“Voi siete quelli che”: la tv che insegna odio e violenza

marzo 10, 2009

Questi sono i rischi che si possono correre oggi ad essere un rumeno che vive in Italia. Il risultato è che tutta questa bella gente si sentirà in dovere di riversare le proprie frustrazioni e i propri problemi sul capro espiatorio di turno.

Sarebbe bello che qualche giornalista felice del tg confezionato su misura, dai contenuti orientati solo alla logica dello share, una via di mezzo tra l’incredibile ma vero ed una fobia totale orientata a terrorizzare persone anziane, si sentisse minimamente responsabile nella costruzione di questa macchina dalle potenziali conseguenze di portata sociale devastante.

Sì perché ormai anche i muri lo sanno: lo sparuto pubblico di riferimento che ha ancora il coraggio di guardare ogni sera il tg, viene immaginato in modo abominevole. Con logiche totalitarie.
Poco istruito, poco informato, assolutamente privo di capacità critica e pressoché impotente di fronte a quello che gli viene vomitato nelle orecchie e sputato negli occhi. Di solito infatti le immagini che accompagnano certi servizi, servono a veicolare particolari concetti nelle menti comuni.

L’unica reazione scatenata in genere è lo spalleggiamento di quella che viene considerata la morale comune, l’opinione pubblica dittatoriale, quella che porta ad addurre motivazioni come “rumeni di merda, li ammazzerei tutti”.

Questa insomma è la nuova società che hanno voluto e che stanno plasmando. Tutto questo, mentre dopo soli 2 mesi del 2009, si arriva circa a già 400.000 nuovi disoccupati. Senza dimenticare le centinaia di aziende che stanno già ricorrendo alla cassa integrazione o alle rotazioni.

In mezzo a tutto questo caos il Governo continua a non muovere nemmeno un dito. Nel senso che continua a governare con le chiacchiere, le promesse e i luoghi comuni tanto amati dalle mai sazie coscienze italiane.
JP Morgan ha stimato una percentuale di fallimento del nostro paese così alta da classificarci “first to default basket” entro i prossimi 3 anni.

Siamo quindi il peggio del peggio. Gli ultimi della classe, i parassiti del trenino di Eurolandia. Abbiamo una società squallida che non fa altro che peggiorare, proprio in un momento in cui dalle altre parti ci sono occasioni per fare meglio, scommettere e crescere, imparando dagli errori.

Ora, non so bene cosa potrà accadere di qui a 3 anni, ma di sicuro non avremo problemi di stitichezza.


Mammà e papà, è tutta l’Italia che fa Kakà

gennaio 26, 2009

Bambini Gaza guerra
Nella foto, “No, Ricky non piangere. Appena trovo mamma, papà e sorella sotto le macerie racconterò loro la tua straziante storia”

Ansa: “Scelta di cuore”
SportMediaset: “Dicono che venerdì Ricardo abbia pianto. Dicono che sia scosso, che questa situazione sia più grande di lui e che l’abbia travolto.”
La Stampa: “Abbracci e lacrime”

IL DRAMMA.
“A ventisei anni non dovrebbe esserci nessun motivo per soffrire. A ventisei anni, il solo obiettivo di una vita dovrebbe essere quello di progettare un futuro denso di soddisfazioni, carico di aspettative liete, e magari con un bel contratto a progetto su cui far poggiare un mutuo centenario. Invece, purtroppo, talvolta capita che il destino si abbatta con drammi spietati su esistenze ancora troppo giovani per poterli affrontare.

Kakà: “Dio mi ha indicato la strada“. Dio, accetta una critica: anche noi siamo appassionati di calcio, ma con tutto quello che c’è da fare, che cazzo ti metti a perder tempo col calciomercato del Manchester City?

