C’è chi va e chi (ar)resta

dicembre 17, 2008

Quello che sta succedendo nel PD in questi giorni ha dell’incredibile. Sostanzialmente la polizia e la magistratura stanno facendo quello che la dirigenza avrebbe dovuto fare dagli albori: fare pulizia e spazzare tutti quei personaggi che invece di fare politica nel partito democratico dovrebbero stare in un monolocale con le sbarre. Molti pidini, anche quelli dei piani alti, staranno tremando in queste ore. Perché il partito è allo sbando da mesi e mesi, di nuovo ci sono solo le manette.

Ora un altro problema sarà quello di dover spiegare che cosa sta accadendo, prendere le distanze, magari non come fece Craxi coi socialisti. Perché vedete, un conto è allontanare subito da un partito i peggiori e poi dire che ci si era accorti chi erano e che per questo non fanno parte più del PD. Un altro conto invece è dover rispondere del terremoto che sta dando gli ultimi colpi al PD, a Veltroni, cioé il responsabile che dovrà risponderne – essendo il leader.

Fa poi morire dal ridere la non auto-critica fatta dal partito all’indomani delle primarie in Emilia e della ennesima sconfitta elettorale. Ogni tornata si perdono 10 punti circa, ma va tutto bene, la colpa è tutta di Di Pietro. Che invece guadagna, e molto. Il vero segnale che bisognerebbe interpretare è il calo costante dell’affluenza, il non voto, la non capacità di trasmettere senso di appartenenza, passione politica e speranze ad un elettorato che di solito – almeno a livello locale – premia la sinistra. Perché ci sono tantissime persone che vorrebbero un paese moderno e civile, ma questo i democratici non lo capiscono e continuano imperterrito a presentare personaggi ai limiti del grottesco.

Finché ci sarà questa dirigenza, come sappiamo, non si andrà da nessuna parte. E allora ben venga la magistratura, anche quella di destra che ora sta colpendo giutamente la sinistra. Sì perché se non ve ne siete accorti, lo scontro politica vs. magistratura si sta acuendo. E se oggi la giustizia sta cercando di distruggere i rimasugli di DC e PSI, sta compiendo una precisa scelta politica. Ok, è difficile spiegare perché a destra nessuno vada mai in carcere, invece a sinistra sì. Ma se volete davvero sapere il perché, ci pensa in modo pressoché scientifico Uriel (leggetevi il suo post, che vi farà bene) a dirvelo.

Fa pena guardare Veltroni durante questa costante agonia del partito in cui credeva tanto, ma in cui ha investito davvero male. Cioé cavolo dai, fai qualcosa, assumiti le tue responsabilità, è troppo comodo dire che “il partito non è tuo”. E di chi sarebbe, scusa? Arrabbiati, azzera tutto quanto, caccia via le brutte facce, manda un segnale deciso e preciso.

Tanto perderemo per i prossimi 10 anni, quindi di tempo per costruire qualcosa di serio ne avremmo. Altrimenti bisognerebbe, in tutta onestà, ammettere il totale fallimento dell’accozzaglia formata da DS e Margherita e mettersi da parte, magari dopo una bella sbroccata.
Questa sì, sarebbe una cosa davvero di sinistra.


Porco

novembre 14, 2008

Diaz.


Esportare la civiltà italiana

settembre 30, 2008

Più indegno, più vergognoso di un atto come quello che in molti avrete visto ieri dalle immagini di una telecamera a circuito chiuso c’è solo il servizio al Tg1 delle 20 che purtroppo ho guardato ieri sera.

Parlo dell’episodio in cui due giovani (un ragazzo e una ragazza) entrano in un supermercato del centro storico. Un magazziniere sospetta, probabilmente perché non sono vestiti con giacca, cravatta o tailleur, che abbiano rubato qualche cosa.

Li accusa, tra insulti di ogni genere. La giovane viene gettata a terra, tenuta sotto controllo da un altro dipendente, si becca un bel pugno in pieno viso, mentre il suo compagno viene pestato con violenza. Superfluo dire che i clienti non sono intervenuti, tra l’indifferenza piccolo borghese più ignorante che il provincialismo del Nord-Italia possa offrire.

Il fatto risale agli inizi di agosto ed è una delle più vivide testimonianze della graduale fascistizzazione mentale e fisica della misera società italiana. Le prime serie conseguenze si sono viste con l’uccisione a bastonate di un ragazzo con la sola colpa di esser nato “negro”. Sì perché alla storia del pacchetto di biscotti non ci crede nessuno, e anche se fosse…

In questo caso però mi preme sottolineare che per un sospetto di un magazziniere si ricorre alla giustizia fai da te. Daghel al terùn, daghel al neger; così agiscono i paladini padani. Fa specie che l’unico ad intervenire sia stato un ragazzo di colore, col fine di «disarmare» il giovane che nel frattempo aveva preso dallo scaffale una bottiglia, per difendersi e sì, provocare.

Se poi avete la malsana idea di mettervi a leggere i commenti a questo articolo, c’è da mettersi le mani nei capelli; si va dal “i soliti no-global che fanno i fighi coi soldi di papà” al “ha fatto bene, se c’ero anche io, lo avrei aiutato”. Dando per scontato che avessero effettivamente commesso un reato e dando una visione di destra o di sinistra; la capacità di attenersi ai fatti non è figlia di questo paese educato dalla tv commerciale.

Poi la sera capito sul triste tg1, con la giornalista che dopo aver raccontato frettolosamente l’accaduto, giustifica il tutto dicendo che la zona faceva schifo, incalzando la gente intervistata ad evidenziare il concetto: le vie intorno sono piene di extracomunitari, è ovvio che poi succedono queste cose, quindi deve farlo sapere al tg nazionale. Ma lei alle conseguenze mica ci pensa.

