Una spolveratina di WorkCamp parmigiano e il piatto è servito

marzo 26, 2009

Giunge finalmente l’ora di tornare a scrivere riguardo ad un Barcamp, visto che non lo faccio da molto tempo. Per questa volta interrompo un po’ le disamine sui malanni plurimi del Belpaese per raccontarvi goliardicamente il Parma WorkCamp, organizzato ottimamente dalla bionica Fran.
Mettetevi comodi, preparate i pop corn e possibilmente chiudete FriendFeed per leggere questo post. Secondo me riuscirete a resistere 5 minuti senza “likare”, commentare o azzuffarvi allegramente, sfogandovi su una tastiera.

Stark e Zio Bonino

iBarcamp. Il mio preziosissimo Barcamp comincia alle 4.30 di sabato mattina, ora in cui torno a casa dalla nottata di baldorie in quel di Milano. Ora che finisco sotto le coperte sono circa le 5 e il solo pensiero di dovermi svegliare alle 7, mi provoca delle crisi di panico. Piuttosto che alzarmi, preferirei partecipare ad un’interessantissima discussione old school su BlogBabel. Ce la farà il nostro baldo giovane ad aprire gli occhi?
Forse.
Sì perché non appena apro gli occhi, capita qualcosa di misterioso o, molto più facilmente, di mistico: la sveglia era puntata alle 7 in punto, ma quando mi sveglio sono le 7.15. Subito mi scorre un brivido gelido sulla schiena. Incredibilmente infatti era già stata spenta da qualcuno (o qualcosa?) manualmente e solo miracolosamente il mio subconscio mi ha fatto tornare nel mondo dei vivi in tempo per farmi tirare diverse parolacce da Mauro per il ritardo di 20 minuti che accumulerò all’appuntamento.

Nuove sensazioni, giovani emozioni si esprimono purissime in me: avete presente quando vi risvegliate dopo una discreta sbornia, avete ricordi alquanto offuscati e vorreste perdere i sensi piuttosto che alzarvi in piedi? Sì, parlo proprio di quel momento in cui promettete a voi stessi che non toccherete mai più un goccio d’alcol, sapendo benissimo che è una cagata pazzesca.
Realizzando dei 15′ di ritardo in partenza, mi precipito giù dal letto – nel vero senso del termine, visto che inciampo nei pantaloni del pigiama e corro in bagno sbattendo in ogni stipite della casa: per sicurezza passo anche da porte in cui non dovrei imbattermi. Coraggiosamente prendo un respirone e mi guardo allo specchio. Misery deve morire, ma anche il mio amico che mi ha offerto diversi cocktails meriterebbe quantomeno delle nerbate nei reni.

Suzukimaruti e Fran

Una tragedia sfiorata. La situazione è tragica: ho dei capelli che sembrano stati centrifugati nella galleria del vento della Ferrari, delle occhiaie di tutto rispetto coltivate in diverse settimane di stress e pressioni esterne e un’espressione che se solo ce l’avessero tutti i lavavetri sulle strade, diventerebbero dei ricchi presidenti del consiglio in men che non si dica.
Quindi in fretta e furia mi lavo, mi vesto prestando attenzione a non indossare i vestiti di mia madre, faccio una colazione sostanziosa e tento di pettinarmi. Fortuna vuole che mia sorella che passava di lì per caso per andare a scuola, avesse disordinatamente lasciato in giro il phon: indeciso se inserire le dita nella presa o votare per un’improvvisazione creativa, voto per la seconda scelta. Speranzoso, mi sparo un potente getto d’aria sui capelli e il risultato finale è accettabile. Solo il 75% dei presenti al barcamp avrà infatti da dire sulla mia pettinatura.

Appuntamento alle 8 ma io, per non fare tardi forse ho cannato da Dio: a quell’ora non c’è in giro nessuno il sabato mattina, ma nonostante tutto giungo all’appuntamento con altri 3 blogger milanesi pronti alla partenza verso le 8.20, dopo aver cortesemente avvisato del ritardo. La differenza infatti è data dal fatto che, non avendo tappetini nuovi ma solo l’Arbre Magique in macchina, non vengo considerato un mito, e per questo vengo cazziato dalla Fra. Nonostante tutto si parte, direzione…ufficio di Iron Mauro. Perché? Scopritelo voi.
Passati gli ormai noti 3 minuti di panico prendiamo l’autostrada, direzione Parma: gentilmente e con tanto amore, Sara offre degli squisiti muffin ai passeggeri, tra cui una nota bionda appassionata di doppie punte.

Auro

Il viaggio. Durante il viaggio si chiacchiera del più e del meno, come etichetta vuole. Ma il bello sono i pettegolezzi sulla blogosfera e i suoi personaggi. Sollecitato quindi dalle due donzelle, mi appresto a fare l’appello dei partecipanti al Barcamp (circa 190 nomi stampati dal wiki!) e su ognuno parte un commento: lo so, state tremando di paura e morirete dalla curiosità di sapere che cosa è stato detto su di voi. Sicuramente qualcosa di cattivo, quindi state tranquilli.
Per non far mancare nulla, ho filmato i pettegolezzi delle due simpatiche canaglie rosa con la cam di Mauro, ma ovviamente non vedrete mai quei video. E chiaramente io non vi ho detto niente: del resto, in pochi arriverete a questo punto del post e a me piace tanto l’omertà.

