La Gavetta


Il Fallimento dell’Italia. Leggo finalmente sul sito di repubblica un articolo agghiacciante oltre che allarmante.

Qui si parla di intere generazioni sull’orlo del baratro, sul bordo di un futuro in caduta libera. Ma detto sinceramente, chi se ne preoccupa? Chi ne parla senza tanti giri di parole o tanta retorica, incipriato, e badando allo “spiccio”?

Nessuno.

Splendido, quindi non pensiamoci e non parliamone, come già avviene: di conseguenza il problema non esisterà. E torneremo quindi a fare gli immigrati, a scappare con le valigie in mano negli altri paesi del mondo. Perché no? Saremo costretti a farlo, soprattutto se le aziende in questo paese continueranno come sempre – cosa che non avviene negli altri paesi – a mantenere un atteggiamento menefreghista verso i più deboli socialmente, cioé i giovani e i precari. Se le aziende terranno sempre in un atteggiamento di perenne attesa tutti i giovani o gli stagisti, pensando più che altro a sfruttarli durante lo stage, visto che sono li gratuitamente a fare beneficenza, e quindi continueranno ad adottare un comportamento assurdo e vergognoso dal punto di vista sociale (cosa che invece negli altri paesi è tra le prime come importanza; il come si pone e come è vista un’azienda nella società è fondamentale) finiremo male, molto male.

E come sempre quando se ne accorgeranno, tra un parlare di cose inutili e l’altro per scopi elettorali e schifosi, sarà toppo tardi. La barca sarà affondata; e siccome non sono il capitano, peferisco abbandonarla prima che abbia fame, molta fame. Dispiace dirlo, perché siamo italiani e amiamo il nostro paese, per questo ce la prendiamo. Ma nello stesso tempo, non ci sono parole per esprimere, esprimersi e imporre i problemi veri in faccia a chi di dovere, che risulta sempre un buffo burattino.

Come se non bastasse leggo su un blog commenti che farebbero rivoltare un paese, scendere la gente in piazza, protestare, non sottostare a come ci vogliono (vedi Francia qualche mese fa).

Poi mi ricordo di abitare in Italia, paese in cui la gente prende ferie per partecipare ad un provino del Grande Fratello, paese in cui la gente fa i debiti per fare una settimana di vacanza, giusto per non dover dire che per un anno starà umilmente a casa.

Concludo l’esternazione di uno che non ne può più con qualche estratto dai commenti del suddetto blog:

  • “[…] Penso: qui il tempo passa io invecchio(sono ancora sotto gli enta)ma non cambia nulla. Partiamo. Irlanda dopo 2 mesi utilizzati per imparare l’inglese facendo lavoretti qua e la spedisco i primi curriculum a varie multinazionali. Tempo una settimana assunzione con contratto a tempo indeterminato ma la stessa azienda esiste anche in Italia ma non fa altrettanto. Spagna quattro mesi per imparare lo spagnolo varie domande assunzione a tempo indeterminato. Quando capirà chi ci rappresenta che siamo veramente nell’era della globalizzazione. Se in italia le uniche prospettive sono contrattini sottopagati si SCAPPA appena uno ne ha la possibilità e si ritorna forse solo da vecchi.”
  • “Vivo e lavoro all’estero e nello specifico a Londra. Sono approdato qui a 27 anni dopo una laurea e 3 anni di lavoro/stage mal pagato e di pessima qualita’. Attualmente ho un lavoro a tempo indeterminato con uno stipendio di ottimo livello nel settore informatico. Per chi dice che Londra e’ costosissima faccio osservare che Milano, Roma o Napoli con l’avvento dell’euro sono diventate invivibili (soprattutto con meno di 1000 euro al mese).[…] I nostri nonni/bisnonni emigrarono in cerca di una vita migliore e l’Italia di oggi come allora non offre nulla, niente per cui valga la pena di restare. Sono sicuro che quando gli sciacalli non avranno piu’ nulla da consumare del nostro bellissimo e amatissimo paese forse si potra’ tornare ma per il momento meglio pensare solo alla propria sopravvivenza.
  • Il problema alla fine siamo noi, che accettiamo queste condizioni impossibili, se tutti si unissero, avremmo probabilmente qualche possibilità per raggiungere condizioni “decenti” nell’impiego (manuale e no), sarebbe ora che i giovani prendano in mano la situazione e combattano in nome dei propri diritti, invece la situazione odierna è MORS TUA VITA MEA anche se questa vita è all’insegna dello schiavismo & sfruttamento.[…]”

Ebbene sì, sarebbe ora che noi giovani facessimo qualcosa: sono d’accordo. Ma io ora cosa faccio?!?!?! Che potere ho?