Ricordo anche che il Veneto è quella regione in cui qualche mese fa (maggio per l’esattezza), venne ucciso a botte un ragazzo da alcuni nazi-fascisti. Insomma è questa la civiltà del nord che vuole dare l’esempio a tutta Italia. Invece io ho vergogna.

Non sapevo che fomentare le risse rientrasse nella buona condotta dell’uomo civile. Del resto però la definizione di “persona civile” va confrontata ai valori condivisi dalla comunità in cui si vive; credevamo che potesse essere legata all’educazione, al rispetto. Se poi i valori della società cambiano velocemente, allora sì, anche questo comportamento può essere definito civile, perchè in accordo con le consuetudini dei più.

Immagino poi che tutti quelli che approvano il comportamento del negoziante converranno con me nel ritenere giusto ricevere una manica di botte per un parcheggio in seconda fila, prendere una sprangata se passano con il rosso o un calcio nei denti se buttano sigarette e cartacce perterra. Non ci sono differenze sostanziali: qualcuno ha infranto la legge e qualcun altro si è fatto giustizia.

D’altronde, bisogna ringraziare la totale assenza dello Stato, dedito a fare propaganda per i cazzi propri, più che a governare. Un bel grazie quindi a tutti coloro che hanno convinto un popolo di furboni che rubare dei biscotti è un reato terribile, mentre corrompere, truffare risparmiatori e falsificare i bilanci no, non son cose di cui vergognarsi.


Perché Panorama ha pubblicato intercettazioni irrilevanti su Prodi: Berlusconi e la tecnica del “serve a tutti”

agosto 30, 2008

Quello che è accaduto ieri ha del vergognoso: se il nostro fosse un paese giusto, tutti si sarebbero scandalizzati, invece così non è stato.
Panorama ha pubblicato intercettazioni dell’inchiesta su Romano Prodi all’epoca in cui era presidente del Consiglio. Si parla di una vecchia indagine sulla cessione dell’Italtel alla Siemens avviata dalla procura di Bolzano e riguardante Alessandro Ovi, braccio destro di Prodi all’Iri e poi suo consigliere a palazzo Chigi.

Premessa. Tanto per cominciare non c’è nessun indagato, né Ovi, né tantomeno Prodi. Seconda cosa, la vicenda ha del vergognoso; non tanto perché viene fatta saltare fuori soltanto ora, quanto piuttosto perché è un’azione con un fine ben preciso, studiata ad arte, di parte e clamorosamente servile, fatta da una rivista – Panorama – di famiglia, redatta dalla casa editrice che Berlusconi ha abilmente scippato (c’è una sentenza della corte di cassazione in merito ed una condanna a Previti, ma fa niente), la Mondadori.

Bravo picciotto. L’autore, Gianluigi Nuzzi, inviato speciale de “Il Giornale”, non è nuovo a queste vicende. Da una sua intervista infatti scopriamo quale sia la sua biografia:

Gianluigi Nuzzi, 37 anni, inviato speciale de Il Giornale, analista delle vicende politico-giudiziarie che dal ’92 sconvolgono il nostro Paese, ha firmato scoop come da ultimo le intercettazioni telefoniche con i dialoghi tra Piero Fassino e Giovanni Consorte sulla scalata a Bnl e l’ormai famoso “Bacio in fronte” che Gianpiero Fiorani diede al telefono all’allora governatore di Banca d’Italia Antonio Fazio e che fece partire l’estate dei furbetti del quartierino. Già collaboratore del Corriere della Sera, Gente Money, Espansione e L’Europeo ha iniziato a 14 anni a Topolino, per essere poi da garantista tra i pochi e primi ad assumere posizioni critiche nei confronti della stagione delle manette della magistratura milanese. Tra i big del giornalismo mette ai primi posti Ferruccio de Bortoli, Maurizio Belpietro ed Ettore Mo.

Insomma, Nuzzi ha passato l’ultimo periodo a cercare intercettazioni e ad esprimere pareri che potessero minare la già bassa credibilità dei politici di sinistra, spinto anche dalla sua “posizione critica nei confronti della stagione delle manette della magistratura milanese”. Un altro di quelli che pensano che Tangentopoli sia stata frutto della fantasia di qualche giudice manettaro che ha crudelmente ingabbiato dei poveri esponenti politici, da Chiesa in poi. No-comment sui nomi dei giornalisti che mette ai primi posti.

Vendere fuffa. La cosa interessante di questo servizio è che nessuno parla esplicitamente di niente, Prodi su tutti, che compare esclusivamente in una breve conversazione. In parole povere, le intercettazioni non ci dicono un bel niente, mentre secondo Panorama, o meglio, secondo Nuzzi, emergerebbe l’interessamento di Prodi e di parte del suo staff ad un episodio relativo ad una richiesta di finanziamenti per un progetto scientifico con la Regione Emilia-Romagna che stava a cuore al consuocero dell’ex premier.

Le apparenze ingannano. Se infatti provate a leggere le intercettazioni senza il racconto romanzato del giornalista, vi renderete facilmente conto che quello che ci stanno proponendo è aria fritta: Prodi, oltre che a non essere un santo – credetemi – è un economista, e che un collaboratore di famiglia chieda consigli su un affare, per me è cosa normalissima. Per dire, volete dirmi che se Bill Gates fosse vostro zio, voi non gli chiedereste un consiglio informatico?

Hot line. Il precedente era un esempio sciocco, basilare direi, ma che ben rende il concetto. Nelle decine (quasi centinaia) di intercettazioni in cui il protagonista era Berlusconi, di cui addirittura abbiamo l’audio (giusto per verificare che le parole scritte riportate erano vere), i reati commessi sono ben più gravi. Innanzitutto perché sì, sono reati (corruzione, compravendita di senatori, mafia, sesso in cambio di, ecc…), successivamente perché non esistono giri di parole. E qui arriviamo al motivo della pubblicazione di queste intercettazioni.