La mattina ha il parmigiano in bocca. Giunti al palazzetto dove si è svolto il Camp, subito ci immergiamo nel verde del parco intorno, arrivando all’entrata. Dopo aver ricevuto il badge, cominciano a presentarsi diversi blogger da ogni parte, così che l’evento possa ufficialmente cominciare. La mattina scorre tranquilla, tra scambi di effusioni più o meno velate, interventi nella sala delle conferenze e succhi di frutta col grana.
Ma è ad un certo punto che il mio camp subisce una brusca deviazione, trasformando la mia percezione della realtà. Improvvisamente mi sento toccare, ma nel vero senso della parola: avete presente Benigni con Baudo qualche anno fa? Mi giro e si tratta del mitico Stark, geniaccio-blogger assieme allo Zio, nonché autore di Spinoza. Subito attacchiamo a parlare di temi serissimi, disputando sui massimi sistemi: gli argomenti spaziano dalle donne ad Andrea Beggi, passando per Gasparri e lo sfottimento costante ai blogger; la conclusione però viene lasciata ad un evergreen: i calici di Natale. Se non fosse giunta l’ora di pranzo, sicuramente avremmo fatto un intervento su questo fatto increscioso.

Dividi il companatico, raddoppia l’allegria. Successivamente, come dei bravi scolaretti, ci rechiamo in ordine verso il camion Barilla. Queste le portate: una vaschettina di pasta col sugo all’arrabbiata ed una col pesto; un immancabile parmigianino, una vaschetta di macedonia e una barretta di Ringo.
Fortuna vuole che mi trovo in una tavolata di bella gente, sempre pronta alla battuta e ad assecondare le uscite mie e di Stefigno. Ma come al solito il problema è un altro, ed è la mia fame. Tentato furbescamente di rifare la fila - qualcuno l’ha fatto - con la scusa “vabbé almeno non buttano via quello che avanza”, decido però di fare bella figura, rimanendo seduto e quasi composto. Miracolosamente giunge in mio soccorso quella buona anima della Vyrtuosa, che mi cede una vaschetta aggiuntiva di pasta col pesto e, come il Paz, la sua macedonia. Posso ritenermi soddisfatto, anche perché la foto “Ringo People” rimarrà negli annali.

Gaspar Torriero

Speech digestivi. Si torna così alle cose serie, cioé gli interventi legati al mondo del lavoro, della Rete e in teoria delle persone. Dico in teoria perché a mio modesto parere bisognerebbe parlare maggiormente e focalizzarsi di più sugli individui, cioé noi. E non solo sul business, sulle varie declinazioni del marketing, ecc; ritengo invece fisiologico il fatto che ancora molti interventi siano un po’ delle pubblicità o delle presentazioni belle e buone. Sicuramente, meglio di altre volte.
Insomma nel canale della realtà vera, non si è ancora abituati ad un confronto paritario, diretto, orizzontale o totalmente biunivoco, e di conseguenza si ha forse ancora troppo timore nel rapportarsi con gente che non si conosce. Specialmente se si tratta di blogger. Ecco perché penso che la chiacchierata su Xing sia un po’ stata un’occasione persa, e parallelamente sarebbe stato interessante approfondire con Auro e Vanz il discorso sui CV.

La fine della pacchia. Succede infine che arriva l’ora di tornare a casa, ma non prima di conoscere Stella86, Ciocci e salutare Gaspar, Sednonsatiata, Elena con la sua mega-reflex, xlthlx con Jtheo ed anche quel gobbaccio maledetto di Felter. Senza dimenticare la notevole figuraccia fatta nella video-intervista che Smeerch ha fatto a diversi blogger, chiedendo il significato di una particolare parola che non rivelerò nemmeno sotto tortura. Altro evento cardine del pomeriggio è la conoscenza della simpaticissima Marileda, per sicurezza vestita di tutto punto. In effetti potrebbe capitare che qualcuno porti la macchina fotografica…
Infine, scattate le ultime foto della giornata in cui, distrutto dalla stanchezza e dal sonno, mostro occhiaie ed espressione triste di tutto rispetto, tocca far rotta verso casa: per un’altra GGD ci sarà tempo.

Ciò non toglie che Parma rimarrà un altro bel ricordo indelebile nell’album della blogosfera.

Un ringraziamento speciale va a Fran, a Davide, ad Adamo…ma soprattutto alla mitica mamma della Fran; vabbé, per lei non ho un link ;-)


We can’t change

novembre 27, 2008

Giusto una settimana fa mi trovavo – come ogni giovedì – alla lezione di marketing politico tenuta dal Professor Marco Cacciotto. Potete facilmente intuire, visti gli argomenti trattati, quanto mi interessi questa materia: si parla in modo approfondito di campagne elettorali presenti e passate, si analizzano i vari elettorati e via dicendo, senza ovviamente dimenticare l’ultima campagna di Barack Obama. Una campagna che molto probabilmente, per molti versi, farà scuola e verrà ripresa (per non dire ricopiata) da molti altri leader politici mondiali.

Ochei, vengo subito al dunque, che magari non a tutti interessa approfondire la materia, che in realtà è molto più ampia. Quel giorno però c’era un ospite, Maurizio Martina, Segretario Regionale del PD in Lombardia. È venuto a raccontare principalmente la sua esperienza vissuta in America, dove ha seguito la campagna elettorale svolta dai Democratici. Dall’interno, dai quartieri generali, da alcune città, a contatto con giovani, vecchi, saggi e volontari dell’ultima ora.

Raccontava in modo abbastanza entusiasta come, innanzitutto, i Democratici americani non abbiano una struttura costruita in modo analogo al modello dei nostri partiti. “Fortunatamente”, pensavo io. Quelli dell’Illinois poi, sono davvero amici di molti democratici del PD italiano.