Ciò che è successo nelle ultime settimane a Ricardino Kakà, detto Ricky, deve spingere ad una rivalutazione in chiave relativistica di tutte le sventure che riempiono le pagine di cronaca dei settimanali. Quanto valgono le lacrime di genitori disperati, strette intorno al capezzale di figli agonizzanti o la pioggia di bombe che a Gaza ha colpito gente seduta sul water, al confronto del flagello che ha imposto a Kakà di dover valutare una maledetta offerta faraonica da 150 milioni di euro per 5 anni? No signori, come hanno spiegato i giornali tirando le somme di questa dolorosa storia: i soldi non sono tutto.
È una lezione che anche i più cinici devono ricordarsi, apprendendo la grande lezione offerta dalle lacrime ostentate di quel grande uomo di Ricardo Kakà: i soldi non sono tutto, si può vivere benissimo con 10 milioni di euro all’anno più sponsor ed essere felici. Da avversari battiamo le mani a questo esempio di piangente filantropia.”

CI SONO UN PALESTINESE, UN ISRAELIANO, UN BRASILIANO E UN ITALIANO…
Nella settimana in cui Berlusconi ha raccontato una barzelletta sugli ebrei nel lager, una fresca fresca riguardante la violenza sulle donne e il papa ha tolto la scomunica a un negazionista nazista, mi sono sentito in dovere di chiudere il cerchio ed analizzare la situazione italiana di questo primo mese di gennaio, così, per testare il famoso indice di regressione mentale, mai stato a livelli così alti.

D’altronde, cosa si può fare di fronte alle proteste di un gruppo di tifosi? Niente appunto, cedere. Perché quando protesta un gruppo di gente con le bandiere della squadra di calcio, niente può fermarli; se invece protestano mamme e bambini, studenti, lavoratori di ogni sorta, chissenefotte. Per toccare un po’ di sano populismo demagogico poi, tenderei a far notare come basti un calciatore miliardario per far scendere in piazza pressoché istantaneamente - sotto l’acqua, che di solito è un elemento che scoraggia la partecipazione – diverse decine di persone, che magari non hanno il lavoro, guadagnano pochi euro e non arrivano a fine mese.

Di storico, alla fine, è rimasto il gran rifiuto. Kakà ha detto no, ai soldi dello sceicco e al Manchester City. E il Milan, pazzo di gioia ha colto al volo l’occasione per riaccoglierlo in casa e trasformarlo nel simbolo di un altro calcio. Ha vinto anche l’amore folle ed educato dei tifosi: da sabato sera l’hanno assediato di cori e di striscioni, di affetto e di lettere struggenti. Riccardino Kakà, che non è un mercenario qualsiasi, che ha dei valori, che è uno che prega, s’è lasciato vincere dall’amore del suo popolo. E a nottefonda, prima di parlare ai microfoni con milanchannel, si è affacciato al balcone della sua casa: c’erano i tifosi sotto la pioggia che cantavano, lui li ha salutati e li ha ringraziati lanciando loro una maglia col numero 22.

La racconterei un po’ in questo modo: c’erano una volta un politico furbo che cercava di riprendersi un po’ di consenso, ricchi arabi, tv ridicole condite da media-servi e 200 beoti sotto l’acqua a dare sfogo alla loro creatività per costruire lo striscione più simpatico che la tv potesse riprendere. Se fosse una favola comincerebbe così.
Che bello vedere un paese dove la gente protesta per un miliardario che gioca a pallone ma se ne fotte alla grande di tutto il resto. E noi che siamo qui a discutere…ma di cosa poi? E perché? Cioé adesso parliamoci chiaro.
Io non sono come loro; va bene, sarò arrogante in questo caso e mi attirerò critiche prevedibili, ma non mi sento proprio di appartenere o assomigliare a queste persone o a queste altre, per dire. Insomma sono anche io un tifoso di calcio, ma non esageriamo per cortesia. In Italia si parla più di moviola che di ammortizzatori sociali per i giovani precari. Ma in che cazzo di paese vivo? Evidentemente state tutti bene e la crisi non si sente.

