Mammà e papà, è tutta l’Italia che fa Kakà

gennaio 26, 2009

Bambini Gaza guerra
Nella foto, “No, Ricky non piangere. Appena trovo mamma, papà e sorella sotto le macerie racconterò loro la tua straziante storia”

Ansa: “Scelta di cuore”
SportMediaset: “Dicono che venerdì Ricardo abbia pianto. Dicono che sia scosso, che questa situazione sia più grande di lui e che l’abbia travolto.”
La Stampa: “Abbracci e lacrime”

IL DRAMMA.
“A ventisei anni non dovrebbe esserci nessun motivo per soffrire. A ventisei anni, il solo obiettivo di una vita dovrebbe essere quello di progettare un futuro denso di soddisfazioni, carico di aspettative liete, e magari con un bel contratto a progetto su cui far poggiare un mutuo centenario. Invece, purtroppo, talvolta capita che il destino si abbatta con drammi spietati su esistenze ancora troppo giovani per poterli affrontare.

Kakà: “Dio mi ha indicato la strada“. Dio, accetta una critica: anche noi siamo appassionati di calcio, ma con tutto quello che c’è da fare, che cazzo ti metti a perder tempo col calciomercato del Manchester City?

Ciò che è successo nelle ultime settimane a Ricardino Kakà, detto Ricky, deve spingere ad una rivalutazione in chiave relativistica di tutte le sventure che riempiono le pagine di cronaca dei settimanali. Quanto valgono le lacrime di genitori disperati, strette intorno al capezzale di figli agonizzanti o la pioggia di bombe che a Gaza ha colpito gente seduta sul water, al confronto del flagello che ha imposto a Kakà di dover valutare una maledetta offerta faraonica da 150 milioni di euro per 5 anni? No signori, come hanno spiegato i giornali tirando le somme di questa dolorosa storia: i soldi non sono tutto.
È una lezione che anche i più cinici devono ricordarsi, apprendendo la grande lezione offerta dalle lacrime ostentate di quel grande uomo di Ricardo Kakà: i soldi non sono tutto, si può vivere benissimo con 10 milioni di euro all’anno più sponsor ed essere felici. Da avversari battiamo le mani a questo esempio di piangente filantropia.”

CI SONO UN PALESTINESE, UN ISRAELIANO, UN BRASILIANO E UN ITALIANO…
Nella settimana in cui Berlusconi ha raccontato una barzelletta sugli ebrei nel lager, una fresca fresca riguardante la violenza sulle donne e il papa ha tolto la scomunica a un negazionista nazista, mi sono sentito in dovere di chiudere il cerchio ed analizzare la situazione italiana di questo primo mese di gennaio, così, per testare il famoso indice di regressione mentale, mai stato a livelli così alti.

D’altronde, cosa si può fare di fronte alle proteste di un gruppo di tifosi? Niente appunto, cedere. Perché quando protesta un gruppo di gente con le bandiere della squadra di calcio, niente può fermarli; se invece protestano mamme e bambini, studenti, lavoratori di ogni sorta, chissenefotte. Per toccare un po’ di sano populismo demagogico poi, tenderei a far notare come basti un calciatore miliardario per far scendere in piazza pressoché istantaneamente - sotto l’acqua, che di solito è un elemento che scoraggia la partecipazione – diverse decine di persone, che magari non hanno il lavoro, guadagnano pochi euro e non arrivano a fine mese.

Di storico, alla fine, è rimasto il gran rifiuto. Kakà ha detto no, ai soldi dello sceicco e al Manchester City. E il Milan, pazzo di gioia ha colto al volo l’occasione per riaccoglierlo in casa e trasformarlo nel simbolo di un altro calcio. Ha vinto anche l’amore folle ed educato dei tifosi: da sabato sera l’hanno assediato di cori e di striscioni, di affetto e di lettere struggenti. Riccardino Kakà, che non è un mercenario qualsiasi, che ha dei valori, che è uno che prega, s’è lasciato vincere dall’amore del suo popolo. E a nottefonda, prima di parlare ai microfoni con milanchannel, si è affacciato al balcone della sua casa: c’erano i tifosi sotto la pioggia che cantavano, lui li ha salutati e li ha ringraziati lanciando loro una maglia col numero 22.