Ma la vera differenza parte dall’organizzazione territoriale del partito democratico americano, che reduce da due sconfitte consecutive ha decisamente cambiato rotta. Loro sono solidi territorio per territorio, in modo diretto, senza troppi giri strani; sono anche organizzati ottimamente sulle stesse scansioni elettorali; il coordinamento è funzionale alla Rete del partito. Per citarvi il caso italiano invece, qui in ogni ambito istituzionale (dal quartiere alla circoscrizione e dalla provincia alla regione) c’è un presidente, uno che alla fin fine decide per conto suo, ma ufficialmente come PD.

Insomma, se prima i Repubblicani facevano man bassa nei piccoli territori, nei paesi e via discorrendo, ora i Democratici li hanno stracciati, conquistando molte roccaforti nemiche. Questo però è stato possibile solo grazie ad un cambio epocale di passo partito dalla stessa base del partito. Fondamentale, spiegava Maurizio Martina, è stato il ruolo di Howard Dean, che dopo aver perso nelle primarie 2003 contro Carry, è diventato presidente nazionale dei democratici.

Con lui infatti i democratici americani sono tornati a ragionare sul territorio: fino alle ultime politiche vincevano solo la rappresentanza territoriale difendendo i territori forti di provenienza, mantenevano le grandi aree metropolitane ma lasciavano ai repubblicani tutto il resto. Sostanzialmente veniva accentuata molto la frattura città/campagna. Uno degli errori strategici che anche il PD italiano continua a commettere (pensate alle elezioni 2006, dove la campagna di Prodi fu incentrata solo ed esclusivamente a mantenere un vantaggio che in realtà vantaggio non era; basta vedere i dati delle regionali 2005 per capirlo).

Ovviamente fondamentale – come sempre – è risultato coinvolgere e convincere gli indecisi, cioé quelli che alla fine ti fanno vincere le elezioni. Dean ha cominciato un nuovo ragionamento di radicamento territoriale, soprattutto nei luoghi in cui i democratici erano più deboli. Semplice ma efficace.

Certo, il fatto di avere Obama, un vero leader quindi, aiuta molto. Ma la vittoria si è giocata molto anche sui temi, sulle cosiddette economic issues (la crisi in America è già ben altra cosa) che hanno prevalso sulle security issues, dove ancora i democratici hanno qualcosa da imparare evidentemente.

Per la prima volta poi mi sono stupito nel sentire Martina che spiegava come il web abbia avuto un ruolo importantissimo, anche se al web associava principalmente i volontari. Basti pensare solo a quanti soldi sono stati raccolti via Internet da Obama, per dire.
C’è un altro fattore però: per la prima volta non era presente alcun particolare orgoglio razziale che poteva dividere e creare strani controsenti; questa volta in campo c’era l’America e gli americani.

Questa volta insomma, tutti i giovani hanno votato per Obama, specialmente gli ispanici. Bisogna ringraziare le centinaia di volontari di Obama, perché erano inquadrati in una cornice organizzativa più che notevole. Essi hanno così saputo “mappare” correttamente il territorio, fattore che ha scavato una notevole differenza coi repubblicani.

Il Segretario però, precisava anche che non bisogna avere una visione “romantica” di Internet: non è che Obama ha vinto solo grazie al web. E fin qui siamo tutti d’accordo. Dall’altro lato però, il cambio di direzione partito dal web, la mobilitazione totalmente orizzontale e la rivoluzione dei contenuti politici e della campagna sono stati vitali per il trionfo di Obama.

Ed è proprio quando ho sentito “cambio di contenuti” che mi è cominciata a frullare per la testa una domanda fastidiosa da fare al Segretario (stimolato anche da Roberto Felter via twitter). Perché ok, la campagna americana, Obama e tutto il resto sono davvero delle cose interessantissime, stimolanti e sarebbe fantastico vederle in Italia. Ma è qui che sta il dubbio.

Ecco, arriva il momento delle domande finali, quindi gliela faccio. Gli spiego subito che la mia è più una domanda politica.
Gli dico, testualmente:

“lei non crede che una campagna fatta in un paese in cui, per un amante ci si dimette; se un parlamentare usa un aereo di stato viene arestato, così come se si fa falso in bilancio (etc.), non vada bene per un paese dove si viene eletti ministri con favori sessuali o dove, per citarle un episodio dell’altro ieri, un esponente del suo stesso partito consiglia la risposta ad un altro dell’opposizione? Crede che la popolazione italiana sia davvero pronta per un certo tipo di cambio di contenuti, di cui ha parlato anche lei?”

Speravo che almeno in una piccola aula universitaria un giovane del PD di buone speranze confermasse certe cose, esponendosi magari. In realtà, come mi aspettavo, la risposta è stata abbastanza elusiva. Per carità, Martina non ha negato niente, ma più che altro ha improntato la risposta sul ricambio generazionale, che ci vogliono nuovi giovani, nuove facce, un vero cambiamento. Al che gli ho fatto notare che l’esempio dovrebbe venire da loro per prima.

E anche qui era d’accordo, che ci vuole una mossa comune, anche da parte di chi è vecchio e non vuole scollarsi dalle poltrone comode di partito. A quel punto ho capito cosa voleva dirmi, quindi l’ho tradotto, dicendoglielo: “insomma, ci manca un leader, no?” “Sì è vero”, mi ha risposto.

