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giugno 8, 2009

Per chi se lo fosse perso, ecco il mio secondo post per il blog di Grazia.
Viste le singolari reazioni suscitate dopo il primo post, ho preferito cambiare genere e buttarmi su qualcosa di più umano e probabilmente femminile.

In breve, ho parlato di felicità, attesa e della strana condizione umana.
Non so se scriverò un altro post o mi ricapiterà di scrivere per Grazia, ma l’esperienza è stata interessante e a tratti divertente. Insomma sapete che non mi tiro indietro, quindi devo ammettere che mi è piaciuto confrontarmi senza timore.

Un unico “rimpianto”: speravo di stimolare un dibattito interessante sulle donne italiane, ma evidentemente ho preteso troppo, toppando qualcosina. Anche se, alla fine, penso che la correttezza mi abbia dato ragione.

Un grazie a chi mi ha letto anche di là e continua a leggermi anche qui, nonostante in questo periodo pazzerello non riesca più a scrivere come un tempo. Sto finendo di preparare la tesi di laurea, che presto discuterò. Poi sì, verrà il bello, il momento di fare i conti.

Quindi abbiate pazienza: presto, prestissimo, tornerò a scrivere più frequentemente, più forte e più irriverente di prima. Intanto ricarico le batterie dell’ispirazione, che ho la mente occupata da altre cose.
Mettiamola così: se proprio vi mancassi così tanto…potete trovarmi e/o seguirmi su FriendFeed o Facebook, che essendo un po’ più veloci, sono ormai diventati luoghi di analisi, commenti e di riflessioni varie sull’attualità e via discorrendo.

Vabbé, ok, confesso: mi mancate anche voi, miei protetti commentatori. E mi mancate anche voi lurker, che mi leggete in gran segreto senza quasi mai dare un segno della vostra presenza; siete lì che agite nell’ombra, ma in realtà io vi vedo.
Mi mancano quelle sane e ardite discussioni, quegli accesi battibecchi lì che alla fine si risolvono con un cicchettino virtuale al bar.

Ma non state in pensiero per me, non preoccupatevi. No, non mi sono montato nemmeno la testa, tranquilli.
Diciamo che me la sto ricostruendo pezzo per pezzo, più che altro.


Ospite di Grazia

maggio 27, 2009

Su gentile invito di Francesco Neri, questa settimana sarò ospite del blog di Grazia.

Qui la mia breve presentazione e qui il mio primo contributo.
Visti i commenti, avrò il mio bel da fare, ma sapete bene che non sono uno che si tira indietro.


La percezione di una realtà che non esiste

febbraio 22, 2009

statistiche sulla sicurezza in Italia

Come volevasi dimostrare, sembra proprio che l’attenzione mostrata dai media sui reati che suscitano cosiddette “reazioni di pancia”, non sia per nulla correlata alla quantità di reati commessi. Non solo perché sembrano scomparire dalle notizie dei tg, i cosiddetti reati “minori” (rapine, ecc…), a scapito di violenze e stupri, argomenti cioé che fanno audience, ma perché LaVoce.info ha pubblicato un grafico (che vedete qui sopra) tratto da un’indagine precisa sulla questione.

Ho cercato di spiegarvelo anche in questo post che non c’è nulla che viene lasciato al caso nella comunicazione professionale, tantomeno in quella politica. Sostanzialmente, nessuno di noi sa effettivamente se i reati e le violenze stiano aumentando o diminuendo. Almeno fino a che non ci troviamo davanti a certi dati. Il nostro termometro quotidiano arriva – oltre dall’influenza dei media – dalla chiacchiera da bar, che è quella che ci permette di sentirci parte della comunità e della rete sociale in cui viviamo.

statistiche sulla percezione della sicurezza in Italia

In altri termini bisognerebbe parlare di desiderabilità sociale: avete presente quando siete al bar e sentite dire “c’è un mio amico che ha sentito…”, o ancora “al giorno d’oggi non si può più girare la sera”? Ecco, parlo di quei discorsi lì, quelli che vedono sempre tutti d’accordo a prescindere. Sono questi atteggiamenti, insieme a tanti altri fattori, che influenzano la percezione della realtà.

