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giugno 18, 2009
  • Dopo aver usato come cavie viventi i sardi e i valdostani, gli alchimisti del digitale terrestre stanno infierendo sui romani e i loro vicini, con il risultato che – ad ascoltare quello che si dice nei bar o negli autobus – viene da pensare che da queste parti il mitico gradimento del Grande Leader sia destinato a scendere parecchio se non si sbrigano a sistemare i ripetitori, altro che Mills e Noemigate.

    Ma aldilà dei disagi e delle incazzature – migliaia di nonnette attaccate al numero verde dall’alba al tramonto – agli alchimisti di cui sopra andrebbero forse poste in questi giorni di caos tre domandine facili facili che meriterebbero risposte altrettanto dirette.
    Alessandro Gilioli se le pone, e sono 3 domande più che legittime. Che testimoniano soltanto una cosa: siamo fottuti in partenza.


Trova le differenze

febbraio 15, 2009

Queste sono le elezioni in Sardegna viste dal tg5.
Nei servizi sono facilmente riscontrabili tecniche molto utilizzate dall’entourage del premier, e nei video sono spiegate in modo chiaro con delle note. Si parla di elezioni regionali, dove però è il premier stesso ad essersi candidato; del resto le risorse in gioco non sono equiparabili.

No, non voglio mica mettermi a dare lezioni di marketing politico o a rubare il mestiere a gente come questa e questa, ma mi sento in dovere di cominciare a spiegare come funzionino certe cose.

Immaginate che questo sia una sorta di gioco strategico, in cui voi dovete convincere sia l’opinione pubblica (col fine di orientare i commenti e la percezione del candidato in senso favorevole a quest’ultimo), sia chi vi ascolta a farvi votare. Certo, se possedete delle televisioni e dei giornali risulta più facile, ma siccome è un gioco, teoricamente si parte alla pari.

Siccome l’attenzione delle persone è una risorsa scarsa (vi faccio un esempio stupido: leggerete e commenterete più facilmente un post di 10 righe o uno di 100?), bisogna essere capaci di imporsi con messaggi semplici, chiari e veloci (avete presente le frasi di pochi secondi dei politici ai tg? Ecco, quelle si chiamano soundbites e potete ammirarne quante ne volete nel pastone – o nota politica – del tg di Riotta o più in generale nei tg Rai), quindi cosa faranno i politici più furbi (e quindi non facenti parte del PD)? Si serviranno di esperti di comunicazione che, tra le altre cose, li aiutino a definire l’agenda setting (che, per semplificare, è il potere della tv di comandare l’attenzione del pubblico) e il priming (cioé indirizzare il giudizio utilizzando storie e notizie secondo un certo ordine: se per esempio si forniscono preliminari informazioni sull’importanza della spesa dello Stato per la sanità, aumenterà la disponibilità a pagare tasse in quella direzione).

Ora, pescate una carta: esco io col mio faccione simpaticone e vi dirò che innanzitutto vi servirà popolarità (detto in modo kitsch, “l’appeal” che ha sul pubblico) e consenso (che servirà per ottenere appoggio e supporto in modo da ottenere approvazione alle proprie proposte o issues) per essere eletti.
E qui, soprattutto qui, entra in gioco l’etica. Continuo a riperterlo che la totale mancanza di etica in questo paese, in tutte le professioni, sia uno degli elementi che contribuiscono maggiormente a farci peggiorare. Insomma il motto qui è “senza regole ma con più soldi possibili”, con tanti saluti alla tanto sospirata qualità.

A questo punto, cosa farò io, sedicente esperto di comunicazione in erba che possiedo la foto di Bonaiuti e Capezzone sul comodino? Mi servirò di vari mezzi tecnici e siccome il mio cliente possiede tante televisioni, sarà un gioco da ragazzi.

Si può partire con la cosiddetta framing pro domo sua, un’inquadratura faziosa che tende a mettere in buona luce una delle due posizioni (esempio: invece di parlare di “polemiche nella maggioranza”, si potrà parlare di “accordo dopo le polemiche”, di cui non si è parlato, quando in realtà la notizia erano proprio le polemiche); poi, magari, si passa all’impaginazione a panino, che è riscontrabile nella sequenza degli argomenti (un esponente della maggioranza parla di un’iniziativa, subito dopo si fa vedere un esponente dell’opposizione con la sua critica di pochi secondi e infine si mostra un altro leader del governo con un bell’argomento conclusivo a favore, lasciando l’ultima parola ai preferiti).