Piccola parentesi. Il Segretario ha anche voluto precisare che si dissociava dal comportamento di Latorre (ricordate la storia del pizzino?) e che non era d’accordo con lui. E io avrei voluto fargli notare che non è tanto normale che in un partito ognuno faccia quel cavolo che vuole, e che ognuno la pensi in modo diverso dall’atro. Cioé, a voi pare normale?!

Parliamoci chiaro: Maurizio Martina e tanti altri come lui interni al PD, sanno bene che esistono certe usanze tristi e antiquate che continueranno a far perdere le elezioni a questa strana sinistra, che poi sinistra non è.
Solo che in questo modo, il partito che doveva rivoluzionare l’Italia, il cambio epocale e via dicendo, si sta sgretolando in modo imbarazzante. Tra gente che si dimette, gente che se ne frega degli ordini di colui che dovrebbe essere il leader e “si diverte”, eccetera eccetera.

Del resto, da tutto questo Veltroni si nasconde. Non c’è, come se non esistesse. Non una parola, mai una volta. Solo apparizioni misteriose.
Come fa un leader a non rispondere ad una disperata lettera di dimissioni come questa? Certo, il popolo italiano non è in grado di comprendere nemmeno uno dei motivi addotti dalla Tinagli, non è in grado di analizzarli e porsi davanti a loro con un atteggiamento critico.

Ma dove sono iMille? I democratici che volevano cambiare? Dov’è finito il “Yes, we can”? Cosa è cambiato? Niente. Siamo ancora in balia della Binetti, di un democristiano e di tanti strani personaggi che in società mature, al massimo raccoglierebbero pomodori. Con tutto il rispetto per i pomodori.

Se ci sarà mai un democratico che passerà di qui, mi ascolti: non è possibile cambiare senza cambiare.


Guida a come usare e sopravvivere a Facebook

ottobre 29, 2008

È da settembre che va avanti così. È da quando anche in Italia, col ritardo di circa un anno, si è diffuso l’uso di Facebook tra la gente comune. Sì, lo dico in modo snob, che noi bloggers – gente di un certo livello digitale - al social network più famoso ma un po’ bruttino, eravamo già iscritti da molto tempo.

Perché questo post? Perché sono sinceramente stufo di ricevere ogni giorno tra le 20 e le 30 mail da facebook. Inviti per applicazioni, cause imbarazzanti, gruppi per minorati mentali, eventi di ogni genere e chi più ne ha più ne metta.

Checché ne pensiate, Facebook non è un gioco, né tantomeno una comunità di incontri, appuntamenti o luogo da far diventare una pattumiera, anche se ora si è già trasformato in una discarica di futili contenuti sulla scia di siti web mlto più vecchi, che ormai non hanno più senso.

Cioé vi assicuro che se volete appiccicarvi con una ragazza ci sono metodi migliori. Anche perché quando vedrà che fate parte del gruppo “onanisti anonimi” e magari siete i fondatori, non ci farete una bella figura. Voglio quindi esaminare alcune casistiche comuni che portano all’esasperazione quotidianamente migliaia di persone.

Ma sei proprio tu! Non ci vediamo da un tot!!!. Una delle pratiche più comuni e un sintomo dell’ormai irreversibile decadimento del mezzo è questa. Ogni giorno c’è un compagno di asilo, delle elementari, delle medie o delle superiori nuovo che arriva a voi. Quando va bene, perché magari è la segretaria della vostra palestra che per caso vi ha raggiunto. Per farvi pagare l’abbonamento, furboni, non perché ci sta provando. Perché scrivere nomi da ricercare è il loro personalissimo, nuovissimo e intelligentissimo giocone che occupa le loro giornate. Clicca e aggiungi, di palo in frasca. La formula del Fakebook all’italiana è questa: più amici hai e più sei importante.

Ma aggiungervi ai contatti non basta a queste persone. L’immediato passo successivo è scrivervi per dirvi qualche cosa di davvero originale: “ehi, come va? Quand’è che organizziamo un’in-ter-es-san-tis-si-ma rimpatriata di classe?”. E voi in quel momento vorreste uccidere il vostro interlocutore, lo so, magari rispondendogli qualcosa che svaria da un giovanile “ma ce la fai?!” ad un più sobrio “davvero la tua vita sociale si è ridotta a questo?”.

Qualcuno ha taggato una tua foto. Una tragedia, un disastro di proporzioni epocali. Sì cavolo. Qualcuno ha taggato proprio quella foto in cui siete dodicenni, avete l’apparecchio, gli occhiali rotondissimi e siete brutti come la figlia di Fantozzi. E voi quella foto l’avevate distrutta, o almeno tale la credevate. Mai sottovalutare le risorse di un’insistente compagna di scuola media. Eppure lei in quella foto è “così carina duepunti dollaro”, come il commento del suo perfido fidanzato fa notare un po’ più in basso.

Diciamo basta anche alle foto taggate. Io voglio che tu mi chieda il permesso. Non è possibile che io trovi in giro foto mie di ogni genere e tipo, la privacy non è un gioco. Perché se domani divento potente e famoso, la cosa potrebbe darmi alquanto fastidio. Ahr, ahr. E poi dovrebbe essere un atto di cortesia. Non so, qualcuno potrebbe pensare ad un auto oscuramento facebookiano con un tondino nero sul faccione finché non fornisco il permesso. Perché magari non sono nemmeno iscritto a facebook e pubblicare una foto in cui appare qualcun altro solo perché siete davvero venuti bene, non è educato.

