Il nuovo ’68…? Farsi coinvolgere? In Italia mai.

Sempre più spesso mi domando se sia possibile davvero cambiare qualcosa in questo povero paese che ogni giorno torna indietro di 50 anni: la risposta è nel 90% dei casi “no”.

Spesso ho parlato del fatto che l’anno scorso in Francia, per un contratto nettamente migliore di quello a progetto italiano (noi possiamo essere licenziati in qualsiasi momento oltre a non avere ferie e malattie pagate, mentre loro solo per due anni), sindacati, università e gente comune sono scesi in piazza per protestare, per far sentire che loro erano veramente cittadini, nello stile “cives” di una polis greca per intenderci; per far capire per una volta che la democrazia diretta può esistere.

Per la cronaca, ricorderete che il contratto di primo impiego è stato cancellato, distrutto, usato come carta igienica.

Qui invece ci si fregia ancora del fatto che sia “un contratto flessibile utile alle aziende”, “un contratto moderno”; e la gente che parla – come sempre – per sentito dire del papà, dello zio, ecc…che a loro volta hanno sentito dire dalla tv (e quindi se lo dice la tv dev’essere per forza vero, io non lo metto in dubbio..) apprende questa cosa sommariamente, come se fosse un’ottima scelta per aiutare i giovani a guardare avanti.

Sbagliato: ogni statistica, ogni studio in merito, non fa altro che mettere in luce il fatto che i giovani sono proprio i primi a pagare, le femminucce pù dei maschietti.

Per tornare all’episodio francese, i giovani hanno dimostrato di aver voglia di lavorare, farsi coinvolgere, partecipare alla ripresa di un paese: hanno tuonato ad alta voce un “Ehi, ci siamo anche noi!”.

Qui invece siamo dei fenomeni: la voce si alza solo per dire “fateci vedere l’isola dei famosi o il grande fratello”; “fateci pagare 5 euro a partita per finanziare una tecnologia superata ed inutile come il digitale terrestre”; “continuate a farci pagare l’accesso ad internet con prezzi altissimi, lasciate il monopolio e la censura e fateci pagare come unico paese i costi di ricarica del telefonino”; e così via…qui parliamo, diamo aria alla bocca per cose futili e da poco tempo tutti straparlano di politica senza conoscere fatti e sentenze, ma solo in base a quello che sentono alle tv in mano ad un editore, a quello che leggono dai giornali in mano ad un editore e a quello che vedono nelle interviste dei giornalisti fatte a personaggi feccia che in questo modo possono gridare la loro innocenza.

Qui insomma sono tutti bravi a parole, a gridare “comunista” e “fascista”, cose vecchie di mezzo secolo; ma pochi capiscono che il problema è anche dato dal fatto che chi ci governa ci vuole così: passivi, stupidi, disinformati e ignoranti. Italiani moderni insomma. Stanno cercando di tirare su intere generazioni di sudditi-consumatori, che consumano e spandono senza porsi domande e…ci stanno riuscendo.

Certo, c’è anche da dire che qui l’appoggio dei sindacati e di chi ci dovrebbe tutelare…ce lo sogniamo. Ma non è pessimismo..è soltanto un’analisi razionale credo, un raccontare la realtà dei fatti. Troppo facile criticare facendo notare sempre “eh ma sei troppo pessimista..”. Facile e superficiale.

To sum up…un appello ai miei coetanei: perché non ci uniamo, senza nessun tipo di colore politico e facciamo sentire che anche noi contiamo qualcosa e non siamo un branco di dementi decerebrati? A che vi serve altrimenti andare all’università e non fare un cazzo (per chi non lavora) se non studiare ed aprirvi il cervello (ebbene sì, l’università dovrebbe anche insegnarvi a pensare e ragionare)? Scusate la franchezza, ma un bel giorno (e sarà tardi), quando avrete finito l’università in tot.anni, senza alcuna esperienza di lavoro, preoccupandovi solo di scegliere la meta per la vacanza e che i comunisti non mangino i bambini…cosa farete?

