MC, il vero imprenditore

luglio 29, 2006


E dopo Gegio, ecco un altro preziosissimo aiuto…ci viene dal già citato M.C., altro lottatore con “contatti loschi” col sindacato. Mi fa molto piacere avere conosciuto queste due persone, potranno fornirci tanti spunti, tante esperienze e tanti aiuti un domani. Perché no, questo spazio, che dovrà necessariamente diventare un punto di riferimento potrà anche essere usato per porre questioni, fare domande a chi dovrebbe tutelarci..noi magari non faremo alto che girarle e…avere risposte. Ed ora, inauguriamo il pezzo di spazio di MC, lasciamogli sharare la sua esperienza.

“Finalmente uno spazio … finalmente un luogo dove confrontare le proprie idee ed esperienze uscendo dal “non luogo” del lavoro precario!!

In Italia è come se esistesse un “non luogo” nel quale ognuno, a prescindere, si erge ad estremo difensore dei diritti e della dignità dei lavoratori senza conoscere il disagio quotidiano di quelle persone…non sapendo neppure di cosa stia parlando!!

Il governo uscente ci aveva regalato una vera e propria disgregazione del lavoro non riconoscendone il valore sociale. Tra le altre cose aveva sostenuto giustamente di voler combattere l’abuso dei co.co.co. (esistono da decenni in italia) attraverso la legge 30 ed altri decreti legislativi visto che il nostro paese ne prolifera assai. RISULTATO?! I co.co.co. stanno rifocillando il pubblico impiego (vedi tagli e blocco assunzioni … quando si decideranno a dimezzare gli stipendi per gli incarichi di consulenza?), mentre nel privato ecco il “lavoro a progetto” … RISULTATO?! In questi due anni molte persone sono state costrette ad aprirsi la P. IVA (costa meno al padrone) ed altre sono sparite nel “lavoro nero” – certo, a parità, sei pagato di più..!.
Se conoscete un collaboratore diventato dipendente a tempo indeterminato fatemelo conoscere (si stima il 7% del totale dei collaboratori).
Persone che si svegliano alle 7 di mattina convinti di essere degli imprenditori (il rapporto di collaborazione coordinata e continuativa è considerato a tutti gli effetti “LAVORO AUTONOMO”) accorgendosi solo all’ingresso nel luogo di lavoro di non avere alcuna impresase non quella per il c**o – ma di avere un “bellissimo incantatore”, che può essere anche il TL (team leader) di turno, che ti appoggia la mano sulla spalla e … avanti! Se non è il TL allora arriva il titolare che ci spalanca gli occhi dicendo: ho cominciato anch’io come voi e gurdate dove sono arrivato facendo la gavetta

Ad un certo punto della giornata, e dopo alcuni giorni se non mesi, ci si accorge che “la gavetta” consiste nel riporre la propria dignità ed i propri diritti in un cassetto…godendo di una salute di ferro perchè non lavorando non si guadagna (essendo imprenditori)… rinunciando al sacrosanto riposo perchè non lavorando non si guadagna (essendo imprenditori)…diventando una donna “diversa” dalle altre perchè il periodo di gravidanza non ha le stesse tutele che può avere una lavoratrice dipendente (essendo una imprenditrice), magari provando imbarazzo allo sportello di una banca perchè…ok essere imprenditori ma un conto è chiedere una mano per costruirsi una vita un conto è fare il Ricucci di turno…!!

L’elenco sarebbe interminabile…non ce le diciamo più…queste situazioni di sfruttamento le conosciamo bene tutti ma dobbiamo costruire dei momenti in cui denunciarle, e questo è uno, per poi uscire dal “non luogo” e raccontare la verità!

Call Center, società di servizi, privato sociale e pubblico impiego sono diventate delle sacche di precarietà… BASTA PRECARIETA’…BASTA PRECARIETA’ nella ricca – ..in cui tutti si credono imprenditori per come l’hanno imparato alla tv con anni di indottrinamento in stile “homo videns”, anche se fanno i panettieri (senza offesa) e credono a babbo natale.. – (?!) Brianza !!”

…questa è stata in questo momento ribattezzata come “la vera teoria dell’Imprenditore (di sé stesso) Flessibile (IF)”.