Tecniche ad personam. Come vi avevo spiegato tempo fa, Berlusconi non voleva che uscissero certe conversazioni riguardanti lui stesso. Il tentativo di far passare la legge che impedisse la pubblicazione di qualsiasi tipo di intercettazione, fatto in fretta e furia, non aveva comunque impedito che l’Espresso lo sputtanasse facilmente. Già, ma ora chissà, magari ne arriveranno altre che lo riguardano. E il concetto che deve passare è che tutti parlano al telefono, tutti sono come Berlusconi e violano la legge fregandosene dei cittadini, quindi quale miglior tattica se non quella di farle pubblicare (di chi è la Mondadori? Ci reputano davvero tutti così stupidi?) e – pressoché immediatamente – esprimere la solidarietà al nemico-amico?

Intercettateci tutti. Ovviamente si passa per i canonici cavalli di battaglia: dall’«ennesima ripetizione di un copione già visto» alla richiesta di intervento del Parlamento per «evitare il perpetuarsi di tali abusi che tanto profondamente incidono sulla vita dei cittadini e sulle libertà fondamentali». Italiani, tranquillizzatevi. A noi non ci intercetta nessuno: se non avete niente da nascondere o di cui preoccuparvi, le più o meno costose attrezzature utilizzate per fare indagini e intercettare, non le sprecano per ascoltarvi mentre parlate dell’ultima partita di campionato o di come siete bravi a fare sesso. La nostra libertà non è limitata per questi motivi. Usiamo la testa.
Guarda a caso, lo stesso Panorama nel 2007 aveva attivato una campagna di stampa anti-intercettazione, comunicando agli italiani che intercettare ha dei costi altissimi e non ne vale la pena.

Owned. Questa volta però, incredibilmente, Prodi è stato bravissimo. Ha ownato Berlusconi, direbbe un geek. Non se l’aspettavano, ma Prodi – che stupido come vi dicevano tg4 e tg5 non è – ha risposto con un “no, grazie”, ben sapendo il perché dello strano slancio amichevole del rivale. “Pubblicatele pure”, ha poi aggiunto, facendo intendere che Berlusconi aspira ad una legge liberticida, che aumenti le sue di libertà, non le nostre. Aprite gli occhi.

Sono Prodi, non sono un Santo. Intendiamoci, Prodi, il Pd e co. non hanno la coscienza pulita, anzi: in proposito basta chiedere a Fassino, D’Alema e Consorte, per esempio. Comunque sia, nel caso, saranno giudici e pm a decidere.
Intanto però noi rimaniamo sempre con l’occhio vigile, perchè la situazione non è assolutamente buona.
Perché la mia libertà viene limitata se chi governa si pone al di sopra delle regole togliendo uno strumento utile a chi vigila sulle istituzioni e per altri crimini.

Se qualcuno pubblica una conversazione tra un magnaccio e il suo servo o tra un corruttore ed un esecutore, la mia libertà non viene compromessa, anzi: mi sentirò ancora più libero e più in dovere di ritenermi moralmente superiore a prescindere.


Mezzi di confusione di massa in un paese costituito da una massa confusa da mezzi-termini

agosto 24, 2008

Encefalogramma piatto

E rieccomi, al ritorno in Padania, dopo due tranquille settimane di vacanza: purtroppo bisogna pur ricominciare prima o poi.
Sono solo tre giorni che respiro aria di casa, ma già mi sono sufficienti: ho ritrovato un paese strano, rendendomi conto una volta in più di quanto sia diverso da ogni altra nazione civile e moderna.

Non mi sono perso molto: sembra infatti che Berlusconi abbia definitivamente liberato Napoli da rifiuti, camorra e extracomunitari vari. Sorrido al pensiero che qualcuno possa crederci.
Poi scopro l’esistenza di un concorso per dementi, che chiede di inviare le migliori vignette anti-Brunetta: basterebbe semplicemente inviare una sua foto e pronunciare il nome del ministro per vincere a mani basse.

Per ora mi fermo qua, anche se ci sarebbero decine di altri eventi di cui parlare. Che i personaggi di questo governo fossero vendicativi, non molto furbi e megalomani lo sapevamo, che i loro elettori fossero più stolti di loro anche, quindi tutto normale.

Vorrei quindi commentare un post di Luca De Biase, sempre piacevolissimo da leggere:

Immigrazione, sicurezza, fannulloni, morti bianche, assassini, corruzione, morti per incidenti stradali. Le storie giornalistiche più chiare vengono messe in discussione da frasi di qualcuno che provoca artatamente confusione.
Ogni pregiudizio viene abbattuto dai dati. Ma ogni dato viene abbattuto da un pregiudizio.
Le notizie che abbiamo sui fatti che accadono sono frutto di una quantità di condizioni: le fonti e i documenti che li attestano, la capacità di trovarli, la comprensione dei documenti da parte di chi li trova, il modo di raccontarli, il contenitore nel quale vengono raccontati, il modo in cui sono interpretati e collegati ad altri fatti… E molto altro. Non è facile lavorare sui dati e sui fatti. Ci vuole pazienza e dedizione. Lavorare con i pregiudizi invece è facile, supposto che si abbia una disponibilità di mezzi di comunicazione di massa sufficienti a costruire quei pregiudizi e a convincerne la popolazione.

Che l’elettore destrorso fosse poco scolarizzato, poco interessato alla politica se non alle elezioni politiche, gran degustatore di televisione e via dicendo, lo sapevamo; da qui è facile dedurre quindi che cavalcare le paure più recondite ed elementari, come se si avesse a che fare con dei bambini, è un gioco che questo governo continuerà ad attuare fino a fine legislatura.

