No Esternalizzazione Wind

gennaio 16, 2007

//noesternalizzazionewind.blogspot.com/

Segnalo e pubblico la richiesta di moltissimi lavoratori del call center Wind di Sesto Marelli (MI), nonché la spiegazione di cosa sta accadendo, per l’ennesima volta, a chi è bersaglio facile e con pochissime difese: i precari di tutta Italia.

“Salve a tutti, volevamo segnalare l’ennesimo caso di violazione della tutela del lavoratore a seguito della comodità di terziarizzare in out-sourcing il lavoro in Italia.

Infatti, presso l’Azienda Wind (ex Enel) venduta circa 1 anno fa a un industriale egiziano Naguib Sawiris, si sta procedendo a una graduale cessione di alcuni Call Center diretti dell’Area del nord Italia (Milano/Sesto San Giovanni) costituiti solo da lavoratori a tempo indeterminato con anzianità lavorativa oscillante tra i 7 e i 10 anni, molte donne, mamme quasi tutte oltre i trent’anni, ragazzi che avevano trovato il coraggio di lasciare la casa di mamma e papà per la ricerca della propria indipendenza.

Ancora una volta la logica del profitto vince su quella della qualità della vita così con l’intento di trasferire il rischio d’impresa ad altri soggetti economici di non eguale affidabilità, si fa vacillare la certezza di un posto di lavoro, la possibilità di pagarsi un mutuo per la propria casa e la realizzabilità di una famiglia.

Pertanto, chiediamo:
- che venga fatta luce sull’accaduto richiamando l’attenzione mediatica e politica al fine di ottenere un tavolo di trattative in grado di tutelare il contratto a tempo indeterminato, quale prerogativa della professionalità dei lavoratori di Sesto San Giovanni;
- di garantire i livelli occupazionali in Wind e di contrastare le ormai note cessioni di ramo di Azienda, utilizzate per celare licenziamenti di massa;
- la possibilità di una ricollocazione dei dipendenti Wind di Sesto San Giovanni all’interno dell’azienda stessa.”

Qui trovate il sito internet ufficiale dove potervi tenere aggiornati sui fatti e avere (si spera) notizie in merito alla mobilitazione generale. Altri riferimenti: TEL. 02-2311.2502; FAX. 02.2311.2713.

Teneteci aggiornato sull’evolversi dei fatti anche qui sul blog: cercherò di darvi il massimo spazio possibile, perché è l’ennesimo esempio di signoraggio ma non solo…

Provo una rabbia e una vergogna indescrivibili, soprattutto dopo quello che è accaduto ieri ed oggi nel mio call center. Ma ci sarà spazio anche per questo, probabilmente inaugurando lo spazio delle interviste a lavoratori precari stessi, vera vita e voce di ciò che accade nel mondo del lavoro vero al di fuori della scatoletta rumorosa chiamata “televisione”.


Nunzia condivide la sua esperienza

novembre 23, 2006

..Finalmente qualcuno ha il coraggio di portare anche la sua esperienza davanti agli altri, di fare sharing di una vita a progetto.

Il suo nome è Nunzia, e la ringrazio di cuore per aver raccontato ancora una volta cosa significhi lavorare con un contratto ridicolo come quello a progetto.

“Mi chiamo Nunzia ho 43 anni ho lavorato in un un call center in provincia di Bari per circa due mesi compresa la formazione, dal 08/08/2006 al 30/09/2006. Inizialmente ho firmato un contratto a progetto come operatrice telefonica in outbound. Sempre nell’arco dei circa due mesi i contratti a progetto sono diventati cinque.

In poche parole ho lavorato su circa cinque contratti differenti. Alla fine dei due mesi di lavoro e dei cinque contratti che avevano tutti scadenza 30/09/2006 mi hanno comunicato telefonicamente che la mia collaborazione era finita mentre ad altri colleghi era stato rinnovato il contratto addirittura a tre mesi. E’ possibile che non mi hanno rinnovato il contratto perchè sono troppo vecchia per lavorare in un call center? Ho chiesto spigazioni ma non ne danno.”

