Gustavo Selva R.I.P.arlamento

luglio 18, 2007

//www.rainews24.it

Gustavo Selva non ce l’ha fatta.

Purtroppo è riuscito a ritirare le dimissioni (ma cosa bisogna fare per cacciarne a casa uno, persino dopo che ha dato le dimissioni?!), usando parole struggenti:

I cittadini mi invitano a restare e perciò ritiro le dimissioni. Assumo su di me la reponsabilità politica di ritirare le dimissioni presentate con lettera l’11 giugno. Lo faccio per rispetto vostro”. “E’ mio dovere e rispetto per voi. Se voi mi assolvete potrebbe sembrare la casta che si autodifende

Innanzitutto vorrei conoscere, uno per uno, i nomi dei “cittadini” che hanno invitato Selva a restare (perché? A cosa ci serve?); se è invece una frase fatta ed effetto lo dica subito.

Selva era già sicuro sul fatto che sarebbe stato assolto; il senso civico di Selva è infatti indiscutibile. Il povero Gustavo ha poi continuato nel suo struggente racconto, tra autocelebrazioni grottesche, “ho cercato per 30 minuti con un agente di polizia di far arrivare un taxi almeno fino a ponte Cavour, ma invano. Il blocco per la presenza di Bush era ferreo [...] quelle concitate telefonate mi provocarono delle fibrillazioni cardiache e quindi sono stato messo sull’autoambulanza di Palazzo Chigi e sono andato all’Ospedale San Giacomo. Poi mi sono rapidamente ristabilito e mentre Palazzo Chigi mi proponeva una seconda auto, con l’autista dell’ambulanza si è deciso che fosse lui a portarmi a via Novaro”. Dal prossimo mese infatti saranno obbligatori ed in vigore sulle ambulanze i tassametri; AN ringrazia il proprio senatore per l’idea, così potremo utilizzare le ambulanze per qualcosa di utile (ndr).
Il ritrovato e rinvigorito senatore poi, dopo aver parlato di vetero-comunisti, ha ricordato che “non è mai stato toccato da una sola accusa di corruzione, concussione, tangenti, associazione mafiosa o consumo di cocaina”. Lo ricorda perché, rispetto ai numerosi condannati presenti in Parlamento, lui almeno li si distingue. Infine la frase ad effetto che vale tutto il personaggio, che manco sa quello che ha detto:

Onorevoli senatori, il pensiero che un voto in meno del centro‑destra possa concedere un giorno in più al Governo Prodi travolge ogni altra ragione che mi spingerebbe alle dimissioni

Peccato che pochi elettori sanno che in realtà quando un senatore si dimette, una “giunta per le elezioni stabilisce chi lo sostituirà in maniera tale da mantenere invariati gli equilibri tra i vari schieramenti, perciò il governo Prodi non trarrebbe alcun vantaggio dall’assenza di Selva, poiché al posto suo verrebbe insediato un altro senatore”. Agli elettori del centro-destra questa frase sarà bastata e avanzata; aspettiamoci che la usino come prossimo slogan elettorale tra gli amici.
Concludendo, la colpa è dei vetero-comunisti che lo hanno insultato per una cosa che in realtà non sussiste. Gli auguro con tutto il cuore di subire la fine che il suo predecessore fece dopo il voto del gran consiglio del fascismo del 25 luglio 1943. Vorrebbe dire che gli italiani si sarebbero stufati di questa gente qua che ci prende in giro 365 giorni l’anno.

Share:

Technorati icon


Giovani, democratici e americani

giugno 27, 2007

//www.waynedemocrats.org

Udite udite, i giovani americani diventano comunisti. Così si direbbe qui in Brianza.

In realtà, la svolta democratica a sinistra dei giovani americani è secondo me sinonimo di mutamenti della società stessa. Per sicurezza invece i ragazzi italiani vanno dalla parte opposta, cioé quella medievale della chiesa e della destra che privatizza il potere, mentre la sinistra e i suoi leader, che dovrebbero prendere la palla al balzo e accorgersi che il mondo sta cambiando velocemente, continuano imperterrito a litigare su cazzate di cui a nessuno (che non sia teledipendente) frega più un bel niente.
Come sempre, mi duole dirlo, i primi mutamenti politici nella società moderna avvengono oltreoceano; è vero sì che negli States chiunque è soggetto ad un incredibile bombardamento mediatico quotidiano, però è anche evidente che li le fonti ed il pluralismo sono tutt’altro che morti e statici.

Secondo un sondaggio condotto da New York Times, Cbs e Mtv infatti, il 54% dei votanti tra i 17 e i 29 anni voterebbe per il PD, ma non quello di Prodi. Per di più il 44% dei giovani sarebbe favorevole alle nozze per persone dello stesso sesso, alla richiesta di un sistema sanitario diffuso e sostenuto dal governo, ad una maggiore apertura ai nuovi immigrati e infine anche l’aborto dovrebbe essere permesso, seppur con determinate restrizioni.
Tutto questo va di pari passo con il fatto che il governo Bush è ai minimi storici del proprio consenso (complice il fatto che Bush non sa cosa fare in Iraq, spende milioni di dollari per la guerra e deve rispondere di continui soldati morti in agguati nemici, ecc…) proprio in un anno alquanto decisivo per la corsa alla Casa Bianca.

…Pensavate che parlassi del PD italiano eh? Invece no, aspettiamo ora di ascoltare Veltroni, vediamo cosa ci dirà. Ma un sondaggino del genere, secondo voi, non sarebbe una cosa utile per iMille?

Share:
Technorati icon


Travaglio di sinistra?!

giugno 14, 2007

…ma da quando? Travaglio non è di sinistra, anzi. Ogni tanto Sgarbi si ricorda di essere servo del padrone e ha uscite comode (per lui) di questo genere.

Chissà perché ma non si riescono a trovare intellettuali di destra (parlo di quella cosa mutante che è chiamata “destra italiana”). Semplice; se hai la capacità di pensare e possiedi conoscenze storiche o dei fatti più in generale, ma soprattutto se non hai interessi da mettere in gioco (avete presente tutti i conoscenti che hanno un negozio nel vostro paese o nella vostra città che si candidano per forza italia alle amministrative?), non sei giornalista dell’ordine o non sei in debito col tuo datore non puoi votare cdl (o meglio, in questo momento non dovresti votare in generale).

A meno che fai parte del pubblico di Maria De Filippi o guardi tanta televisione. Allora qui si spiegano tante cose.

Sgarbi, assessore del comune di Milano, sa quindi come rivitalizzare e promuovere la cultura dei milanesi: ricordandosi ogni tanto dei comunisti. Peccato se in Italia manifestazioni artistiche, mostre e concerti siano rari ma soprattutto i costi della cultura e della musica su tutti rimangano esorbitanti. Milano poteva tentare un inversione di rotta e dare l’esempio. Invece no, il pericolo nella diffusione culturale è sempre rosso. E se un libro parla di storia è senza dubbio “di sinistra”, quando in realtà è semplicemente storia (come sono fatti, quelli distinti dalle opinioni, quelli che racconta Travaglio).

Per questo io, la bomba, l’avrei chiamata “Enola Sgarby”. Cecchi Paone ne avrebbe comprate a bizeffe.

Share:
Technorati icon


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.