La racconterei un po’ in questo modo: c’erano una volta un politico furbo che cercava di riprendersi un po’ di consenso, ricchi arabi, tv ridicole condite da media-servi e 200 beoti sotto l’acqua a dare sfogo alla loro creatività per costruire lo striscione più simpatico che la tv potesse riprendere. Se fosse una favola comincerebbe così.
Che bello vedere un paese dove la gente protesta per un miliardario che gioca a pallone ma se ne fotte alla grande di tutto il resto. E noi che siamo qui a discutere…ma di cosa poi? E perché? Cioé adesso parliamoci chiaro.
Io non sono come loro; va bene, sarò arrogante in questo caso e mi attirerò critiche prevedibili, ma non mi sento proprio di appartenere o assomigliare a queste persone o a queste altre, per dire. Insomma sono anche io un tifoso di calcio, ma non esageriamo per cortesia. In Italia si parla più di moviola che di ammortizzatori sociali per i giovani precari. Ma in che cazzo di paese vivo? Evidentemente state tutti bene e la crisi non si sente.

L’ESEMPIO DA SEGUIRE.
Se la guerra è «la continuazione della politica con altri mezzi», in Italia il calcio è diventato la continuazione della politica con altri mezzi. La panzana mediatica costruita ad arte da Berlusconi ed il suo entourage per guadagnare qualche punticino (ha stilato un sondaggio per sapere cosa avrebbe causato il vendere ed incassare o il contrario) ha fatto venire a galla tutta la pochezza di noi italiani, prima tifosi, consumisti e sudditi piuttosto che cittadini. Eppure sembrava fatta per quelle cifre stratosferiche (e gonfiate): però alla fine «Kaka ha deciso di restare, i soldi non sono tutto»; ricordatevi bene questa frase, la risentirete quando la crisi si farà sentire sul serio.
Per dirla tutta, la faccia è salva e i 2 punti percentuali di consenso che avrebbe perso Berlusconi sono al sicuro. Il portafoglio di Kakà anche, perché per la quinta volta in 7 anni, il suo ingaggio verrà alzato (anche se Mediaset non lo dice e a Dio gli aumenti non li chiede).

Tralasciando però l’aspetto calcistico del caso, di cui non mi occuperò qui, e tralasciando la solita questione del conflitto di interessi (“per il quale Silvio Berlusconi è capo del governo, imperatore assoluto del suo partito, proprietario di televisioni, di case editrici, di giornali – tra cui riviste da gossip con vendite da capogiro – presidente di una squadra di calcio, proprietario terriero e tanto altro ancora”), così che a seconda dei casi il nostro pres-del-cons può indossare l’abito più conveniente e profittevole nella borsa giornaliera del consenso, vorrei fare un discorso più ampio, che vada al di là del chiacchiericcio.

Cioé, abbiamo un presidente del consiglio che telefona in una trasmissione televisiva presieduta da Aldo Biscardi e che tra gli ospiti vede la presenza di Capezzone…per annunciare alla nazione che Kakà rimarrà al Milan, la sua squadra. E la gente ci crede, va in giro a raccontare della fiaba, la storia che ha sentito alla tv, quella condita dai bei sentimenti che non ci sono più – al giorno d’oggi. Quando fa comodo però ci sono: volti sorridenti, il giornalista tifoso che si sforza di piangere e di commuoversi per la gioia, ma non ci riesce e via discorrendo.

