We can’t change

novembre 27, 2008

Giusto una settimana fa mi trovavo – come ogni giovedì – alla lezione di marketing politico tenuta dal Professor Marco Cacciotto. Potete facilmente intuire, visti gli argomenti trattati, quanto mi interessi questa materia: si parla in modo approfondito di campagne elettorali presenti e passate, si analizzano i vari elettorati e via dicendo, senza ovviamente dimenticare l’ultima campagna di Barack Obama. Una campagna che molto probabilmente, per molti versi, farà scuola e verrà ripresa (per non dire ricopiata) da molti altri leader politici mondiali.

Ochei, vengo subito al dunque, che magari non a tutti interessa approfondire la materia, che in realtà è molto più ampia. Quel giorno però c’era un ospite, Maurizio Martina, Segretario Regionale del PD in Lombardia. È venuto a raccontare principalmente la sua esperienza vissuta in America, dove ha seguito la campagna elettorale svolta dai Democratici. Dall’interno, dai quartieri generali, da alcune città, a contatto con giovani, vecchi, saggi e volontari dell’ultima ora.

Raccontava in modo abbastanza entusiasta come, innanzitutto, i Democratici americani non abbiano una struttura costruita in modo analogo al modello dei nostri partiti. “Fortunatamente”, pensavo io. Quelli dell’Illinois poi, sono davvero amici di molti democratici del PD italiano.

Ma la vera differenza parte dall’organizzazione territoriale del partito democratico americano, che reduce da due sconfitte consecutive ha decisamente cambiato rotta. Loro sono solidi territorio per territorio, in modo diretto, senza troppi giri strani; sono anche organizzati ottimamente sulle stesse scansioni elettorali; il coordinamento è funzionale alla Rete del partito. Per citarvi il caso italiano invece, qui in ogni ambito istituzionale (dal quartiere alla circoscrizione e dalla provincia alla regione) c’è un presidente, uno che alla fin fine decide per conto suo, ma ufficialmente come PD.

Insomma, se prima i Repubblicani facevano man bassa nei piccoli territori, nei paesi e via discorrendo, ora i Democratici li hanno stracciati, conquistando molte roccaforti nemiche. Questo però è stato possibile solo grazie ad un cambio epocale di passo partito dalla stessa base del partito. Fondamentale, spiegava Maurizio Martina, è stato il ruolo di Howard Dean, che dopo aver perso nelle primarie 2003 contro Carry, è diventato presidente nazionale dei democratici.

Con lui infatti i democratici americani sono tornati a ragionare sul territorio: fino alle ultime politiche vincevano solo la rappresentanza territoriale difendendo i territori forti di provenienza, mantenevano le grandi aree metropolitane ma lasciavano ai repubblicani tutto il resto. Sostanzialmente veniva accentuata molto la frattura città/campagna. Uno degli errori strategici che anche il PD italiano continua a commettere (pensate alle elezioni 2006, dove la campagna di Prodi fu incentrata solo ed esclusivamente a mantenere un vantaggio che in realtà vantaggio non era; basta vedere i dati delle regionali 2005 per capirlo).

Ovviamente fondamentale – come sempre – è risultato coinvolgere e convincere gli indecisi, cioé quelli che alla fine ti fanno vincere le elezioni. Dean ha cominciato un nuovo ragionamento di radicamento territoriale, soprattutto nei luoghi in cui i democratici erano più deboli. Semplice ma efficace.

Certo, il fatto di avere Obama, un vero leader quindi, aiuta molto. Ma la vittoria si è giocata molto anche sui temi, sulle cosiddette economic issues (la crisi in America è già ben altra cosa) che hanno prevalso sulle security issues, dove ancora i democratici hanno qualcosa da imparare evidentemente.

Per la prima volta poi mi sono stupito nel sentire Martina che spiegava come il web abbia avuto un ruolo importantissimo, anche se al web associava principalmente i volontari. Basti pensare solo a quanti soldi sono stati raccolti via Internet da Obama, per dire.
C’è un altro fattore però: per la prima volta non era presente alcun particolare orgoglio razziale che poteva dividere e creare strani controsenti; questa volta in campo c’era l’America e gli americani.

Questa volta insomma, tutti i giovani hanno votato per Obama, specialmente gli ispanici. Bisogna ringraziare le centinaia di volontari di Obama, perché erano inquadrati in una cornice organizzativa più che notevole. Essi hanno così saputo “mappare” correttamente il territorio, fattore che ha scavato una notevole differenza coi repubblicani.