Servizio clienti [2]

luglio 29, 2006

Contesto: domanda dell’operatore ad un cliente in chiara difficoltà..
Operatore: “..Lei ha smarrito il telefono o ha subito un furto?”  (domanda che in genere si fa perché i procedimenti per bloccare il telefono sono diversi…da protocollo)

La perla del cliente: “..L’ho smarrito, non risponde più…”

Ovvio direi.

 


La flessibilità di Gegio

luglio 27, 2006

La flessibilità

Mi è subito piaciuto il duro e mai domo “Gegio“. E mi piace perché lotta con le unghie e coi denti.

Ho quindi deciso di usare il suo commento come spunto di discussione…è una bella analisi che tocca vari punti (di vista anche) con cui potreste essere o meno d’accordo…però è comunque un’opinione, un confronto interessante che offre tanti spunti.

“…Sono particolarmente contento perchè finalmente si riesce a parlare con qualcuno che vive la mia stessa condizione. Per questo vi ringrazio.

Ho letto un po’ di interventi qua e là e sinceramente la prima idea che mi è saltata in mente è stata: “Dio mio quanto pessimismo.” -no dai, non è vero..! Certo che c’è poco da stare allegri però..!-
“Non vorrei mettermi nella condizione di farmi odiare da subito (..perché?), però l’odio recondito che si ha per questi contratti un po’ mi fa storcere il naso. Ci tengo a farvi partecipe della mia idea e da questa vi chiedo di valutare ogni cosa che scriverò qui: il contratto a progetto fa acqua da tutte le parti!!!!
Detto questo, indipendentemente dall’appartenenza politica (che infine vi rivelerò), c’è bisogno di fare qualche considerazione oggettiva che, a mio parere, pone questa tipologia di contratto in una posizione importante. La prima lampante considerazione, che non bisogna sottovalutare, è che il contratto a progetto fa lavorare MOLTA gente– sì, ma quanto, aggiungo io? E le aziende che vantaggi fiscali hanno ad assumere a caso lavoratori a progetto a cui non pagare previdenza, malattia, ferie– … “E visto che l’”Azienda Italia (pure questa non se la passa bene..) è fatta di MOLTA gente è un bene che questa MOLTA gente lavori…e ahimè bisogna ammettere che se non ci fosse “il contratto a progetto” molta di questa gente non lavorerebbe, o ancor peggio lavorerebbe in nero. La MOLTA gente di cui sopra è in grado di lavorare e portare a casa la “pagnotta” poichè il contratto a progetto è un contratto facile da gestire: facile in fase di assunzione, in fase di dimissioni e licenziamento e anche in fase di ricerca, perchè si sa che i lavori con contratto a progetto te li tiran dietro e ce ne sono a bizzeffe!!! In conclusione, e scusatemi se vi offende, il contratto a progetto è un toccasana per il mercato del lavoro italiano per il semplice fatto che rende possibile l’incontro tra bisogno della gente di lavorare e bisogno delle aziende di trovare “forza lavoro” in maniera rapida e poco costosa.

Di contro, e qui vi prego di riprendere l’idea che vi ho espresso inizialmente, c’è l’uso improprio che si fa di questi contratti e in questo la nostra italianità si fa sentire. In maniera concisa mi verrebbe da dire che il contratto a progetto è un contratto di lavoro in piena regola ma votato all’illegalità. E questa illegalità vien data solamente dalle aziende, non certo dai lavoratori. Il Co.Co.Pro diventa illegale quando ti pongono delle condizioni unilateralmente ove il lavoratore sulla carta è un collaboratore che da una certa disponibilità ma di fatto è un lavoratore subordinato ed al quale viene imposto come e quando lavorare. Diventa illegale quando non assicura un indennità per malattia, gravidanza ed infortunio (trovatemi una persona che non ha mai avuto un raffreddore o una donna che non desideri avere un figlio). Diventa illegale quando per pagare un po’ meno tasse e per accaparrarsi qualche incentivo in più per le nuove assunzioni, le aziende licenziano e riassumono ad libitum – e qui torniamo sempre ai famosi 3-4 contratti firmati in una settimana..eccovi i posti di lavoro.. – “senza considerare la qualità del lavoro anzi senza considerare nulla. Il Co.Co.Pro diventa anche moralmente illegale poichè l’illusione del guadagno immediato permette al “collaboratore” di fare qualche progettino e, credetemi ci sono banche che lo fanno – che siano italiane ?!- permettono di andare in una banca per accendere un mutuo – prende fuoco tutto poi…- sulla base dell’incertezza. L’unica certezza è che se il mutuo non lo paghi la casa te la tolgono e poi diventa difficile spiegare ad una banca che il proprio progettino non corrisponde con i tempi del proprio lavoro.”