..figurati, chi dovrebbe darci spiegazioni e risposte concrete parla di aria fritta e cose inutili, figurati se chi ci guadagna col contratto a progetto è tenuto a darti una spiegazione…più che altro perché non ha una spiegazione. Credo (e spero) che chi assume e licenzia in continuazione impugnando il contratto a progetto un pochino si senta meschino e frustrato.

Gli basterebbe immedesimarsi nel moderno lavoratore flessibile.

A voi i commenti…specialmente mi riferisco a Gegio o MC, due che qualche risposta potrebbero darla.

P.S.= Domenica 26 La Carovana Antimafia passerà da Monza, Teatrino della Villa Reale ore 17. Partecipa, tra gli altri, il Magistrato Giancarlo Caselli. Si organizza inoltre alle ore 20 presso l’Arci di Arcore la “Cena della legalità”.. Simpatico, ad Arcore la cena della legalità..?!


La mia paghetta mensile

novembre 20, 2006

..vi faccio vedere, finalmente, la mia “paghetta mensile”: quella del luglio scorso per esempio.

Per evitare problemi ho oscurato (ovviamente, se fai notare una cosa poi da fastidio..) nome dell’azienda, numeri, p.iva, ecc…, dati che potevano ricondurre al datore di lavoro del “datore di lavoro precario” che fa outbound e quindi è autonomamente subordinato…chiaro no?!

A voi i commenti oppure sta a voi postare altri esempi di ricche buste paga; ho preso infatti una delle migliori, considerando i giorni che non si è potuto lavorare per non si sa quale motivo, i giorni in cui si è stati mandati a casa perché non c’erano contatti, ecc… Insomma, giorni di non lavoro per cause non dovute al flessibile lavoratore moderno.

Che però è quello che paga sempre. A voi la busta paga:

Paghetta Mensile

(click per ingrandire)

Legenda:

  1. Ore di lavoro
  2. Incentivo al lordo totale del mese sulle chiamate outbound fatte (15-20 cent per chiamata positiva, calcolate quante ce ne vogliono per arrivare a 28 euro..)
  3. Paga mensile al netto

..Un incentivo al ritorno del lavoro in nero.


Il diritto di non avere il diritto

novembre 14, 2006

Leggendo questo simpatico articolo mi sovviene qualche pensiero: se io sono assunto temporaneamente (oggi ho firmato un contratto che scade il 2 dicembre, settimana scorsa ne ho firmato uno che cominciava l’1 novembre e finiva il 6..! Ma ve li posterò come esempio, così non pensate che io sparo cazzate..per non dimenticare che il contratto ci viene sempre portato in ritardo – quindi che fai, non lo firmi quando hai già lavorato per 2 settimane?!?!) con contratto a progetto, dovrei essere un lavoratore autonomo, poter dichiarare quello che voglio, insomma avere la possibilità di evadere il fisco (in questo caso di pochi euro ahimé!).

In realtà ho degli orari fissi, se entro per sbaglio un minuto dopo non mi pagano il quarto d’ora, e fregandosene spesso della legge 626 in materia lavoro, spesso non ci fanno fare il quarto d’ora di pausa.

Ma come faccio a far valere il mio diritto? Chi mi tutela? E chi dovrebbe tutelarmi…dove cavolo è? Che cosa si gratta durante il giorno? Dopo un po’ le parti, irritate, si consumano.


Il Tempo non è denaro…

ottobre 14, 2006

…per un precario il tempo non è denaro.

Giovedì altro briefing per spiegarci una nuova campagna. Non si sa quanto dura, ma si sa come sempre che non saremo pagati per quel periodo di “formazione”. Senza precisare che spesso sono servizi già fatti ma è meglio glissare almeno su questo punto.

Benissimo: il team-leader di turno ci legge lo script (i fogli su cui è spiegata la campagna) senza capirci una parola (tra l’altro non sapeva leggere nemmeno bene in italiano visto che “godere” – di una promozione – veniva letto “gòdere”…..!!!). Mano a mano che va avanti “a leggere”, qualcuno si azzarda a formulare domande più che lecite visto che tra la lettura ridicola e il modo con cui era stato scritto lo script non si capiva un bel niente.

Stizzito il team-leader dice che era meglio finire la lettura, specificando che gliel’hanno spiegato anche a lei così e non ci aveva capito niente. Sì, ok, potevi dirlo prima: siamo stati un’ora e mezzo a fare niente senza essere pagati. Questo perché la TL non aveva capito nulla di quello che le avevano detto (ma col crapone aveva fatto “yes” senza ammettere di non capire una mazza di quello che in teoria avrebbe dovuto spiegare a 30 persone…!).