Pietro Izzo ti ha invitato a partecipare all’evento “sesso di gruppo opensource 2.0″. No davvero Pietro (*), questa volta non posso, non posso accettare. Soprattutto perché l’evento magari si teneva in Salento, a casa di qualche nota blogger, ed io – abitando in provincia di Milano – non sono proprio comodo. Questo per dirvi, quando invitate qualcuno al vostro splendido evento, di non farlo a casaccio, perché se intuisco che fate le cose tanto per farle, vi dico no a priori.

Più in generale poi, c’è la tendenza a re-invitare all’infinito chi ha già detto no. Ma scusate, quando una ragazza vi da il due di picche cosa fate, le richiedete di uscire dopo 5 minuti perché siete masochisti? E’ che poi si diventa fastidiosi, credetemi. Così come quando ogni due secondi scrivete una frase differente per cambiare il vostro status. Se pensate che oggi fa troppo caldo non scrivetelo su Facebook, o la mia timeline diventerà un bordello preso d’assalto da un pullmann di nerd. Per quello c’è già twitter, per dire.

La realtà è che Facebook sta diventando una fabbrica di spam e raccolta di decine di tipologie di dati differenti da fornire un po’ a tutti quanti. Pensateci quando aggiungete un’applicazione: date libero e totale accesso alle farloccate più varie. Chissà perché poi, porco cane, mi arrivano pubblicità di ogni genere nella casella di posta. Strano, no?

La vostra privacy è importante insomma. Per questo esiste la voce “Impostazioni sulla Privacy”, dal menù a tendina “Impostazioni”. Vi invito a leggerla e configurarla correttamente, prima che sia troppo tardi. E’ per questo che fino a poche settimane fa, non ero iscritto su Facebook col mio vero nome, ma con il noto pseudonimo con cui molti di voi mi conoscono. Parentesi, sarà una croce che mi porterò dietro anche quando sarò miliardario e comanderò il mondo, ma tant’è.

Da quando ho messo il mio vero nome infatti è finita l’apparente tranquillità; cioé voi che siete digitali e tramite il blog mi aggiungevate, avevate un certo ritegno, perché bene o male sapete come funzionano le cose su internet. Provate però a spiegarlo all’orda di gggiovani abituati al massimo a myspace o a msn messenger quali sarebbero le vere potenzialità dei social network. Del resto per il 99% delle persone, fare “pr” vuol dire “fare entrare la gente in discoteca”. Chi ha orecchie per intendere, ha inteso.

Ecco, non è nemmeno intelligente aggiungere amici solo perché potete spammare le vostre serate in discoteca, se siete tronisti. Ma non è furbo nemmeno se il vostro primo messaggio rivolto a me è su un prodotto della vostra azienda, un servizio che offrite, ecc… Perché nessuno ve lo ha chiesto. Ma soprattutto perché questo non è fare buon marketing. Siate almeno umani.

Vuoi entrare a far parte del gruppo “più vino nello spritz”? No, davvero, porco diavolo. Primo perché non fa ridere, è inutile e mi dà solo fastidio; secondo perché…in quale modo pensi di influenzare tutti i baristi d’Italia creando un gruppo simile? Cioé non basta cliccare “iscriviti” per contribuire ad un gruppo o ad una causa. Non è che perché sul vostro profilo figura che siete iscritti a 100 gruppi, allora siete i fighi del bigoncio. Bisognerebbe contribuire in qualche modo, no? Ecco, non sarebbe il caso di lasciare i gruppi dove non partecipate, non siete attivi, ecc…? Ne guadagneremmo tutti. Ne guadagnereste anche voi in considerazione.

Ho avuto un’idea geniale: faccio una causa sul “dimezzare il prezzo di ogni cosa; insieme si può”. E perché non renderle gratis, allora? Di solito cause di questo genere vengono costruite così. Dopotutto, eddai, trovatemi uno che non sarebbe d’accordo con una motivazione simile. E giù migliaia di iscritti; sì, ma a cosa serve? Non lo so, ma intanto iscriviti.
Vi è mai passata per la mente che cose di questo genere servano per ri-raccogliere dati sensibili e/o spammarvi qualsiasi cosa (via gruppo)? E’ questo il 2.0 delle catene via mail.

Ed è tutta colpa di coloro che fino a 2 mesi fa mandavano ancora queste catene: adesso infatti si sono trasferiti senza ritegno su Facebook.
Se scopro chi è stato ad invitarli…non sono più suo amico.

*: Il nome di Pietro è esemplificativo; non è vero che mi ha invitato per una cosa simile. Ho semplicemente messo il nome di uno a caso che mi sta simpatico. Lo so, potevo mettere anche te, ma non l’ho fatto.


Molte idee, ma poco tempo: MoltoMedia all’ultima chiamata

ottobre 27, 2008

Moltomedia, il laboratorio creativo virtuale di Mediaset che cerca idee per nuovi prodotti digitali multimediali, compie un anno di vita e si appresta ad entrare nella fase finale di selezione dei migliori progetti.

Se hai in mente un progetto innovativo che passi attraverso il web (ma anche per più media), affrettati, perché venerdì 31 ottobre verrà chiusa la fase di raccolta dei progetti.
Insomma MoltoMedia è una delle poche opportunità tutte italiane che ci vengono offerte per tentare la fortuna ed investire in un progetto moderno in cui si crede, quindi – in caso – non abbiate paura, nessuno vi mangerà.

Che già, di occasioni ce n’è poche, quindi vedete di sfruttarle.