Beh, se siete figli di papà è tutto ok, altrimenti un po’ di sane e belle facciate del tipo “benvenuto nel mondo bamboccio!”.

Io non sarei felice di farmi calpestare i piedi da quattro stronzi drogati e paraculo (e magari condannati!) seduti in parlamento che ogni minuto dispensano soluzioni per tutti e invece non sanno nemmeno pronunciare “Afghanistan”.

Se non conoscono i problemi dell’attualità come fanno a risolverli ?!?!?!?!

La soluzione potremmo essere NOI.

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18 Responses to Il nuovo ’68…? Farsi coinvolgere? In Italia mai.

  1. emanuele ha detto:

    [OT]
    ciao, ho riportato questo tuo articolo qua:
    http://www.hwupgrade.it/forum/showthread.php?p=14383417#post14383417

    spero non ti dispiaccia, è un forum molto visitato e spero che ti possa dare un pò di visibilità in più.
    [/OT]

  2. sonounprecario ha detto:

    ..ti ringrazio molto..in genere non spammo in giro per evitare che qualcuno pensi che “lo faccio per guadagnarci qualcosa” (già ma cosa?)… Se invece è qualcuno che legge a riportarlo allora…la soddisfazione è tripla.. 😀

    Sperando che col passaparola…almeno la gente parli di queste cose e che un domani..possa capire che siamo noi a dover decidere del nostro futuro.

    Grazie =D

  3. Gegio ha detto:

    Molto provocatorio…bravo!
    Non sono molto d’accordo nella forma ma il messaggio arriva in maniera diretta.
    Speriamo che qualcuno ci/ti ascolti…da parte mia…io non so più dove sbattere la testa.

    Ciao

    Gegio

  4. blasco ha detto:

    Magari spammo un po’ io va 🙂
    Durante i giorni delle mobilitazioni francesi avevo scritto un commento su un blog che tenevo in quel periodo. L’avevo scritto il 24 marzo, ma mi sento sostanzialmente di confermarlo (anche se, per come la vedo io, in questo momento le dinamiche in corso sono anche peggiori); ve lo riporto di seguito.

    Quello che in molt* si stanno chiedendo in questi giorni è perchè in Francia stia accadendo quello che accade, mentre in Italia, dove la condizione dei precari è certo più problematica, pare non essere immediatamente percepibile il sintomo della rivolta.
    Come al solito non esistono verità assolute e spiegazioni compiute, ma possiamo provare a mettere una dietro l’altra alcune considerazioni, seppur brevi, schematiche e confuse. Credo che l’unico elemento di certezza dal quale possiamo partire sta nel fatto che, anche se il fuoco francese non dovesse nell’immediato uscire dai confini dello stato-nazione, le mobilitazioni di questi giorni stanno parlando ai giovani ed ai precari di tutta Europa. Paris calling.