Si tratta di un’illusione. La tv ci fornisce costantemente la presunzione e l’illusione di sapere e conoscere perfettamente qualche cosa che fino a pochi minuti prima ignoravamo. Ma non è così, è solo un sim sala bin. L’uso continuo di termini violenti come “emergenza” o “stupri”, ripetuti all’inverosimile senza che mai vengano valutate le conseguenze, ci rendono sì più sicuri nelle dissertazioni da happy-hour, ma purtroppo tendono a provocare un’insicurezza e un’odio spesso ingiustificati.

Non è un caso che il clima di opinione sia fortemente modificato dal clima politico, mediatico e via dicendo, specialmente durante una campagna elettorale: è facilmente intuibile infatti che un tema come la sicurezza possa avvantaggiare una certa parte politica.

Il consiglio che mi sento di darvi è non fidatevi. Non fidatevi di quello che sentite o che vi sembra di percepire, fate come San Tommaso per intenderci.
Non lasciate che modifichino senza motivo le nostre vite, i nostri comportamenti e i nostri stili di vita più umani, solo perché lo avete sentito dire alla tv.
La nostra libertà deve finire quando comincia quella del prossimo, non alle sei di sera.


Sua Santissima Censura

ottobre 12, 2008

Abbiamo assistito soltanto pochi giorni fa, con la richiesta di risarcimento danni da parte della Carfagna alla Guzzanti, alla definitiva scomparsa del diritto di satira e di libertà di opinione nel nostro paese. Roba per cui persino Paolo Guzzanti, omonimo padre, si è alterato, sputtanando “il partito delle libertà che ancora non si vedono”.

Aprirò una parentesi su questo gravissimo fatto. Non mi limito a far notare che la causa intentata dalla Ministra è solo civile (nonostante la diffamazione sia un reato penale) e non mi limito a segnalarvi che, come si legge dal blog della Guzzanti, nell’atto è segnalato che Sabina avrebbe partecipato ad una “manifestazione antigovernativa”, come se vivessimo in un regime totalitario in cui ogni minima forma di opposizione fosse vietata.

La Guzzanti avrebbe dovuto “parlare anche delle sue capacità”, anche se nel famoso discorso era ben evidente che non fosse lei l’oggetto. Però nell’ottica delle occasioni perse, questa è stata l’ennesima testimonianza di come le donne italiane, forse distratte dalla Gelmini, non abbiano reagito. Per dire, la Santanché non si è rifatta nessuna parte del corpo per festeggiare.

Donne, per esempio si poteva parlare di un’allucinante legge sulla prostituzione che in realtà maschera un atto incivile di repressione contro le prostitute. Ce le levano dagli occhi, ignorando il problema di minorenni, giovani schiavizzate e via dicendo: occhio non vede, cuore non duole. Ah no, scusate, la legge sarebbe rivoluzionaria perché ora i clienti vengono puniti. Stronzate. Rischiano da 5 a 15 giorni. Meglio quindi mettere via i soldi per andare in Svizzera o in qualche altra struttura che offre ampia scelta di belle donne disponibili. O semplicemente diventare ministro di un governo Berlusconi, facendosi spompinare a piacimento.

Ha detto bene la Guzzanti con una fantastica battuta. “La Carfagna chiede niente popo’ che un milione di euro. Bella donna ma che tariffe!”
Peccato che dopo certe dichiarazioni fatte dalla Ministra a Matrix, sotto l’attento occhio a pi-greco mezzi di un Mentana ormai degno erede di un suo più noto e fido collega, anche Sabina potrà farle causa, con la differenza che, se i giudizi sulla Carfagna sono fondati, i suoi sulla Guzzanti “sono assolutamente gratuiti”.

Su Mentana che dire, non posso che riportare un’altra splendida battuta di Sabina Guzzanti, in forma più che mai. “Queste persone vanno considerate per quello che sono: intervalli fra blocchi pubblicitari”.
Mi preme però far notare al gentilsesso che poteva smettere per 5 minuti di stare sotto una scrivania, di stare seduto a fare la maglia o di scandalizzarsi se l’estetista costa più caro. Ecco sì donne, potevate gridare ai 4 venti che già le foto del calendario della Ministra Carfagna basterebbero come prova per affermare che una così non poteva fare il ministro delle pari opportunità.