“In sostanza, cari miei colleghi, bisogna lottare per mantenere il buono che offre il lavoro a progetto (la vastità dei posti e le assunzioni rapide) ed eliminare il cattivo (tutto l’uso improprio che se ne fa). Siamo ad un inizio e io mi dichiaro disposto a darvi una mano forte non solo una “condivisione di idee”. Per quanto riguarda di esperienza nel lavoro ce ne ho (li ho passati tutti i contratti da quello a tempo indeterminato a quello a progetto passando per l’interinale). Se volete lottare, io ci sto, io sono già in causa con un altro call center aiutato dal sindacato di Monza per mezzo dell’amico M.C. Se volete vi giro tutto ciò che mi gira lui a proposito dei contratti a progetto. E comunque sono lievemente ***.

Ciao e alla prossima

Eugenio
P.S.= Ovviamente non ho voluto farvi capire da che parte politica sta Gengio; sarebbe troppo facile e comodo…gli asterischi servono anche a questo..!


Un altro Blog “a Progetto”…ispira il vero Blogaprogetto..!

luglio 26, 2006

E’ la prima email che ricevo, e con gioia e gaudio la apro.

E’ Roberto che mi scrive, per parlarmi di un suo nuovo blog, di una sua nuova idea. Certo, non è legata direttamente a questo blog, ma innanzitutto è la prima emai seria che ricevo da quando questo blog è aperto..e poi, l’idea è carina. Da cosa nasce cosa, quindi dall’idea di Roberto nasce anche la mia idea per mettere in comunicazione i due blog.

Un P2P tra due blog, una cosa mai vista…! Ma veniamo al sodo.

“E’ un progetto profondo (dal punto di vista significativo)” – mi scrive Roberto – “che va avanti SOLO ed ESCUSIVAMENTE grazie agli user che vi si iscrivono e PARTECIPANO costantemente. E’ necessaria una buona presentazione ai navigatori del web per farglielo capire nel modo piu giusto e puntavo a farlo conoscere prima ai blog piu gettonati della rete, cosi da creare un piccolo network di siti amici.” – e non guasta nemmeno per il page rank, aggiungo io, e per farci conoscere anche agli altri lavoratori flessibili – “Principalmente, ogni utente è un individuo che porta con se un bagaglio immenso di cultura e stati d’animo. Il progetto chiede a quella persona di condividere alcune delle sue emozioni, che generalmente sono abbastanza “intime” ( non c’è nulla da pensare male ) e di incanalarle come fanno generalmente gli artisti che lavorano,non solo per gusto,ma anche per emozioni provate realmente, come succede quando un cantante scrive una canzone, un fotografo fa una determinata fotografia […]. Credo che la potenzialità più grande sia proprio quella di creare un gruppo abbastanza largo di persone portato a confrontarsi tra di loro (quello che voglio fare io…con questo blog!!!), per quello che hanno creato grazie a quello che hanno dentro. Semplicemente ho creato questo sito per far vedere a tutti quelli che ne verranno a conoscenza che le emozioni non moriranno mai!”

ISO 3200 Project, questo il nome del progetto di Roberto, ha l’obiettivo di costruire un punto di incontro per coloro che portano dentro di loro la musica e la fotografia come esperienze di vita, ma soprattutto per discutere sui due argomenti scelti per comunicare le emozioni. Una volta ogni due settimane, con cadenza regolare verrà scelto un argomento sul quale la persona dovrà creare e successivamente inviare al sito tramite appositi moduli commenti, poesie, ecc…e quant’altro possa esprimere gli stati d’animo del singolo individuo riguardo l’argomento scelto.
Si viene quindi incontro ad una quantità di materiale non indifferente che sarà messa a disposizione degli utenti che registrandosi, avranno la possibilità di valutare, criticare o semplicemente guardare.