Una cosa che però non arrivavo ancora a concepire era la necessità di governare con l’esercito in strada, stile regime sudamericano. E invece…

I casi che mostrano questo genere di fenomeno si moltiplicano e la confusione aumenta. Si induce paura per la sicurezza collegandola all’immigrazione, ma si osserva che in realtà in Italia si muore di più sul lavoro che per assassinio: i dati vengono contestati (vedi Repubblica). Si mette paura agli statali fannulloni e i dati di assenteismo crollano, ma l’interpretazione dei dati viene contestata. Il Financial Times osserva che gli italiani si preoccupano di più della sicurezza (anche se il loro è un paese tra i più sicuri d’Europa), e non della corruzione (anche se sono il paese più corrotto d’Europa (dopo la Grecia): Paferro lo nota e nasce una discussione tra le migliori degli ultimi tempi. Del resto, non c’è sentenza, processo, fatto giuridico che non venga contestato come se fosse non un fatto ma un’opinione…

Capito? I confusionari leghisti, i non coerenti elettori del popolo delle libertà, dei non-moderati intolleranti di tutto che fanno tutto il contrario di tutto, la cosiddetta “maggioranza degli italiani” (che poi non è, basta un ragionamento logico) si incazza a sentir parlare di sicurezza, poi però non sa che vive in un paese sicuro, ma pericoloso perché la corruzione è dilagante.

Niente cause o conseguenze pensate, solo luoghi comuni a posteriori: negri, extracomunitari, zingari, rom, terroni, statali, mezze stagioni, comunisti e chi più ne ha, più ne metta. E gli italiani sono contenti che qualcuno gli trovi qualche capro espiatorio con cui prendersela più facilmente, magari al bar con gli amici, tra un cocktail da 7 euro e l’altro.

La strategia della confusione è la tattica da sempre attuata dal Presidente del Consiglio e da tutti i suoi tirapiedi nelle più svariate situazioni: processi, leggine ad personam, gaffes più o meno gravi e così via. Una bella polemica, un’affermazione forte, un polverone ad arte e il risultato ottenuto è quello voluto.

Mi duole però ammettere che tecniche simili possono solo funzionare in un paese dove l’opposizione non esiste, in un un biutiful cauntri con una popolazione formata da persone non molto intelligenti, o se volete poco informate, poco interessate, ma smaniose di farcela, in qualsiasi modo, possibilmente fregando il prossimo.
Dei parassiti, ecco in cosa ci stiamo trasformando.


I registi della follia

luglio 22, 2008

Pesto alla genovese

Ieri sera mi è per sbaglio capitato, facendo zapping, di girare su La7: stavano trasmettendo “Il Seme della Follia”, film-documentario sul G8 di Genova del 2001.

Ho visto già diversi video ed altrettanti filmati sui fatti di Genova, ma ieri sera sono rimasto alquanto spiazzato da come è stato costruito questo resoconto. E’ diviso in tre parti: la distruzione della città da parte dei Black Bloc, lo scontro tra carabinieri e tute bianche sfociato nella morte di Carlo Giuliani e la carneficina della polizia nella scuola Diaz. Un brutale pestaggio, una gravissima sospensione della stato di diritto.

Lo definirei un melt in pot decisamente caotico, fatto da un montaggio video efficace per gli scopi degli autori (che se non sbaglio sono Roberto Burchielli e Mauro Parissone). Tradotto in parole povere, voglio dire che il metodo utilizzato per costruire il documentario è emblematico: non è presente nessuna voce narrante, ci sono immagini buttate li a caso, senza che seguano un particolare ordine cronologico; le uniche voci che ascoltiamo sono quelle di un certo tipo di telefonate di cittadini allarmati e/o impauriti e quelle dei poliziotti che nel frattempo menano e caricano.

Quello che rimane in testa insomma è un gran senso di confusione, non c’è un filo logico, viene fuori tutto a getto continuo, in modo quasi insensato. Spesso poi vengono alternate immagini filtrate, che sembrano rappresentare la notte e rendono il tempo e lo spazio particolarmente dilatati. Il reale succedersi degli episodi non viene mai rispettato, così come la vera trama dei fatti viene alquanto ignorata.

“Apologia dei No-Global”
Insomma il ragionamento che passa facilmente e che ormai, dopo le vergognose sentenze della scorsa settimana (sentenze che per esempio non menzionano i mandanti politici, i ministri presenti a Bolzaneto durante le torture e il ruolo di attuali ministri della Camera allora presenti in cabina di regia della questura, proprio mentre avvenivano le violenze), è diventato opinione comune, suggerisce che alla fine è, appunto, stato un gran bordello, causato da momenti in cui tutti sono stati presi dal panico. Ma così non è stato, ahinoi. Lo stesso Scajola ammise di aver dato l’ordine di sparare.

Cortei Autorizzati
Quel giorno a Genova, l’unica piazza agitata era quella dei black block; molti non sanno o si dimenticano che gli unici cortei autorizzati erano quelli delle cosiddette “tute bianche”, che ancora dovevano partire. In realtà, come si legge sul sito di La7, “i Black bloc sconvolgono la sceneggiatura del G8: il Viminale si era preparato a fronteggiare un assalto, più simbolico che reale, alla zona rossa. I cortei si sarebbero fermati davanti al muro di ferro, avrebbero tentato qualche sortita, sarebbero comparsi gli idranti, forse qualche manifestante avrebbe varcato la zona proibita con una bandiera, e tutto sarebbe finito lì. Questi erano gli accordi”. Poi, inspiegabilmente, “il capitano dei carabinieri Picozzi, decide di caricare il corteo autorizzato, dando inizio agli scontri che porteranno alla morte di Carlo Giuliani”.

Una morte non apprezabile
Qui apro una breve parentesi: Carlo Giuliani, secondo l’autopsia ed in base ai filmati che ne mostrano il sangue zampillante, morirà diversi minuti dopo il colpo di pistola, ma soprattutto venne investito due volte dal mezzo che era riuscito a ripartire e si allontanava dalla piazza mettendo in salvo i carabinieri. La prima volta in retromarcia, la seconda a marcia avanti. Quando, dopo circa mezz’ora, il personale medico di un’ambulanza arrivò in soccorso, Giuliani era già morto, senza aver ricevuto alcun soccorso dalle Forze dell’Ordine che immediatamente dopo la sua caduta a terra rioccuparono la piazza e lo circondarono (per la cronaca, l’autista dichiarò di non aver udito alcun colpo d’arma da fuoco e di non essersi accorto di essere passato sul corpo di Giuliani, credendo che i sobbalzi del mezzo fossero dovuti ad un “sacchetto delle immondizie”; in più, consulenti tecnici incaricati dal PM Silvio Franz affermarono che 18 quintali di Defender – con a bordo 3 persone – non avrebbero arrecato a Giuliani lesioni apprezzabili).

