Lo prendo, papà?

luglio 11, 2008

Come volevasi dimostrare, la manifestazione dell’8 luglio si è trasformata in un facile assist di strumentalizzazione da parte dei media italiani.
Gli interventi tanto bistrattati di Grillo e della Guzzanti sono i capri espiatori che i mediaservi tanto attendevano: le battute di Sabina Guzzanti su Mara Carfagna e sul papa, e le critiche di Grillo a Napolitano (anche se dormire non mi pare un insulto, e che Napolitano non sia Pertini è innegabile) sono servite per montare la polemica, spostando l’attenzione dai veri temi per cui l’adunata era stata organizzata.

Avendo già ben chiaro il giochino, i promotori della manifestazione (Di Pietro, Furio Colombo, Flores, Pardi, ecc…) avrebbero dovuto essere un po’ più lungimiranti nello stabilire il confine da non superare, che in parole povere voleva dire stare attenti a chi si invitava ad arringare la folla.

Che poi lo sdoganamento dei pompini e di altre parole sia ormai un dato di fatto, non conta: la Guzzanti ha portato gravissime ingiurie al papa e ad una Ministra che in pochissimo tempo dal nulla, attraverso quella metempsicosi dell’animo lavato via attraverso copiose gittate di liquido seminale, arriva – appunto – ad essere non una Ministra a caso, ma quella delle Pari Opportunità. Ed alle donne sembra star bene così, specialmente a quelle di destra che fanno tanto le sostenute.

Ma Signori, questa è l’Italia: se da un lato c’è la Guzzanti che non attende altro che un processo ai limiti del comico, visto che ci sarà da divertirsi parecchio con la lettura delle intercettazioni, dall’altro c’è il portavoce Bocchino del Pdl che va ad esprimere solidarietà alla Carfagna. E invece il papà Guzzanti che fa? Si incazza, giustamente.

Non puoi annunciare una querela indicando il querelato come figlio di qualcun altro (leggete i commenti a questo articolo, noterete quanta influenza ha la tv sul benpensare comune: la gente si scandalizza per la Guzzanti, quando poi si fa fare o fa i pompini al capo in ufficio o bestemmia tutto il giorno). Cioè sì, puoi, ma fai una figura barbina. Ma anche questo apparentemente stupido aspetto è sintomo del livello di pari opportunità che vige in Italia; perché qui stiamo parlando anche di voi, signorine donne, che – come al solito – quando serve, non ci siete mai.

Insomma alle gentildonne è consigliato chiedere il permesso al paparino, o al massimo ad un potente protettore (dicesi “pappone”) prima di esprimere la propria opinione in pubblico.
Questi ultimi saranno ovviamente ritenuti responsabili delle opinioni espresse dalle loro donne; non importa se queste ultime siano maggiorenni. Male che vada, se proprio proprio qualche donna volesse citare pensieri critici, triviali e un po’ volgarotti, dovrebbe rivolgersi al casting di un reality-trash della tv italiana o alla redazione di Lucignolo. Superfluo dire che le donne dovranno prima dimostrare le loro abilità, mostrando le capacità del proprio corpo prima di proferire anche solo una sillaba.

Donne! Dove siete? Dov’è la Prestigiacomo? Dov’è la Mussolini? E la casta Santanché? Vi sentite rappresentate dalla Carfagna? Poi sì, possiamo anche discutere del fatto che uno che definisce “coglioni” alcuni elettori, uno che al telefono parla di mignotte e fellatio, quando serve ci moralizzi. Cavolo, proprio dal Giappone, patria del bukkake. Sento già l’odore di una sceneggiatura da film porno.

E perché no, discutiamo anche delle lezioni etiche e di educazione che ci stanno imponendo le grandi firme del giornalismo italiano, quelle del sensazionalismo, della politica-gossip, dello scoop, dei titoloni a caratteri cubitali sull’orgia di Mosley, quelli delle foto segrete della Manadou, ecc… Come ha ben spiegato Mantellini, nessuno dei quotidiani italiani ha “titolo per indignarsi”.