Sto parlando di un ministro delle pari opportunità donna, che ha identificato la Guzzanti come “figlia di qualcuno” per querelarla, come se una donna di 45 anni non potesse rispondere delle proprie azioni se non ricondotte sotto l’ala tutelatrice di un padre, di un magnaccio o di chi vi pare.

La speranza è che le donne italiane, magari quelle fiere di essere di destra o addirittura fasciste, si sveglino “e colgano l’occasione per difendere la dignità calpestata da anni di incoraggiamento alla prostituzione mentale oltre che fisica propagandata dalla finivest a tutte le ore del giorno. Il ministero delle pari opportunità esiste per agevolare le donne a farsi strada nel mondo del lavoro, negli studi e nella vita privata senza dovere accettare condizioni disagiate rispetto agli uomini”, come avere stipendi più bassi.

E magari senza dovere utilizzare ad ogni costo il proprio corpo o diventare la troia personale di qualche vecchio miliardario col cazzo moscio e i capelli trapiantati. “Mettendo la Carfagna al ministero delle pari opportunità, Berlusconi ha offeso tutte le donne italiane ancora una volta e in modo definitivo”. E siccome le donne non sono Veltroni e D’Alema ma sono senza dubbio forti e coraggiose, confido in una reazione di tutte a questo scandalo.

Siete voi una delle mie personali speranze, reagite, fate da esempio. Non aspettate che qualche ometto possa svegliarsi e cominci ad aiutarvi: non succederà mai.

Poi però torno coi piedi per terra e mi accorgo per l’ennesima volta che non funziona più niente, se non al contrario, anche nelle piccole cose di ogni giorno. Rifacendomi all’immagine che vedete in alto, parlo dell’episodio censorio ed intimidatorio capitato alla facoltà di lettere di Parma. Dove per un’immagine simile, un povero frustrato e represso paolotto si sente offeso nel profondo e il preside, scodinzolante, fa rimuovere tutto quanto. Rimango basito.

Sia mai che la Madonna venga giù davvero e deflori, a parole, tutte queste finte vergini immacolate.


Pappa – Cacca – Nanna

ottobre 7, 2008

Un ubriacone. Ascoltatelo. So che non è facile resistere fino alla fine senza sbattere la testa in modo idrofobo contro la tastiera.

Sembra un trasandato vecchietto annebbiato dall’alcol che parla con dei sottosviluppati. Fanno il coretto e l’eco all’ultima vocale che pronuncia. Come gli ebeti. E intanto lui bofonchiaaa.

Il lessico, le parole, il periodo, le frasi: una cellula procariote che parla a dei bambini, se un archeobatterio potesse parlare, con tutto il rispetto per gli organismi procarioti.

Cedo che un seienne saprebbe scrivere e recitare meglio la letterina per Babbo Natale. Gran parte della rovina dell’Italia stà lì. Non sentite la puzza putrida della gens italica che ci sta conducendo, assieme a dei trogloditi, verso il baratro?

Sono loro, sì. Quelli che applaudono e balbettano con la dentiera, quando va bene. Se va male, per esprimersi eruttano, più teroni dei terroni.

Il rivoluzionario “ha acquistato una certa fama a livello nazionale ed internazionale per certe sue dichiarazioni xenofobe, omofobe, anti-meridionali e contro la dignità delle donne”. Il guerriero, per queste dichiarazioni, è anche indagato per istigazione all’odio razziale dalla Procura della Repubblica di Treviso.

Ehi, tu che stai leggendo, hai indovinato di chi sto parlando?
“Bravooo!”.


Una vita da mediani

settembre 26, 2008

Ieri sono stato per l’ennesima volta a Milano, in centro, a dare l’ennesimo esame della mia vita. Ho provato a uscire dal guscio in cui mi trovavo, guardando da fuori la vita di una normale quotidianità produttiva milanese.

Non è la prima volta che lo faccio, intendiamoci: ormai vedere Milano solo per certi motivi e di corsa, mi fa venire la nausea. Ho realizzato una volta di più che la vita “normale” di milioni di persone fa schifo. Essere liberi e vivere davvero la vita per me è tutta un’altra cosa.