L’ESEMPIO DA SEGUIRE.
Se la guerra è «la continuazione della politica con altri mezzi», in Italia il calcio è diventato la continuazione della politica con altri mezzi. La panzana mediatica costruita ad arte da Berlusconi ed il suo entourage per guadagnare qualche punticino (ha stilato un sondaggio per sapere cosa avrebbe causato il vendere ed incassare o il contrario) ha fatto venire a galla tutta la pochezza di noi italiani, prima tifosi, consumisti e sudditi piuttosto che cittadini. Eppure sembrava fatta per quelle cifre stratosferiche (e gonfiate): però alla fine «Kaka ha deciso di restare, i soldi non sono tutto»; ricordatevi bene questa frase, la risentirete quando la crisi si farà sentire sul serio.
Per dirla tutta, la faccia è salva e i 2 punti percentuali di consenso che avrebbe perso Berlusconi sono al sicuro. Il portafoglio di Kakà anche, perché per la quinta volta in 7 anni, il suo ingaggio verrà alzato (anche se Mediaset non lo dice e a Dio gli aumenti non li chiede).

Tralasciando però l’aspetto calcistico del caso, di cui non mi occuperò qui, e tralasciando la solita questione del conflitto di interessi (“per il quale Silvio Berlusconi è capo del governo, imperatore assoluto del suo partito, proprietario di televisioni, di case editrici, di giornali – tra cui riviste da gossip con vendite da capogiro – presidente di una squadra di calcio, proprietario terriero e tanto altro ancora”), così che a seconda dei casi il nostro pres-del-cons può indossare l’abito più conveniente e profittevole nella borsa giornaliera del consenso, vorrei fare un discorso più ampio, che vada al di là del chiacchiericcio.

Cioé, abbiamo un presidente del consiglio che telefona in una trasmissione televisiva presieduta da Aldo Biscardi e che tra gli ospiti vede la presenza di Capezzone…per annunciare alla nazione che Kakà rimarrà al Milan, la sua squadra. E la gente ci crede, va in giro a raccontare della fiaba, la storia che ha sentito alla tv, quella condita dai bei sentimenti che non ci sono più – al giorno d’oggi. Quando fa comodo però ci sono: volti sorridenti, il giornalista tifoso che si sforza di piangere e di commuoversi per la gioia, ma non ci riesce e via discorrendo.

ZERO PIU’ ZERO FA SEMPRE ZERO.
Ma non è tutto: mentre Gordon Brown interveniva sulle banche per far fronte alla crisi economica, il suo collega francese Sarkozy tentava di intercedere per la guerra a Gaza ed Obama organizzava le sue proposte… Berlusconi era a colloquio con Fiorello.
Per i giornali infatti, il fatto che il Presidente del Consiglio convochi un uomo di spettaccolo per convincerlo a non passare a una televisione concorrente a quella di cui è proprietaria la sua famiglia, è una cosa normale, perché ci siamo abituati alla totale anormalità della realtà in cui viviamo.

Il problema è che la proporzione tra le scemenze che dice Berlusconi, quello che fa e le reazioni, le azioni e i pensieri dei riceventi danno sempre come risultato uno zero cosmico da retrocessione.
E il risultato sarebbe lo stesso anche se lo chiedessi a Dio. Ma se non sei miliardario, a Dio non appartieni mica: al massimo quando sei precario, ti viene voglia di imprecare.


Nemmeno nei primi banchi?

gennaio 12, 2009

Finalmente ho trovato un filmato che cercavo da diverso tempo.
Risale al 9 dicembre del 2004, quando Berlusconi si trovava con Vespa a presentare uno dei suoi libri, “Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi”. Titolo azzeccato, quantomeno nella contiguità storico-politica, seppur con modalità differenti.

