 2008

Natale in the night

Mettiamola così: il 25 dicembre è già bello che andato ed ovviamente non sono riuscito a scrivere nulla per l’occasione e già questo è sintomatico.
Non è una novità che crescendo lo spirito natalizio e tutte quelle cose buoniste connesse ad esso tendano a sparire, o comunque a sopirsi in luoghi nascosti del corpo umano, come coperti da un silenzioso e soffice strato di neve invernale.

Diciamo che sto facendo un po’ di sano outing con Voi in merito a questa cosa. Ne parlavo due sere fa su FriendFeed, chiedendomi se fossi l’unico che non si accorge più dell’esistenza del Natale, perlomeno nella versione che conoscevo. Sì perché mi sono ritrovato al 24/12 senza saperlo, percependo intorno a me tutto quanto come ovattato ed offuscato. Senza capire la dimensione in cui sto vivendo.

Di solito si dice che la colpa è del tempo, del lavorare sino all’ultimo minuto, del fatto che diventando grandi e quindi adulti…ci si trasforma in qualcos’altro che per me non è ancora tanto definito o definibile. Come se il Natale e le Feste di colpo evolvano in negativo, vestendosi di un giorno uguale a tanti altri.

Che poi alla fine lo sappiamo tutti, questo non è un momento normale. Ognuno identifica il Natale simbolicamente e in qualche modo avrà un qualche elemento che lo richiamerà. Per dire, per me il Natale è il “salmone”; sì perché io vado matto per il salmone, e bene o male il salmone sulle tartine calde col burro lo si mangia solo a Natale. Scontato dire che quando si era piccoli, Natale voleva dire regali, vacanze e fare i bravi, al massimo.

Noi siamo blogger, voglio dire. Non è mica poco e non è mica facile. In un certo senso siamo i nuovi dandy dei poveri del terzo millennio, quelli un po’ poetici e sornioni, quelli che si fanno i viaggi con la mente per scrivere un post, immaginandoselo nei modi più pittoreschi possibili. E lo so che un po’ tutti ci avrete pensato: molte persone suggeriscono a tante altre spunti e riflessioni scrivendo, ma non dico niente di nuovo così. Però se vi dico che scrivendo, battendo sui tasti, trasmettiamo anche sentimenti, allora un brividino o una scossettina – se vi fermate un istante – la provate. Ed è lì che sta lo Spirito, il Natale; almeno è lì che dovrebbe essere, penso.

In un mondo giusto e in una una blogosfera migliore, ci vedo tutti quanti – dalla “A” di “A chiare Lettere” alla “Z” di “Zoro” - sentimentalmente sotto un albero fatto di calici, di iPhone, Eee pc o quello che vi pare, ad aprire i pacchetti con dentro tutti i post sotto l’albero, ognuno con un bigliettino personale. I maschietti con il cappellino luminoso e nerd di Babbo Natale, mentre le femminucce con su il cerchietto con le antennine, un po’ così. E ad ogni scartamento, un “Ooooo!” di sorpresa.

C’è una nota citazione di Erma Brombeck che dice “There’s nothing sadder in this world than to awake Christmas morning and not be a child”. Che sembra un po’ una delle cose più tristi di questo mondo, se ci pensate. Ma in realtà l’errore sta nel punto di vista da cui la guardate; perché “Christmas, children, is not a date. It is a state of mind” (Mary Ellen Chase). Così come l’essere bambini, conservando quell’animo un po’ fantasioso che tutti vorremmo ritrovare la notte e la mattina di Natale.

In realtà però quando non siete più ansiosi di alzarvi dal letto prima delle 9 e aspettate che qualcuno venga a svegliarvi pigramente, vuol dire che siete maledettamente grandi e il Natale è qualcosa che non vi tocca più di tanto.
È giusto che i bambini lo percepiscano come qualcosa di magico. Certo, sarebbe bello viverlo in modo simile anche per Noi, ma – per quanto riguarda me – non so, sembra che io abbia disimparato come si faccia a partecipare al Natale. Sinceramente un po’ mi dispiace, ma devo ammettere che non sento molto, ecco.

Insomma a parte la solita storia del tempo di pensare a quello che dovrebbe essere il Natale, che non c’è, ci deve essere qualcos’altro che mi sfugge. Poi magari ci si mette anche la nebbia fitta che c’è fuori in questi giorni. E sì, anche questa cosa di farci gli Auguri via sms, via Facebook e via…dicendo, argomento di cui sto leggendo in vari blog. Siamo diventati strani noi o è il Natale che è vecchio?

Sarebbe bello avere più tempo per festeggiarlo, prepararlo e viverlo in sé, ma mi sono reso conto che non riesco più da un po’; anzi, probabilmente non l’ho mai fatto, perché quando ero bambino pensavo come un bambino, appunto.

