Il bue che da del “cornuto” all’asino…

..anche loro sono precari. Che gli piaccia o meno, freelance, assunti a tempo determinato, anche loro sono precari. Tutti possiamo esserlo o diventarlo. Pensateci.

E provano a farsi sentire qualche volta protestando, come accade in questi giorni. Anche se sui giornali di questi giorni ho trovato poco spazio al problema e probabilmente in tv avrete sentito poco o niente, vorrei farvi notare una cosa.

Per il sistema Italia, il problema lavoro, fermo su una concezione vecchia di secoli probabilmente, dovrebbe essere all’ordine del giorno e al primo posto tra le “promesse da mantenere”. Almeno provarci…o forse, almeno parlarne sarebbe già qualcosa.

Ma chi dovrebbe parlarne? I politici, certo; ma in Italia la politica non esiste: esiste solo il cabaret. Detto questo, chi dovrebbe fare qualche indagine e provare a insidiarsi, mettere il dito nel mondo del precariato, della gente senza un futuro, provare a spiegare agli italiani che ci sono problemi ben più gravi di chi parteciperà al reality di turno?

Sì, i giornalisti. Quelli che dovrebbero parlarne e non ne parlano, quelli che per “paura di ripercussioni politiche” o del direttore di turno, stanno zitti.

Oppure alzano la voce solo quando fa comodo a loro? Per carità, è giusto così, ognuno pensa ai fatti suoi e nessuno regala niente a nessuno. Però potrebbero provare a fare il proprio lavoro ogni tanto e parlare di cose concrete, util al paese.

Tutti potrebbero beneficiare di un miglioramento delle condizioni di lavoro: l’Italia potrebbe crescere e guardare avanti, fare un passo verso il domani, cosa rarissima.

Il bue che da del “cornuto” all’asino: perché non cogliere l’occasione per parlare di tutti i precari e di farsi sentire fino a quando non si ha una risposta concreta? Perché parlare solo dei propri problemi una volta che si ha l’occasione? Comodo, vero?

Di certo, io non ho la soluzione, ma credo che pronunciare la parola precariato o spiegare cosa si intende veramente per “lavoratori flessibili” non sarebbe male.

E anche qui quando se ne accorgeranno…sarà tardi e dovranno sottostare alle loro condizioni.

Che ne dite? La solita lamentela del solito utopista che sa tutto o forse qualcuno che parla di qualcosa di concreto?

Ai posteri l’ardua sentenza.

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5 Responses to Il bue che da del “cornuto” all’asino…

  1. beppe ha detto:

    bellissimo!

  2. sonounprecario ha detto:

    …cosa? Il post o il cavallo intervistato? 😛

  3. Idetrorce ha detto:

    very interesting, but I don’t agree with you
    Idetrorce

  4. trissi ha detto:

    Forse qualcosa si muove se qualcuno di 24 anni comincia a capire che individualmente non si va da nessuna parte. Comincia, dico, perchè neppure tu sembri molto convinto se metti le mani avanti e pensi di poter essere scambiato per il solito utopista.
    Ma tutto quel cinismo realista che ci ha inondato dove ci ha portato?

  5. sonounprecario ha detto:

    Ehm, ti ringrazio, ma questo post l’ho scritto nel 2006. Ti accorgerai, leggendo magari altri post, che il mio approccio è un po’ cambiato.
    Probabilmente però, molti continueranno a scambiare certe riflessioni per pura utopia, scaricandosi dalle spalle lo stato delle cose dicendo “tanto non cambia niente e non serve a niente”.
    Ecco è proprio così che siamo arrivati a questo schifo.

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