L’isola che non c’è

settembre 24, 2008

PROFILO DEL BLOGGER – Il blogger tipico è maschio, tra i 18 e i 34 anni, con un reddito annuo di più di 75.000 dollari (51.000 euro). In media rimane attivo per tre anni e, in un caso su due, si trova al suo secondo blog. Il 69% del campione intervistato ritiene di trattare argomenti personali mentre il 65% si identifica come blogger professionale (chi periodicamente o occasionalmente pubblica commenti o informazioni non ufficiali relative a società, prodotti, ecc).

E non esiste.


L’utilità dei Social Media: tutti intorno a Te

settembre 11, 2008


Click per ingrandire

I social-media sono straordinari. Ok, non l’ho intuito adesso, non fraintendetemi.
Ma ci sono momenti in cui te ne rendi conto, ti accorgi della loro incredibile potenza, immediatezza, capacità di creare legami, fare Rete, eccetera eccetera.

L’immagine che vedete qui sopra è la testimonianza vivente di quello che vi sto raccontando. Ieri decine di persone che ho conosciuto in questi 2 anni di blog e blogosfera, mi hanno inviato i loro Auguri “a portata di click”. E ognuno in modo diverso, con lo stile che più preferiva, nel modo più originale possibile.

Sì perché anche se si tratta di un mondo virtuale, la personalità di ognuno viene rispettata e rispecchiata, ovviamente con modi differenti. E’ per questo che ieri, quando ho aperto la mail, devo ammettere che in contemporanea mi si è aperto anche il cuore. Dai, quando mai nella vita avete ricevuto Auguri per il vostro compleanno da più di 100 persone diverse? Avreste passato due giorni al telefono come minimo.

Ecco, non solo ho trovato un modo per non dimenticarmi dei vari compleanni (probabilmente ce la farò comunque a fare figuracce…), ma ho avuto l’ennesima testimonianza di come il mondo stia cambiando, di come la comunicazione tra le persone si stia trasformando, di come Noi stessi siamo in continuo divenire, animali flessibili pronti ad adattarsi al mondo nuovo.

Ecco, anche nel compleanno stiamo diventando 2.0. E adesso non fate i sentimentali con le solite storie del “non ci sono più i bigliettini d’auguri di una volta”, tanto non ci crede nessuno. Io trovo sensazionale il fatto di dover rispondere a tutti questi stimoli provenienti da qualsiasi parte del mondo, in modo pressoché istantaneo, magari stando seduto davanti ad un caffé, per dire. Anche questo ha una certa poesia.

Infine, ma non per ultimo, colgo l’occasione per ringraziare di Cuore tutti quelli che ieri, via sms, via twitter, via gtalk, via Facebook e chi più ne ha più ne metta, mi hanno fatto gli Auguri.
Un ringraziamento speciale va anche a Matteo (il Gas), Ely, Gilles, Vale, Albo, Marty, Simo e gli altri delle panche. Siete stati carinissimi.
E un altro, decisamente più speciale e personale va a G., ma questa è un’altra storia.


Chrome contro Chrome

settembre 3, 2008

Il Logo di Chrome
“…Vai, Chromachu, scelgo te!”

Se di colpo vedete dei giornalisti che come prima notizia mettono l’uscita di Chrome, il nuovo browser di Google, insospettitevi. Non vi fa sorridere la cosa? Come no!
Fino a ieri infatti, gli screenshot dei nostri eroi, che catturavano pagine, foto e via discorrendo da quotidiani e riviste di altri paesi, vedevano il niubbissimo Internet Explorer a fare da contorno.

Questo non è un post tecnico sul nuovo browser, non voglio mica togliere il lavoro a gente più esperta di me (!). Diciamo che sono riflessioni personali senza peso di uno a cui piace spesso andare controcorrente, ecco. Insomma io sto con Paul: dietro questo progetto ci sono i Pokemon, non si spiegherebbe altrimenti l’uso della sfera poké come logo.

Tornando a parlare dell’esperienza dei giornalisti con Chrome, posso confidarvi dei segreti, pure verità che si intuiscono facilmente: i giornalisti hanno preso e scopiazzato la notizia dai blog; i giornalisti non hanno testato il browser, così come non hanno mai testato Firefox, Safari o Opera, altrimenti non scriverebbero certe banalità; basta fornirgli termini come “BigG” e “Web Kit” ed è fatta, per loro un prodotto dev’essere una figata.

Sì perché loro dicono “leggero, semplice e velocissimo”, ma in realtà nessuno sospetta che l’abbuffata di task che il browser dovrebbe usare, lo renderà molto probabilmente un po’ pesantino. E poi, obiettivamente, che cos’ha di nuovo questo browser, fuffa giornalistica a parte? Ok, è una beta, calma, ma mi piace dire la verità.

A me Chrome, sinceramente, non piace. Mi sembra Internet Explorer firefoxato ma sbiadito e incompleto. Tra le altre cose ieri sera l’ho testato su Win Xp, apro un sito a caso e cosa succede?

Chrome Crasha
click per ingrandire

Crasha, subito, pam, al primo colpo. Sarà sfortuna, sarà che è beta, sarà che prima che qualcuno mi faccia abbandonare Firefox passeranno eoni.

“Come sei pignolo sonounprecario, sei proprio uno scassaballe, è appena uscito, cosa pretendi?!” Pretendo che la maggior parte dei blogger, soprattutto quelli esperti di tecnologia, non si ecciti per un nonnulla. Capisco l’entusiasmo del momento, capisco che si parla di Google (che lentamente sta completando la metamorfosi da “buona” a “cattiva”), capisco anche la curiosità derivante dall’aver qualcosa di cui parlare.

Ma un po’ di obiettività non guasterebbe.