Il bello è che si incazzava e andava in panne, perché nessuno comprendeva cosa stava leggendo (male). Ma il primo a non capire cosa stava leggendo era il TL che dopo un’ora e mezza ha gettato la spugna rimandandoci a fare quello che facevamo prima. Non sapeva che servizio InBound dovevamo svolgere, non sapeva come, in che modo e perché il cliente avrebbe dovuto chiamarci.

Un’ora e mezza di nulla cosmico. Splendido direte.

Ma non è finita, lunedì ci sarà la seconda puntata: vediamo quanto durerà.

La cosa ancora più bella e caratteristica è che possono farlo: a me personalmente non mi sta proprio bene. Non so a voi.

P.S.= La Redazione di “Formato Famiglia”, programma di SAT 2000 (canale 818 su sky), sta cercando qualcuno disposto a parlare e raccontare la storia di un precario. E ha lasciato l’invito su questo blog …Vi consiglio di leggere cosa ci ha scritto il signor Muratori e di contattarlo se siete interessati…fareste cosa gradita a tutti i precari, soprattutto se avete lavorato (o state lavorando) per Atesia..!


I Fantasmi

ottobre 12, 2006

Vorrei sapere quali sono i vostri dubbi, le vostre paure, le vostre paranoie o le certezze che pensate di avere…domani.

Perché chi è precario non può fare progetti a lungo termine: il suo status può cambiare da un momento all’altro. Oggi pagato male, senza ferie e malattie per esempio, domani a casa a grattarsi.

E’ per questo che sarei curioso di conoscere i pensieri delle menti di coloro che vivono in prima persona, che sono caratterizzate da questo status di essere e di vivere: i precari, o moderni lavoratori flessibili che dir si voglia, per usare un’espressione che sa un po’ troppo di presa in giro.

Questo per far conoscere agli altri, sharare e far capire.

Non è un sondaggio in stile call-center, è un modo di partecipare, sharare e far sapere a tutti quanto questo status sia assurdo.

A voi la scelta: cliccare su “commenti” oppure andare avanti e lasciare come sempre che sia il signor nessuno ad occuparsi dei nostri problemi.

Paure di fantasmi.


Il bue che da del “cornuto” all’asino…

settembre 26, 2006

..anche loro sono precari. Che gli piaccia o meno, freelance, assunti a tempo determinato, anche loro sono precari. Tutti possiamo esserlo o diventarlo. Pensateci.

E provano a farsi sentire qualche volta protestando, come accade in questi giorni. Anche se sui giornali di questi giorni ho trovato poco spazio al problema e probabilmente in tv avrete sentito poco o niente, vorrei farvi notare una cosa.

Per il sistema Italia, il problema lavoro, fermo su una concezione vecchia di secoli probabilmente, dovrebbe essere all’ordine del giorno e al primo posto tra le “promesse da mantenere”. Almeno provarci…o forse, almeno parlarne sarebbe già qualcosa.

Ma chi dovrebbe parlarne? I politici, certo; ma in Italia la politica non esiste: esiste solo il cabaret. Detto questo, chi dovrebbe fare qualche indagine e provare a insidiarsi, mettere il dito nel mondo del precariato, della gente senza un futuro, provare a spiegare agli italiani che ci sono problemi ben più gravi di chi parteciperà al reality di turno?

Sì, i giornalisti. Quelli che dovrebbero parlarne e non ne parlano, quelli che per “paura di ripercussioni politiche” o del direttore di turno, stanno zitti.

Oppure alzano la voce solo quando fa comodo a loro? Per carità, è giusto così, ognuno pensa ai fatti suoi e nessuno regala niente a nessuno. Però potrebbero provare a fare il proprio lavoro ogni tanto e parlare di cose concrete, util al paese.

Tutti potrebbero beneficiare di un miglioramento delle condizioni di lavoro: l’Italia potrebbe crescere e guardare avanti, fare un passo verso il domani, cosa rarissima.