C’è però una vocina dentro di me che mi suggerisce un consiglio prezioso, che mi ricorda che non tutto è perduto.
Sembra infatti che, volendo, sia possibile reimparare il Natale.
[L'importante è crederci]


Guida a come usare e sopravvivere a Facebook

ottobre 29, 2008

È da settembre che va avanti così. È da quando anche in Italia, col ritardo di circa un anno, si è diffuso l’uso di Facebook tra la gente comune. Sì, lo dico in modo snob, che noi bloggers – gente di un certo livello digitale - al social network più famoso ma un po’ bruttino, eravamo già iscritti da molto tempo.

Perché questo post? Perché sono sinceramente stufo di ricevere ogni giorno tra le 20 e le 30 mail da facebook. Inviti per applicazioni, cause imbarazzanti, gruppi per minorati mentali, eventi di ogni genere e chi più ne ha più ne metta.

Checché ne pensiate, Facebook non è un gioco, né tantomeno una comunità di incontri, appuntamenti o luogo da far diventare una pattumiera, anche se ora si è già trasformato in una discarica di futili contenuti sulla scia di siti web mlto più vecchi, che ormai non hanno più senso.

Cioé vi assicuro che se volete appiccicarvi con una ragazza ci sono metodi migliori. Anche perché quando vedrà che fate parte del gruppo “onanisti anonimi” e magari siete i fondatori, non ci farete una bella figura. Voglio quindi esaminare alcune casistiche comuni che portano all’esasperazione quotidianamente migliaia di persone.

Ma sei proprio tu! Non ci vediamo da un tot!!!. Una delle pratiche più comuni e un sintomo dell’ormai irreversibile decadimento del mezzo è questa. Ogni giorno c’è un compagno di asilo, delle elementari, delle medie o delle superiori nuovo che arriva a voi. Quando va bene, perché magari è la segretaria della vostra palestra che per caso vi ha raggiunto. Per farvi pagare l’abbonamento, furboni, non perché ci sta provando. Perché scrivere nomi da ricercare è il loro personalissimo, nuovissimo e intelligentissimo giocone che occupa le loro giornate. Clicca e aggiungi, di palo in frasca. La formula del Fakebook all’italiana è questa: più amici hai e più sei importante.

Ma aggiungervi ai contatti non basta a queste persone. L’immediato passo successivo è scrivervi per dirvi qualche cosa di davvero originale: “ehi, come va? Quand’è che organizziamo un’in-ter-es-san-tis-si-ma rimpatriata di classe?”. E voi in quel momento vorreste uccidere il vostro interlocutore, lo so, magari rispondendogli qualcosa che svaria da un giovanile “ma ce la fai?!” ad un più sobrio “davvero la tua vita sociale si è ridotta a questo?”.

Qualcuno ha taggato una tua foto. Una tragedia, un disastro di proporzioni epocali. Sì cavolo. Qualcuno ha taggato proprio quella foto in cui siete dodicenni, avete l’apparecchio, gli occhiali rotondissimi e siete brutti come la figlia di Fantozzi. E voi quella foto l’avevate distrutta, o almeno tale la credevate. Mai sottovalutare le risorse di un’insistente compagna di scuola media. Eppure lei in quella foto è “così carina duepunti dollaro”, come il commento del suo perfido fidanzato fa notare un po’ più in basso.

Diciamo basta anche alle foto taggate. Io voglio che tu mi chieda il permesso. Non è possibile che io trovi in giro foto mie di ogni genere e tipo, la privacy non è un gioco. Perché se domani divento potente e famoso, la cosa potrebbe darmi alquanto fastidio. Ahr, ahr. E poi dovrebbe essere un atto di cortesia. Non so, qualcuno potrebbe pensare ad un auto oscuramento facebookiano con un tondino nero sul faccione finché non fornisco il permesso. Perché magari non sono nemmeno iscritto a facebook e pubblicare una foto in cui appare qualcun altro solo perché siete davvero venuti bene, non è educato.

Pietro Izzo ti ha invitato a partecipare all’evento “sesso di gruppo opensource 2.0″. No davvero Pietro (*), questa volta non posso, non posso accettare. Soprattutto perché l’evento magari si teneva in Salento, a casa di qualche nota blogger, ed io – abitando in provincia di Milano – non sono proprio comodo. Questo per dirvi, quando invitate qualcuno al vostro splendido evento, di non farlo a casaccio, perché se intuisco che fate le cose tanto per farle, vi dico no a priori.

Più in generale poi, c’è la tendenza a re-invitare all’infinito chi ha già detto no. Ma scusate, quando una ragazza vi da il due di picche cosa fate, le richiedete di uscire dopo 5 minuti perché siete masochisti? E’ che poi si diventa fastidiosi, credetemi. Così come quando ogni due secondi scrivete una frase differente per cambiare il vostro status. Se pensate che oggi fa troppo caldo non scrivetelo su Facebook, o la mia timeline diventerà un bordello preso d’assalto da un pullmann di nerd. Per quello c’è già twitter, per dire.