ZERO PIU’ ZERO FA SEMPRE ZERO.
Ma non è tutto: mentre Gordon Brown interveniva sulle banche per far fronte alla crisi economica, il suo collega francese Sarkozy tentava di intercedere per la guerra a Gaza ed Obama organizzava le sue proposte… Berlusconi era a colloquio con Fiorello.
Per i giornali infatti, il fatto che il Presidente del Consiglio convochi un uomo di spettaccolo per convincerlo a non passare a una televisione concorrente a quella di cui è proprietaria la sua famiglia, è una cosa normale, perché ci siamo abituati alla totale anormalità della realtà in cui viviamo.

Il problema è che la proporzione tra le scemenze che dice Berlusconi, quello che fa e le reazioni, le azioni e i pensieri dei riceventi danno sempre come risultato uno zero cosmico da retrocessione.
E il risultato sarebbe lo stesso anche se lo chiedessi a Dio. Ma se non sei miliardario, a Dio non appartieni mica: al massimo quando sei precario, ti viene voglia di imprecare.


Sua Santissima Censura

ottobre 12, 2008

Abbiamo assistito soltanto pochi giorni fa, con la richiesta di risarcimento danni da parte della Carfagna alla Guzzanti, alla definitiva scomparsa del diritto di satira e di libertà di opinione nel nostro paese. Roba per cui persino Paolo Guzzanti, omonimo padre, si è alterato, sputtanando “il partito delle libertà che ancora non si vedono”.

Aprirò una parentesi su questo gravissimo fatto. Non mi limito a far notare che la causa intentata dalla Ministra è solo civile (nonostante la diffamazione sia un reato penale) e non mi limito a segnalarvi che, come si legge dal blog della Guzzanti, nell’atto è segnalato che Sabina avrebbe partecipato ad una “manifestazione antigovernativa”, come se vivessimo in un regime totalitario in cui ogni minima forma di opposizione fosse vietata.

La Guzzanti avrebbe dovuto “parlare anche delle sue capacità”, anche se nel famoso discorso era ben evidente che non fosse lei l’oggetto. Però nell’ottica delle occasioni perse, questa è stata l’ennesima testimonianza di come le donne italiane, forse distratte dalla Gelmini, non abbiano reagito. Per dire, la Santanché non si è rifatta nessuna parte del corpo per festeggiare.

Donne, per esempio si poteva parlare di un’allucinante legge sulla prostituzione che in realtà maschera un atto incivile di repressione contro le prostitute. Ce le levano dagli occhi, ignorando il problema di minorenni, giovani schiavizzate e via dicendo: occhio non vede, cuore non duole. Ah no, scusate, la legge sarebbe rivoluzionaria perché ora i clienti vengono puniti. Stronzate. Rischiano da 5 a 15 giorni. Meglio quindi mettere via i soldi per andare in Svizzera o in qualche altra struttura che offre ampia scelta di belle donne disponibili. O semplicemente diventare ministro di un governo Berlusconi, facendosi spompinare a piacimento.

Ha detto bene la Guzzanti con una fantastica battuta. “La Carfagna chiede niente popo’ che un milione di euro. Bella donna ma che tariffe!”
Peccato che dopo certe dichiarazioni fatte dalla Ministra a Matrix, sotto l’attento occhio a pi-greco mezzi di un Mentana ormai degno erede di un suo più noto e fido collega, anche Sabina potrà farle causa, con la differenza che, se i giudizi sulla Carfagna sono fondati, i suoi sulla Guzzanti “sono assolutamente gratuiti”.

Su Mentana che dire, non posso che riportare un’altra splendida battuta di Sabina Guzzanti, in forma più che mai. “Queste persone vanno considerate per quello che sono: intervalli fra blocchi pubblicitari”.
Mi preme però far notare al gentilsesso che poteva smettere per 5 minuti di stare sotto una scrivania, di stare seduto a fare la maglia o di scandalizzarsi se l’estetista costa più caro. Ecco sì donne, potevate gridare ai 4 venti che già le foto del calendario della Ministra Carfagna basterebbero come prova per affermare che una così non poteva fare il ministro delle pari opportunità.