E chi dovrebbe fare qualcosa e potrebbe farlo…a cosa pensa? Ad intitolare vie a persone morte…?
Per piacere, un po’ di contegno.

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6 Responses to La Gavetta

  1. sonounprecario ha detto:

    “Isfol-Cnel: per gli “under 25” crolla il numero dei contratti a termine che si trasformano in posti a tempo indeterminato. Cresce la quota dei giovani che escono dall’occupazione. Oggi la stabilità nel lavoro arriva solo a 38 anni. Allarme Svimez: al Sud nell’ultimo anno tre giovani su quattro hanno peggiorato la propria posizione professionale.”

    …e sempre più cervelli all’estero, sempre più persone in fuga dall’Italia..
    Pessimismo? No, pura realtà.
    I migliori se ne vanno 😀

  2. Artemide ha detto:

    Già…pare proprio che dal “bel paese” sia necessario andarsene per non morire di fame…o di precarietà! Quella che ancora oggi appare come un’esperienza da fare (lavorare all’estero, imparare nuove lingue, entrare in contatto con altre abitudini e culture) in questa era di “globalizzazione”, lentamente suona come un allarme, una scelta obbligata. E purtroppo non mi sento di dire che dal mio Paese voglio andarmene fino all’età della pensione. Per ora penso a lurearmi, a portare a casa quel tanto agognato foglio di carta ed uscire da quell’aria pesante di MAFIA che si respira all’università. Il luogo dell’educazione “superiore”, quello che dovrebbe elevare la mente e lo spirito, diventa paradossalmente la prigione della meritocrazia. Leccaculismi per pochi e cose che a raccontarle non mi si crederebbe.
    Tempo 3-6 mesi e si vedrà da che parte dirigere a barca!…Magari divento precaria anch’io!

  3. sonounprecario ha detto:

    giah…chi vivrà vedra. Il problema è che la gente questi problemi non li vede nemmeno.
    Terribile.

  4. […] Blog a progetto denuncia l’incapacità di trovare lavoro da parte di giovani e la scarsa possibilità dei precari di poter essere assunti presso le aziende per cui hanno effettuato collaborazioni o stage mal pagati. Non ho nessuno dei due problemi, ma la difficoltà per chi come me ha un contratto a tempo indeterminato e uno stipendio decente è comunque presente anche se ben diversa. Per chi non si accontenta della routine di un lavoro o per chi non trova più motivazioni nel proprio ruolo e nei propri compiti, cambiare diventa difficile. L’esperienza lavorativa, soprattutto nel settore in cui mi trovo, sembra che non abbia valore; nessuno ha voglia di investire su persone con competenze ed affidibilità per più di un misero contratto a progetto della durata di 6 mesi, massimo 1 anno. Il nostro paese, secondo me, è rimasto legato ad una mentalità chiusa per quello che riguarda il mondo del lavoro, nessuno ha voglia di investire, nessuno si rende conto che i cambiamenti sono necessari, che deve esserci mobilità in questo mondo: innovazione e dinamicità dovrebbero esserne alla base! […]

  5. sonounprecario ha detto:

    Verissimo, siamo legati ancora ad una vecchia idea di lavoro: posto fisso, tutto pronto ed inquadrato e ti do ragione.

    Il problema è anche che la gente non è pronta a spostarsi di “un po’ di chilometri”, vorrebbe rimanere vicino a casa, ecc… Ciò non toglie che qualcuno dovrebbe almeno parlarne e provare ogni tanto a farci qualcosa..per risolvere!

    =D

  6. Horace79 ha detto:

    Ragazzi….. andatevene piu in fretta possibile….. Sono arrivato a dublino a 25 anni con una laurea in economia e commercio, un anno di stage ed una buona conoscenza di inglese spagnolo… risultato? Trovo lavoro dopo 2 settimane di tutto rispetto… dopo un anno cambio perche ne trovo uno migliore… faccio carriera… dopo 2 anni divento vice direttore dell’agenzia per cui lavoro con uno stipendio di 5500 euro al mese e ora, a 29 anni, sto pensando di mettermi in proprio……. C’e’ un mio amico che e’ rimasto giu a Salerno che ritengo ancora oggi una persona piu capace, intelligente e volenterosa di me (tra l’altro patriota che difende la sua nazione anche quando non e’ mai stata piu indifendibile). Si e’ laureato un anno prima con voti piu alti mentre lavorava… si e’ riempito di master e masterini, stage etc…. oggi e’ disoccupato. Correte che le possibilita fuori ci sono.

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