Ma non sto scrivendo questo post per far notare come un dipendente della tv pubblica – Vespa – ad ogni uscita editoriale per la casa editrice scippata dal padrone, sia lì a farsi pubblicizzare da uno che, appunto, oltre a “fare l’editore”, fa anche il presidente del consiglio. Ebbene no.

So anche che vi starete chiedendo come sia possibile rispettare il diritto di informazione per i cittadini da parte di uno che lavora in Rai ma scrive libri e confeziona trasmissioni su misura per il padrone; comunque sia, per questa volta, gliela faremo passare liscia.

Tornando al video, Berlusconi non fa altro che ammettere ingenuamente una delle sue tante verità. Ci sta dicendo quello che pensa di gran parte degli italiani, come ci tratta e a che stregua considera i suoi elettori (lo zoccolo duro, la casalinga di Voghera, eccetera eccetera). Poi dite che esagero:

Uno studio corrente dice che la media del pubblico italiano rappresenta l’evoluzione mentale di un ragazzo che fa la seconda media…e che non sta nemmeno seduto nei primi banchi.

Ovviamente Bruno Vespa non può che annuire accanto a lui. Perché lui scrive proprio per questo pubblico.
Quando vi dico che a loro un popolo – che poi proprio un popolo vero e proprio non è - come quello italiano gli fa comodo, anzi comodissimo, e che la riforma scolastica che hanno attuato punta ancora di più ad appiattire le menti e a spingere i futuri cittadini a delegare ogni singola decisione alla figura del padre autoritario, non credo di essere così lontano dalla realtà.

Anche se questa volta, un po’ d’accordo con Berlusconi (nonostante sia lui una delle cause principali di questa regressione) potrei proprio esserlo.


…e io invece sono precario

ottobre 17, 2008

Ignoranti, analfabeti, privi degli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea (soltanto meno del 20% degli italiani supera quel livello minimo di capacità alfabetiche, contro percentuali del 50% in Svizzera e Usa, 60% in Canada e 64% in Norvegia).

E lo sei anche tu che leggi (leggilo in modo acido!), se dopo aver cliccato sui due link proposti (che poi sono lo stesso articolo con commenti differenti), chiudi il browser perchè pensi che siano troppo lunghi. Troppo sbattimento vero? La soglia dell’attenzione per più di 30 secondi non regge? Sono i primi sintomi. Che portano alla morte. Cerebrale. Biiiiiiiip.

Ora capite perché gli facciamo comodo così? Ora capite perché siamo un popolo stregato dai nani, dalle ballerine, dalla tv, dai giochi, dai furbetti. Certo, abbiamo grandi colpe, ma ci hanno voluto portare a questo punto. Un popolo stupido, dei cittadini ebeti, sono meno pericolosi di un popolo informato e con la mente sveglia.

Trentacinque milioni e ottocento-ottantanove mila trecento-trentasette (35.889.337). Sono le persone che, secondo gli esperti, hanno bisogno di un sostegno all’alfabetizzazione. Dove? In Italia. Ricordiamo che all’ultimo censimento gli italiani residenti risultavano essere 59 milioni e 619.290. Secondo il Corriere della Sera, che riporta queste statistiche Istat e Unesco, gli analfabeti (cioè incapaci di leggere e di scrivere) sono sempre attorno ai 780mila ma è il popolo degli ‘analfabeti funzionali’ che cresce e che secondo l’Unesco colpisce un terzo degli italiani e ne mette a rischio un altro terzo“.

“Altri numeri spiegano il fenomeno: i privi di titolo di studio sono in Italia 5 milioni e 981.579; quelli che hanno la licenza elementare sono 13 milioni e 686.021; quelli con licenzia media 16milioni e 221.737. I laureati sono il 7.5 per cento. Essere ‘analfabeti funzionali’ significa non riuscire a scrivere dure righe di presentazione per cercare un posto di lavoro. C’è chi ha bisogno di un appoggio – spiega sempre il Corsera – per compilare un bollettino postale o per capire il senso di un testo anche breve”.