Red bath mat

settembre 1, 2008

Ebbene sì, anche io sarò alla BlogFest (12-13-14 settembre), ma non chiedetemi quando. Sto valutando se riuscire a farmi sabato e domenica a Riva del Garda (ma esistono informazioni chiare in merito ai prezzi di pernottamento?), che il 10 settembre sarà il mio compleanno e dovrò pur festeggiare il primo quarto di secolo. Sigh e sob, il tempo passa anche per me.

Sicuramente parteciperò all’Adv Camp e possibilmente anche al FashionCamp ed al MediaCamp, vagando a zonzo in cerca di conoscenti, non-conoscenti e…ammiratrici (che non ci sono, ma fa figo dirlo, mi fa sembrare importante). Se per caso sei uno che ogni tanto ha il coraggio di leggermi e vuoi picchiarmi o semplicemente salutarmi, riconoscermi sarà facile: sono alto, biondo, occhi azz fai un giro su flickr e mi troverai con le facce più imbarazzanti possibili, non puoi sbagliarti. In caso, sono quello precario del gruppo.

Se non hai niente da fare in quel weekend, ci vedremo lì, a Riva del Garda; questo il programma della manifestazione. Se poi vogliamo riderci su esiste anche il Red Carpet, nel mio caso “Red bath mat” (tappeto rosso da bagno) per i Macchianera Blog Awards, in cui segnalare i blog preferiti divisi secondo varie categorie. Non si vince niente, ma se per sbaglio vuoi segnalarmi come migliore blog erotico, che so io, ricordati che devi indicare almeno 10 categorie.

Io cercherò di non segnalare i soliti noti, giusto per minare un po’ di certezze alla base del potere. Sì, mi piacciono le teorie di cospirazione. Ovviamente sono corruttibilissimo: in cambio di cibo e bibite offerte, voterei chiunque. Ah, se alloggerò la notte tra sabato e domenica in hotel, vorrei avvisare i blogger presenti nel mio stesso luogo di non stare tranquilli la notte.

Potrei entrare di soppiatto in camera e documentare le varie facce pasticciate dal sonno con videocamera e fotocamera; per essere gentile potrei bussare. Pubblicherei poi il tutto su flickr e youtube. E allora, in quel caso, sai che risate…


Da grande voglio fare lo Spin Doctor di Gesù

agosto 28, 2008

Gesù
“…vi indicherò la strada giusta.”

Alla fine delle aziende che hanno gente brava e capace di comunicare e fare relazioni pubbliche in senso moderno ci sono. E io che pensavo che la ricerca da parte delle grandi compagnie di professionisti del settore fosse un po’ grossolana; di solito l’errore più comune commesso dai vertici aziendali è infatti quello di ritenere che chiunque possa gestire un qualsiasi tipo di crisi, sia essa piccola o grande.

Siccome il 90% delle persone in Italia non concepisce il significato delle scienze della comunicazione, di sicuro il corso di laurea dev’essere una minchiata colossale, per analfabeti, ebeti, falliti o giù di li. Però poi Vanna Marchi riceveva molte telefonate per i suoi prodotti, così come Media Shupping ora, ma questo è un altro discorso.

La realtà però, ahivoi, è un’altra. Specialmente all’estero, dove in genere non si dà nulla per scontato. Perché ormai conversare e rapportarsi con gli stakeholders o semplicemente con le persone, potenziali clienti o consumatori, è diventato fondamentale per qualsiasi organizzazione. E non tutti sanno farlo, anzi.

Ogni giorno infatti grandi aziende, organi di governo, portavoce di politici si trovano a dover fronteggiare qualsiasi tipo di “emergenza”. Prendiamo l’Italia, con le recenti gaffes (se così possiamo chiamarle, ma lasciamo perdere le reali motivazioni di fondo che lo portano a fare certe dichiarazioni…) di Alemanno sulla turista violentata o il caso Berlusconi, con le decine di dichiarazioni fasulle, ritrattate, ecc… Insomma quando controlli mezzi di comunicazione di massa è facile stoppare sul nascere le uscite più infelici. Ma se sei una grossa catena di supermercati e dentro ai surgelati trovano un topo morto, qualche dichiarazione, prima o poi, dovrai pur farla.

Se invece sei un senatore del PD sei fottuto. In ogni caso. Perché affidarsi a dei professionisti per comunicare quando…basta stare zitti e fermi per auto-distruggersi? Appunto.
Perché far sapere alla gente, magari con vie alternative e più economiche, le poche cose buone fatte, piuttosto che farsi prendere quotidianamente a male parole? Perché sono masochisti e gay passivi, quindi ci godono. Eccetera eccetera.

Fatte delle doverose promesse per farvi capire di cosa sto parlando (perché sicuramente non interesserà a molti), ho deciso – quasi definitivamente – ieri sera che cosa vorrei fare da grande. Diciamo in una percentuale che va dall’80 al 90%; cioé l’intervallo sembra ancora ampio, ma in realtà lascio ancora le restanti possibilità ad un’ipotetica vincità al super enalotto o, che so io, al benefattore miliardario di turno che mi telefona per confessarmi che sono il suo unico figlio, erede di non avete idea quanti soldi.

Vabbé. Comunque sia ero a Milano e – sniff, sniff – ho sentito aria, uno strano profumo di crisi. Ho incontrato Mauro (c’erano anche quelle sciacquette di Marilù, Aurora e Pippa Wilson…) e gli ho decisamente rotto le scatole facendogli un po’ di domande sul suo mestiere, usando il suo iphone come lampada da interrogatorio, giusto per metterlo un po’ sotto torchio.