La realtà è che Facebook sta diventando una fabbrica di spam e raccolta di decine di tipologie di dati differenti da fornire un po’ a tutti quanti. Pensateci quando aggiungete un’applicazione: date libero e totale accesso alle farloccate più varie. Chissà perché poi, porco cane, mi arrivano pubblicità di ogni genere nella casella di posta. Strano, no?

La vostra privacy è importante insomma. Per questo esiste la voce “Impostazioni sulla Privacy”, dal menù a tendina “Impostazioni”. Vi invito a leggerla e configurarla correttamente, prima che sia troppo tardi. E’ per questo che fino a poche settimane fa, non ero iscritto su Facebook col mio vero nome, ma con il noto pseudonimo con cui molti di voi mi conoscono. Parentesi, sarà una croce che mi porterò dietro anche quando sarò miliardario e comanderò il mondo, ma tant’è.

Da quando ho messo il mio vero nome infatti è finita l’apparente tranquillità; cioé voi che siete digitali e tramite il blog mi aggiungevate, avevate un certo ritegno, perché bene o male sapete come funzionano le cose su internet. Provate però a spiegarlo all’orda di gggiovani abituati al massimo a myspace o a msn messenger quali sarebbero le vere potenzialità dei social network. Del resto per il 99% delle persone, fare “pr” vuol dire “fare entrare la gente in discoteca”. Chi ha orecchie per intendere, ha inteso.

Ecco, non è nemmeno intelligente aggiungere amici solo perché potete spammare le vostre serate in discoteca, se siete tronisti. Ma non è furbo nemmeno se il vostro primo messaggio rivolto a me è su un prodotto della vostra azienda, un servizio che offrite, ecc… Perché nessuno ve lo ha chiesto. Ma soprattutto perché questo non è fare buon marketing. Siate almeno umani.

Vuoi entrare a far parte del gruppo “più vino nello spritz”? No, davvero, porco diavolo. Primo perché non fa ridere, è inutile e mi dà solo fastidio; secondo perché…in quale modo pensi di influenzare tutti i baristi d’Italia creando un gruppo simile? Cioé non basta cliccare “iscriviti” per contribuire ad un gruppo o ad una causa. Non è che perché sul vostro profilo figura che siete iscritti a 100 gruppi, allora siete i fighi del bigoncio. Bisognerebbe contribuire in qualche modo, no? Ecco, non sarebbe il caso di lasciare i gruppi dove non partecipate, non siete attivi, ecc…? Ne guadagneremmo tutti. Ne guadagnereste anche voi in considerazione.

Ho avuto un’idea geniale: faccio una causa sul “dimezzare il prezzo di ogni cosa; insieme si può”. E perché non renderle gratis, allora? Di solito cause di questo genere vengono costruite così. Dopotutto, eddai, trovatemi uno che non sarebbe d’accordo con una motivazione simile. E giù migliaia di iscritti; sì, ma a cosa serve? Non lo so, ma intanto iscriviti.
Vi è mai passata per la mente che cose di questo genere servano per ri-raccogliere dati sensibili e/o spammarvi qualsiasi cosa (via gruppo)? E’ questo il 2.0 delle catene via mail.

Ed è tutta colpa di coloro che fino a 2 mesi fa mandavano ancora queste catene: adesso infatti si sono trasferiti senza ritegno su Facebook.
Se scopro chi è stato ad invitarli…non sono più suo amico.

*: Il nome di Pietro è esemplificativo; non è vero che mi ha invitato per una cosa simile. Ho semplicemente messo il nome di uno a caso che mi sta simpatico. Lo so, potevo mettere anche te, ma non l’ho fatto.


L’isola che non c’è

settembre 24, 2008

PROFILO DEL BLOGGER – Il blogger tipico è maschio, tra i 18 e i 34 anni, con un reddito annuo di più di 75.000 dollari (51.000 euro). In media rimane attivo per tre anni e, in un caso su due, si trova al suo secondo blog. Il 69% del campione intervistato ritiene di trattare argomenti personali mentre il 65% si identifica come blogger professionale (chi periodicamente o occasionalmente pubblica commenti o informazioni non ufficiali relative a società, prodotti, ecc).

E non esiste.


Cazzo figa culo e tette

settembre 18, 2008

Questo post nasce un po’ per rispondere ad un commento, ma è anche un pensiero non troppo approfondito in merito a tutto quello che sto leggendo in questi giorni. Poi vorrei anche chiudere la questione, che in questi ultimi tempi ci sarebbe ben altro a cui pensare, scrivere e riflettere. Per dire, l’Italia è ormai civilmente alla deriva, tra recessione, razzismo, ignoranza, cazzo figa culo e tette. Che per me è sempre suonata come un’esclamazione quando non ci si capisce più niente e vuoi sfogarti facendo quello che ti pare, quindi ne dici un po’ di tutti i colori.