Tra i giovani il 21.9 per cento dei ragazzi tra i 16 e i 24 anni non riesce a prendere il diploma di scuola media superiore. Secondo i primi risultati dell’indagine condotta dalla Ials (international adult literacy studies), quasi il 5% della popolazione italiana adulta non è in grado di affrontare qualsiasi tipo di questionario scritto. Si tratta di due milioni di persone. Il 33% di quelli che rispondono al questionario si ferma al primo gradino della scala di valutazione. Un secondo 33% fa un passo in più nella lettura e comprensione dei testi e raggiunge il secondo livello: abbozza qualche risposta. Dalla seconda analisi sempre della Ials l’analfabetismo funzionale di ritorno è pari al 20% tra i laureati e al 30% tra i diplomati.

Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile.

Se leggete i due articoli, non potrete che mettervi le mani nei capelli. Io non pensavo, non credevo fosse possibile. Ma siamo messi peggio delle stime, davvero. E poi dite che esagero quando scrivo che siamo un popolo destinato all’estinzione, a meno che ci rinchiuderanno da qualche parte, come fanno con le specie in via d’estinzione: “oh guarda figliolo, un italiano! Ma ora passiamo all’altra gabbia, che c’è un esemplare padano!”.

E ora, grazie alla riforma Gelmini le cose non potranno che peggiorare. Perché di questo passo articoli come questi non sapremo più né scriverli, né tantomeno leggerli.


Sua Santissima Censura

ottobre 12, 2008

Abbiamo assistito soltanto pochi giorni fa, con la richiesta di risarcimento danni da parte della Carfagna alla Guzzanti, alla definitiva scomparsa del diritto di satira e di libertà di opinione nel nostro paese. Roba per cui persino Paolo Guzzanti, omonimo padre, si è alterato, sputtanando “il partito delle libertà che ancora non si vedono”.

Aprirò una parentesi su questo gravissimo fatto. Non mi limito a far notare che la causa intentata dalla Ministra è solo civile (nonostante la diffamazione sia un reato penale) e non mi limito a segnalarvi che, come si legge dal blog della Guzzanti, nell’atto è segnalato che Sabina avrebbe partecipato ad una “manifestazione antigovernativa”, come se vivessimo in un regime totalitario in cui ogni minima forma di opposizione fosse vietata.

La Guzzanti avrebbe dovuto “parlare anche delle sue capacità”, anche se nel famoso discorso era ben evidente che non fosse lei l’oggetto. Però nell’ottica delle occasioni perse, questa è stata l’ennesima testimonianza di come le donne italiane, forse distratte dalla Gelmini, non abbiano reagito. Per dire, la Santanché non si è rifatta nessuna parte del corpo per festeggiare.

Donne, per esempio si poteva parlare di un’allucinante legge sulla prostituzione che in realtà maschera un atto incivile di repressione contro le prostitute. Ce le levano dagli occhi, ignorando il problema di minorenni, giovani schiavizzate e via dicendo: occhio non vede, cuore non duole. Ah no, scusate, la legge sarebbe rivoluzionaria perché ora i clienti vengono puniti. Stronzate. Rischiano da 5 a 15 giorni. Meglio quindi mettere via i soldi per andare in Svizzera o in qualche altra struttura che offre ampia scelta di belle donne disponibili. O semplicemente diventare ministro di un governo Berlusconi, facendosi spompinare a piacimento.

Ha detto bene la Guzzanti con una fantastica battuta. “La Carfagna chiede niente popo’ che un milione di euro. Bella donna ma che tariffe!”
Peccato che dopo certe dichiarazioni fatte dalla Ministra a Matrix, sotto l’attento occhio a pi-greco mezzi di un Mentana ormai degno erede di un suo più noto e fido collega, anche Sabina potrà farle causa, con la differenza che, se i giudizi sulla Carfagna sono fondati, i suoi sulla Guzzanti “sono assolutamente gratuiti”.