Infine, nel caso in cui ci fosse una notizia sgradevole sul mio candidato, ricorrerei all’argomento-tinca, cioé fuori luogo (tipico esempio: l’attacco di Berlusconi alla magistratura in un giorno in cui il tema non c’entra niente), per creare un diversivo. O addirittura omettendo la notizia, che sparisce letteralmente dai tg.

Insomma ci sono tantissimi altri modi per fornire un’interpretazione alla realtà delle cose: che lo vogliamo o no, la conoscenza del mondo che ci circonda è fortemente influenzata dai media. E in Italia dai media di Berlusconi. Ritengo che se ci fossero più forze in campo, cioé più punti di vista, ci sarebbe più equilibrio, con un conseguente e maggiore senso d’etica. Ne guadagneremmo anche in senso pluralistico, perché tutti avrebbero interesse a mantenere un sistema pubblico equilibrato.

Dicono che il mio corso di laurea triennale sia inutile; ma chissà perché, chi lo afferma di solito preferisce acquistare un prodotto pubblicizzato in tv, piuttosto che uno sconosciuto. Comunque, se avete bisogno di consulenze per una dittatura, contattatemi: si può sempre fare meglio.
Perché, come diceva Joe Napolitan, “la percezione è più importante della realtà”. E Berlusconi purtroppo lo sa benissimo.


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gennaio 4, 2009
  • IL "nuovo ordinamento" non fa decollare l'università italiana: oltre 4 studenti su 10 sono ripetenti o fuori corso, crescono gli abbandoni dopo il primo anno e si impenna il numero di chi ciondola tra le aule universitarie senza dare neppure un esame.
    Considerando il livello del paese, lo stato della politica e la distanza dalla realtà che hanno e sanno tirare fuori i nostri governanti, c'è solo da peggiorare.

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ottobre 12, 2008

Bloggers

settembre 23, 2008

Si sta come
d’autunno
sugli header
le foglie.

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Minchia, Signor Presidente

giugno 1, 2008

Maria Vinci, pugliese di 34 anni, da 6 anni si dedica alla ricerca sul cancro. Ha studiato e lavorato a Milano (Ifom) e a Heidelberg in Germania. Ora si trova in Inghilterra ed ha deciso di scrivere una lettera/appello al capo dello Stato. Un altra testimonianza enorme che ci pone di fronte ad un problema serio. Giorni fa mi chiedevo cosa stesse diventando il nostro Paese, ma ora arriva questa lettera che ci mostra come ci vedano i nostri connazionali (e non solo loro) all’estero. Senza contare le abissali differenze tra il nostro arretrato paese, quello del “si deve fare per forza”, quello che per vincere le elezioni si dice qualsiasi cosa, si grida a qualsiasi pericolo negro, giallo o africano: fanculo alle conseguenze.

Carissimo Presidente,
sono un’italiana residente all’estero ormai da diversi anni, ma nonostante questo sono sempre stata attaccata alla mia cara Italia. I suoi colori, la creatività, la vivacità, genuinità e ospitalità della nostra gente sono tutte cose che fino a pochi giorni fa venivano decantate all’estero come marchio dell’essere italiano e che tanto mi rendevano orgogliosa.

Come può ben immaginare, continuo a seguire tutti i fatti di attualità, di politica, di cronaca che riguardano il nostro Paese, e mi creda, mi rattrista dover confessare a Lei e prima ancora a me stessa che mi vergogno dell’Italia ritratta in questi giorni su tutte le prime pagine dei giornali nazionali e internazionali.

Signor Presidente ma che succede? Dove è finita la succitata “ospitalità” degli italiani? E’ davvero possibile che il sentimento più forte che emerge nella popolazione sia ormai la paura dello straniero, del migrante, dell’immigrato?

La sicurezza è certamente un problema serio, ma non penso che il modo giusto di risolverlo sia quello di alimentare la paura e l’intolleranza nei confronti di persone comunitarie ed extracomunitarie. Piuttosto penso che una più attenta politica di integrazione sociale sia la soluzione al problema dell’Immigrazione che a mio avviso, non coincide (come il governo vuole far credere) con il problema della Sicurezza.

Siamo in EUROPA e credo sia assurdo leggere ancora sui giornali, titoli come “ragazza italiana violentata da un romeno”. Con questo non voglio sminuire affatto la bruttura del reato, mi auguro soltanto che la giustizia faccia il suo corso indipendentemente da chi lo ha commesso. Quindi mi chiedo quale sia il bisogno di sottolineare la diversa nazionalità?

