Italia, il nuovo paese dell’Est: [Ep. 5] In qualche modo il frigo lo riempiremo

marzo 12, 2008

Secondo una stima fin troppo ottimistica dell’OCSE i nostri salari sarebbero tra i peggiori d’Europa, dietro Spagna e Grecia addirittura.

Siamo nel G8, ma i salari degli italiani sono al ventitreesimo posto tra i paesi più sviluppati: da quando è arrivato l’euro insomma, non solo è crollato il nostro potere d’acquisto e i prezzi si sono raddoppiati, ma anche gli stipendi non sono cresciuti, anzi. In compenso sono aumentate le tasse e la vita è diventata più precaria e ancora più difficile da costruire. La gente questo peso se lo sente sulle spalle, ma probabilmente non ha né voglia, né tempo, né speranza, né conoscenze o capacità critica per pensare di cambiare qualcosa o tentare di invertire la rotta, contagiando magari chi gli sta intorno.

Ed è in questi giorni che più mi ha colpito una cosa, una frase detta da un iraniano intervistato che fotografa maggiormente la situazione italiana; questa persona, parlando delle elezioni politiche che in Iran ci saranno tra due giorni, ha spiegato con una semplicità disarmante che gli iraniani non badano agli slogan o ai partiti (non avere la tv aiuta molto). Loro infatti fanno caso a quello che ha promesso il candidato in passato e che effettivamente ha fatto o non ha fatto; una cosa normalissima in tutti i paesi del mondo, direte voi.

L’ho paragonato poi alla im-ba-raz-zan-te situazione attuale italiana, in cui un candidato premer si ricandida per la quinta volta dopo aver governato disastrosamente 7 anni, unito da un’accozzaglia di condannati, fascisti, razzisti, che parla ancora di comunisti e comunismo. Però vuole cambiare l’Italia. Uno che 2 anni fa, nonostante i brogli al Ministero dell’Interno attuati dal suo governo, ha perso perché ha condotto il nostro paese verso un baratro senza fine, un personaggio che ha pensato e ancora pensa all’antica arte della propaganda piuttosto che aver vigilato sui prezzi dopo l’entrata in vigore dell’euro. Uno che dice che il programma degli avversari è identico al suo e poi lo straccia. Uno che cazzo, come diavolo fai a votarlo?

Dall’altra parte invece abbiamo la politica del “ma anche”, dell’entusiasmo un po’ fine a sé stesso ed all’ennesima campagna elettorale “trainséma” si dice qui da me, con la differenza sostanziale che c’è uno slogan sta volta, c’è un modello da copiare e bisogna andare d’accordo con tutti per forza di cose. Ci sono dei magnifici candidati dal basso che credono davvero di partecipare ad un qualcosa di grosso, che “farà ripartire il paese”, come si dice. Con le stesse frasi di 10 anni fa, le stesse promesse e dopotutto le stesse facce.

A meno di incredibili rivolgimenti o stravolgimenti, toccherà votare un’altra volta per il meno peggio. Questa volta probabilmente un po’ meno peggio di quella prima. Forse.


Inno all’Odio del Natale

dicembre 24, 2007

 

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In questi giorni di post sotto l’albero, di prevedibili e infantil letterine a babbo natale io mi dissocio, storcendo un po’ il naso. Confesso infatti che il Natale mi ha già stra-rotto le palle prima che arrivi. Non vedo l’ora che passi e finisca, altro che spirito del Natale; chi parla di questo è solo un paraculo e strada facendo vi spiegherò perché.

Tanto per cominciare è da fine ottobre che vedo campeggiare luminarie nei centri commerciali, nei paesi e da novembre sulle case: la cosa è diventata alquanto triste, per svariati motivi. Una volta ad esempio il pandoro e il panettone comparivano al supermercato soltanto dopo l’8 dicembre, si mangiavano a Natale e si finivano a Capodanno o giu di li. Ora no, non c’è tempo, meglio prenderli 2 mesi prima o forse a Pasqua, metti che poi finiscono. Comprate, comprate.
Subito dopo aver acquistato panettone e pandoro, via con i pensieri agli acquisti: niente idee, ma tanta voglia di fare code per un parcheggio all’odiato-amato centro commerciale. Ed è qui che fuoriesce con tutta la sua forza il famigerato spirito del Natale: mentre la coda per entrare nel parcheggio comincia già 1-2 km prima, già si intravedono scene dell’altro mondo di persone che litigano sbraitando ed insultandosi per un posto auto; coinvolgono sorelle, madri, fidanzate e chi più insulti ha più ne gridi. La gente – udite, udite – viene quasi alle mani perché è impaziente di entrare felice ed uscire ottimista. Poi però quando incontri questa gente ti dicono, “eh ma che palle sto Natale, con sta febbre dei regali, non ho soldi, il paese va a rotoli, la gente non mangia, sto governo del ca…”. Un secondo dopo gli chiedi cosa hanno comprato e ti rispondono citando la mostruosa cifra spesa: è risaputo che gli italiani brucino più o meno la tredicesima per comprare puttanate e fare regali superflui per il gusto di comprare. Non importa poi se il prezzo del pane e della pasta aumenta, se dopo il NY Times anche gli inglesi ci ridono dietro: io mi indigno per il parcheggio o perché faccio fatica a spendere 1000 euro per regali di Natale e magari non posso fare la settimana bianca. Ma andatevene a quel paese, per essere sinceri. Se potete permettervelo buon per voi, ma almeno gli altri abbiano l’accortezza di starsene zitti, farebbero una figura migliore.