Tornando al frivolo che dovrebbe invece sapere di concreto, pochi stanno ammettendo che alla blogfest abbiamo perso una bella occasione, rotture a parte. Le conferenze, perché tali erano, sono andate così perché c’erano volti più o meno noti, un palco più alto degli interlocutori, un micrfono e…due palle così. Ma i motivi sono diversi.

Nel senso che comunque, anche chi si sta lamentando o, in certi casi, rosica perché non c’è stato, non se lo sono cagato di striscio, non c’è nelle foto, ecc…di contro non è che sta cambiando il mondo. Anzi.
Cioé molti dei pochi lamentosi sono magari i primi che agiscono per invidia e si comporterebbero nello stesso modo. Sono supposizioni, per carità, ma visto che siamo orizzontali (come vi dicevo nel post precedente), io scrivo quello che voglio. Ma il perché di tutto questo qualcuno lo conosce?

Perché ci prendiamo troppo sul serio. Punto.
Come ho già spiegato (lo so mi sto auto-citando ma chissenefrega, cazzo figa culo e tette, a quanto pare non vi entra in testa), easy cazzo, siamo tra amici, alla fin fine siamo solo dei cazzari con la passione di scrivere, comunicare, informarsi e arricchire le conoscenze. Ognuno di voi, provi a rileggersi nei primi post scritti nella propria radiosa carriera di blogger.

Già, vi fanno ridere quei post, vero? Però ricordate con piacere quei momenti, in cui tutto era così bello e nuovo di zecca; sembravate degli scolaretti al primo giorno di scuola, perché piano piano scoprivate sempre cose nuove, trucchetti nuovi e chissà che festa al primo link di ritorno. Chissà dov’è finito tutto questo. In un tag? In un tumblr? In una marchetta? O in un cazzo figa culo tette?

Sugli awards non do’ giudizio, secondo me fatti in questo modo non hanno senso. Se solo la manifestazione e certe persone, pur di ricercare visibilità in ogni modo, evitassero comportamenti un po’ patetici (che visti da fuori, credetemi, fanno la figura degli.. qui mi censuro perché poi nei commenti si tradirebbero), fottendosene della stampa tradizionale – che tanto si è visto come ha trattato l’argomento e quali nomi ha fatto – le cose andrebbero decisamente meglio. E verrebbero fatte in un altro modo.

Poi chissenefrega del pass viola, voglio dire. C’è gente come Maxime, Kurai, ecc… – per inciso…dei grandi! – che piuttosto che andare ad ogni pasto al buffet riservato ha preferito stare in compagnia e socializzare con tutti gli altri; cioé per carità, sarei stato il primo ad abbuffarmi aggratis, però magari qualche casino per fare entrare tutti, portare fuori da mangiare a mo’ di profughi o qualche tentativo solo per organizzare qualcosa insieme, giusto per la sera, l’avrei fatto. Quando però vedo che non c’è interesse se non c’è link con un PR di almeno 4 mi passa la voglia.

Insomma ci sono altri che parlano solamente con quelli più conosciuti, pappappero. Ma va bene lo stesso, a me non interessa, provo più soddisfazione a mangiarmi un paninazzo con gara di rutto libero ed annessa caciara con tanti amici, piuttosto che stare sempre seduto composto, stando attento a non pestare i piedi o sporcare di sugo la camicia di qualche blogger importante.

Sapete cos’è? E’ che anche la blogosfera italiana è lo specchio di questo paese. Sta invecchiando rapidamente, nel fisico, nei modi, nella testa e spesso rifiuta nuovi arrivati, magari intelligenti, brillanti ma un po’ fuori dalle canoniche regole auto-biografiche perché è pigra. O perché appunto, non fai parte della cricca.

Volete un’altra metafora, che ora va di moda?
La blogfest è stata un po’ come un post senza commenti.


It’s only Rock and Roll

settembre 15, 2008

Ebbene sì, abbiamo incendiato computer, fumato macbook, spacciato iphone e fatto sesso di gruppo con dei Nabaztag hackati. E ok, qualcuno ha anche usato alcune Canon Eos come sex-toy, ma senza ricorrere ad alcun lubrificante.

La realtà però è un’altra. Questi qua (narrativizzazione a parte) non ci hanno capito niente ancora, nemmeno questa volta. O meglio, non ci hanno capito un beato cacchio, per usare un termine che più si accosta alla situazione. E questo “cacchio” lo diffondono alla gggente e chissà che idea di Internet e dei blogger ci sarà in giro.