Il Segretario però, precisava anche che non bisogna avere una visione “romantica” di Internet: non è che Obama ha vinto solo grazie al web. E fin qui siamo tutti d’accordo. Dall’altro lato però, il cambio di direzione partito dal web, la mobilitazione totalmente orizzontale e la rivoluzione dei contenuti politici e della campagna sono stati vitali per il trionfo di Obama.

Ed è proprio quando ho sentito “cambio di contenuti” che mi è cominciata a frullare per la testa una domanda fastidiosa da fare al Segretario (stimolato anche da Roberto Felter via twitter). Perché ok, la campagna americana, Obama e tutto il resto sono davvero delle cose interessantissime, stimolanti e sarebbe fantastico vederle in Italia. Ma è qui che sta il dubbio.

Ecco, arriva il momento delle domande finali, quindi gliela faccio. Gli spiego subito che la mia è più una domanda politica.
Gli dico, testualmente:

“lei non crede che una campagna fatta in un paese in cui, per un amante ci si dimette; se un parlamentare usa un aereo di stato viene arestato, così come se si fa falso in bilancio (etc.), non vada bene per un paese dove si viene eletti ministri con favori sessuali o dove, per citarle un episodio dell’altro ieri, un esponente del suo stesso partito consiglia la risposta ad un altro dell’opposizione? Crede che la popolazione italiana sia davvero pronta per un certo tipo di cambio di contenuti, di cui ha parlato anche lei?”

Speravo che almeno in una piccola aula universitaria un giovane del PD di buone speranze confermasse certe cose, esponendosi magari. In realtà, come mi aspettavo, la risposta è stata abbastanza elusiva. Per carità, Martina non ha negato niente, ma più che altro ha improntato la risposta sul ricambio generazionale, che ci vogliono nuovi giovani, nuove facce, un vero cambiamento. Al che gli ho fatto notare che l’esempio dovrebbe venire da loro per prima.

E anche qui era d’accordo, che ci vuole una mossa comune, anche da parte di chi è vecchio e non vuole scollarsi dalle poltrone comode di partito. A quel punto ho capito cosa voleva dirmi, quindi l’ho tradotto, dicendoglielo: “insomma, ci manca un leader, no?” “Sì è vero”, mi ha risposto.

Piccola parentesi. Il Segretario ha anche voluto precisare che si dissociava dal comportamento di Latorre (ricordate la storia del pizzino?) e che non era d’accordo con lui. E io avrei voluto fargli notare che non è tanto normale che in un partito ognuno faccia quel cavolo che vuole, e che ognuno la pensi in modo diverso dall’atro. Cioé, a voi pare normale?!

Parliamoci chiaro: Maurizio Martina e tanti altri come lui interni al PD, sanno bene che esistono certe usanze tristi e antiquate che continueranno a far perdere le elezioni a questa strana sinistra, che poi sinistra non è.
Solo che in questo modo, il partito che doveva rivoluzionare l’Italia, il cambio epocale e via dicendo, si sta sgretolando in modo imbarazzante. Tra gente che si dimette, gente che se ne frega degli ordini di colui che dovrebbe essere il leader e “si diverte”, eccetera eccetera.

Del resto, da tutto questo Veltroni si nasconde. Non c’è, come se non esistesse. Non una parola, mai una volta. Solo apparizioni misteriose.
Come fa un leader a non rispondere ad una disperata lettera di dimissioni come questa? Certo, il popolo italiano non è in grado di comprendere nemmeno uno dei motivi addotti dalla Tinagli, non è in grado di analizzarli e porsi davanti a loro con un atteggiamento critico.

Ma dove sono iMille? I democratici che volevano cambiare? Dov’è finito il “Yes, we can”? Cosa è cambiato? Niente. Siamo ancora in balia della Binetti, di un democristiano e di tanti strani personaggi che in società mature, al massimo raccoglierebbero pomodori. Con tutto il rispetto per i pomodori.

Se ci sarà mai un democratico che passerà di qui, mi ascolti: non è possibile cambiare senza cambiare.


