Share your situation

Il Blog, nella mia volontà, deve anche essere un punto di incontro di moltissimi lavoratori a progetto.

Il mio intento è quello di far leggere, dare spazio a tutte le esperienze negative (ma anche positive, per carità – se ce ne sono) di chi vorrà condividerle; è chiaro, qui si parla di noi precari, di quelli come me che lavorano in un call center un tot. ore al giorno, di quei lavoratori flessibili (come molti ci hanno soprannominato comodamente per giustificare ai media la sostanza e cioé che “in questo modo il datore fa quello che gli pare”) che sono tanto comodi per risparmiare e prendersi insulti gratuiti al telefono; di quelli costretti a vendere riviste, prodotti inutili e con clausole spesso troppo poco comprensibili (e a volte nemmeno spiegate ai lavoratori stessi), di modo che poi è a anche il cliente a rimetterci (infatti vorrei anche parlare di tutti i servizi, tariffe, ecc…che in qualche modo hanno una “scritta in piccolo” di cui i clienti non sono a conoscenza, giusto per fare veramente il “servizio clienti” anche qui…tanto la paga non differisce di molto… :D).

 

Gli schiavi moderni

[ fonte immagine: www.beppegrillo.it ]

 

Insomma, qui c’è spazio per tutti, come già detto, qua si fa sharing delle proprie opinioni, esperienze. Dobbiamo alzare la voce, o perlomeno discuterne tra noi, cercando per una volta di pensare anche a chi verrà dopo di Noi: ok, molti di noi sono studenti, ripeto, e tra un anno, due, ecc…non lavoreranno più in un call center o luoghi di lavoro simili. Ma ci sono tante persone che ci lavorano “twenty four seven” sostanzialmente, cioé tutti i giorni, e anche dopo che noi non ci saremo più a rispondere al telefono…

Secondo voi potreste chiedere un prestito con un “lavoro flessibile” o un contratto a progetto? Forse per comprare il cellulare.

E se io avessi bisogno di comprami una macchina? Impossibile, prendo due o trecento euro al mese quando va bene..

Per non parlare del mutuo per la casa.

Per ora mi fermo qui, di tempo per ampliare e mettere i puntini su certi discorsi ne avremo… Voglio solo ricordarvi l’indirizzo email di questo blog, che spero diventi una sorta di punto di riferimento:

blogaprogetto@gmail.com

..se volete, come dicevo, fare sharing della vostra esperienza o discutere dell’ennesima assurdità di noi lavoratori a progetto, mandate una mail…potrà così diventare post di discussione.

Perché prima o poi, qualcosa deve cambiare.

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5 Responses to Share your situation

  1. Gegio ha detto:

    Ciao colleghi precari!!!

    Sono particolarmente contento perchè finalmente si riesce a parlare con qualcuno che vive la mia stessa condizione. Per questo vi ringrazio.

    Ho letto un po’ di interventi qua e là e sinceramente la prima idea che mi è saltata in mente è stata: “Dio mio quanto pessimismo”.
    Non vorrei mettermi nella condizione di farmi odiare da subito però l’odio recondito che si ha per questi contratti un po’ mi fa storcere il naso. Ci tengo a farvi partecipe della mia idea e da questa vi chiedo di valutare ogni cosa che scriverò qui: il contratto a progetto fa acqua da tutte le parti!!!!
    Detto questo, indipendentemente dall’appartenenza politica (che infine vi rivelerò), c’è bisogno di fare qualche considerazione oggettiva che, a mio parere, pongono questa tipologia di contratto in una posizione importante. La prima lampante considerazione, che non bisogna sottovalutare, è che il contratto a progetto fa lavorare MOLTA gente. E visto che l'”Azienda Italia” è fatta di MOLTA gente è un bene che questa MOLTA gente lavori…e ahimè bisogna ammettere che se non ci fosse “il contratto a progetto” molta di questa gente non lavorerebbe, o ancor peggio lavorerebbe in nero. La MOLTA gente di cui sopra è in grado di lavorare e portare a casa la “pagnotta” poichè il contratto a progetto è un contratto facile da gestire: facile in fase di assunzione, in fase di dimissioni e licenziamento e anche in fase di ricerca, perchè si sa che i lavori con contratto a progetto te li tiran dietro e ce ne sono a bizzeffe!!! In conclusione, e scusatemi se vi offende, il contratto a progetto è un toccasana per il mercato del lavoro italiano per il semplice fatto che rende possibile l’incontro tra bisogno della gente di lavorare e bisogno delle aziende di trovare “forza lavoro” in maniera rapida e poco costosa.