Provate solo a pensare che cosa si immagini una persona normale leggendo un articolo del genere: centinaia di schiere di personaggi strani, occhialuti, vestiti da hacker, che io lo so, gli hacker si vestono col cappuccio e il volto coperto e Dio solo sa cosa fanno quando stanno insieme. E in più tutte queste persone hanno eletto all’unanimità Beppe Grillo come blogger dell’anno, “incoronandolo” tra cori e canti di vittoria.

Insomma i blogger, quelli veri, quelli che non se li caga nessuno se non fa comodo, quelli che spendono molto tempo a tirarsi segoni mentali epocali, avrebbero eletto come miglior esponente uno che manco risponde ai commenti. Come se questi awards fossero una manifestazione credibile e autoritaria, ecco.

Per carità, non ho niente contro nessuno, quindi vorrei evitare polemiche; sto solo esprimendo un parere, se per caso non siete d’accordo mica mi offendo. Però voglio dirlo, che mi sento un peso insostenibile qui sui polpastrelli. Secondo me molte discussioni, molte conferenze e molti dibattiti mancati sono stati una mezza delusione, dei quasi flop. E vi spiegherò anche perché.

Bisogna smetterla di voler cambiare il sistema, l’informazione e i contenuti comportandosi come da etichetta, travestendosi da coloro che tanto critichiamo. Che poi in fondo in fondo non siamo nemmeno capaci. Perché abbiamo perso un’ottima occasione alla BlogFest.

Facendola corta, Fashion Camp a parte, in cui – che interessi o no l’argomento – c’è stata partecipazione, ironia e orizzontalità, tanta gente si è annoiata purtroppo. Bastava leggere twitter, come molti si affrettano a spiegare. No, bastava soltanto essere obiettivi. Perché i barcamp sono delle non-conferenze, come da definizione: quindi easy, fratello. Invece tutti lì a prendersi troppo sul serio.

Poi venne il famigerato dibattito sull’informazione. Se vi dico quante persone si sono affrettate a dirmi che si stavano frantumando le scatole, non mi crederete. E mi dispiace, perché i presupposti c’erano tutti, a partire dagli ospiti; infatti sono rimasto sino alla fine, lì ad ascoltarmi anche tutti i luoghi comuni di Facci, ansioso di assistere al confronto con il pubblico, perché ogni barcamp dovrebbe essere il luogo per eccellenza dove non esistono fottute gerarchie, dove non per forza qualcuno sta seduto più in alto e parla al microfono.

E invece, udite udite, “no”. Scusate ma non c’è più tempo, i calcoli sono stati fatti male; e vabbé, capita dai, sarà per la prossima volta. Dopotutto mi capita tutti i giorni di trovare De Biase, Pasteris, Mantellini, ecc… a parlare di informazione e comunicazione.

Però c’è stato tempo per gli awards, su cui preferirei evitare giudizi, anche perché l’ha già fatto qualcun altro. E rosichii evitabili a parte, era un’altra cosa che poteva essere pensata meglio. Categorie sballate, nomination strane e così via. Salverei Leonardo e pochi altri. Chissenefrega certo, però sono tutte occasioni perse; per altre pippe mentali magari, ma forse no.

Per inciso poi vorrei anche far notare che sovrapporre tutti i Barcamp non è stato così vantaggioso. Insomma si doveva scegliere, saltando molte cose interessanti per cause di forza maggiore. Nessuno ha mai considerato la mezza giornata per ognuno? Certo, la pioggia non ha aiutato, ma sicuramente alcuni non mi perdoneranno l’assenza ai loro interventi.

Arriva quindi la domenica, con il tanto atteso Adv Camp. Fortunatamente ho assistito a quasi tutti gli interventi più interessanti (Kurai, Giovanni, Davide Turi, Massarotto e pochi altri – pardon Matteo LK ma non sapevo che ti eri segnato). Ma al mattino, dopo che una dipendente Microsoft durante il suo speech ha affermato di credere fortemente nei banner, me ne sono uscito di corsa. Ah se solo avessi trovato il tempo di prepararmi un intervento! Avrei potuto persino dire qualcosa di decente; pensare che volevo parlare di errori e strade da percorrere e non, cose come infilare banner pubblicitari di voli low cost in articoli di aerei caduti con centinaia di morti. E via così, magari interagendo col pubblico, che le facce di chi ti ascolta dicono molto.

Al diavolo però, in contemporanea mi sono perso anche il Media Camp con Vittorio Pasteris, che se proprio andiamo a vedere per me era molto interessante, decisamente. Sono rimasto pochi minuti purtroppo, e mi sono mangiato le mani.

Per smettere di tediarvi e rendere l’idea, molti non addetti ai lavori (leggi tra le righe, molti non-blogger presenti) mi hanno spiegato che le conferenze sembravano noiose e tradizionalissime lezioni universitarie con un professore. E io gli volevo spiegare che no, questi non siamo noi blogger, che noi abbiamo il potere di rendere orizzontale tutto ciò che tocchiamo con uno schiocco di dita. Non pensate male, per carità.

