The Time is Now

novembre 13, 2008

Lo so, in questo periodo non sto scrivendo molto. La scusa “ho troppe cose a cui pensare” non è mai stata attuale come oggi.
Sì perché sono arrivato ad un periodo della mia vita, o se preferite ad un età, in cui devo fare qualche scelta pesante, scommesse non facili.
L’ora delle decisioni irrevocabili insomma.

Quindi ecco, il bloggare è passato un po’ in secondo piano in questo mese, complice anche il viaggio in Finlandia, l’avete facilmente capito. Un po’ come nei film, e come ho raccontato nel post di ritorno, toccare con mano altra aria e altri modi di vivere, più umani e fruibili, mi ha fatto aprire gli occhi. Diciamo che è come se avessi preso una botta in testa che ora devo riassorbire, trasformandola in pensieri buoni, scelte convincenti e futuri possibili.

Facendo un discorso prettamente tecnico invece, ho notato che in questo lasso di tempo in cui mi trovo in una sorta di stato confusionale, ho scritto poco di Italia, politica e via dicendo. E secondo me è un altro segnale. Forse sono un po’ stufo di paranoie e basta, di continuare a girovagare nel pessimismo dei miei pensieri made in Italy. Poi per che cosa, in fondo?
Comunque state tranquilli, non ho intenzione di smetterla di propinarvi i miei post in politichese. Insomma, quando avrete voglia di passare qualche minuto di sega mentale, sapete sempre dove tornare.

Probabilmente sto crescendo mentalmente, mi sono accorto di essere giunto ad un casello importante del mio percorso, peraltro senza cominciarne davvero uno in alcuni ambiti. E sono li fermo a pensare se non mi conviene prendere la prossima uscita per scegliere altre strade. Magari meno battute, ma pur sempre molto affascinanti.
Non so, credo stia venendo fuori prepotentemente il mio spirito che si era sopito dentro, quello che un domani dovrebbe farmi diventare un uomo. Uomo con la “U” maiuscola possibilmente. L’importante è che starò in pace con me stesso.

Difficilmente in questo blog mi sono aperto oltre un certo punto, ma sentivo di doverlo fare. Mi aiuta, ecco. C’è qualcuno che mi ha spiegato che questa confusione totale in cui sono immerso è abbastanza normale, che tra qualche tempo avrò una visuale più chiara. Fa parte della vita, fa parte della crescita di una persona. Una volta la chiamavano maturazione o maturità, oggi invece siamo tutti figli fino a 35 anni. A questo gioco non voglio più stare.

Ma, chiedo a voi, esiste la crisi del quarto di secolo? Parlo di quell’età – 25 anni - in cui sì, non hai più 20 anni (porca di quella vacca lurida!), ma non ne hai nemmeno 30, quindi sei ancora in tempo a scegliere certe opzioni. Devo solo capire quali. E credetemi, ci sarete passati in molti, ma per me non è facile.

Sto ricevendo 1000 stimoli, mi si sono prospettate alcune possibilità, anche lavorative. Ma sono talmente ipnotizzato e shockato che finisce che a parte qualche sobbalzo sono ancora qui, come una pentola a pressione che sta per raggiungere il punto in cui farà fuoriuscire tutta la pressione in eccesso. Lo so, ho detto due volte “pressione” in due righe, proprio perché me la sento addosso.

Ma non è pressione esterna, è pressione auto-indotta: il livello di entropia interno al mio corpo è decisamente alto ed in continuo aumento.
Per dire, una delle scelte che sicuramente potrei fare è un altro viaggetto, devo solo capire alcune cose del vivere all’estero per qualche tempo, prima di finire l’università, non so.

Se anche il mio modo di scrivere e bloggare sta mutando, qualcosa di strano ci deve essere. Ogni tanto poi mi suona anche alquanto distorto sentirmi chiamare ‘sonounprecario’, che in pubblico non è così bello sentirselo dire. Ma riassume nel modo migliore la precarietà e l’instabilità totale di una vita come la mia. Dopotutto però, devo cominciare ad essere anche Alessandro.

E’ arrivato per me il momento di una successiva evoluzione. E’ giunta l’ora di crescere, ma questa volta attraverso altri mezzi, altre esperienze ed altre scelte.
Non so dove mi porteranno, ma non fraintendetemi. Non sto preoccupandomi del futuro come sbagliavo a fare fino a poche settimane fa. O meglio, lo sto facendo, ma comincio a vederla da un altro punto di vista.

Del resto mi tocca anche essere onesto con me stesso e non lamentarmi più di tanto. La natura mi ha dotato di buoni mezzi; come tutti ho dei difetti, ma alla fine riesco sempre a cavarmela. Che poi, parlare di difetti mi fa sorridere, perché riguarda il rapporto con le altre persone. Quelli che per uno sono difetti, per un altro sono qualità, per cui non sto li ad impazzire.

Sì perché “i veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio”.

E’ arrivato il momento di pensare a me stesso come non ho mai fatto sino ad ora.


Il cambiamento parte da noi

febbraio 19, 2008

Tralasciamo per un attimo i dibattiti degli ultimi giorni riguardanti Veltroni, il PD e tutte le sciocchezze elettorali del caso.
Per ora stiamo assistendo alla solita tiritera del batti e ribatti con una più grossa, col fine di venire eletti. Nessuno pensa a spiegare il “come” realizzare i punti e le promesse lanciate. Nessuno sa bene come la gente possa dimenticarsi degli ultimi 14 di anni ti totale vuoto politico, 14 anni in cui non è mai stato fatto niente per il paese, un paese che a stento e nonostante tutto riesce ancora, stancamente e con la sedia a rotelle ad andare quasi “avanti”.

Che il cambiamento delle cose lo dobbiamo volere tutti quanti nella nostra mentalità e che debba partire dal basso lo abbiamo intuito. E dovrebbe partire dalle piccole cose, quelle apparentemente più stupide. Come quando siete in coda con la macchina ad un semaforo e di colpo arriva il più furbo di tutti che si infila nella corsia per girare a destra ma poi va dritto, facendovi rischiare un incidente; come quando dovete prendere un appuntamento e riuscite ad averlo mesi prima degli altri perché conoscete il dottore o chi per lui. E così via.

Emilie, che non è italiana, mi ha scritto una mail interessante in cui parla e da un parere sui giovani italiani, prendendo spunto dall’esperienza universitaria che sta facendo. I suoi riferimenti sono piuttosto semplici, ma rendono benissimo l’idea, anche se ritengo che spesso siano un po’ dettati da alcuni luoghi comuni tutti nostri. Una prima risposta che mi sento di darle è che molti comportamenti descritti da lei infatti variano da persona a persona e spesso sono dovuti anche a cause di forza maggiore: in Italia purtroppo la cultura, la partecipazione attiva, la cooperazione tra gli studenti che può anche portare ad esperienze professionali, la stretta connessione col mondo del lavoro, ecc…non esistono. E’ ancora tutto vecchio, inquadrato, retorico e basato su precise gerarchie e tutto questo va a svantaggio nostro.

Per questo cambiare il paese vuol dire prima di tutto cambiare noi stessi e il sistema in cui viviamo.

[Clicca qui sotto per leggere la lettera di Emilie]

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