Dove sono finite le schede bianche e quelle nulle?

aprile 17, 2008

Non so se ve ne siete accorti, ma trovare i dati riguardanti le schede nulle o bianche (che sono sempre stati diffusi da tutti i quotidiani) su Internet risulta quasi impossibile (anche xlthlx me l’ha fatto notare più di una volta su twitter). Provateci.

Insomma, vengono omessi dei dati alquanto importanti e sul sito del Viminale non c’è ne traccia. La cosa risulta molto strana.

Nel 2006 le schede bianche erano misteriosamente scomparse e il famoso documentario “Uccidete la Democrazia” di Deaglio aveva fatto una precisa ricostruzione della sparizione, impersonificando l’omonima scheda col nome di Bianca. Sarebbe interessante scoprire se queste schede siano tornate o meno.

Su Internet quasi nessuno ne ha parlato: solo Piero Ricca, che stimo moltissimo, e quelli di “Articolo 21″ hanno trattato l’argomento.

Diciamo che è più facile trovare i dati dei singoli comuni che quelli generali. Poi, per prenderla con ironia, fa pensare il fatto che Berlusconi non voglia ricontare le schede e che, come il Ministro Amato aveva affermato, i dati sulle schede bianche o nulle sarebbero dovuti arrivare subito, visto che dovevano essere contrassegnate immediatamente.

In attesa che Giulia Bongiorno diventi il nuovo ministro della Giustizia (quasi quasi era meglio Mastella…), ho spulciato un po’ di commenti in giro per la Rete e tra quelli al post di Piero Ricca ho trovato dei dati interessanti: esistono per esempio moltissimi seggi di comuni in cui nel 2006 non c’era stata nemmeno una scheda bianca (nel 2006 a S. Nicandro Garganico, provincia di Foggia, a fronte di quasi 10.000 votanti non c’era stata nessuna scheda bianca; da qui partiva il romanzo “Il Broglio” come spiegano su Articolo 21), che ora invece tornano a sfornare schede bianche e in alcuni casi arrivano quasi a raddoppiare il numero delle schede nulle. Quello del 2006 probabilmente rimarrà uno dei misteri tutti italiani, non si saprà mai cosa accadde al Ministero degli Interni.

Miracolosamente poi, arrivo ad un trafiletto sul sito dell’Ansa in cui vengono dati velocemente e sommariamente i dati sulle schede in questione, che non sembrano però corrispondere in pieno ai dati sull’affluenza e sugli aventi diritto. Mi da molto da pensare il fatto che al Senato su 43.133.946 di aventi diritto, 10.362.719 persone non si sono espresse (più del 20% degli aventi diritto quindi), mentre alla Camera su 47.126.326 di aventi diritto, 10.674.021 persone non hanno dato preferenza (sempre più del 20%).

Dato per scontato che magicamente, dopo il 2006, le schede bianche sono tornate a salire e la loro percentuale si attesta circa al 4%, vorrei sapere perché il Viminale e tutti i media non menzionano queste statistiche.

Da qui a parlare di brogli ce ne passa, anzi, non discuto la netta vittoria del pdl. Anche perché, per la prima volta in Italia abbiamo avuto la possibilità di seguire sul pc di casa lo scrutinio comune per comune, senza aspettare la notte come accadde nel 2006: bravo ad Amato quindi.

Però…nessuno vuole più fare chiarezza su queste benedette schede. Perché?


Appello alla decenza degli italiani: perché gli onesti non voteranno mai Berlusconi

aprile 13, 2008

Dopo un giorno per sbollire la rabbia, il nervoso e la sensazione di impotenza provata guardando e commentando live l’infinità di stronzate dette da Berlusconi a Matrix ho deciso di scrivere anche io qualcosa: sia mai che qualche indeciso si convinca a non votare per un personaggio come lui. Quindi prendetevi 10 minuti di pausa se per caso siete giunti sin qui, che in questo post ci ho messo anche un po’ di cuore.

Cominciamo con Veltroni. Visibilmente stanco, spremuto dal tour elettorale e dall’ottimo discorsone finale a Roma, Piazza del Popolo, che ho apprezzato non solo nei toni, ma anche nei contenuti: il solo sapere che per lui certi fenomeni tutti italiani esistono, un po’ mi da fiducia. E mi da un grande piacere notare l’abissale differenza dei suoi discorsi da quelli dell’avversario principale: mentre di la ci si limita a parlare sempre dell’avversario, di cui si ha costantemente bisogno, insultando, parlando di comunisti (nel 2008, ancora!), tralasciando poi tutto ciò che di politico possa esistere (agli elettori del pdl non interessa cosa farà il loro candidato, a loro interessa ridere, battere le mani e gridare, tanto poi ci penserà lui a far fruttare i loro interessi…), di qua si è deciso di non fischiare, di lasciare perdere, di non rispondere, così che di la impazziscono al pensiero di non avere più come prima un mortadellone da affettare.