Sto parlando di un ministro delle pari opportunità donna, che ha identificato la Guzzanti come “figlia di qualcuno” per querelarla, come se una donna di 45 anni non potesse rispondere delle proprie azioni se non ricondotte sotto l’ala tutelatrice di un padre, di un magnaccio o di chi vi pare.

La speranza è che le donne italiane, magari quelle fiere di essere di destra o addirittura fasciste, si sveglino “e colgano l’occasione per difendere la dignità calpestata da anni di incoraggiamento alla prostituzione mentale oltre che fisica propagandata dalla finivest a tutte le ore del giorno. Il ministero delle pari opportunità esiste per agevolare le donne a farsi strada nel mondo del lavoro, negli studi e nella vita privata senza dovere accettare condizioni disagiate rispetto agli uomini”, come avere stipendi più bassi.

E magari senza dovere utilizzare ad ogni costo il proprio corpo o diventare la troia personale di qualche vecchio miliardario col cazzo moscio e i capelli trapiantati. “Mettendo la Carfagna al ministero delle pari opportunità, Berlusconi ha offeso tutte le donne italiane ancora una volta e in modo definitivo”. E siccome le donne non sono Veltroni e D’Alema ma sono senza dubbio forti e coraggiose, confido in una reazione di tutte a questo scandalo.

Siete voi una delle mie personali speranze, reagite, fate da esempio. Non aspettate che qualche ometto possa svegliarsi e cominci ad aiutarvi: non succederà mai.

Poi però torno coi piedi per terra e mi accorgo per l’ennesima volta che non funziona più niente, se non al contrario, anche nelle piccole cose di ogni giorno. Rifacendomi all’immagine che vedete in alto, parlo dell’episodio censorio ed intimidatorio capitato alla facoltà di lettere di Parma. Dove per un’immagine simile, un povero frustrato e represso paolotto si sente offeso nel profondo e il preside, scodinzolante, fa rimuovere tutto quanto. Rimango basito.

Sia mai che la Madonna venga giù davvero e deflori, a parole, tutte queste finte vergini immacolate.


Come ai tempi del MinCulPop

settembre 22, 2008

Difficilmente le persone vogliono sentirsi raccontare la verità. La nostra malata società italiana è giunta infatti ad un punto di non ritorno, in cui chiunque preferisce rifiutare la situazione generale in cui siamo precipitati, piuttosto che accettare le cose per come realmente sono.

Giovedì ricomincerà Anno Zero e probabilmente, in occasione della trattazione di certi temi, torneranno le varie polemiche connesse al dibattere su certi fatti, avvenimenti o evidenze che solo agli italiani sfuggono.

Nel rivedere il video proposto qui sopra, giungo comunque a due conclusioni già note: la verità non ha colore, non è né di sinistra, né di destra, ma semplicemente delle persone giuste e civili; infine, nonostante continuino a passare giorni, settimane e mesi, il sistema Italia non dà segni di cambiamento, paralizzato da un’imbarazzante pochezza umana.

In attesa che qualcuno si decida a staccare la spina definitivamente - confido macabramente nella morte, a questo punto – , volevo condividere con voi questa riflessione.
Abbiamo l’esclusiva capacità di riuscire solamente a peggiorare, prerogativa dei paesi meno democratici di questo pianeta.


Il papa condannerebbe questo blog

agosto 13, 2008

Ricordate il banner presente in molti blog raffigurante la scritta “il papa condanna questo blog”? Ecco, da qualche tempo a questa parte è scomparso, l’autore spiega il perché.

Il creatore del banner è stato denunciato e hanno quindi dovuto oscurargli il blog; no, in realtà, come spiega egli stesso in un post di aggiornamento, la cosa è molto più inquietante: qualcuno ha contattato la polizia e gli avrebbe detto “che avrebbe potuto procedere se la cosa non rientrava”. L’autore spiega poi che secondo lui sarebbe stata la Chiesa stessa a fare queste pressioni.

In Rete stranamente pochi noti ne hanno parlato; soltanto Punto Informatico ha fatto uscire un articolo in merito. Viene quindi da chiedersi quanto ci sia di vero in tutta questa storia, oltre all’effettiva sparizione del banner incriminato.