Capite? No, lo so. A voi sembrerà una cagata micidiale tutto quello che sto scrivendo, ma il lavoro pensato, ragionato, un po’ creativo che mi sa di sfida è quello del relatore pubblico. Che non c’entra niente col PR della discoteca che vi fa entrare in lista, porca vacca. In Italia bisogna stare attenti e dire “RP”, perché la confusione è massima.

E ci ho pure pensato per qualche tempo. Non mi soddisfava appieno limitarmi a fare il pubblicitario per poi farvi spendere un sacco di soldi in prodotti in cui magari non credevo. Io voglio “massaggiare il messaggio”, dare la curva che voglio alla realtà. Mettere il mantello, una maschera e modificare anche lo spazio e il tempo con le parole. Un super-eroe della comunicazione moderna. Ma attenzione, tutto in modo obiettivo ed etico, ci mancherebbe; io non parlerei di bugie, al massimo di differenti punti di vista.

Volete un esempio analogo in merito? Allora vi racconto una breve storiella. C’era una volta un geek che stava giocando a Tiger Woods PGA TOUR 08, un videogioco di golf; ad un certo punto si accorge che c’è un glitch, un piccolo inconveniente nel gioco: Tiger Woods sembra colpire la pallina camminando sulle acque. In preda ad orgasmi social-medici, il geek mette on line il video prova su youtube. La cosa non è bella per la casa produttrice, che alla fine il gioco dovrà pur venderlo.

E allora cosa fa la EA? Mette on line un altro video con il vero Tiger Woods, decisamente ironico, che porta il messaggio e la comunicazione su un altro piano, per di più dimostrando attenzione per social media e community.

Quindi è ufficiale, voglio fare il consulente, un fastidiosissimo consulente.
Intanto consigliatemi, ditemi se per voi sono grave, se dovrei farmi curare. In caso contrario mi riterrò libero di propormi come consulente politico di Walter Veltroni. Sono pur sempre una faccia…nuova su cui scommettere, no?


La Tv che diventa Tw

agosto 9, 2008

Dal Sole 24 Ore

Dopo il lancio di Democratica Tv da parte di Veltroni e del PD, arriva una triste notizia dall’ex direttore Medail: la tv della libertà chiude. Pochi ascolti giornalieri (6-7000 persone) e costi alti per uno struttura di ben 20 (!) persone. Che tradotto in parole povere, vuol dire che non se la filava nessuno.

Ma concentriamoci per un istante su questo apparente slancio web 2.0 di Veltroni: prima fa una dichiarazione in difesa della Rete, dicendo la sua sulla causa tra Mediaset, Google e Youtube, poi l’inaugurazione di una web-tv. Che abbia visto la Luce? No di certo.

Già Napolux ha ben delineato lo schema dei motivi di questo rinnovato interesse veltroniano verso Internet web: basta verificare gli account di twitter del PD e di Veltroni per intuire che vengono utilizzati solamente durante campagne elettorali o particolari avvenimenti legati al partito. Insomma, ancora non vengono comprese le vere potenzialità del mezzo, soprattutto nel lungo periodo: ehi consulenti politici, se vi dico relazioni pubbliche vi viene in mente qualcosa?

Vatti a fidare di un giovane laureato smanettone del web: no, meglio affidarsi alle cariatidi della televisione piuttosto che scommettere su un rapporto più diretto, orizzontale e democratico legato ad Internet ed ai nuovi media. Sia mai che ai cittadini venga voglia di partecipare attivamente.

Sì perché è sintomatico che quando un’organizzazione politica annuncia un nuovo esperimento legato al web, manco fosse una scoperta rivoluzionaria, abbia e voglia ancora avere a che fare con la tv. E i giornalisti riprendono la notizia come se ci trovassimo davanti ad un evento incredibile. Verrebbe da chiedersi: ma siamo noi i diversi che vivono in un’altra dimensione, o sono loro che…vivono in un passato che si sforzano di mantenere in vita?

Conosciamo già la risposta purtroppo. Ma il dettaglio più evidente, e se volete più grave dal nostro punto di vista, è il riscontrare il fatto che i politici non sono più capaci da molto tempo di parlare alle persone, in qualunque modo. Malati di berlusconite acuta, esistono solo in tv, dietro una maledetta scatola, ereitando tutti i comportamenti propri di altri generi televisivi: e la politica viene dimenticata. Esiste il cosiddetto effetto setaccio per esempio, per cui i media danno più visibilità ai candidati più telegenici e più graditi dal pubblico. Mentre siamo qui a dibattere e discutere, a scrivere migliaia di post più o meno interessanti, si scopre così che i contenuti non interessano più – ai molti.

Certo, mi piacerebbe anche conoscere il parere di altri blogger in merito, ma la mia paura è quella che i politici stiano trasformando la “tv” in “tw”, o t-web, come preferite. Ma ciò non è possibile, in quanto non è pensabile comportarsi in un medium diverso utilizzando le stesse dinamiche della tv tradizionale, specialmente perché qui è casa di tutti e noi tutti vogliamo partecipare, fruire e contribuire.

Ecco perché ritengo che la non ancora nata tv democratica potrebbe finire per risultare l’ennesimo flop firmato PD: basti pensare anche solo al PD, quello vero, che per sicurezza non si sbilancia mai. Il mio timore è quello che diventi esclusivamente una vetrina in cui pubblicizzare il personaggio di turno: ennò, non funziona così.

Loro – giusto per distinguerci – non lo sanno, ma noi siamo ‘leggermente’ diversi dal pubblico televisivo.
Perché noi siamo davvero democratici.


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