Un’altra cosa che odio sotto il periodo natalizio è la quantità di storditi/incapaci in giro in macchina, allegri e spensierati. Con la scusa che devono trovare un cacchio di posto dove infilare la macchina o dove poter buttare dei soldi per fare un regalo, gran parte della gente pensa di poter guidare guardando in giro e parlando al telefonino, mettendo la freccia a sinistra per girare poi a destra, andare a 20 all’ora in mezzo alla strada per poi bloccarsi quando vuole se trova un buco o si ricorda di volere andare in un determinato posto, rischiando di causare incidenti ed altre incazzature. Ma perché tutto questo, fermiamoci un attimo a riflettere e guardiamoci da fuori: non siamo tanto ridicoli? Con che coraggio poi ci lamentiamo di chi ci governa se poi siamo i primi a comportarci da stupidi asini, da pecoroni e da ignoranti beceri che camminano sopra i problemi pur di fare una fantomatica bella figura con amici e parenti per poter dire, con atteggiamento da duro, “ho speso 800 euro in regali”? Fanno bene a trattarci come pezze da piedi, infatti ci comportiamo proprio come loro vogliono e prevedono. Dire sudditi-consumisti ormai sarebbe ripetitivo e qualunquista, quindi evito di ripeterlo.
Persino il papa ogni tanto ricorda ai creduloni cristiani che il Natale va difeso dalla smania di comprare beni materiali spesso superflui e per questo, come albero di Natale a Piazza San Pietro, è stato fatto tagliare e trasportare dal Trentino un abete di 140 anni, alto 26 metri e di 3 tonnellate di peso (con annessi costi e problemi di trasporto). Era proprio necessario segare un albero e metterlo li per i turisti? Che cavolo c’entra con la religione? Però non fate i consumisti eh che altrimenti c’è uno che vi manda in un posto dove fa caldo e bruciano persone…!

Probabilmente in me si sta reincarnando il Grinch ma se proprio proprio, il Natale lo lascerei ai bambini, senza viziarli troppo. È bello riunire la famiglia per qualche giorno e festeggiare insieme ma tutto il resto è davvero inutile, fastidioso e quando sento parlare di “stress” o “fobia” da acquisto o natalizio mi vengon solo in mente parolacce. Niente è obbligatorio, ci si può anche comportare da persone mature e decidere che per quest’anno di regali – se necessario – non se ne fanno (tra adulti, per carità) ma piuttosto si spendono soldi per stare tutti un po’ più uniti.
Leggere in giro per la blogosfera letterine con la lista dei doni non mi fa ridere (non ce l’ho con nessuno ma la cosa mi intristisce) e non credete che sia simpatico comportarsi da eterni bambocci magari col fine di fare qualche visitina o qualche commento in più: se vogliamo crescere come paese e non farci prendere più in giro da nessuno dobbiamo prima crescere dentro noi stessi. La vedo dura, considerato la mentalità vigente in questo paese, dove si fa a gara al dono più bello ed al pranzo più fastoso. Poi accade l’imprevisto e sei nella merda fino al collo.

Ora, non vorrei sembrare quello dai gusti retrogradi, l’intellettualoide che si innalza e da giudizi avventati sugli altri e che mostra il punto di vista nostalgico (“eh, una volta…”): vorrei solo che vi fermaste un attimo, rifletteste e vi rendeste conto di cosa diavolo siamo diventati tutti quanti. Facciamo schifo noi e fa schifo il Natale.

Buone Feste (sperando che il pranzo vi vada di traverso… ;D) quindi.


Il Virus della Censura su Youtube

ottobre 28, 2007

Sono stati rimossi da Youtube i 5 video sul Virus della Fede, prima che arrivassero all’attenzione dei media o divenissero argomento di dimensione sociale.

Se infatti cliccate sui link diretti, il messaggio che troverete sarà semplicemente “Questo video è stato rimosso a causa della violazione dei termini e condizioni d’uso.”
Fortunatamente la Rete ha meccanismi più complessi ed evoluti, quindi risulta ancora abbastanza facile risalire ad altre fonti in cui visionare il documentario, trovando anche le altre parti mancanti.

Non guarite mai, fate sì che il Virus della Fede non smetta di circolare.

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