Su Mentana che dire, non posso che riportare un’altra splendida battuta di Sabina Guzzanti, in forma più che mai. “Queste persone vanno considerate per quello che sono: intervalli fra blocchi pubblicitari”.
Mi preme però far notare al gentilsesso che poteva smettere per 5 minuti di stare sotto una scrivania, di stare seduto a fare la maglia o di scandalizzarsi se l’estetista costa più caro. Ecco sì donne, potevate gridare ai 4 venti che già le foto del calendario della Ministra Carfagna basterebbero come prova per affermare che una così non poteva fare il ministro delle pari opportunità.

Sto parlando di un ministro delle pari opportunità donna, che ha identificato la Guzzanti come “figlia di qualcuno” per querelarla, come se una donna di 45 anni non potesse rispondere delle proprie azioni se non ricondotte sotto l’ala tutelatrice di un padre, di un magnaccio o di chi vi pare.

La speranza è che le donne italiane, magari quelle fiere di essere di destra o addirittura fasciste, si sveglino “e colgano l’occasione per difendere la dignità calpestata da anni di incoraggiamento alla prostituzione mentale oltre che fisica propagandata dalla finivest a tutte le ore del giorno. Il ministero delle pari opportunità esiste per agevolare le donne a farsi strada nel mondo del lavoro, negli studi e nella vita privata senza dovere accettare condizioni disagiate rispetto agli uomini”, come avere stipendi più bassi.

E magari senza dovere utilizzare ad ogni costo il proprio corpo o diventare la troia personale di qualche vecchio miliardario col cazzo moscio e i capelli trapiantati. “Mettendo la Carfagna al ministero delle pari opportunità, Berlusconi ha offeso tutte le donne italiane ancora una volta e in modo definitivo”. E siccome le donne non sono Veltroni e D’Alema ma sono senza dubbio forti e coraggiose, confido in una reazione di tutte a questo scandalo.

Siete voi una delle mie personali speranze, reagite, fate da esempio. Non aspettate che qualche ometto possa svegliarsi e cominci ad aiutarvi: non succederà mai.

Poi però torno coi piedi per terra e mi accorgo per l’ennesima volta che non funziona più niente, se non al contrario, anche nelle piccole cose di ogni giorno. Rifacendomi all’immagine che vedete in alto, parlo dell’episodio censorio ed intimidatorio capitato alla facoltà di lettere di Parma. Dove per un’immagine simile, un povero frustrato e represso paolotto si sente offeso nel profondo e il preside, scodinzolante, fa rimuovere tutto quanto. Rimango basito.

Sia mai che la Madonna venga giù davvero e deflori, a parole, tutte queste finte vergini immacolate.


Come ai tempi del MinCulPop

settembre 22, 2008

Difficilmente le persone vogliono sentirsi raccontare la verità. La nostra malata società italiana è giunta infatti ad un punto di non ritorno, in cui chiunque preferisce rifiutare la situazione generale in cui siamo precipitati, piuttosto che accettare le cose per come realmente sono.

Giovedì ricomincerà Anno Zero e probabilmente, in occasione della trattazione di certi temi, torneranno le varie polemiche connesse al dibattere su certi fatti, avvenimenti o evidenze che solo agli italiani sfuggono.

Nel rivedere il video proposto qui sopra, giungo comunque a due conclusioni già note: la verità non ha colore, non è né di sinistra, né di destra, ma semplicemente delle persone giuste e civili; infine, nonostante continuino a passare giorni, settimane e mesi, il sistema Italia non dà segni di cambiamento, paralizzato da un’imbarazzante pochezza umana.

