Reality shop

maggio 26, 2007

Mi stavo giusto chiedendo quando i giornalisti la smetteranno di fare la voce grossa e raccontarci le storie di ragazzi (come se fossero solo loro a farlo), possibilmente adolescenti delle scuole medie, che riprendono qualsiasi cosa inerente al sesso col telefonino, ottenendo probabilmente l’effetto opposto. Nel senso che ti violento, ti tocco, ecc…non tanto perché voglio farlo, ma soltanto perché voglio riprenderti e diventare “famoso”, cliccato o conosciuto su…youtube o sui quotidiani on line (e grazie a studio aperto). Un continuo vendere e suggestionare di reality amatoriali per guardoni internauti e non.

Forse “la logica del branco” sta diventando digitale. Ora certi comportamenti, in questo caso portati all’estremo, si sono trasferiti metaforicamente su Internet; in molti casi anche sui media: infatti, dopo la moda dei pitbull che azzannavano un po’ tutti (come se ora nessun cane morde più), l’usanza dei vip di sniffare cocaina (come se ora nessuno più lo facesse) e che so io…gli ospedali sporchi e decadenti (di colpo sono tutti tornati a posto), i giornalisti con un tacito accordo hanno deciso di passare a narrare questa dei cellulari (che dicano anche che a 10-12 anni forse sarebbe meglio non regalare cellulari da 3-400 euro ai figli). Si accettano ora scommesse su quale sarà il prossimo scoop co.co.co, un notizione continuativo.

Insomma, sono qui che aspetto il giornalista che in tre righe spiega cos’è Twitter e scrive a riguardo un pezzo in cui spiega, minuto dopo minuto, i “preparativi condivisi” di molti giovani per una sega. Che avete capito, intendevo “fare sega”.

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