Perché puoi anche non condividere tutto quello che ha detto la Guzzanti. Puoi non aspettarti certe uscite infelici, ma devi pensarci prima.
Doversi dissociare da una manifestazione che si è convocata con tanta enfasi è una figura da incapaci. Se si considerano inopportune alcune uscite, non si può pensare di pretendere che un Grillo o una Guzzanti si autocensurino o si trattengano: loro quell’occasione hanno, e siccome sono incazzati dicono quello che vogliono. Queste sono leggerezze pesantissime che il regime mediatico italiano non perdona.

Questa continua voglia di auto-distruzione insita a sinistra deve finire. Perché le cose o le fai bene o non le fai. Se invece le fai un autunno, quando la Giustizia è già stata sfasciata e il Lodo Alfano è già passato, e preferisci Casini a Di Pietro, proprio non vincerai mai.


Fino all’esasperazione ed oltre

febbraio 10, 2008


prima parte

Oscar ci rappresenta. Oscar rappresenta un po’ tutti quanti noi e non importa se usa un linguaggio poco consono, se forse sbaglia il modo in cui porsi e se le sue parole portano in sé una praticità d’effetto molto forte.
Oscar trasmette tutta l’esasperazione che oggi è insita in molti strati della nostra società. E fa niente se per farlo tira fuori argomenti un po’ demagogici, perché sono le cose che ogni Italiano guarda prima di ogni altra. Perché la cosa incredibile in questo paese è che gli italiani siano indignati per il primo livello delle cose, cioé lo stipendio dei parlamentari e poche altre qualuquistiche cose. Sono pochi quelli che finiscono al secondo livello, quello della crisi di ogni tipo di valore politico e sociale.

La testimonianza di quello che dico è presente nella seconda parte del video, quello in cui sia Franceschini che la povera Prestigiacomo, non essendo abituata a rispondere ad una domanda che presupponga una recita mnemonica, cercano di dare una risposta ad una persona che sta vedendo morire, ad uno ad uno, tutti gli amici senza che nessuno muova un dito.
Intendo dire che, Franceschini a parte – che oltre a inquadrare il problema sociale fa un bel distinguo tra la politica di chi ti ditrugge il futuro senza immaginarselo, fottendosene dei veri problemi della gente, e la politica di chi prova ad usare le mani senza sporcarsele, tra chi pensa ai cazzi suoi in barba alla gente e chi purtroppo ha dovuto fare certe cose molto impopolari – c’è una persona come la Prestigiacomo. Una che crede davvero di rappresentare le donne, senza aver fatto niente per loro, in uno dei governi che storicamente ha avuto il minor numero di donne; lei non si rende conto nemmeno dopo esserselo sentito dire con parolacce che la gente è stufa di quel modo di fare. E’ stufa delle risposte che risposte non sono, “dell’indignarsi” per chissà cosa, del dare addosso al Santoro di turno alzando di colpo la voce per poter evitare il confronto e dimostrare che non si ha una sufficiente cultura politica pur essendo in parlamento. E poco importa se poi Santoro si fa scappare la battuta “che ci pensa già lei a rendersi ridicola da sola”, per poi scusarsi. Quello che preme dire alla Prestigiacomo è il fatto che lei si è beluscomicamente fatta da sola e si fa un culo così dal mattino alla sera, quindi “tu non hai alcun diritto” di dirle niente. “Chi cazzo sei tu”, insomma.

Il cambiamento non è mai stato come ora nelle nostre mani e dire che destra e sinistra sono uguali e tutti fanno troppo schifo è come starsene li seduti in poltrona a dire parolacce contro la tv. E’ inutile. Quindi facciamo attenzione, smettiamo di dire ovvietà e cominciamo ad usare occhi e menti critiche prima di aprile. Perché votando o l’una o l’altra parte non è vero che non cambia niente. Va bene, sono di parte, ma – per dirlo alla Oscar – nel culo l’ho già preso troppe volte per colpa di qualcun altro forse esageratamente superficiale.

seconda parte


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