Meglio del cordone ombelicale
[...] “Chi finirà oltre il cordone dei carabinieri verrà massacrato di botte.” In realtà furono le forze dell’ordine a rompere il cordone dei manifestanti, peraltro nella zona autorizzata; nessuno si è “organizzato”, come è stato spiegato o scritto, anche perché nessun black block ha misteriosamente subito violenze. E allora perché il costante utilizzo di questo epiteto da affiancare un po’ a tutti, disobbedienti compresi? “Disobbedienti” non è una brutta parola, vuol dire ben altro. Il problema è che sono riusciti ad inculcarci nella testa delle particolari immagini associate: è un po’ come chiedere ad un italiano medio cosa sia la controinformazione.

Quel giorno solo i normali manifestanti, quelli delle tute bianche che invece nessuno indossava a Genova, erano dispersi, con le ossa rotte, la testa sanguinante e gli occhi acciecati dai lacrimogeni. Poi sì, qualcuno reagì, ma per difendersi. Quando lo sentite raccontare da qualcuno, ve ne farete una ragione.

I pm [...] riferiscono di persone costrette a stare in piedi per ore e ore, fare la posizione del cigno e della ballerina, abbaiare per poi essere insultati con minacce di tipo politico e sessuale, colpiti con schiaffi e colpi alla nuca e anche lo strappo di piercing anche dalle parti intime. Molte le ragazze obbligate a spogliarsi, a fare piroette con commenti brutali da parte di agenti presenti anche in infermeria. Il P.M. Miniati parla dell’infermeria come un luogo di ulteriore vessazione[77].Secondo la requisitoria dei pubblici ministeri i medici erano consapevoli di quanto stava accadendo, erano in grado di valutare la gravità dei fatti e hanno omesso di intervenire pur potendolo fare, hanno permesso che quel trattamento inumano e degradante continuasse in infermeria aggiungendo che soltanto un criterio prudenziale impedisce di parlare di tortura, certo, alla tortura si è andati molto vicini.

Il Massaggio alla realtà
Esiste però un comunicato stampa (scritto da finquituttobene.org e sofarsogod.org) che prende decisamente le distanze da questo documentario: “diverse immagini e contenuti in “La Disobbedienza e Pulcinella” (di Samantha La Ferla) e sul G8, oltre che per il Genova Social Forum, il Comitato Verità e Giustizia e relativo dvd, sono state illegittimamente usate, inserite e mal composte in una sorta di documentario, un ibrido, dal titolo “ll seme della follia” trasmesso da La7 il 20/07/2007. Questo però è avvenuto senza alcuna comunicazione, prima durante o dopo, all’autore/produttore. Infatti l’indigesta visione è stata del tutto casuale e dolorosa”.

Un folle ordine pubblico
L’errore, voluto o meno, parte dal titolo: non si è trattata di follia. Hanno voluto che le cose andassero così, come non hanno voluto reprimere i black block, ma hanno preferito ammazzare di botte le tute bianche o manifestanti di ogni nazione che erano li con ben altri intenti. Scorrono immagini di persone a terra manganellate da 7,8,9 10 poliziotti contemporaneamente (contro una), con altri che saltano sulla schiena o tirano calci in faccia o nei reni senza pensare alle conseguenze di certe azioni.

Uno a zero per noi
Poi, accanto all’unico morto, il diffondersi voluto di notizie false su fantomatici poliziotti morti, secondo il ragionamento del pareggio di bilancio vittime (guardate questo video di un’intercettazione tra due forze dell’ordine, quelle che dovevano tutelarlo quel giorno). E ancora, musiche tragiche, continua confusione e mescolanza di cose scollegate, diverse l’una dall’altra.

Non ci sono più gli anarco-insurrezionalisti di una volta…

La destra italiana “liberale” ormai ha fatto passare le manifestazioni di Genova come follia di estremisti. Ma in realtà sappiamo tutti che Genova fu protesta di popolo, 100.000 persone con dalla loro buona parte del paese. Genova fu anche un inizio, un protesta del tutto innovativa per quegli anni pre 11 settembre, un inizio pericoloso che andava scientificamente annientato con la violenza fascista di una parte delle forze dell’ordine.

E questo ha fatto il filmato, ricostruendo il tutto in salsa caotica. Una cosa che colpisce in questo senso è l’ascoltare un numero decisamente elevato – poi ognuno la pensa come vuole, sia chiaro – di onesti e civilissimi cittadini (che non ci sono mai, ma solo quando serve ad alcuni…), che telefonano in continuazione premurandosi di indicare i tipacci sospetti e cattivi, che addirittura hanno “tatuaggi sulle braccia”. Eppure esistono, a quanto pare. Ma non sapevo che fossero così in tanti a fornire foto, video, immagini e testimonianze…

Sostanzialmente questo film-documentario è una palese sleccazzata ad una particolare parte delle forze dell’ordine, ma sin qui si sapeva.
Quindi niente conclusioni: questa volta le trarrete voi.


Lo prendo, papà?

luglio 11, 2008

Come volevasi dimostrare, la manifestazione dell’8 luglio si è trasformata in un facile assist di strumentalizzazione da parte dei media italiani.
Gli interventi tanto bistrattati di Grillo e della Guzzanti sono i capri espiatori che i mediaservi tanto attendevano: le battute di Sabina Guzzanti su Mara Carfagna e sul papa, e le critiche di Grillo a Napolitano (anche se dormire non mi pare un insulto, e che Napolitano non sia Pertini è innegabile) sono servite per montare la polemica, spostando l’attenzione dai veri temi per cui l’adunata era stata organizzata.