    Di contro, e qui vi prego di riprendere l’idea che vi ho espresso inizialmente, c’è l’uso improprio che si fa di questi contratti e in questo la nostra italianità si fa sentire. In maniera concisa mi verrebbe da dire che il contratto a progetto è un contratto di lavoro in piena regola ma votato all’illegalità. E questa illegalità vien data solamente dalle aziende, non certo dai lavoratori. Il Co.Co.Pro diventa illegale quando ti pongono delle condizioni unilateralmente ove il lavoratore sulla carta è un collaboratore che da una certa disponibilità ma di fatto è un lavoratore subordinato ed al quale viene imposto come e quando lavorare. Diventa illegale quando non assicura un indennità per malattia, gravidanza ed infortunio (trovatemi una persona che non ha mai avuto un raffreddore o una donna che non desideri avere un figlio). Diventa illegale quando per pagare un po’ meno tasse e per accaparrarsi qualche incentivo in più per le nuove assunzioni, le aziende licenziano e riassumono ad libitum, senza considerare la qualità del lavoro anzi senza considerare nulla. Il Co.Co.Pro diventa anche moralmente illegale poichè l’illusione del guadagno immediato permette al “collaboratore” di fare qualche progettino e, credetemi ci sono banche che lo fanno, permettono di andare in una banca per accendere un mutuo sulla base dell’incertezza. L’unica certezza è che se il mutuo non lo paghi la casa te la tolgono e poi diventa difficile spiegare ad una banca che il proprio progettino non corrisponde con i tempi del proprio lavoro.

    In sostanza, cari miei colleghi, bisogna lottare per mantenere il buono che offre il lavoro a progetto (la vastità dei posti e le assunzioni rapide) ed eliminare il cattivo (tutto l’uso improprio che se ne fa). Siamo ad un inizio e io mi dichiaro disposto a darvi una mano forte non solo una “condivisione di idee”. Per quanto riguarda di esperienza nel lavoro ce ne ho (li ho passati tutti i contratti da quello a tempo indeterminato a quello a progetto passando per l’interinale). Se volete lottare, io ci sto, io sono già in causa con un altro call center aiutato dal sindacato di Monza per mezzo del compagno Matteo Casiraghi…se volete vi giro tutto ciò che mi gira lui a proposito dei contratti a progetto. E comunque sono lievemente comunista.

    Ciao e alla prossima

    Eugenio

  2. sonounprecario ha detto:

    No dai, pessimismo no…mi sa che non hai letto fino in fondo tutti i propositi e lo spirito del blog (dai un’occhiata anche alla pagina “about” e alla pagina “share”). Beh cmq sia…c’è poco da essere allegri..ma il velo d’ironia c’è sempre =D
    Ok, il contratto a progetto fa lavorare molta gente…forse troppa? Che vantaggi fiscali hanno coloro che assumono lavoratori sottopagati come noi?
    E soprattutto fa lavorare molta gente, sì..ma PER QUANTO?
    E non è forse troppo facile assumere qualcuno pagato non ad ore, ma a minuti a cui non bisogna pagare né ferie né tantomeno la malattia?
    Cmq ho deciso di dedicare un bel post alla tua profonda analisi, mi sei piaciuto subito! 😀
    D’accordissimo che questo contratto ha bisogno giusto di “qualche” modifica…così è troppo “libertino”, e come dici tu l’italianità viene fuori a bizzeffe…insomma, se ci posso magnare su bene o aggirare un po’ la legge…godo come un caimano!
    Non tocco l’argomento debiti, mutui perché…a meno di ipotecare un organo (la nuova frontiera a cui sono propenso)…per ora una ca..una macchina toh..me la sogno!

    Ma io sono flessibile e sono pronto ad ogni progetto.
    E voi? =)

  3. crista ha detto:

    è vero che il lavoro a progetto è utilizzato anche in altre nazioni e con esiti positivi ma il governo fa in modo di tutelare i lavoratori e non le aziende….nei paesi nordici per esempio quando finisce un contratto lo stato ti da un sussidio per vivere finchè non trovi un nuovo lavoro, e questo sussidio può durare fino a tre anni consegutivi…in italia tutto questo non succede, si pensa solo a dare incentivi alle aziende e i lavoratori vengono lasciati allo stato brado

  4. Gegio ha detto:

    Cara Crista,
    io come annunciato inizialmente sono dell’idea che è bene pensare positivo. E non discuto della mancanza del sussidio post-lavoro dei paesi nordici, ma mi piace pensare che se mancano i fondi per dare questi sussidi il motivo ci deve pur essere e non si limita al voler fare gli interessi delle aziende. Di conseguenza poi penso:”ma allora perchè finanziare le guerre?”;”perchè investire sul digitale terrestre?”;”perchè si buttano via tanti soldi prima di risolvere queste situazioni?”…la mia speranza è che le cose cambino, l’importante è che ci siano le persone giuste e intente a volerle cambiare. E sono stra-convinto che ora…ci sono.

  5. crista ha detto:

    mi trovi completamente d’accordo…tra l’altro rileggendo il mio post mi sono resa conto che il tono sembrava un po’ aggrssivo…ma non era il mio intento…volevo solo dirti che anche secondo me il lavoro flessibile in sè non è una cosa negativa, solo che in italia è privo di una regolamentazione seria che tuteli il lavoratore

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