Davvero, credetemi: il post casereccio, un po’ grottesco e gossipparo, quello in cui ringrazio per l’ospitalità, il buffet di sabato e tutto il resto, lo scriverò lo stesso.
Intanto fidatevi di me, sulla parola: anche se non invitiamo un paio di personaggi considerati vip, se non coinvolgiamo i giornalisti o ci facciamo riprendere da una maledetta telecamera, possiamo divertirci lo stesso. Le foto su Flickr infatti sono più belle.

Giuro, anche senza avere “un’idea della madonna” (vi invito ad usarla come keyword per quel link).

Che poi lo stare insieme è la vera ed unica ragione per cui si organizzano questi eventi; anzi, in realtà sarebbe fare casino!
Rock and roll baby!


L’utilità dei Social Media: tutti intorno a Te

settembre 11, 2008


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I social-media sono straordinari. Ok, non l’ho intuito adesso, non fraintendetemi.
Ma ci sono momenti in cui te ne rendi conto, ti accorgi della loro incredibile potenza, immediatezza, capacità di creare legami, fare Rete, eccetera eccetera.

L’immagine che vedete qui sopra è la testimonianza vivente di quello che vi sto raccontando. Ieri decine di persone che ho conosciuto in questi 2 anni di blog e blogosfera, mi hanno inviato i loro Auguri “a portata di click”. E ognuno in modo diverso, con lo stile che più preferiva, nel modo più originale possibile.

Sì perché anche se si tratta di un mondo virtuale, la personalità di ognuno viene rispettata e rispecchiata, ovviamente con modi differenti. E’ per questo che ieri, quando ho aperto la mail, devo ammettere che in contemporanea mi si è aperto anche il cuore. Dai, quando mai nella vita avete ricevuto Auguri per il vostro compleanno da più di 100 persone diverse? Avreste passato due giorni al telefono come minimo.

Ecco, non solo ho trovato un modo per non dimenticarmi dei vari compleanni (probabilmente ce la farò comunque a fare figuracce…), ma ho avuto l’ennesima testimonianza di come il mondo stia cambiando, di come la comunicazione tra le persone si stia trasformando, di come Noi stessi siamo in continuo divenire, animali flessibili pronti ad adattarsi al mondo nuovo.

Ecco, anche nel compleanno stiamo diventando 2.0. E adesso non fate i sentimentali con le solite storie del “non ci sono più i bigliettini d’auguri di una volta”, tanto non ci crede nessuno. Io trovo sensazionale il fatto di dover rispondere a tutti questi stimoli provenienti da qualsiasi parte del mondo, in modo pressoché istantaneo, magari stando seduto davanti ad un caffé, per dire. Anche questo ha una certa poesia.

Infine, ma non per ultimo, colgo l’occasione per ringraziare di Cuore tutti quelli che ieri, via sms, via twitter, via gtalk, via Facebook e chi più ne ha più ne metta, mi hanno fatto gli Auguri.
Un ringraziamento speciale va anche a Matteo (il Gas), Ely, Gilles, Vale, Albo, Marty, Simo e gli altri delle panche. Siete stati carinissimi.
E un altro, decisamente più speciale e personale va a G., ma questa è un’altra storia.


Le nuove generazioni PD crescono

settembre 8, 2008

Insieme alla bella Melita Toniolo e al pornoattore Franco Trentalance ci sarà infatti anche Mario Adinolfi. Il giornalista blogger ed esponente del Pd, già candidato alle primarie del partito, ha deciso di partecipare al reality dopo aver annunciato il suo rifiuto.

Mario Adinolfi parteciperà alla Talpa. Ma – ehi – frenate gli animi rivoltosi, lo fa per noi sinistroidi, per il PD, per il futuro che haddavenì:

E prima di andare negli uffici della casa madre del “nemico” vorrei sapere che ne pensate voi, perché io un’idea me la sono fatta, ma ho questo gusto maledetto per il confronto con tutti e allora torno alla domanda: voi, cari (e)lettori democratici, andreste mai a un reality show prodotto da Mediaset? Io sono orientato verso il sì perché mi sono rotto le scatole di pensare che il nostro dialogo con i cittadini si limiti al dibattito attorno all’arguzia dei calembour di Michele Serra, a quanto sarà fico il nuovo programma di Serena Dandini, a quando Nanni Moretti finirà di scrivere il prossimo film. Io sono orientato verso il sì perché mi spunta il gusto di fare qualcosa che la stragrande maggioranza del popolo di centrosinistra considererà un tradimento, mentre secondo me “traditore” è spesso l’epiteto con cui i pavidi etichettano il semplice desiderio di esplorazione di un territorio nuovo. Io sarei orientato per il sì perché le sfide mi tentano sempre, quelle controverse e che espongono al rischio oggettivo di irritare i benpensanti, ancora di più.