Avendo già ben chiaro il giochino, i promotori della manifestazione (Di Pietro, Furio Colombo, Flores, Pardi, ecc…) avrebbero dovuto essere un po’ più lungimiranti nello stabilire il confine da non superare, che in parole povere voleva dire stare attenti a chi si invitava ad arringare la folla.

Che poi lo sdoganamento dei pompini e di altre parole sia ormai un dato di fatto, non conta: la Guzzanti ha portato gravissime ingiurie al papa e ad una Ministra che in pochissimo tempo dal nulla, attraverso quella metempsicosi dell’animo lavato via attraverso copiose gittate di liquido seminale, arriva – appunto – ad essere non una Ministra a caso, ma quella delle Pari Opportunità. Ed alle donne sembra star bene così, specialmente a quelle di destra che fanno tanto le sostenute.

Ma Signori, questa è l’Italia: se da un lato c’è la Guzzanti che non attende altro che un processo ai limiti del comico, visto che ci sarà da divertirsi parecchio con la lettura delle intercettazioni, dall’altro c’è il portavoce Bocchino del Pdl che va ad esprimere solidarietà alla Carfagna. E invece il papà Guzzanti che fa? Si incazza, giustamente.

Non puoi annunciare una querela indicando il querelato come figlio di qualcun altro (leggete i commenti a questo articolo, noterete quanta influenza ha la tv sul benpensare comune: la gente si scandalizza per la Guzzanti, quando poi si fa fare o fa i pompini al capo in ufficio o bestemmia tutto il giorno). Cioè sì, puoi, ma fai una figura barbina. Ma anche questo apparentemente stupido aspetto è sintomo del livello di pari opportunità che vige in Italia; perché qui stiamo parlando anche di voi, signorine donne, che – come al solito – quando serve, non ci siete mai.

Insomma alle gentildonne è consigliato chiedere il permesso al paparino, o al massimo ad un potente protettore (dicesi “pappone”) prima di esprimere la propria opinione in pubblico.
Questi ultimi saranno ovviamente ritenuti responsabili delle opinioni espresse dalle loro donne; non importa se queste ultime siano maggiorenni. Male che vada, se proprio proprio qualche donna volesse citare pensieri critici, triviali e un po’ volgarotti, dovrebbe rivolgersi al casting di un reality-trash della tv italiana o alla redazione di Lucignolo. Superfluo dire che le donne dovranno prima dimostrare le loro abilità, mostrando le capacità del proprio corpo prima di proferire anche solo una sillaba.

Donne! Dove siete? Dov’è la Prestigiacomo? Dov’è la Mussolini? E la casta Santanché? Vi sentite rappresentate dalla Carfagna? Poi sì, possiamo anche discutere del fatto che uno che definisce “coglioni” alcuni elettori, uno che al telefono parla di mignotte e fellatio, quando serve ci moralizzi. Cavolo, proprio dal Giappone, patria del bukkake. Sento già l’odore di una sceneggiatura da film porno.

E perché no, discutiamo anche delle lezioni etiche e di educazione che ci stanno imponendo le grandi firme del giornalismo italiano, quelle del sensazionalismo, della politica-gossip, dello scoop, dei titoloni a caratteri cubitali sull’orgia di Mosley, quelli delle foto segrete della Manadou, ecc… Come ha ben spiegato Mantellini, nessuno dei quotidiani italiani ha “titolo per indignarsi”.

Perché puoi anche non condividere tutto quello che ha detto la Guzzanti. Puoi non aspettarti certe uscite infelici, ma devi pensarci prima.
Doversi dissociare da una manifestazione che si è convocata con tanta enfasi è una figura da incapaci. Se si considerano inopportune alcune uscite, non si può pensare di pretendere che un Grillo o una Guzzanti si autocensurino o si trattengano: loro quell’occasione hanno, e siccome sono incazzati dicono quello che vogliono. Queste sono leggerezze pesantissime che il regime mediatico italiano non perdona.

Questa continua voglia di auto-distruzione insita a sinistra deve finire. Perché le cose o le fai bene o non le fai. Se invece le fai un autunno, quando la Giustizia è già stata sfasciata e il Lodo Alfano è già passato, e preferisci Casini a Di Pietro, proprio non vincerai mai.


De rerum pompino

luglio 9, 2008

http://www.laprivatarepubblica.com/le-nostre-inquisizioni/italian-tabloid/une-pipe-au-casino-berlusconi2/

I benpensanti storceranno il naso dopo aver letto il titolo, ma gente, siamo nel 2008 e oltre a farveli fare di nascosto, dovete cominciare anche ad accettarli in pubblico. So che non vi fate problemi.
Perché l’Italia, e sotto sotto lo sapete tutti, è un paese che sta andando avanti a pompini, siano essi fatti con bocca o culo. Insomma, “il pompino” è stato ufficialmente sdoganato sia come termine che come lecita pratica: se lo fa il presidente del consiglio, se lo fanno le ministre, possiamo stare tranquilli. Ma il pompino è anche una metafora, il concetto che riassume perfettamente i giorni nostri, la società italiana, un paese cattolico solo politicamente.

E’ dell’altro ieri la notizia della scoperta di fantomatiche intercettazioni false che l’autore di La Privata Repubblica, blog che spesso leggo, aveva pubblicato (e che potete leggere qui). Subito si scatena il tam-tam mediatico on line, seguito da minacce di chiusura del sito, querele e varie demonizzazioni della Rete Internet, come si di colpo fosse diventato importante quello che scrive un blog.