È stato il primo a doversi presentare purtroppo e questo è già uno svantaggio. Da subito abbiamo intuito come sarebbe andata la serata, una trappola colossale; probabilmente presentarsi su mediaset l’ultimo giorno di campagna elettorale è stato l’unico errore strategico; Mentana infatti si è immedesimato benissimo nella parte del servo-dipendente-scendiletto, mostrando tutta la sua viscidezza, prostrata sotto forma di incapacità di risultare per lo meno, per un solo secondo, imparziale. Ma al capitolo “Mentana”, povero, arriverò dopo.

Insomma Walter ha perso un po’ di brillantezza e, complici le ridicole domande del nostro Henry, non ha avuto la facoltà di risultare accattivante. Mentana infatti continuava ad interromperlo con domande insulse e ridicole, come commentato dagli altri partecipanti al Live Blogging; per di più ci sono stati ben due stacchi pubblicitari ad interrompere Veltroni, e il cronometro di Mediaset che scandiva i fatidici 45 minuti è stato inflessibile: il recupero abbondante e il pre-partita che c’è stato con Berlusconi, non s’aveva da fare.

Eccoci a Berlusconi, il datore di lavoro che fa il padrone di casa. E venne così il turno del capo supremo di Mediaset, un po’ più vecchio e stanco dopo 14 anni, pronto per la quinta volta a ripetere le frasi di default che tanto hanno presa sul pubblico televisivo italiano. Subito prende la parola senza che il vile conduttore pronunci un minimo “alt” e, premettendo che quello che stava per dire era fuori dal conteggio dei 45 minuti, parte con l’attacco all’avversario che l’ha preceduto, regalandoci una serie di bugie da guinness dei primati: incredibilmente dichiara che non è vero che Mangano, guardandosi bene da spiegare come mai nel 1974 andò a pescare – guarda a caso – proprio uno stalliere-boss della mafia, dicendo che no, non è mai stato condannato (come no!!! Tre ergastoli mi sembravano sufficienti!); successivamente delinea l’assurdità della legge della par-condicio, unico puntello presente in Italia per far sì che la dittatura mediatica non si trasformi in quella del manganello. Sostiene che è colpa della legge se non ci sono confronti, dimenticandosi ad esempio che con Prodi il confronto l’aveva fatto. Ma in Italia si sa, i giornalisti veri non esistono e di conseguenza sognatevi di assistere ad una sorta di contraddittorio. Sì perché se esistesse, Berlusconi si estinguerebbe in meno di 5 minuti e con lui i druidi celtico-leghisti, con armature e fioretti annessi.

Si passa poi al consueto teatrino politico in cui, badate bene, Berlusconi non indica soluzioni ai problemi, non spiega il come, ma si limita a promettere e a citare il pubblicitario contratto con gli italiani. Ecco la novità. Stranamente qui, Mentana non ha più facoltà di porre domande: Berlusconi prende la parola a piacimento, sposta gli argomenti dove gli pare e Mentana non osa mai fare una diavolo di obiezione: e bravo zerbino, tranquillo che il capo non ti licenzierà.

Tralascio, per rispetto all’intelligenza di chi mi legge, altre sparate ed arrivo al capitolo finale della nostra saga: la sorpresa, preparata (dopo una settimana di duri calcoli con Tremonti, wow…siamo a posto!) solo per Noi. Ragazzi, tenetevi forte, le vostre vite cambieranno, basta precarietà, basta stipendi da fame, basta criminalità, basta essere tristi, sorridete: dopo l’Ici Silvio ci toglierà anche il bollo di auto, moto, ecc…

Cazzo, il bollo.