In attesa che qualcuno si decida a staccare la spina definitivamente - confido macabramente nella morte, a questo punto – , volevo condividere con voi questa riflessione.
Abbiamo l’esclusiva capacità di riuscire solamente a peggiorare, prerogativa dei paesi meno democratici di questo pianeta.


Perché Panorama ha pubblicato intercettazioni irrilevanti su Prodi: Berlusconi e la tecnica del “serve a tutti”

agosto 30, 2008

Quello che è accaduto ieri ha del vergognoso: se il nostro fosse un paese giusto, tutti si sarebbero scandalizzati, invece così non è stato.
Panorama ha pubblicato intercettazioni dell’inchiesta su Romano Prodi all’epoca in cui era presidente del Consiglio. Si parla di una vecchia indagine sulla cessione dell’Italtel alla Siemens avviata dalla procura di Bolzano e riguardante Alessandro Ovi, braccio destro di Prodi all’Iri e poi suo consigliere a palazzo Chigi.

Premessa. Tanto per cominciare non c’è nessun indagato, né Ovi, né tantomeno Prodi. Seconda cosa, la vicenda ha del vergognoso; non tanto perché viene fatta saltare fuori soltanto ora, quanto piuttosto perché è un’azione con un fine ben preciso, studiata ad arte, di parte e clamorosamente servile, fatta da una rivista – Panorama – di famiglia, redatta dalla casa editrice che Berlusconi ha abilmente scippato (c’è una sentenza della corte di cassazione in merito ed una condanna a Previti, ma fa niente), la Mondadori.

Bravo picciotto. L’autore, Gianluigi Nuzzi, inviato speciale de “Il Giornale”, non è nuovo a queste vicende. Da una sua intervista infatti scopriamo quale sia la sua biografia:

Gianluigi Nuzzi, 37 anni, inviato speciale de Il Giornale, analista delle vicende politico-giudiziarie che dal ’92 sconvolgono il nostro Paese, ha firmato scoop come da ultimo le intercettazioni telefoniche con i dialoghi tra Piero Fassino e Giovanni Consorte sulla scalata a Bnl e l’ormai famoso “Bacio in fronte” che Gianpiero Fiorani diede al telefono all’allora governatore di Banca d’Italia Antonio Fazio e che fece partire l’estate dei furbetti del quartierino. Già collaboratore del Corriere della Sera, Gente Money, Espansione e L’Europeo ha iniziato a 14 anni a Topolino, per essere poi da garantista tra i pochi e primi ad assumere posizioni critiche nei confronti della stagione delle manette della magistratura milanese. Tra i big del giornalismo mette ai primi posti Ferruccio de Bortoli, Maurizio Belpietro ed Ettore Mo.

Insomma, Nuzzi ha passato l’ultimo periodo a cercare intercettazioni e ad esprimere pareri che potessero minare la già bassa credibilità dei politici di sinistra, spinto anche dalla sua “posizione critica nei confronti della stagione delle manette della magistratura milanese”. Un altro di quelli che pensano che Tangentopoli sia stata frutto della fantasia di qualche giudice manettaro che ha crudelmente ingabbiato dei poveri esponenti politici, da Chiesa in poi. No-comment sui nomi dei giornalisti che mette ai primi posti.

Vendere fuffa. La cosa interessante di questo servizio è che nessuno parla esplicitamente di niente, Prodi su tutti, che compare esclusivamente in una breve conversazione. In parole povere, le intercettazioni non ci dicono un bel niente, mentre secondo Panorama, o meglio, secondo Nuzzi, emergerebbe l’interessamento di Prodi e di parte del suo staff ad un episodio relativo ad una richiesta di finanziamenti per un progetto scientifico con la Regione Emilia-Romagna che stava a cuore al consuocero dell’ex premier.