No, non sono false. Dire che le intercettazioni sono false è sbagliato; sbagliato perché leggendole, solo un sottosviluppato mentale potrebbe ritenerle veritiere. Quella era satira pura, bella e buona; e se scrivi un post inventato, satirico, non è che devi scrivere che stai scrivendo una stronzata, altrimenti il gioco finisce subito. Ma, come spiega l’autore alla breve intervista rilasciata a Gilioli, in Italia la satira non esiste, quindi ecco spiegato il problema. Se io scrivo sul blog che gli asini volano e qualcuno lo riprende come scoop è colpa mia? Direi di no.

Big Bang blogosferico. Ma come ha fatto a scoppiare un simile caso? Insomma, quante volte noi blogger abbiamo scritto sciocchezze e non è mai successo niente? Io stesso ne scrivo tante ed abito ad Arcore, ma fino ad ora nessuno mi ha minacciato… Questa volta invece è successo che Dagospia, scoperte le intercettazioni ha segnalato la cosa sul proprio blog, che riceve quotidianamente migliaia di visite. E qui viene il bello, perché possiamo trarre alcune conseguenze, ulteriori prove della penosità totale del livello giornalistico italiano, un giornalismo fatto di copia incolla alla bell’e meglio, un copy and paste velocissimo dai toni esclusivamente sensazionalistici. Bisogna farlo prima di un’altro giornale per il primo principio di Emilio Fede.- “Se dai per primo una notizia sei un figo di dio”. Il secondo principio invece recita che “quando dai una notizia, fallo nel modo più gridato e scandalistico possibile, fregandotene delle conseguenze”.*

Constatazioni amichevoli. La prima deduzione che faccio è la seguente: invece che preoccuparsi di oscurare un presunto professionista che si precipita a riprendere un possibile scoop non verificando le fonti e non riconoscendo la firma di un quasi mio coetaneo dietro ad un’intercettazione alquanto triviale, ci si è impegnati a denigrare il Web, come al solito. In questo senso risulta fantastica la notizia dell’Adnkronos sul “sito registrato alle Antille”; chissà cosa penserà l’uomo comune. Roba da agenti segreti per non farsi scoprire nelle attività di informazione distorta fatte in Internet, luogo di pazzi. In realtà basta un semplice Whois per scoprire che il titolare del dominio non ha scelto di nascondere i suoi dati.

Deduzione due: anche i blogger nazionali più letti in assoluto probabilmente sono alquanto incompetenti. Dagospia riprende una baggianata facendo una figuraccia, senza saper distinguere il vero dal falso, monta il caso, viene sputtanato e ora fa la vittima, parlando di bufala e passaparola. Quando qui nessuno si era scandalizzato di niente, perché evidentemente ci aveva fatto su una risata. Se vuoi fare l’esiliato in Rete stai alle regole anche tu, bello. Non sputare nel piatto in cui mangi; fai più bella figura e non perdi reputazione se ammetti l’errore, ma questo è un meccanismo comune che scatta in molte persone del mondo professionale, che colpite nell’orgoglio reagiscono come chi tanto denigrano (di casi di blog oscurati o blogger minacciati per vari post ne abbiamo avuti tanti).

Deduzione tre: molti giornalisti della carta stampata leggono blog e li usano per crearsi le notizie ad hoc, anche se pochissimi lo ammetteranno. E spesso, siccome non conoscono le dinamiche, dicono che i blog sono cazzate, ma alla fine li usano – eccome – facendo la figura di quelli che venuti al dunque, quando in ginocchio davanti a te c’è una pronta a farti un benedetto pompino, non ce la fanno perché non gli si alza. Un po’ come nelle finte intercettazioni insomma.

Grazie a quelli come Te. Mi sento di ringraziare di cuore ragazzi come l’autore de LPR. Non solo perché sono dotati di un’intelligenza non comune, che ha del geniale, ma perché in questi casi mi permettono di capire tante cose. Un post cazzuto come questo (in tutti i sensi), scritto così bene e in modo così impeccabile non è da tutti. Credo che l’80% dei giornalisti italiani non sarebbe in grado di ricorrere a certi paragoni e/o a certe citazioni. E io ti ringrazio anche se non ti conosco e non so il tuo nome, perché persone come te fanno sì che tutti i pagliacci che governano il mondo dell’informazione e che controllano un paese pornografico, vengano facilmente smascherati, sputtanati, messi alla berlina. E mi fai capire che nonostante io non abbia un lavoro fisso, non giri in elicottero, non sia abbonato a mediaset premium, sia laureato in scienze della comunicazione, ecc…sono non so quante spanne al di sopra di loro. Sono talmente sciocchi che quando si parla di sesso non ci capiscono più niente: figuriamoci poi se ci mettiamo una bella ministra con cui qualsiasi italiano farebbe sesso in modo più o meno violento. E’ il parco gnocca quello che fa cadere i potenti, siamo sempre li. Il pelo di figa.

Spygame. La “merda nel ventilatore” di cui parla Dagospia è sì “la spia delle degenerazioni che stanno avvenendo nel mondo dell’informazione”. Ma quella spia non è chi ha pensato a quelle intercettazioni false. Perché un blogger ancora non il potere di fare informazione, dettando l’agenda politica quotidiana; al massimo tanti blogger insieme possono influenzare e con fatica arrivare ai piani alti. Sei tu che fai informazione verosimile e romanzata; e ora è inutile tacciare il testo come “postribolare”. Se faceva così schifo, perché è stato ripreso come scoop? Bisognava pensarci prima. Da che pulpito poi viene la predica? Basta osservare certi titoli o le immagini presenti sul blog dove è scoppiata la querelle per rendersi conto che di postribolare nella stampa e nei modi di fare informazione in Italia ci sia ben altro.