E…veniamo anche al punto d’incontro. Pensavo..perché ogni tot. giorni non fissare un bell’argomento inerente al nostro blog e…sparare a raffica words inerenti all’argomento…poi ne prendiamo un po’ a caso e se ne parla…why not? Magari potrete anche mandarmi le vostre immagini flessibili, divoi al call center che vi fate sodomizzare..vostre telefonate a progetto, ecc…ci sarà da spassarsela..per non piangere.

E ovviamente anche Roberto a turno sceglierà un argomento legato a questo blog, e ci farà vedere i risultati. Qualcosa di buono uscirà spero..insomma, è un’idea da definire, ma non mi dispiace..giusto per rendere un po’ divertente le martellate nelle p***e che ci prendiamo.

Però il P2P tra due Blog mi piace.


Servizio clienti

luglio 25, 2006


..Inizia qui la piccola rubrichina dedicata alle simpaticissime e spassosissime frasi sentite da colleghi operatori del servizio clienti in linea con…improbabili clienti. Per ora posterò quelle raccolte nel mio call center o sentite da amici… Il mio intento sarebbe quello di mantenere aperto questo spazietto-siparietto, giusto per sdrammatizzare un po’ e far vedere anche il lato comico del nostro lavoro: ce ne sentiamo dire di tutti i colori, nel bene e nel male. Ogni tanto ci viene da dire, ma molto spesso ci piacerebbe gridare un bel vaffa*** anche a noi…che dopotutto, siamo il capro espiatorio, l’orecchio flessibile che ne sente di tutti i colori, come se la colpa fosse nostra e non dei colossi per cui lavoriamo felicemente sottopagati.

Ma bando alle ciance, eccovi la prima perla.

 

Contesto: domanda di un cliente all’operatore.

La perla: “Il mio amico non risponde da tre giorni, il telefono è sempre spento…mi sa dire come mai…?”

…Voi cos’avreste risposto? 😀


Why…?

luglio 24, 2006

Why?

Già, perché..?

Secondo voi perché nessuno, e quando dico nessuno intendo proprio nobody parla di Noi? E quando dico Noi intendo “popolo futuro che prima o poi dovrà metter su famiglia e comprare casa, macchina…” in teoria.

Una mandria di gente che fa parte di un’unica categoria, per dirlo in stile blog: la categoria “senza certezze”.

E mi direte “beh grazie, chi può dire di avere certezze?”

Beh io no, prego.

Ma se fossi figlio di papà qualcuna in più ne avrei. Se avessi un contratto “meno flessibile”, per fare gli ironici, potrei fissarmi qualche scadenza, o che bello…sentirmi più italiano e fare debiti per comprare qualcosa di (spesso) poco utile.

O magari potrei più semplicemente avere meno difficoltà a pagarmi la benzina per la mia utilitaria usata del 99; pagare il bollo, l’assicurazione, i libri per l’università (..o le fotocopie?), il cibo (quando sono in Università) e se c’è tempo…un paio di mutande nuove, ma non quelle firmate da 80 euro (colpa dei genitori poco svegli che le comprano a figli ancora meno furbi a cui fa comodo essere vestiti uguale agli altri), in cui poi comunque tutti lasceranno bene o male una bella sgommata oppure metteranno via, durante una serata alcolica, “batman dopo avergli cambiato l’acqua..”

Insomma, parlo di cose che gran parte di Noi ha bisogno nella vita, cose che purtroppo o per forza bisogna affrontare. Cause di forza maggiore.

Ironia della sorte, noi dovremmo servire a qualche ufficioso ed oscuro progetto da compiere; flessibile, per carità, così come ci vogliono: pronti a piegarci a pi-greco mezzi ad ogni evenienza. Macheccefrega, tanto abbiamo qualche centesimo di incentivo e siamo tutti felici di poter firmare anche tre-quattro contratti la settimana.