Le apparenze ingannano. Se infatti provate a leggere le intercettazioni senza il racconto romanzato del giornalista, vi renderete facilmente conto che quello che ci stanno proponendo è aria fritta: Prodi, oltre che a non essere un santo – credetemi – è un economista, e che un collaboratore di famiglia chieda consigli su un affare, per me è cosa normalissima. Per dire, volete dirmi che se Bill Gates fosse vostro zio, voi non gli chiedereste un consiglio informatico?

Hot line. Il precedente era un esempio sciocco, basilare direi, ma che ben rende il concetto. Nelle decine (quasi centinaia) di intercettazioni in cui il protagonista era Berlusconi, di cui addirittura abbiamo l’audio (giusto per verificare che le parole scritte riportate erano vere), i reati commessi sono ben più gravi. Innanzitutto perché sì, sono reati (corruzione, compravendita di senatori, mafia, sesso in cambio di, ecc…), successivamente perché non esistono giri di parole. E qui arriviamo al motivo della pubblicazione di queste intercettazioni.

Tecniche ad personam. Come vi avevo spiegato tempo fa, Berlusconi non voleva che uscissero certe conversazioni riguardanti lui stesso. Il tentativo di far passare la legge che impedisse la pubblicazione di qualsiasi tipo di intercettazione, fatto in fretta e furia, non aveva comunque impedito che l’Espresso lo sputtanasse facilmente. Già, ma ora chissà, magari ne arriveranno altre che lo riguardano. E il concetto che deve passare è che tutti parlano al telefono, tutti sono come Berlusconi e violano la legge fregandosene dei cittadini, quindi quale miglior tattica se non quella di farle pubblicare (di chi è la Mondadori? Ci reputano davvero tutti così stupidi?) e – pressoché immediatamente – esprimere la solidarietà al nemico-amico?

Intercettateci tutti. Ovviamente si passa per i canonici cavalli di battaglia: dall’«ennesima ripetizione di un copione già visto» alla richiesta di intervento del Parlamento per «evitare il perpetuarsi di tali abusi che tanto profondamente incidono sulla vita dei cittadini e sulle libertà fondamentali». Italiani, tranquillizzatevi. A noi non ci intercetta nessuno: se non avete niente da nascondere o di cui preoccuparvi, le più o meno costose attrezzature utilizzate per fare indagini e intercettare, non le sprecano per ascoltarvi mentre parlate dell’ultima partita di campionato o di come siete bravi a fare sesso. La nostra libertà non è limitata per questi motivi. Usiamo la testa.
Guarda a caso, lo stesso Panorama nel 2007 aveva attivato una campagna di stampa anti-intercettazione, comunicando agli italiani che intercettare ha dei costi altissimi e non ne vale la pena.

Owned. Questa volta però, incredibilmente, Prodi è stato bravissimo. Ha ownato Berlusconi, direbbe un geek. Non se l’aspettavano, ma Prodi – che stupido come vi dicevano tg4 e tg5 non è – ha risposto con un “no, grazie”, ben sapendo il perché dello strano slancio amichevole del rivale. “Pubblicatele pure”, ha poi aggiunto, facendo intendere che Berlusconi aspira ad una legge liberticida, che aumenti le sue di libertà, non le nostre. Aprite gli occhi.

Sono Prodi, non sono un Santo. Intendiamoci, Prodi, il Pd e co. non hanno la coscienza pulita, anzi: in proposito basta chiedere a Fassino, D’Alema e Consorte, per esempio. Comunque sia, nel caso, saranno giudici e pm a decidere.
Intanto però noi rimaniamo sempre con l’occhio vigile, perchè la situazione non è assolutamente buona.
Perché la mia libertà viene limitata se chi governa si pone al di sopra delle regole togliendo uno strumento utile a chi vigila sulle istituzioni e per altri crimini.

Se qualcuno pubblica una conversazione tra un magnaccio e il suo servo o tra un corruttore ed un esecutore, la mia libertà non viene compromessa, anzi: mi sentirò ancora più libero e più in dovere di ritenermi moralmente superiore a prescindere.


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