La flessibilità di Gegio

La flessibilità

Mi è subito piaciuto il duro e mai domo “Gegio“. E mi piace perché lotta con le unghie e coi denti.

Ho quindi deciso di usare il suo commento come spunto di discussione…è una bella analisi che tocca vari punti (di vista anche) con cui potreste essere o meno d’accordo…però è comunque un’opinione, un confronto interessante che offre tanti spunti.

“…Sono particolarmente contento perchè finalmente si riesce a parlare con qualcuno che vive la mia stessa condizione. Per questo vi ringrazio.

Ho letto un po’ di interventi qua e là e sinceramente la prima idea che mi è saltata in mente è stata: “Dio mio quanto pessimismo.” -no dai, non è vero..! Certo che c’è poco da stare allegri però..!-
“Non vorrei mettermi nella condizione di farmi odiare da subito (..perché?), però l’odio recondito che si ha per questi contratti un po’ mi fa storcere il naso. Ci tengo a farvi partecipe della mia idea e da questa vi chiedo di valutare ogni cosa che scriverò qui: il contratto a progetto fa acqua da tutte le parti!!!!
Detto questo, indipendentemente dall’appartenenza politica (che infine vi rivelerò), c’è bisogno di fare qualche considerazione oggettiva che, a mio parere, pone questa tipologia di contratto in una posizione importante. La prima lampante considerazione, che non bisogna sottovalutare, è che il contratto a progetto fa lavorare MOLTA gente– sì, ma quanto, aggiungo io? E le aziende che vantaggi fiscali hanno ad assumere a caso lavoratori a progetto a cui non pagare previdenza, malattia, ferie– … “E visto che l’”Azienda Italia (pure questa non se la passa bene..) è fatta di MOLTA gente è un bene che questa MOLTA gente lavori…e ahimè bisogna ammettere che se non ci fosse “il contratto a progetto” molta di questa gente non lavorerebbe, o ancor peggio lavorerebbe in nero. La MOLTA gente di cui sopra è in grado di lavorare e portare a casa la “pagnotta” poichè il contratto a progetto è un contratto facile da gestire: facile in fase di assunzione, in fase di dimissioni e licenziamento e anche in fase di ricerca, perchè si sa che i lavori con contratto a progetto te li tiran dietro e ce ne sono a bizzeffe!!! In conclusione, e scusatemi se vi offende, il contratto a progetto è un toccasana per il mercato del lavoro italiano per il semplice fatto che rende possibile l’incontro tra bisogno della gente di lavorare e bisogno delle aziende di trovare “forza lavoro” in maniera rapida e poco costosa.

Di contro, e qui vi prego di riprendere l’idea che vi ho espresso inizialmente, c’è l’uso improprio che si fa di questi contratti e in questo la nostra italianità si fa sentire. In maniera concisa mi verrebbe da dire che il contratto a progetto è un contratto di lavoro in piena regola ma votato all’illegalità. E questa illegalità vien data solamente dalle aziende, non certo dai lavoratori. Il Co.Co.Pro diventa illegale quando ti pongono delle condizioni unilateralmente ove il lavoratore sulla carta è un collaboratore che da una certa disponibilità ma di fatto è un lavoratore subordinato ed al quale viene imposto come e quando lavorare. Diventa illegale quando non assicura un indennità per malattia, gravidanza ed infortunio (trovatemi una persona che non ha mai avuto un raffreddore o una donna che non desideri avere un figlio). Diventa illegale quando per pagare un po’ meno tasse e per accaparrarsi qualche incentivo in più per le nuove assunzioni, le aziende licenziano e riassumono ad libitum – e qui torniamo sempre ai famosi 3-4 contratti firmati in una settimana..eccovi i posti di lavoro.. – “senza considerare la qualità del lavoro anzi senza considerare nulla. Il Co.Co.Pro diventa anche moralmente illegale poichè l’illusione del guadagno immediato permette al “collaboratore” di fare qualche progettino e, credetemi ci sono banche che lo fanno – che siano italiane ?!- permettono di andare in una banca per accendere un mutuo – prende fuoco tutto poi…- sulla base dell’incertezza. L’unica certezza è che se il mutuo non lo paghi la casa te la tolgono e poi diventa difficile spiegare ad una banca che il proprio progettino non corrisponde con i tempi del proprio lavoro.”

“In sostanza, cari miei colleghi, bisogna lottare per mantenere il buono che offre il lavoro a progetto (la vastità dei posti e le assunzioni rapide) ed eliminare il cattivo (tutto l’uso improprio che se ne fa). Siamo ad un inizio e io mi dichiaro disposto a darvi una mano forte non solo una “condivisione di idee”. Per quanto riguarda di esperienza nel lavoro ce ne ho (li ho passati tutti i contratti da quello a tempo indeterminato a quello a progetto passando per l’interinale). Se volete lottare, io ci sto, io sono già in causa con un altro call center aiutato dal sindacato di Monza per mezzo dell’amico M.C. Se volete vi giro tutto ciò che mi gira lui a proposito dei contratti a progetto. E comunque sono lievemente ***.