Sono una ricercatrice e il mio lavoro mi ha dato la possibilità di uscire fuori dai “nostri confini” e mi creda non ho mai trovato tanta intolleranza come quella che sta nascendo e che si sta alimentando negli ultimi tempi in Italia.

Adesso sono in Inghilterra e come lei sa qui di immigrati (comunitari ed extra comunitari) ce ne sono tanti, ma così tanti che non si può più fare una distinzione. Per farle solo un esempio, a Pasqua ero ad Oxford e in Chiesa ho assistito ad uno spettacolo meraviglioso: c’era tutto il mondo rappresentato in quella piccola Chiesa Cattolica. Mi colpì e mi commosse la diversità dei colori della pelle, dei costumi, ma al tempo stesso l’omogeneità e la coralità di tutte quelle persone.

Mi chiedo quando in Italia sarà possibile respirare quella stessa atmosfera di integrazione che si trova ormai nel resto d’Europa?

Signor Presidente spero tanto che Lei non permetterà al presente governo di inasprire i rapporti tra gli italiani e gli immigrati, spero che Lei alzi la voce davanti a ministri che giustificano e incitano alla pulizia dei campi rom, spero che Lei faccia tutto quello che è in suo potere per rendersi portavoce della necessità di migliorare la politica di integrazione sociale di cui l’Italia ha oggi bisogno per confrontarsi alla pari con il resto del mondo e d’Europa.

Fiduciosa nella sua persona e nell’importante carica istituzionale che lei ricopre, la ringrazio per la sua attenzione e le auguro buon lavoro.

Cordiali saluti,
Maria Vinci

Ma (aggiungo io) lei non farà un bel niente, Signor Presidente. Perché Lei e i suoi predecessori, siete soltanto buoni a ricoprire la carica istituzionale recitando il demagogico discorso davanti alle telecamere, o a presenziare ad un funerale di Stato mettendo le braccia sulle bare dei caduti, abbassando la testa come se davvero fosse morto un vostro figlio.

Perché, caro Signor Presidente, è anche colpa sua e dell’opposizione se in Italia si è arrivati all’assurda realtà in cui viviamo. Dopo la caccia alle streghe, allo straniero e al terrone, a chi daremo la colpa della nostra inciviltà?


Incompatibilità di giudizio

maggio 19, 2008

Paolo Romani, sottosegretario allo sviluppo economico con delega alle comunicazioni, ha affermato che “Marco Travaglio è inammissibile come figura inquadrata in un servizio pubblico”.

La cosa suona un po’ come una sentenza anticipata e già scritta, proprio da quella parte politica allergica a qualsiasi tipo di giudizio esterno, amante però di quello irrevocabile sugli altri, che fondamentalmente sono sempre di parte o non obiettivi: il concetto è che se tu, giornalista in questo caso, vieni fatto passare come un deficiente, più nessuno parlerà del fatto in questione.

Rifletterei però su un’altra cosa, ancora più inquietante e tipica della flessibilità geometrica dei giornalisti italiani: un giornalista, chiunque esso sia, citando un fatto, commenta e chiede indirettamente spiegazioni ad un politico. Che non le da, facendo seguire una schiera di indignazioni scaccia-soggetto-del dibattere. Quindi cosa succede, dopo che la casta intera si unisce in un attacco deciso contro il giornalista in questione? Gli altri giornalisti storceranno un po’ il naso in nome di quella libertà di stampa e di giudizio che deve comunque essere difesa a prescindere dalle opinioni personali? Ebbene no.

Al contrario, i colleghi e gli opinionisti più dispe…disparati si appiccicano al potente e attaccano, scrivono lettere e vengono riesumati per le trasmissioni di educazione all’informazione corretta (Porta a Porta, Matrix, ecc…).

E’ normale che negli altri paesi avvenga invece tutto il contrario anche per inezie? Insomma perché nel nostro paese secondo l’opinione pubblica corrente, l’unica informazione utile e corretta sarebbe quella di chi, piegato e utile alla causa di chi comanda, si limita a raccontare noiosissime quisquiglie quotidiane (manco fosse l’elenco della spesa), spacciandole per ottima informazione?

L’informazione deve sostituire il noto all’ignoto; smettiamola di abboccare alle ampollose e retoriche analisi di chi riporta la realtà in modo non oggettivo, perché questo non è informare.
Perché in Italia non si informa: si “controlla”, o al massimo, per dirla con delle sfumature di grigio, si “governa”.


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