Parti al mattino, presto, ti spari l’infinita coda in macchina tra clacsonate, uomini che leggono il giornale e donne che si truccano o prendi il treno di corsa, in piedi e stipato in vagoni sporchi, molto caldi (perché sui mezzi non c’è inverno o estate che tenga), puzzolenti e dove le persone sono compresse ascella contro ascella o alitata contro alitata. Poi c’è la metropolitana, con il plotone di persone che marciano dalla fermata della stazione del treno alla banchina da cui infilarsi nella metro.

Si aprono le porte del vagone e fuoriesce la morte, impersonificata sottoforma di molecole di non-ossigeno. Posto in piedi e spazi vitali belli compressi, per carità: respirare di questi tempi è un lusso, fortuna che sono alto e un filo d’aria al di sopra di quella biosfera di odori e sapori rivoltanti che si va a creare dopo 5 secondi di vagone chiuso riesco ancora a trovarlo. Passata una mezz’ora per poche fermate – visti i tempi biblici di risalita della gente e chiusura delle porte a mo’ di ghigliottina – dove sei già stato fortunato se non hai perso l’uso dell’udito, dato il rumore del mezzo, scendi, finalmente, spintonando e chiedendo permesso a priori, mettendo in conto di schiacciare piedi, rischiare scippaggi vari o occhiatacce – per non dire insulti – da parte di donne bruttine che fingono di aver sentito la tua mano morta poggiarsi sulle loro cellulitiche chiappone, che altro non han visto se non una sedia che non le contiene.

Se ti va bene non piove e non devi prendere altri mezzi, quindi ti aspettano una decina di minuti a piedi prima di arrivare alla meta. Dopo un’ora, un’odiosa ora e mezza per fare pochi km in linea d’aria, ci sei e sei già stressato, pezzato, stronzo e corroso da un contesto che tutto è fuorché user-friendly.

Poi l’ufficio e i suoi problemi, l’università o quello che vi pare. Passa una giornata che non te ne accorgi, come se fossimo collocati in un continuum spazio-tempo di un’altra dimensione. Se va bene esci che sono le 18.30, se va male non vai a casa più, roba che fai prima a dormire sulla fotocopiatrice, stando attento a non farla partire.

Successivamente ricomincia il viaggio della speranza, quello del ritorno; se capita come ieri, per fare una – e dico una, diamine – fermata, ci metti un quarto d’ora, perché il treno è strapieno e ha problemi, roba che non potresti resistere per più di un minuto senza mascherina dell’ossigeno. Ti verrebbe voglia di tirare il freno di emergenza e suicidare tutti quelli intorno a te sotto i binari, ma non lo fai…semplicemente perché non riesci a muoverti.

Riscendi e ti fai schifo da solo: la pezzata ha contagiato maglietta/camicia, maglioncino/giacca e se ti va male che non hai levato il giubbetto sono guai. Arrivi a casa circa alle 20, ma prima vorresti passare dalla sede dei Ghostbusters per farti disinfettare con una leccata da Slimer. Ma no, non c’è tempo.

Doccia, poi cena e sono le 21.30. Hai ancora 3 ore per vivere ma cazzo, accendi la tv e c’è Distretto di Polizia e se ti va un po’ meglio una prima serata con Carlo Conti o Pippo Baudo. Spegni la tv e vuoi uscire con gli amici, ma fai presto e occhio al portafoglio, che ormai una media costa quanto un pieno per il mio scooter di qualche anno fa.

Sei stanco, stanchissimo, e anche i tuoi amici lo sono, quindi alla fine non esci, perché sei già col pigiama dai pantaloni a forma di Aladdin e le ciabatte a testa di animale, che se ti suda il piede li dentro, Dio solo sa cosa succede quando le sfili.

Che fai, a questo punto? Se sei single, dopo aver scanalato su canale 5 e aver visto le veline di striscia, passi al pc, seguendo una parabola simile a questa: Repubblica, Gazzetta dello Sport, blog di Suzukimaruti, blog di Pietro Izzo, metti-il-blog-di-un-nome-che-vuoi e…Pornotube (o Red Tube, ecc…). Pacchetto di fazzoletti alla mano, strizzi il collo al serpente, che da troppo tempo non vede una tana in cui rifugiarsi.