Ciao e alla prossima

Eugenio
P.S.= Ovviamente non ho voluto farvi capire da che parte politica sta Gengio; sarebbe troppo facile e comodo…gli asterischi servono anche a questo..!

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3 Responses to La flessibilità di Gegio

  1. Gegio ha detto:

    Mi piace il fatto che sia stato ribattezzato come “GENGIO”!!!
    L’unico appunto che volevo fare è che ci tenevo a precisare da che parte politica poichè un difensivismo nei confronti dei CO.CO.PRO potrebbe dare un’ipressione errata del mio schieramento politico…comunque…spero che si sia capito!!!

    Vostro…Gegio…o come dice sonounprecario…Gengio

  2. MC "l'amico del sindacato di monza" ha detto:

    Grazie a tutte/i,

    finalmente uno spazio … finalmente un luogo dove confrontare le proprie idee ed esperienze uscendo dal “non luogo” del lavoro precario!!

    In Italia è come se esistesse un “non luogo” nel quale ognuno, a prescindere, si erge ad estremo difensore dei diritti e della dignità dei lavoratori senza conoscere il disagio quotidiano di quelle persone…non sapendo neppure di cosa stia parlando!!

    Il governo uscente ci aveva regalato una vera e propria disgregazione del lavoro non riconoscendone il valore sociale. Tra le altre cose aveva sostenuto giustamente di voler combattere l’abuso dei co.co.co. (esistono da decenni in italia) attraverso la legge 30 ed altri decreti legislativi visto che il nostro paese ne prolifera assai. RISULTATO?! I co.co.co. stanno rifocillando il pubblico impiego (vedi tagli e blocco assunzioni … quando si decideranno a dimezzare gli stipendi per gli incarichi di consulenza?) mentre nel privato ecco il “lavoro a progetto” … RISULTATO?! In questi due anni molte persone sono state costrette ad aprirsi la P. IVA (costa meno al padrone) ed altre sono sparite nel “lavoro nero”.
    Se conoscete un collaboratore diventato dipendente a tempo indeterminato fatemelo conoscere (si stima il 7% del totale dei collaboratori)

    Persone che si svegliano alle 7 di mattina convinti di essere degli imprenditori (il rapporto di collaborazione coordinata e continuativa è considerato a tutti gli effetti “LAVORO AUTONOMO”) accorgendosi solo all’ingresso nel luogo di lavoro di non avere alcuna impresa ma di avere un “bellissimo incantatore”, che può essere anche il TL di turno, che ti appoggia la mano sulla spalla e … avanti!

    Se non è il TL allora arriva il titolare che ci spalanca gli occhi dicendo: ho cominciato anch’io come voi e gurdate dove sono arrivato facendo la gavetta”

    Ad un certo punto della giornata, e dopo alcuni giorni se non mesi, ci si accorge che “la gavetta” consiste nel riporre la propria dignità ed i propri diritti in un cassetto .. godendo di una salute di ferro perchè non lavorando non si guadagna (essendo imprenditori) .. rinunciando al sacrosanto riposo perchè non lavorando non si guadagna (essendo imprenditori) .. diventando una donna “diversa” dalle altre perchè il periodo di gravidanza non ha le stesse tutele che può avere una lavoratrice dipendente (essenso una imprenditrice) .. imbarazzandosi allo sportello di una banca perchè ok essere imprenditori ma un conto è chiedere una mano per costruirsi una vita un conto è fare il ricucci di turno!!

    L’elenco sarebbe interminabile .. non ce le diciamo più .. queste situazioni di sfruttamente le conosciamo bene tutti ma dobbiamo costruire dei momenti in cui denunciarle, e questo è uno, per poi uscire dal “non luogo” e raccontare la verità!

    Call Center, società di servizi, privato sociale e pubblico impiego sono diventate delle sacche di precarietà .. BASTA PRECARIETA’.. BASTA PRECARIETA’ nella ricca (?!) Brianza !!

  3. sonounprecario ha detto:

    ahahhahaha….scusa cavolo, non so perché ma ho aggiunto quella “n”.

    Ho storpiato il nome…cmq ho modificato l’errore 😛

    Benvenuto anche a te MC (che nome fico detto all’inglese, “emsi”..! – ahhahaha). Come dicevo a Gegio, è un peccato leggere i vostri spunti qui tra i commenti…sono tutti post che han bisogno di discussione =D

    Provvedo io a dargli il giusto peso. ;D

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