Ci licenziano e ci riassumono tre-quattro volte in una settimana…eccovi i nuovi posti di lavoro! Uh…?! Non dite che non vi è mai capitato di firmare e rifirmare un contratto a progetto più di una volta in una settimana. Specialmente se come me lavorate in un call-center (lo so che avete bisogno di prove e…ve le farò vedere). Ma questo perché ovviamente siamo un’elite fortunata di progettisti, indispensabili per intraprendere ed ultimare miriadi di progetti flessibili, moderni e cool (per chi ci assume, così ci paga a minuti, non paga malattia, non paga ferie e…lui può investire in “lucciole”).

In Francia un contratto migliore di quello che abbiamo qui in Italia è stato respinto; certo, ma li erano anche supportati da qualcuno (vedi sindacati, alcuni parlamentari, ecc..). Hanno scioperato ad oltranza ma hanno vinto. Qui no, perché siamo felici! Abbiamo le suonerie col telefonino da 500euro che usiamo solo per fare gli squilli, la tv ci dice che tutto va bene e che è un momento, passerà e poi…l’Italia ha vinto i mondiali, evviva.

Tutto è bene ciò che finsice bene.

E infine…a me un bell’i-pod nero, specialmente da 60 giga piace molto, mi farebbe comodo per ascoltare un po’ di musica flessibile, non mentre porto avanti il progetto del mio lavoro (cioé dare bonus a certi clienti di una certa compagnia telefonica….!), ma che so io, magari in metropolitana. Poi voglio sentirmi maggiormente italiano.

Guardate questo pazzo…! Chissà mai che lo regali a me!


Share your situation

luglio 21, 2006

Il Blog, nella mia volontà, deve anche essere un punto di incontro di moltissimi lavoratori a progetto.

Il mio intento è quello di far leggere, dare spazio a tutte le esperienze negative (ma anche positive, per carità – se ce ne sono) di chi vorrà condividerle; è chiaro, qui si parla di noi precari, di quelli come me che lavorano in un call center un tot. ore al giorno, di quei lavoratori flessibili (come molti ci hanno soprannominato comodamente per giustificare ai media la sostanza e cioé che “in questo modo il datore fa quello che gli pare”) che sono tanto comodi per risparmiare e prendersi insulti gratuiti al telefono; di quelli costretti a vendere riviste, prodotti inutili e con clausole spesso troppo poco comprensibili (e a volte nemmeno spiegate ai lavoratori stessi), di modo che poi è a anche il cliente a rimetterci (infatti vorrei anche parlare di tutti i servizi, tariffe, ecc…che in qualche modo hanno una “scritta in piccolo” di cui i clienti non sono a conoscenza, giusto per fare veramente il “servizio clienti” anche qui…tanto la paga non differisce di molto… :D).

 

Gli schiavi moderni

[ fonte immagine: www.beppegrillo.it ]

 

Insomma, qui c’è spazio per tutti, come già detto, qua si fa sharing delle proprie opinioni, esperienze. Dobbiamo alzare la voce, o perlomeno discuterne tra noi, cercando per una volta di pensare anche a chi verrà dopo di Noi: ok, molti di noi sono studenti, ripeto, e tra un anno, due, ecc…non lavoreranno più in un call center o luoghi di lavoro simili. Ma ci sono tante persone che ci lavorano “twenty four seven” sostanzialmente, cioé tutti i giorni, e anche dopo che noi non ci saremo più a rispondere al telefono…

Secondo voi potreste chiedere un prestito con un “lavoro flessibile” o un contratto a progetto? Forse per comprare il cellulare.

E se io avessi bisogno di comprami una macchina? Impossibile, prendo due o trecento euro al mese quando va bene..

Per non parlare del mutuo per la casa.

Per ora mi fermo qui, di tempo per ampliare e mettere i puntini su certi discorsi ne avremo… Voglio solo ricordarvi l’indirizzo email di questo blog, che spero diventi una sorta di punto di riferimento:

blogaprogetto@gmail.com

..se volete, come dicevo, fare sharing della vostra esperienza o discutere dell’ennesima assurdità di noi lavoratori a progetto, mandate una mail…potrà così diventare post di discussione.

Perché prima o poi, qualcosa deve cambiare.