Il bue che da del “cornuto” all’asino: perché non cogliere l’occasione per parlare di tutti i precari e di farsi sentire fino a quando non si ha una risposta concreta? Perché parlare solo dei propri problemi una volta che si ha l’occasione? Comodo, vero?

Di certo, io non ho la soluzione, ma credo che pronunciare la parola precariato o spiegare cosa si intende veramente per “lavoratori flessibili” non sarebbe male.

E anche qui quando se ne accorgeranno…sarà tardi e dovranno sottostare alle loro condizioni.

Che ne dite? La solita lamentela del solito utopista che sa tutto o forse qualcuno che parla di qualcosa di concreto?

Ai posteri l’ardua sentenza.


Vendo il mio corpo per un posto di lavoro

settembre 25, 2006

Avrete dato un’occhiata a questo blog e vi sarete fatti qualche domanda credo. Riassumendo: “Mi chiamo Sara, sono di Roma ed ho compiuto trenta anni il novembre scorso. [...] Migliaia di ragazzi italiani sono nella mia stessa situazione e non c’è nessuno, nè governo nè sindacati, nè destra nè sinistra, che stia muovendo un dito per rimediare a questo scandalo. L’unica soluzione che riesco a trovare è vendere me stessa. Esatto, alla persona che mi offrirà un contratto reale, a tempo indeterminato con uno stipendio minimo di milleduecento euro, concederò una e soltanto una notte di sesso.”

Bene, a parte (come tutti i moralizzatori saranno pronti a spiegarci e ad insegnarci nonché spiegarci come sdegnarcene) l’aspetto del “vendersi” per milleduecento euro (che non è roba da poco, qualcuno, poco garbato e con poca intelligenza potrebbe farle notare che sui viali paga meno, soprattutto se ha una divisa) che è un altro discorso, sono le paole di disperazione ed i motivi che hanno spinto questa ragazza ad arrivare a questo punto. Vendersi per un po’ di soldi per poter vivere e mangiare.

Esempio di signoraggio passivo? Proposta di auto-schiavitù?

No, denuncia sociale. A cui nessuno ovviamente saprà rispondere, se non in stile “studio aperto”, che oltre ad insegnarci come vestirci (è un telegiornale) e a spiegarci cosa fanno 7-8 troiette sotto le scrivanie (è un telegiornale) potrebbe farci un bel servizio. Immagino già come. Voce triste, un po’ malinconica e racconto della storia di una ragazza disperata portata a prostituire il suo corpo e poi…ecco l’intervista ad un bravo imprenditore pronto a darle un bel lavoro (magari in cambio di qualche bottarella anche se non si dice); e poi la giornalista felice che subito ci racconta come stia diventando una moda darla via per trovare lavoro, che tutte ormai lo fanno (con la hit del momento di sottofondo). Quindi è giusto farlo, tutte lo fanno, ecco risolto il problema. E subito dopo un ANSA che ci spiega la nuova proposta di qualche ministro “illuminato”: “Proposta di legge: alle donne non servirà diploma o laurea. Gli basterà darla via per lavorare!”; e se una è brutta fatti suoi, vada all’estero. In Italia si sta bene e sono tutti belli e bravi, quindi non c’è posto per loro. Problema risolto, per il telespettatore non esiste una questione lavoro, ma esisteranno “troiette pronte a tutto per lavorare” seguita da un’esclamazione tipo “ma che vada a lavorare in miniera quella li che cerca solo i soldi!”. Eh certo! Ecco come ribaltare qualcosa di serio. Questo era un esempio spiccio, e spero l’abbiate intuito, utile a capire come ne parlino i media se ne parlano per sbaglio. Il problema non esiste è solo nella mente della poveretta di turno.

“Ho provato una grande rabbia per questa situazione di cui al governo sembra non fregare niente, ma comunque sentivo il bisogno di fare qualcosa per scuotere l’indifferenza generale, un gesto estremo che potesse servire a puntare i riflettori sui problemi di noi giovani precari senza un futuro.

La rabbia da sola infatti è fine a se stessa, senza azioni è sterile e non porta a niente.

Molti quotidiani hanno parlato della nostra situazione: alcuni realmente interessati al reale problema sollevato, altri con l’unica squallida preoccupazione di scrivere un pezzo morboso in cui poter inserire in un punto a caso dell’articolo il nome della Gregoraci.