Una mattina mi son svegliato. Specchio, specchio delle mie brame, chi ha la faccia di palta più paraculo del reame? Loro continueranno a guardarsi fieri allo specchio, mentre qualcun altro riceverà minacce di chiusura blog, censure varie e chi più ne ha più ne metta. Perché, per esempio “Secondo l’adone meshato** Facci, comunque, la Carfagna sarebbe “il punto di non ritorno per un elettorato cui puoi propinare quasi tutto ma non tutto”. Oooh, certo: puoi propinare corruzione di giudici, corruzione alla Guardia di Finanza, legami con la mafia, Schifani, falsi in bilancio (chè tanto, ormai, è reato non farlo il falso in bilancio), società offshore, P2, Lucignolo, Cicchitto & Bonaiuti, l’eroe Mangano ma non un pompino della starlet-trasformata-ministro? Certo, e Bondi è Ministro della Cultura, allora.”

Pari opportunità. Il cavaliere da Tokio spiega che gli italiani non si scandalizzano per gli scandali. E ci vuole un giornale argentino per scoprire che ci sarebbe un intercettazione tra due esponenti politiche che discutono su come fare una buona fellatio al capo, risollevandogli il morale, ci vuole un quotidiano straniero per dire che la Ministra delle pari opportunità sarebbe li per meriti particolari.
Ma ora “basta con i veleni. Fermiamo questa strategia della tensione occulta, strisciante, questo complotto che attenta alla destabilizzazione del dialogo tra maggioranza e nonopposizione. Non chiediamoci cosa possiamo fare per la gnocca. Chiediamoci cosa può fare per noi la gnocca.”

* Per dovere di cronaca, onde evitare che qualcuno creda davvero che esistano i due principi giornalistici di Emilio Fede, vi dico che sono falsi, sono cazzate che mi sono invetato io.
** Come ha spiegato Facci in un commento, non è meshato.
*** Se per caso ti senti offesissimo o danneggiato da questo post, prima di farmi causa con la tua schiera di avvocati, avvisami via mail. Che io vorrei solo scrivere in libertà. Insomma, almeno rimuoverò le gravissime ingiurie che ti ho dedicato senza troppi patemi d’animo. Tanto di soldi non ne ho, sonounprecario: non faccio mica il presidente del consiglio.


De Retano

luglio 2, 2008

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In questi giorni leggo sui quotidiani on line notizie di ogni fonte e genere. In tv ne sento di tutti i colori. Spesso sono li che penso di scrivere un bel post, commentando un fatto piuttosto che un altro.

Poi però mi rendo conto, mentre rileggo la notizia, che c’è qualcosa che non va. Non so se quel qualcosa riguarda me, il mio modo di pensare e il mio - a volte- noioso modo di essere pessimista di fronte a molti avvenimenti.

Quindi rifletto, ci ripenso ed arrivo il più delle volte alla conclusione che sono nato in un paese di pazzi. Di pazzi o di dementi patentati. Opterei per la seconda parola, aggravata però dalla prima.

Chi me lo fa fare di scrivere migliaia di “battute” su un personaggio che ormai ne ha combinate praticamente di ogni? Alla fin fine siamo sempre qua a menarcela tra noi, che facciamo la figura dei rompiballe ad ogni costo, quelli che si preoccupano per sciocchezze di secondo piano che nulla hanno a che fare con la vita di un popolo bistrattato da sinistra a destra.

Ogni giorno c’è un decreto salva-faccia-da-culo nuovo, un’uscita creativa per spostare l’attenzione, un’impellenza televisiva per far sapere, un giudice comunista da compatire.
In sostanza la situazione è questa, che lo vogliamo o no. Berlusconi, rieletto per l’ennesima volta, come primi provvedimenti cos’ha fatto? Sì, parlo di quelli a favore degli italiani. Esattamente.

Prima si è fatto eleggere cavalcando l’onda del pregiudizio, della fobia e dell’ignoranza più becera, leggendo la favola dell’uomo nero agli italiani ogni sera al tg delle 20; successivamente, una volta eletto, ha pensato di pararsi le chiappe levando l’ICI (fa niente se poi la paghiamo con gli interessi, il “come” non interessa a nessuno), e infine ecco le manovre che devono cambiare il paese, rimetterlo in moto dopo lo sfacielo prodiano: via le intercettazioni, via i processi e immunità per le 4 cariche più alte dello Stato.

Tra tutto questo poi, quello che dovrebbe essere il leader dell’opposizione (assieme agli altri dirigenti del partito figli di decennali sconfitte, prese da tutte le parti), a capo di un partito più comico che raro, ci mette due settimane per decidere se incazzarsi o meno, guardandosi bene da nominare il nome del leader dell’opposizione.

Alla fine la conclusione è che, mah, sì, magari ci arrabbieremo in autunno, ma pacatamente, che ora fa caldo e non c’è fretta, preferiamo stare all’ombra.
Non avete ancora capito niente, cari politicanti di finta-sinistra. Il Partito Democratico che vogliamo noi elettori non è questo; se volete davvero diventare un reimpasto della nuova DC, sponsorizzato persino da Famiglia Cristiana (!), allora ditelo, così ci mettiamo l’anima in pace. Decenni di politiche toppate a sinistra hanno portato a quello che ora tutti abbiamo sotto gli occhi: un nulla cosmico in stato confusionale.


Pronto Silvio, come posso esserle utile?

giugno 26, 2008

da Blogosfere.it

«In Rai sono tutti raccomandati, a partire dal direttore generale. Ci lavora solo chi si prostituisce e chi è di sinistra»

Queste le parole pronunciate da Berlusconi il 20 dicembre 2007. Ora invece è in arrivo l’ennesima ondata di cacca (ho rispetto per la merda), con le nuove intercettazioni che riguardano il Presidente del Consiglio, le raccomandazioni Rai, la corruzione, la compravendita di Senatori, Evelina Manna, ecc…

I tg Rai e Mediaset avranno il loro bel da fare stasera nel cercare di raccontar più balle del solito. Presumibilmente l’attenzione verrà spostata sul fatto che è stato intercettato, non sul contenuto, ovviamente.

Sti giudici comunisti non hanno proprio niente da fare. Tanto queste non sono priorità per gli italiani.
Infatti, sono priorità sue.


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