Insomma, non bastava l’esercito in strada per governare in stile regime sudamericano, ora anche la Curia comincia a navigare in Rete e a chiamare la polizia per fatti gravissimi come questo.

Oltre all’inesistenza della libertà d’espressione, oltre all’intolleranza dimostrata da coloro che si auto-nominano come moderati, se questo è davvero il livello di laicità dello Stato italiano e dei suoi organi, nel 2008, manca solo che in un curriculum vitae ci chiedano di specificare quale religione professiamo e siamo a posto.


Lo prendo, papà?

luglio 11, 2008

Come volevasi dimostrare, la manifestazione dell’8 luglio si è trasformata in un facile assist di strumentalizzazione da parte dei media italiani.
Gli interventi tanto bistrattati di Grillo e della Guzzanti sono i capri espiatori che i mediaservi tanto attendevano: le battute di Sabina Guzzanti su Mara Carfagna e sul papa, e le critiche di Grillo a Napolitano (anche se dormire non mi pare un insulto, e che Napolitano non sia Pertini è innegabile) sono servite per montare la polemica, spostando l’attenzione dai veri temi per cui l’adunata era stata organizzata.

Avendo già ben chiaro il giochino, i promotori della manifestazione (Di Pietro, Furio Colombo, Flores, Pardi, ecc…) avrebbero dovuto essere un po’ più lungimiranti nello stabilire il confine da non superare, che in parole povere voleva dire stare attenti a chi si invitava ad arringare la folla.

Che poi lo sdoganamento dei pompini e di altre parole sia ormai un dato di fatto, non conta: la Guzzanti ha portato gravissime ingiurie al papa e ad una Ministra che in pochissimo tempo dal nulla, attraverso quella metempsicosi dell’animo lavato via attraverso copiose gittate di liquido seminale, arriva – appunto – ad essere non una Ministra a caso, ma quella delle Pari Opportunità. Ed alle donne sembra star bene così, specialmente a quelle di destra che fanno tanto le sostenute.

Ma Signori, questa è l’Italia: se da un lato c’è la Guzzanti che non attende altro che un processo ai limiti del comico, visto che ci sarà da divertirsi parecchio con la lettura delle intercettazioni, dall’altro c’è il portavoce Bocchino del Pdl che va ad esprimere solidarietà alla Carfagna. E invece il papà Guzzanti che fa? Si incazza, giustamente.

Non puoi annunciare una querela indicando il querelato come figlio di qualcun altro (leggete i commenti a questo articolo, noterete quanta influenza ha la tv sul benpensare comune: la gente si scandalizza per la Guzzanti, quando poi si fa fare o fa i pompini al capo in ufficio o bestemmia tutto il giorno). Cioè sì, puoi, ma fai una figura barbina. Ma anche questo apparentemente stupido aspetto è sintomo del livello di pari opportunità che vige in Italia; perché qui stiamo parlando anche di voi, signorine donne, che – come al solito – quando serve, non ci siete mai.

Insomma alle gentildonne è consigliato chiedere il permesso al paparino, o al massimo ad un potente protettore (dicesi “pappone”) prima di esprimere la propria opinione in pubblico.
Questi ultimi saranno ovviamente ritenuti responsabili delle opinioni espresse dalle loro donne; non importa se queste ultime siano maggiorenni. Male che vada, se proprio proprio qualche donna volesse citare pensieri critici, triviali e un po’ volgarotti, dovrebbe rivolgersi al casting di un reality-trash della tv italiana o alla redazione di Lucignolo. Superfluo dire che le donne dovranno prima dimostrare le loro abilità, mostrando le capacità del proprio corpo prima di proferire anche solo una sillaba.

Donne! Dove siete? Dov’è la Prestigiacomo? Dov’è la Mussolini? E la casta Santanché? Vi sentite rappresentate dalla Carfagna? Poi sì, possiamo anche discutere del fatto che uno che definisce “coglioni” alcuni elettori, uno che al telefono parla di mignotte e fellatio, quando serve ci moralizzi. Cavolo, proprio dal Giappone, patria del bukkake. Sento già l’odore di una sceneggiatura da film porno.