Un importante telegiornale era interessato a parlare della storia con me, purtroppo poco dopo si è tirato indietro perché il direttore, di un preciso schieramento politico, aveva paura di ripercussioni negative.[...]

se in Italia per trovare lavoro,  c’è bisogno di aprire un blog ed offrire sesso in cambio di un contratto con delle garanzie, c’è qualcosa che non va, vuol dire che il sistema è malato.”

 

Già, parole sante, dure e crude verità. Ma sui giornali cosa leggete? E sui tg? Pensate serva a qualcosa?

Negli altri paesi servono diplomi, lauree…qui invece se la dai via e se “lavori sotto le scrivanie” lavori, vai avanti.

Che ci sia qualcosa di strano?

Evidentemente no, visto che la tv ci dice sempre che “tutto va bene”…pensate se andasse male!

 

 

 

P.S.= quasi quasi mi vendo anche io (anche se sono maschietto)…ma non so se la mia ragazza sarebbe d’accordo. Forse dipende da che stipendio ci guadagnerei! :P


Il primo lavoro

settembre 22, 2006

..Al massimo uno stage. Leggendo questo articolo ho deciso di proseguire la parentesi dedicata al lavoro, a chi si sta avvicinando al posto di lavoro, a chi viene canonicamente sfruttato durante il periodo dello stage senza nemmeno vedere una lira, sperando che un domani forse “ti assumeranno”. In realtà sappiamo bene tutti che raramente è così.

Sì, perché il 26 per cento delle imprese utilizza proprio la forma del tirocinio per introdurre un neolaureato all’interno della forza lavoro. Senza contare che un altro 21 per cento dei direttori del personale propone il contratto a tempo determinato mentre il contratto a tempo indeterminato spetta a solo al 16% dei nuovi assunti.”

Le aziende ci dicono che vogliono conoscere meglio, con calma, chi lavorerà per loro; ma sappiamo benissimo che spessissimo questa è una scusa banale. Sì, perché quando un giovane va a fare uno stage non ha pretese: abbassa il crapone, come è giusto che sia ed esegue. Fotocopie, vai di qua e di la, fai questo e quello. E nemmeno un grazie arrivederci nel 90% dei casi. Tanto si tratta di fresca manodopera da sfruttare a piacimento e gratuitamente. E come si legge nell’articolo, molti stage finiscono in questo modo: “Io dopo aver frequentato un master sono finita in un’azienda di Milano dove non sono stata inserita in un progetto formativo. Piuttosto ho dovuto fare un po’ di tutto correndo da un lato all’altro. Ero quella che la sera usciva per ultima. Alla fine non mi hanno neppure salutata o ringraziata. Tutto finito lì”.

Cavolo, chissà quante cose avrà imparato..! Ora, la nostra stagista è pronta per inserirsi perfettamente nel mondo del lavoro!

Tutte le porte sono aperte. Sì, in Italia per i raccomandati.

Se sei furbo, intelligente e vali qualcosa non appena ricevi offerte dall’estero scappi: sei maggiormente valorizzato, fai il più delle volte quello per il quale hai studiato ma soprattutto sei pagato molto di più. Invece in Italia si pensa a fregarsene e a fregare, a sfruttare il più possibile, sentendosi in dovere di farlo e credendosi più furbi.

Peccato che un bel giorno le risorse di schiavi moderni finiranno e i nostri signorotti si divertiranno a contare le loro monete da soli.

E allora sarà tardi……….

L’Argentina non è lontana.

P.S.= vorrei sapere anche cosa ne pensate voi di quello che scrivo…con qualche commento magari! :D 


La Gavetta

settembre 20, 2006


Il Fallimento dell’Italia. Leggo finalmente sul sito di repubblica un articolo agghiacciante oltre che allarmante.

Qui si parla di intere generazioni sull’orlo del baratro, sul bordo di un futuro in caduta libera. Ma detto sinceramente, chi se ne preoccupa? Chi ne parla senza tanti giri di parole o tanta retorica, incipriato, e badando allo “spiccio”?

Nessuno.