Felicità nelle sedi ACI, ed elettori faciloni e creduloni ancora in estasi a bocca aperta pronti a ringraziarlo: cavolo, ci toglie il bollo, diventeremo ricchissimi. Ennò, fermi tutti, azioniamo per un attimo il cervello. Cioé Berlusconi dice che “se c’è il tesoretto” lo userà per tirarci via il bollo?! Ma come??? I soldi delle tasse degli italiani, quelli ricavati dalla lotta all’evasione, invece che servire per un condono vengono buttati per una promessa elettorale dell’ultimo minuto? Ma questa gente si rende conto della voragine nel bilancio che tornerà a ricreare dopo il quinquennio 2001-2006? No. Perché solo una certa parte di italiani può essere felice di sentirsi dire in faccia, dopo tanti sforzi, che i propri soldi non verranno reinvestiti per il bene del paese, ma verranno bruciati in un nanosecondo.

Sappiamo bene a cosa servirà questa mossa: a far riempire il garage di auto e moto da follia ai suoi amici, senza dover dare un centesimo di euro all’erario; pensate solo a chi ha 2-3 macchinoni, a chi ha barche, ecc… Già, un disastro. Ma il problema non è solo questo.

Il nostro furbo imbonitore, collegando questa promessa al tesoretto, ha già messo le mani avanti, anzi avantissimo: sì perché una volta salito al potere potrà dire, dando la colpa al governo Prodi, che il tesoretto in realtà non esiste e che quindi non potrà onorare il suo impegno con gli italiani. Se lo ricorderà ancora, certo. Per il resto, il nostro Robin Hood moderno, in collaborazione con il creativo Tremonti, ci prospetta un domani da incubo: tra autarchia e la canonica e smentita dai fatti strategia del trickle-down effect, secondo cui i ricchi una volta sazi, sarebbero portati automaticamente a distribuire ai poveri ciò che loro avanza e, sulla base di questo postulato, prima o poi la crescita della ricchezza finirebbe per ricadere anche sui poveri. Meglio di Robin Hood.

Enrico, il giornalista amico. Veniamo infine all’esempio dell’obiettivo giornalismo italiano, al paragrafetto dedicato a Mentana. Se con Veltroni si è preoccupato di interrompere frequentemente le sue risposte ponendogli altre domande di livello infimo, con il datore di lavoro l’atteggiamento cambia radicalmente: niente più domande, solo spazio e tempo dilatati, libertà assoluta di parola e…tanti saluti alla par-condicio. Poco importa se calcisticamente, al tempo previsto di 45 minuti, vengono aggiunti altri minuti di recupero abbondante, se con lui la pubblicità c’è stata solo per 45 secondi scarsi e una volta, verso la fine, se addirittura il piazzista di Arcore rientra in studio fuori dall’inquadratura, spiegando come mettere la croce. Un po’ di decenza, almeno li è stato sfumato.

Questa non è l’Italia che voglio: una persona che controlla media, opinione pubblica e detiene gran parte delle ricchezze di un paese, con il passato misterioso, con 21 procedimenti giudiziari a suo carico, iscritto alla P2, bugiardo e con legami con la mafia, non deve avere potere. Perché se non vogliamo indagati, corrotti, mafiosi, ecc…basterebbe non votarli più e i vari Berlusconi, Bossi, Dell’Utri e co. non ci sarebbero più. Chiediamoci perché, diamine, perché cavolo in Italia questa gente non scompare mai.

Perché anche io ho una fottuta paura del domani e sono terrorizzato dalle dichiarazioni del vostro cavaliere. Mio non è. Per questo ne parlo tanto, ho paura, ok?
Non so se voi vi sentite rappresentati dai vari Bossi, Dell’Utri, La Russa, Fini, Bonaiuti, ecc… Io no di certo, perché come Kurai temo l’ignorante faciloneria italiana che porta a sventolare bandiere nere con la fiamma tricolore, accompagnate da cori come “duce, duce!” mentre passa e parla Berlusconi.

Quindi se sei indeciso, vai a votare lo stesso. Che c’è gente che è morta per darci il diritto di scelta, il diritto di voto; e un’alternativa mi spaventa particolarmente, l’antipasto c’è già stato dal 2001 al 2006.
Perché ora ne sono sicuro al 1000%: i buoni siamo Noi, quindi we…are the good guys.


Famolo strano

aprile 11, 2008

Questa sera, in occasione della puntatona di Matrix delle ore 21 in cui gli ospiti saranno Berlusconi e Veltroni, insieme ad altri blogger commenterò il dibattito in tempo reale, con un esorbitante live blogging unificato.