E perché no, discutiamo anche delle lezioni etiche e di educazione che ci stanno imponendo le grandi firme del giornalismo italiano, quelle del sensazionalismo, della politica-gossip, dello scoop, dei titoloni a caratteri cubitali sull’orgia di Mosley, quelli delle foto segrete della Manadou, ecc… Come ha ben spiegato Mantellini, nessuno dei quotidiani italiani ha “titolo per indignarsi”.

Perché puoi anche non condividere tutto quello che ha detto la Guzzanti. Puoi non aspettarti certe uscite infelici, ma devi pensarci prima.
Doversi dissociare da una manifestazione che si è convocata con tanta enfasi è una figura da incapaci. Se si considerano inopportune alcune uscite, non si può pensare di pretendere che un Grillo o una Guzzanti si autocensurino o si trattengano: loro quell’occasione hanno, e siccome sono incazzati dicono quello che vogliono. Queste sono leggerezze pesantissime che il regime mediatico italiano non perdona.

Questa continua voglia di auto-distruzione insita a sinistra deve finire. Perché le cose o le fai bene o non le fai. Se invece le fai un autunno, quando la Giustizia è già stata sfasciata e il Lodo Alfano è già passato, e preferisci Casini a Di Pietro, proprio non vincerai mai.


Pronto Silvio, come posso esserle utile?

giugno 26, 2008

da Blogosfere.it

«In Rai sono tutti raccomandati, a partire dal direttore generale. Ci lavora solo chi si prostituisce e chi è di sinistra»

Queste le parole pronunciate da Berlusconi il 20 dicembre 2007. Ora invece è in arrivo l’ennesima ondata di cacca (ho rispetto per la merda), con le nuove intercettazioni che riguardano il Presidente del Consiglio, le raccomandazioni Rai, la corruzione, la compravendita di Senatori, Evelina Manna, ecc…

I tg Rai e Mediaset avranno il loro bel da fare stasera nel cercare di raccontar più balle del solito. Presumibilmente l’attenzione verrà spostata sul fatto che è stato intercettato, non sul contenuto, ovviamente.

Sti giudici comunisti non hanno proprio niente da fare. Tanto queste non sono priorità per gli italiani.
Infatti, sono priorità sue.


I veri motivi per cui Berlusconi vuole impedire le intercettazioni

giugno 13, 2008


(al minuto 5.47 di questo video c’è un messaggio in codice per Anonimo-Italiano)

Cominciamo dalla conclusione: io non ho nessun problema a farmi intercettare. Anzi, intercettatemi; male che vada mi sentirete fare un po’ di pucci-pucci con la mia fidanzata, mi ascolterete insultare amichevolmente qualche amico, oppure il massimo del trash raggiunto potrebbe essere un rutto ben assestato.

Abbiamo già assistito a diverse intercettazioni che nel corso della triste storia italiana hanno coinvolto Berlusconi: dalle bombe “simpatiche” ai cavalli in albergo, fino ad arrivare alle recenti chiacchierate con Saccà. Ed è proprio di questo che vorrei parlarvi, perché qui sta la chiave della fretta che Berlusconi sta mettendo ai suoi servi nel portare in parlamento il ddl.

Mercoledì sera ho sguinzagliato due amici a Milano, dove Travaglio presentava il suo nuovo libro in locale stracolmo di gente. Purtroppo non ho potuto assistere anche io, in quanto ero impegnato, ma tant’è. Diciamo che Travaglio ha fornito le vere motivazioni, oltre quelle che tutti conoscoo, per cui Berlusconi vuole assolutamente far passare questa nuova legge il prima possibile. State bene attenti, che sono informazioni confidenziali, eh.