Splendido, quindi non pensiamoci e non parliamone, come già avviene: di conseguenza il problema non esisterà. E torneremo quindi a fare gli immigrati, a scappare con le valigie in mano negli altri paesi del mondo. Perché no? Saremo costretti a farlo, soprattutto se le aziende in questo paese continueranno come sempre – cosa che non avviene negli altri paesi – a mantenere un atteggiamento menefreghista verso i più deboli socialmente, cioé i giovani e i precari. Se le aziende terranno sempre in un atteggiamento di perenne attesa tutti i giovani o gli stagisti, pensando più che altro a sfruttarli durante lo stage, visto che sono li gratuitamente a fare beneficenza, e quindi continueranno ad adottare un comportamento assurdo e vergognoso dal punto di vista sociale (cosa che invece negli altri paesi è tra le prime come importanza; il come si pone e come è vista un’azienda nella società è fondamentale) finiremo male, molto male.

E come sempre quando se ne accorgeranno, tra un parlare di cose inutili e l’altro per scopi elettorali e schifosi, sarà toppo tardi. La barca sarà affondata; e siccome non sono il capitano, peferisco abbandonarla prima che abbia fame, molta fame. Dispiace dirlo, perché siamo italiani e amiamo il nostro paese, per questo ce la prendiamo. Ma nello stesso tempo, non ci sono parole per esprimere, esprimersi e imporre i problemi veri in faccia a chi di dovere, che risulta sempre un buffo burattino.

Come se non bastasse leggo su un blog commenti che farebbero rivoltare un paese, scendere la gente in piazza, protestare, non sottostare a come ci vogliono (vedi Francia qualche mese fa).

Poi mi ricordo di abitare in Italia, paese in cui la gente prende ferie per partecipare ad un provino del Grande Fratello, paese in cui la gente fa i debiti per fare una settimana di vacanza, giusto per non dover dire che per un anno starà umilmente a casa.

Concludo l’esternazione di uno che non ne può più con qualche estratto dai commenti del suddetto blog:

  • “[...] Penso: qui il tempo passa io invecchio(sono ancora sotto gli enta)ma non cambia nulla. Partiamo. Irlanda dopo 2 mesi utilizzati per imparare l’inglese facendo lavoretti qua e la spedisco i primi curriculum a varie multinazionali. Tempo una settimana assunzione con contratto a tempo indeterminato ma la stessa azienda esiste anche in Italia ma non fa altrettanto. Spagna quattro mesi per imparare lo spagnolo varie domande assunzione a tempo indeterminato. Quando capirà chi ci rappresenta che siamo veramente nell’era della globalizzazione. Se in italia le uniche prospettive sono contrattini sottopagati si SCAPPA appena uno ne ha la possibilità e si ritorna forse solo da vecchi.”
  • “Vivo e lavoro all’estero e nello specifico a Londra. Sono approdato qui a 27 anni dopo una laurea e 3 anni di lavoro/stage mal pagato e di pessima qualita’. Attualmente ho un lavoro a tempo indeterminato con uno stipendio di ottimo livello nel settore informatico. Per chi dice che Londra e’ costosissima faccio osservare che Milano, Roma o Napoli con l’avvento dell’euro sono diventate invivibili (soprattutto con meno di 1000 euro al mese).[...] I nostri nonni/bisnonni emigrarono in cerca di una vita migliore e l’Italia di oggi come allora non offre nulla, niente per cui valga la pena di restare. Sono sicuro che quando gli sciacalli non avranno piu’ nulla da consumare del nostro bellissimo e amatissimo paese forse si potra’ tornare ma per il momento meglio pensare solo alla propria sopravvivenza.
  • Il problema alla fine siamo noi, che accettiamo queste condizioni impossibili, se tutti si unissero, avremmo probabilmente qualche possibilità per raggiungere condizioni “decenti” nell’impiego (manuale e no), sarebbe ora che i giovani prendano in mano la situazione e combattano in nome dei propri diritti, invece la situazione odierna è MORS TUA VITA MEA anche se questa vita è all’insegna dello schiavismo & sfruttamento.[...]“

Ebbene sì, sarebbe ora che noi giovani facessimo qualcosa: sono d’accordo. Ma io ora cosa faccio?!?!?! Che potere ho?

E chi dovrebbe fare qualcosa e potrebbe farlo…a cosa pensa? Ad intitolare vie a persone morte…?
Per piacere, un po’ di contegno.


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