Se invece hai una fidanzata o peggio, una moglie, le lanci uno sguardo tipo Hannibal the Cannibal e la spingi, letteralmente, con spallate e colpi da auto-scontro, verso il letto, sperando che abbia voglia di fare l’Amore; peccato che appena la sdrai sul letto, nel tempo che ci impieghi a cambiare lato e sederti, lei già russa emettendo diversi cambi di tonalità. Sconsolato, ripensi ai tempi in cui ogni sera potevi permetterti il lusso di fare sesso con una ragazza diversa dall’altra; poi però ti svegli e ti accorgi che era un sogno nel sogno.

Assonnato, ti giri dall’altra parte e guardi le ore: sono le 6.50, 10 fottutissimi e fastidiosissimi minuti prima che suoni la sveglia.
Ed è già un altro giorno. Un altro giorno da non vivere.


Primipare attempate

settembre 22, 2008

Ogni tanto, in occasione di certi avvenimenti, mi interrogo sulle donne, sui loro misteri e sulla loro natura un po’ mistica, che nemmeno loro secondo me comprendono fino in fondo.
Mettiamola così: noi maschietti mai potremo capire una donna nella sua totalità, così come voi femminucce – che in realtà ci catalogate come facili da decodificare, come dire bianco o nero – mai riuscirete a scoprire il perché di certi comportamenti di un ometto.

Premessa e luogo comune a parte, in questi giorni non riesco a levarmi dalla testa un episodio emblematico sulla condizione femminile vigente in Italia all’alba dell’ormai anno 2009.
Ho in mente un’atleta italiana che da quando ha vinto una medaglia d’oro è un po’ ovunque, in qualsiasi trasmissione, pronta a sposare la causa del momento, attenta a tifare per chi la ospita e guardinga nel voler dare una sfiorettata (o se preferite, una “stoccata”) a chiunque si trovi davanti.

Avete in mente il video? Lo trovate in ogni versione su youtube. L’inno italiano come sottofondo, lì a ricordarci che siamo tutti fratelli d’Italia; una vestita in tuta, prostrata dinnanzi ad un uomo anziano, un conduttore in preda ad un orgasmo per quello che si accinge a commentare, in diretta. Persone come lei e lui che “ogni giorno si allenano con fatica ma che credono nei grandi traguardi”. A quel punto l’omniscenza condita con un po’ di innocente ignoranza della Vezzali trasuda dallo schermo.

Niente di strano direte voi, vista l’età; la carriera sportiva infatti volge al tramonto e quindi una donna italiana dovrà pur piazzarsi da qualche parte, no?
Poi mentre osservo queste immagini guardo in faccia la mia fidanzata e mi immagino volti di tante amiche, amiche blogger e via dicendo. Tocco quasi con mano i loro discorsi, le fatiche quotidiane degli studi, del lavoro e della vita. E mi viene da scuotere la testa.

Non un commento, non una reazione, niente di niente. Vi immagino così, con le braccia aperte mentre mi dite “cosa possiamo farci, noi?” Possibile che quando servite o venite celebrate, dovete sempre essere ritratte metaforicamente sotto una scrivania? E quando ve ne accorgete è tardi. Sì perché la Vezzali è l’Italia. L’Italia è la Vezzali. Per quello che io preferisco la Granbassi.

Poi mi capita di guardare un’intervista ad un’altra medagliata per il judo, giovanissima (lo dico perché ha la mia età) e pressoché ancora sconosciuta. Ma attenzione – intima la giornalista – è stata apprezzatissima in prima serata su una trasmissione Rai, quando dopo aver atterrato Carlo Conti (!), si è tolta il kimono ed è rimasta in succinto abitino da sera. Ovazione.

Ma veniamo alle donne normali. Anche qui non sono rose e fiori, sì perché si scopre che l’Italia è il paese occidentale con il maggior numero di parti over 40, per dire. Se una donna sta cercando un lavoro ed il suo ipotetico datore fiuta il pericolo di una gravidanza, sono guai. Idem se una donna desidera fare carriera.

Donne italiane siete degli animali straordinari: vi adattate ad ogni condizione, non c’è che dire. Però siete delle grandi ritardatarie, perché quando vi accorgerete dell’evidenza del vostro status sarà sempre tardi. Delle primipare attempate in tutto. Capisco che gran parte delle colpe sono da attribuire alla situazione, al paese, alle istituzioni e via dicendo.

Di certo però continuerò a non capire come mai vi stia bene tutto questo.


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