I monaci tornano a sfilare

ottobre 31, 2007

A volte anche alcuni quotidiani on line si ricordano che in Birmania un problemino continua ad esistere: un centinaio di monaci infatti è sceso in strada per protestare, ancora, senza paura.
Ai più distratti infatti ricordo che la situazione in Birmania non è paragonabile ad una simpatica manifestazione-sfilata di Forza Italia fatta il sabato; qui la questione è un attimino più grave e non è durata solo un paiodi giorni, tempo utilizzato dai telegiornali e dai quotidiani vari per parlare della Birmania. Perché? Ovvio, perché della Birmania nessuno ha interesse. Se per esempio ci fosse stato del petrolio, Bush avrebbe già invaso la nazione, ma così non è stato.

The saints are not coming.

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Se avessi “le palle” di un bonzo…

ottobre 4, 2007

//www.7yearwinter.com

Avrete notato che fino ad ora non avevo detto niente sulla tragica situazione di queste settimane in Birmania.

Questo perché, dopo averci ragionato un po’ su, mi vedo più vicino a questa posizione piuttosto che quest’altra. Non me ne voglia Dario, che per me è un amico ormai – anche se non ho ancora avuto modo e piacere di conoscerlo di persona – ma pensandoci bene…apprezzo molto queste iniziative, anche se credo che non servano a molto, purtroppo.

Certo, l’idea di Dario è più che lodevole e infatti sta facendo il giro del mondo perché fa sì che nessuno smetta di parlarne, confrontarsi e discutere su un devastante avvenimento come questo, che dovrebbe sì coinvolgere il mondo ma in tutt’altro modo. Premetto subito che vedere tutta questa gente indifesa, scalza, con poco o niente, lottare per la libertà e per questo venire uccisa, malmenata, censurata, ignorata, calpestata, deportata…mi fa un effetto incredibile. Questi qua hanno i coglioni (perdonatemi i termini che userò ma in certi casi la forza delle parole rende meglio l’idea) più grossi di tutti noi italiani messi insieme. Che ci lamentiamo, parliamo e ci indignamo ma siamo sempre li…cosa otteniamo a parte un giro di link e di discussione? Io me lo sono già chiesto in passato. Ok, non siamo mica obbligati, certo.

Dall’altro lato, il post di Bucknasty è forse troppo “estremista” e coinvolto…come piace a me del resto. Obiettivamente però ritengo sia esagerato tacciare tutti quelli che, nel loro piccolo, prendono una posizione o aderiscono ad un’iniziativa che ritengono comunque utile, soltanto come superficiali e in realtà menefreghisti. Però in parte ha ragione, perché la preoccupazione di molti è stata esclusivamente quella di inserire un po’ di rosso nel proprio blog, una foto di sé stessi con una maglietta rossa (che fino al giorno prima magari era un colore odiato per motivi che non sto li a ricordarvi) e magari farsi linkare o commentare un po’ il blog, godendo insieme a tanta gente di moralizzazioni tutte made in Italy. È così che aiutiamo il popolo birmano? No di certo.

Forse esagero, ma credo che fare qualcosa di concreto sia ben altro: scendere in piazza tutti uniti, nazionalmente, in Europa che so io…non firmare una petizione. Il Pinochet birmano se ne fotte delle petizioni e dei blog uniti; la Internet è chiuso. Ok, va bene, lo so, parliamone, teniamo viva la questione visto che già è praticamente dimenticata. Non ci sono molte immagini, non ci sono giornalisti, quindi per la gran parte dei media (italiani) tutto questo non esiste. È anche qui che bisogna indignarsi, non basta un file jpeg rosso.
//www.7yearwinter.com/

Per di più credo anche che noi non possiamo capire tutto questo e…chissà quante cose ancora staranno succedendo che non sappiamo e non ci fanno conoscere. Sì, nel nostro piccolo viviamo qualche censura o al massimo abbiamo assistito a teste frantumate gratuitamente a manganellate al G8 di Genova; ma non possiamo capire cosa voglia dire farsi pestare o sparare addosso solo perché stiamo per strada. Cavolo, li sì che ti senti addosso il peso del regime, parola ormai usata a sproposito da politici che non sanno misurare le conseguenze; li sì che provi quella sensazione indescrivibile di non poter decidere se oggi puoi respirare o no.

La realtà è un’altra e cioé quella che dimostra che il Myanmar non fa già più notizia (se mai l’ha davvero fatta): alle 21.48 di mercoledì sera, sulla pagina principale di corriere.it la notizia sulla Birmania è nel fondo della pagina, su Repubblica.it non c’è nemmeno più. Ignorati. Va bene che in Birmania non ci sono i soldi che hanno invece gli israeliani, però non capisco. Non capisco perché ogni paese non si impegna in un aiuto concreto. E l’Onu? A cosa serve tagliare aiuti, fondi, ecc..? Alla fine ci rimettono sempre i poveretti. Per una volta voglio ragionare da duro, da americano punto nell’orgoglio: sogno un’invasione di massa dei buoni che uccidono tutti i cattivi e piantano una bandiera; peccato che sarebbe un disastro in vite umane (innocenti). Quindi? Sa fem? Parliamone. Alla civiltà occidentale non fotte più di tanto, semplicemente perché è la Birmania…non è l’Iraq. Brutto da dire eh?

Questo per confessarvi che se davvero potessi fare qualcosa, se davvero avessi i coglioni grossi come quelli di un birmano avrei già fatto molte altre cose. Ma lo ripeto, un invito alla riflessione è sempre meglio che stare fermi a guardare oppure star li soltanto a criticare. Quindi ringrazio ancora una volta Dario, ma adesso…che facciamo?

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