Barack, we have a problem. Scherzi a parte, credo che Adinolfi rappresenti un po’ il fallimento totale della sinistra, del Pd, dei fantomatici giovani di sinistra che dovevano cambiare l’Italia. Dove sono?
Dove sono i Mille? Cosa ne pensano? Lo so, Adinolfi non è più con loro da un pezzo, ma sarebbe bello sapere quanti sono rimasti, cosa dicono in merito. E poi, sono ancora mille secondo voi? E il circolo on line di Barack Obama? Si posta, si discute di aria fritta e di belle parole. Questo il cambiamento. Prendendo come emblema il nome di un candidato americano. Giuro, non è uno scherzo.

Massì, parlo di quelli che dovevano cambiare il centro-sinistra e l’Italia; quelli che commentavano in Rete un po’ dappertutto durante la prima fase della loro nascita: per dire, mi ricordo di un Luca Sofri scocciato commentare da Enrico, lì per difendere quello che poi si è rivelato un disastro epocale: il partito democratico.

Usato aziendale che avanza. Ormai è diventato di moda, grazie a Uolter, vendersi e sputtanarsi mettendo le mani avanti con la storia della noia, dell’intellettualoide di sinistra, del “che palle” con ste origini, noi siamo alternativi. Per lui (Adinolfi) “il dialogo coi cittadini” si fa anche partecipando ad un reality show come la Talpa. Con starlette dalla via professionale pressoché inesistente. E poi tornerà qui, sul web, e lì, nel PD, a parlare di politica come se niente fosse.

Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in certi casi siamo noi. Qui nessuno è benpensante, nessuno si irrita se Adinolfi va alla Talpa, tanto non la guardavo prima né tantomeno la guarderò ora. Insomma Adinolfi non se lo filava nessuno già politicamente (ricordiamo i catastrofici risultati delle primarie, per dire), figuriamoci ora, con questo exploit. Ecco, l’elettorato berlusconiano un po’ indeciso non lo conquisti facendo queste figuracce.

Lo fa per noi, come Silvio. Fa però tristezza notare che i piddini (yeah, aggiungerei) non abbiano i mezzi politici e culturali per capire. Capire che è un grave autogol; perché così il PD diventa una succursale forzitaliota. Diamine, un candidato alle primarie del PD, presentato da Paola Perego, che va nel confessionale o come cavolo si chiama, il tugurio; ci avreste mai pensato?
E sorridete poi a quelli che fino ad ora han perso tempo attorno all’Adinolfi politico; quelli che lo difendevano in Rete e così via.

La sinistra che cambia, nella forma e nel colore. Ecco l’esempio per i giovani di sinistra: la smania di arrivare dell’Adinolfi parte con Generazione U e passa attraverso l’epiteto di “blogger più letto ed autorevole della Rete”. Certo. Quello che vuole fare il democratico usando gli altri, quello che chiede il parere dei suoi lettori sulla decisione dopo aver già firmato il contratto con Mediaset.

Territori nuovi. Il problema non sono i soldi, chissenefrega se Adinolfi guadagnerà tanto. Che ce lo dica però, lavandosi dal ruolo di leader politico farlocco. Perché non è vero, come scrive Adinolfi nel suo post finto-democratico, che per sopravvivere e fare strada in questa fottuta società bisogna per forza vendersi, sputtanarsi: le giustificazioni false si facevano alle superiori.

Quando le devo per il disturbo? Se tu vuoi venderti, sei libero di farlo, ma non vuol dire che sei tu quello che ha capito tutto, il rivoluzionario di sinistra stanco dei vari Michele Serra (che ormai si sarà anche rotto di fare il ruolo della metafora perpetua). Perché in questo modo fai il gioco del cattivo, per capirci: sì, io sono corrotto, vengo intercettato, ecc…, ma tutti sono come me. No.
Questo mi fa imbestialire, non lo accetto. E’ una morale tipicamente cattolica; basta andare dal prete a confessarsi e si è in pace con sé stessi.

Ti dico che lo fa per noi, giuro. Il problema è che ci sono davvero tante persone di sinistra che si bevono tutte le sciocchezze, le giustificazioni di Adinolfi o chi per lui: probabilmente sono uguali ai berlusconiani. Questi sono convinti che in this way un democristiano che finge di essere di sinistra possa passare un bel messaggio alle masse sulla sinistra, che non è più quella di una volta. Sì perché a leggere i commenti dei sostenitori di Adinolfi, questi sono stra-sicuri che lui andrà in Sud-Africa a rivoluzionare il mondo della comunicazione.