Marco Travaglio ha infatti spiegato che le indagini dell’inchiesta riguardante la corruzione stanno andando avanti e sono stati consegnati agli avvocati di Berlusconi i verbali di altre intercettazioni, molto più gravi e compromettenti di quelle che già abbiamo ascoltato. Lo spazzino paladino salvatore della monnezza non vuole assolutamente che queste vengano pubblicate, anche se credo che tanto…non succederebbe lo stesso un bel niente. Ci penserebbe l’opinione pubblica a insabbiare, magari con un bell’attacco ai comunisti o una frase infelice di qualche leghista, giusto per sviare l’attenzione.

Stando a quanto dichiarato pubblicamente dal premier si potranno eseguire intercettazioni solo per perseguire la mafia e il terrorismo. Indiscrezioni parlano poi della possibilità di effettuare ascolti anche per altri reati puniti con più di 10 anni di reclusione. Senza intercettazioni togliamo alla giustizia un fondamentale strumento di indagine e di controllo. Ad esempio non avremmo saputo dello scandalo di questi giorni alla clinica Santa Rita e i macellai avrebbero continuato a incidere, tagliare ed asportare senza troppi problemi.

In sostanza, come spiega Anonimo Italiano, verrebbero esclusi reati gravissimi o pene al di sotto dei 10 anni quali: soppressione, falsificazione o sottrazione di atti o documenti concernenti la sicurezza dello Stato, utilizzazione dei segreti di Stato, infedeltà in affari di Stato, associazione sovversiva, attentato contro i diritti politici del cittadino, cospirazione politica mediante associazione, banda armata, peculato, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, millantato credito, illecita concorrenza con minaccia o violenza, sequestro di persona, violenza privata, furto, rapina, estorsione, truffa, usura, associazione a delinquere…

La Lega, che inizialmente sembrava voler porre qualche freno a questo scempio, ha poi abbassato il crapone davanti al capo, sottoscrivendo l’accordo, come spiega Ghedini, l’avvocato di Berlusconi deputato del pdl che sta lavorando proprio su questo decreto. Per la serie, “il conflitto di interessi non sappiamo che cosa sia”.

La cosa più grave però è questa: il presidente del Consiglio ha infatti annunciato anche la volontà di punire con 3 o 5 anni di carcere i giornalisti che pubblicheranno il contenuto di intercettazioni telefoniche, mentre per ridurre a più miti consigli gli editori vorrebbe introdurre multe milionarie. Sarebbe il colpo finale ai pochi brandelli di informazione corretta rimasti in questo misero paese, dove tutto è possibile: una dittatura non troppo blanda insomma.

E in tutto questo, lo scomparso leader dell’opposizione cosa fa? Niente, sta li in silenzio a guardare. Il PD, in una completa fase post-disastro, si è trasformata in un’incredibile delusione per tutti quanti. Persino l’Economist ha criticato Veltroni, colpevole di essersi lasciato sfuggire una lunga serie di occasioni per mettere in seria difficoltà l’attuale governo. Sembra che faccia apposta, che abbia paura a dire certe cose. «Veltroni ha un’idea dell’opposizione che non appare assolutamente britannica», sottolinea la rivista; e Berlusconi non può che guadagnarci con la storia del “dialogo” ad ogni costo. Voglio semplicemente dire che tutte le scelte e le strade intraprese dal PD stanno portando a conseguenze disastrose: dagli accordi con Berlusconi per fare le riforme che non hanno funzionato in passato alla candidatura di Rutelli a Roma; dal “ma anche” a tutto il resto. L’unica risposta blanda data da Veltroni in merito a questa vicenda è che “non è una priorità per l’Italia”: grazie per avercelo detto, Walter.

Concludendo, non sono disposto a farmi prendere in giro come un pirla qualsiasi. Cioé non venirmi a dire che c’è in pericolo la mia privacy e quindi, levando le intercettazioni mi stai tutelando dai mostri cattivi. Questo è un provvedimento in favore dell’oligarchia del crimine. Punto e basta.

Ridatemi Mastella, vi prego.


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