La piattaforma che ci ospiterà sarà coveritlive e se vorrete seguirci, rispondere ai nostri in-teres-san-tis-simi sondaggi in diretta e commentare le nostre mirabolanti uscite, vi basterà farlo su Coveritlive cercando l’evento “Berlusconi e Veltroni a Matrix per le politiche 2008″ oppure andare direttamente su uno dei blog coinvolti. Purtroppo wordpress non permette l’integrazione degli iframe, quindi non ho potuto inserire anche io la piattaforma incriminata.

Comunque sia, i blogger coinvolti saranno: Anonimo Italiano, Antonio Vergara, Biagio Raucci, La Privata Repubblica, Liberamente, Kagliostro e Terzo Occhio.
È gradito un dress-code adeguato, quindi mettetevi la cravattina della domenica; se poi avete i pop corn e la birra meglio ancora, ma il mio consiglio è quello di tenere al vostro fianco un pacchetto di fazzoletti…


Piduisti senza limiti, mafiosi senza vergogna: la P2 bis ri-scende in campo

aprile 8, 2008

Se leggete il famoso “Piano di Rinascita democratica” della Loggia Massonica P2 (click qui o qui per una lista degli iscritti, tra cui voisapetechi), potrete incredibilmente notare moltissime similitudini con le azioni di governo e le dichiarazioni di certi personaggi:

Il cosiddetto piano di rinascita democratica, parte essenziale del programma piduista, consisteva in un assorbimento degli apparati democratici della società italiana dentro le spire di un autoritarismo legale che avrebbe avuto al suo centro l’informazione.
I suoi obiettivi essenziali consistevano in una serie di riforme e modifiche costituzionali onde
« …rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori »
. In particolare andavano programmate azioni di Governo, di comportamento politico ed economico, nonché di atti legislativi, per ottenere ad esempio nel settore scuola di
« …chiudere il rubinetto del preteso automatismo: titolo di studio – posto di lavoro…»

Prendiamo le dichiarazioni di oggi di due noti personaggi, di cui uno condannato a 9 anni di reclusione per concorso in associazione mafiosa (Dell’Utri) e l’altro…vabbé, mi sono anche un po’ stancato di ricordare quanto sia pericoloso.

15:56 Berlusconi: “Esami di sanità mentale per i pubblici ministeri”.
“Il pubblico accusatore deve essere sottoposto periodicamente ad esami che ne attestino la sanità mentale”. Lo ha detto il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, nel corso di un comizio a Savona.

16:13 Dell’Utri: “Il mafioso Mangano? Un eroe”
“Il fattore Vittorio Mangano, condannato in primo grado all’ergastolo, è morto per causa mia”, ha dichiarato il senatore Marcello Dell’Utri in un’intervista rilasciata a Klauscondicio, contenitore di approfondimento politico in onda su YouTube. Dell’Utri ha rivelato: “Mangano era ammalato di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. E’ un eroe, a modo suo”.

16:16 Dell’Utri: “Se vinciamo, via dai libri di storia retorica Resistenza”
“I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della Resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione”. Lo ha detto il senatore Marcello Dell’Utri in un’intervista rilasciata a Klauscondicio, contenitore di approfondimento politico in rete.

Ok, eviterò di commentare le affermazioni di oggi, ci sarebbero pagine da scrivere solo sulle stronzate dette. L’esame mentale lo farei so io a chi; poi perché non estenderlo ai politici, ai giornalisti, ecc…?
Comunque sia, colleghiamo le frasi alle decine di dichiarazioni in questi anni sulla separazione delle carriere dei magistrati, “al riordino dello stato in senso istituzionalistico, il ripristino di un’impostazione selettiva (forse classista) dei percorsi sociali, insomma – secondo molti – una svolta autoritaria”.

Come se non bastasse, il piano puntava all’abolizione della validità legale dei titoli di studio (per sfollare le università e dare il tempo di elaborare una riforma della scuola – la Moratti?!?!?!), allo spostamento del Consiglio Superiore della Magistratura sotto il controllo dell’esecutivo (quindi i politici avrebbero in questo modo potere di controllo sui giudici, tirate una riga…!), a rompere l’unità sindacale, ad abolire il monopolio della Rai (troppo facile con 3 tv e 40 giornali e periodici), a mettere le mani sul controllo dei mass media (e quindi dell’opinione pubblica, della società e di conseguenza dei cittadini) acquisendo tv, quotidiani, gruppi editoriali, ecc…

Prendiamo anche la dichiarazione di oggi di Berlusconi sull’esame di sanità mentale dei pubblici ministeri e confrontiamolo con questo punto del piano di rinascita democratica. Incredibile vero? Per i piduisti quindi “la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati” e “la normativa per l’accesso in carriera (esami psico-attitudinali preliminari)” sono due punti fondamentali ed urgenti, insieme al silenzio-consenso.