Hard-Core. Immaginatevi la scena: Adinolfi parte con un discorsone ragionato sull’ultima interessantissima prova di sopravvivenza e, proprio in quel momento, il regista stacca sulle tette di Melita bagnate dal mare, passando per il costume un po’ abbassato con le natiche un po’ colorate dalla sabbia. Concetto memorizzato. Sono queste le ironiche sfide al sistema di Adinolfi.

Gne, gne, gne. In realtà infatti, pur di non scomparire, siamo di fronte all’ennesimo trionfo del personalismo di un personaggio considerato di sinistra, che ancora una volta ci ricorda che mai potremo vincere, con questa gente al timone. Mai.

Accidenti, la Talpa considerata come mezzo per far passare nuove idee politiche, la nuova stagione. Fermi tutti, spiegatemi che organismi geneticamente modificati sono arrivati a votare PD, questa volta. Qui sta succedendo qualcosa di strano, qualcosa di così grosso che sarebbe da studiare.

Che vuoi fare da grande? Certo, i soldi fanno la loro parte. Ripeto, non sono un problema, ci mancherebbe, a me farebbero molto comodo; però io non sono nessuno. “Fanculo sonounprecario”, se andrà a fare un reality show. Ma finirebbe lì. Invece Adinolfi, già dal tempo de iMille, quando di colpo prende e si candida per le primarie, “era lì per sgomitare e avere visibilità politica, facendo un po’ di baccano su giovani & democrazia diretta”. E ora con la stessa tattica, prova a ritagliarsi altro spazio. Insomma, vuoi fare il politico o andare a Buona Domenica?

Uno con cui “dialogare”. Adinolfi diventerà simbolo “della sinistra che cambia” per le tv, che cambia talmente tanto da passare dall’altra parte. Adinolfi sarà quello intellettuale di uno dei peggiori reality della tv. Adinolfi sarà il capro espiatorio usato dagli esponenti della destra durante le loro non-argomentazioni. Certo, bisogna dire che non è assolutamente fortunato con le nomination e le votazioni, visti gli zero virgola…
Forza Adinolfi, alla conquista del voto della casalinga di Voghera!

E ora rimaniamo qui, in attesa della vittoria di McCain e della conferenza stampa in cui Obama dichiarerà la sua partecipazione, da sconfitto, ad un reality show.


Chrome contro Chrome

settembre 3, 2008

Il Logo di Chrome
“…Vai, Chromachu, scelgo te!”

Se di colpo vedete dei giornalisti che come prima notizia mettono l’uscita di Chrome, il nuovo browser di Google, insospettitevi. Non vi fa sorridere la cosa? Come no!
Fino a ieri infatti, gli screenshot dei nostri eroi, che catturavano pagine, foto e via discorrendo da quotidiani e riviste di altri paesi, vedevano il niubbissimo Internet Explorer a fare da contorno.

Questo non è un post tecnico sul nuovo browser, non voglio mica togliere il lavoro a gente più esperta di me (!). Diciamo che sono riflessioni personali senza peso di uno a cui piace spesso andare controcorrente, ecco. Insomma io sto con Paul: dietro questo progetto ci sono i Pokemon, non si spiegherebbe altrimenti l’uso della sfera poké come logo.

Tornando a parlare dell’esperienza dei giornalisti con Chrome, posso confidarvi dei segreti, pure verità che si intuiscono facilmente: i giornalisti hanno preso e scopiazzato la notizia dai blog; i giornalisti non hanno testato il browser, così come non hanno mai testato Firefox, Safari o Opera, altrimenti non scriverebbero certe banalità; basta fornirgli termini come “BigG” e “Web Kit” ed è fatta, per loro un prodotto dev’essere una figata.

Sì perché loro dicono “leggero, semplice e velocissimo”, ma in realtà nessuno sospetta che l’abbuffata di task che il browser dovrebbe usare, lo renderà molto probabilmente un po’ pesantino. E poi, obiettivamente, che cos’ha di nuovo questo browser, fuffa giornalistica a parte? Ok, è una beta, calma, ma mi piace dire la verità.

A me Chrome, sinceramente, non piace. Mi sembra Internet Explorer firefoxato ma sbiadito e incompleto. Tra le altre cose ieri sera l’ho testato su Win Xp, apro un sito a caso e cosa succede?

Chrome Crasha
click per ingrandire

Crasha, subito, pam, al primo colpo. Sarà sfortuna, sarà che è beta, sarà che prima che qualcuno mi faccia abbandonare Firefox passeranno eoni.

“Come sei pignolo sonounprecario, sei proprio uno scassaballe, è appena uscito, cosa pretendi?!” Pretendo che la maggior parte dei blogger, soprattutto quelli esperti di tecnologia, non si ecciti per un nonnulla. Capisco l’entusiasmo del momento, capisco che si parla di Google (che lentamente sta completando la metamorfosi da “buona” a “cattiva”), capisco anche la curiosità derivante dall’aver qualcosa di cui parlare.

Ma un po’ di obiettività non guasterebbe.


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