Caro lettore, perdonami se ti ho annoiato a sufficienza e se non sono stato troppo sintetico, ma potrei andare avanti con molte altre agghiaccianti somiglianze. Quotando il virgolettato sull’ipotetico ruolo da affidare alla stampa ad esempio, si scopre che «va sollecitata al livello di giornalisti attraverso una selezione che tocchi soprattutto: Corriere della Sera, Il Giorno, Il Giornale, La Stampa, Il Resto del Carlino, Il Messaggero, Il Tempo, Roma, Il Mattino, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Giornale di Sicilia per i quotidiani; e per i periodici: L’Europeo, L’Espresso, Panorama, Epoca, Oggi, Gente, Famiglia Cristiana. La RAI-TV non va dimenticata.»

Insomma se avete voglia di andare avanti a farvi rodere il fegato e vi appassionate in un viaggio tra storia e politica, condito da un po’ di sane teorie di cospirazione, allore benvenuti, potete continuare a fare il gioco del “trova le differenze”.

Ecco perché io non voterò mai per dei mafiosi, per dei cospiratori, per dei piduisti, per dei corrotti, per dei bugiardi, per dei truffatori, per i cattivi
Forse è insito nella natura dell’italiano provare ammirazione per i banditi, per chi sta al di sopra della legge. Perché per ri-votare per la terza volta certa gente (per di più condannata!), i casi sono due: o si è ingenui (e di conseguenza stupidi, oserei dire, a questo punto) o si è disonesti. E io per natura non sono affatto disonesto. Sono solo un italiano…


Voti utili

aprile 7, 2008

La fonte è indicata sull'immagine

Chi ha riscritto e progettato la famosa “legge porcata” (così definita da uno dei suoi creatori, Calderoli)? Probabilmente già molta gente se ne è dimenticata. Tralasciando per un momento i prevedibili giochini politici, parlo di quella legge che ha tolto agli elettori la facoltà di scegliere un candidato. A meno che Berlusconi stia puntando a far ristampare le schede con già una croce sopra il simbolo del pdl.

Dopo l’ennesima affermazione del genere però bisognerebbe fare un po’ di passi indietro.

Gli italiani stanno per rispedire al governo per altri 5 anni questi qua, quindi in teoria dovremo abituarci a convivere con certi personaggi. In pratica ci è impossibile, a meno di trasformarsi in trogloditi e tornare a vivere nel Medioevo. Lo dico anche a chi risiede sotto la linea del Po’ e vota PDL: amico romano-ladrone o terrone, guarda che stai votando anche la Lega.

La differenza di stile tra i due principali candidati è abissale, questo si sa da tempo; mentre uno è impegnato a insultare e a parlare per luoghi comuni vecchi come lui, l’altro parla di politica. Che è quello che bisognerebbe fare, promesse a parte.
E anche se oggi tra il pdl regna il caos sovrano più del solito (Berlusconi rinnega Bossi tirando in ballo la sua instabilità fisica, da un po’ di colpe a Casini e Calderoli, dopo averla definita porcata, difende la sua fantstica legge elettorale), farei presente una cosa: le schede sono praticamente identiche a quelle del 2006. Se Berlusconi è così sciocco da considerare chi vota talmente stupido da non saper fare una croce, che lo spieghi ai suoi elettori.

Perché questa polemica è stata creata ad arte per avere un alibi comunque vadano le cose, per creare un clima incivile e seminare altra sporcizia ed altre incertezze su un paese assetato di una decente stabilità.


Stavolta si può fare

aprile 3, 2008

Il secondo viral video regalato da alcuni “noti ragazzi” a Walter Veltroni sembrerebbe decisamente migliore del primo.
Semplice, conciso, sobrio e serio; di sinistra, verrebbe da dire. Questa volta possiamo linkarlo senza aver vergogna. Sì, si può fare.

(Italianuova, via twitter)


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.