    1. E’ vero che i precari in Italia sono messi peggio e forse qui sta buona parte del problema. Maggior ricattabilità e una frammentazione indotta dalle decine di tipologie contrattuali (alcune delle quali talmente ideologiche da essere sostanzialmente inapplicate) a disposizione dell’impresa (privata e “privato-sociale”) e della pubblica amministrazione, non aiutano certo i precari ad organizzarsi e a far emergere la loro conflittualità (che esiste eccome).
    2. In Francia la rivolta parte dalle università e si estende al mondo del lavoro; il cpe riguarda le giovani generazioni e gli universitari si sentono precari o precari in itinere; a sua volta il mondo del lavoro più tradizionale percepisce il rischio di un effetto domino che travolga tutto e tutti, rimuovendo la dicotomia precari/garantiti.
    3. Le recenti mobilitazioni delle università italiane contro il ddl Moratti (mobilitazioni che non si vedevano da anni) portavano in grambo lo stesso germe. Anche gli studenti italiani si sentono precari e non è casuale che la loro protesta si sia unita a quella dei ricercatori. Non è però (non ancora) riuscita a contagiare la società, gli altri precari, il mondo del lavoro tradizionale; la dicotomia precari/garantiti (e chi sarà mai garantito poi?) non si presenta tanto come spaccatura a livello sociale, ma soprattutto come il prodotto del mancato intervento dei soggetti tradizionalemente in grado di ricomporre le lotte, le vertenze, il tessuto sociale.
    Mentre gli studenti occupavano la Sapienza, dov’erano sindacato e sinistra politica? Alcuni erano in piazza, altri c’erano idealmente, molti erano di fatto dall’altra parte della barricata; pochi hanno percepito la necessità di provare ad aiutare gli studenti a “socializzare” la mobilitazione.
    Piero Bernocchi dei Cobas è stato addirittura accusato da alcuni a “sinistra” (sinistra, decisamente una parola troppo lunga) di soffrire di sindrome da Peter Pan, perchè stava in piazza a fianco degli studenti.
    4. Qui sta, credo, un altro pezzo importante del problema. Non che la gauche sia il massimo che si possa desiderare dalla vita, ha diversi limiti, molte contraddizioni: il Ps, pur con le note fronde interne, non scherza quanto a liberismo, il Pcf non sembra rappresentare un’alternativa compiuta, Lo soffre di un atteggiamento spesso settario, i Verdi sono una proiezione di Cohn Bendit e la Lcr, il soggetto decisamente più vivo e più interessante, conta su forze ridotte, pur essendo sostanzialmente in tutti i principali movimenti sociali. Comunque buona parte della sinistra francese e tutto il mondo sindacale sostengono in qualche modo la mobilitazione, spinti anche dalla capacità degli studenti di parlare al senso comune dei francesi, dai fattori di specifico di quella realtà, oltre che da calcoli di bottega che qualcuno non manca di fare.
    In Italia invece il binomio flessibilità buona – precarietà cattiva attraversa il grosso della sinistra e del mondo sindacale; l’impostazione è chiaramente ideologica, perchè in realtà mi pare difficile scindere flessibilità e precarietà, non sono sovrapponibili, ma la prima mi sembra un aspetto sostanziale della seconda (urgente definire le categorie).
    Anche le occasioni di unificare vertenze e conflitti che ci sono state negli ultimi anni non sono state colte, non per incapacità, ma, mi pare, per scelta precisa. Non c’è sostanzialmente troppa voglia di mettere in discussione l’ordine sociale, di mettere in discussione la concertazione e la probabile vittoria dell’Unione alle prossime elezioni rischia di essere di fatto la conferma di qualcosa di già conosciuto.
    5. La Francia, è vero, è il paese delle rivoluzioni; ma la storia italiana ha qualcosa da invidiare in quanto a conflittualità? Di certo la Francia, nonostante le sue contraddizioni e i suoi paradossi (fra i quali il lepenismo), nell’ultima fase storica è il paese che più di tutti ha conosciuto momenti di mobilitazione radicale, esplosione di crisi sociali e anche risultati politici di peso (su tutti l’euroreferendum).
    In Italia ci sono generazioni che sembrano piegate dal peso delle sconfitte storiche e altre che, anche giocandosi fino in fondo le occasioni capitate, non sono riuscite a portare a casa una vittoria.
    L’impressione è comunque quella di un persistere di percorsi carsici, che periodicamente vengono a in superficie anche in modo molto netto.
    Presumibilmente la prossima fase, quella del “governo amico” (e come è noto ci sono certi amici…), avrà un peso e delle ripercussioni destinate a durare. E’ certo il passaggio più difficile, ma potrebbe essere quello del salto di qualità.

  5. sonounprecario ha detto:

    Eheh, ok spamma senza problemi =)

    Ho deciso di fare un bel post, riportando il tuo, così ne discutiamo direttamente =D

  6. […] Leggo il commento di Blasco al post sul ‘68 e farsi coinvolgere o meno in Italia. Mi piace, quindi decido di riportarlo qui in toto per poter discutere sulle sue riflessioni che mi paiono un bel po’ azzeccate. […]

  7. […] io che pensavo che la soluzione potevamo essere Noi, che riponevo speranze nei […]

  8. […] viva la Francia, paese da cui storicamente partono tutti i rivolgimenti sociali: avremmo molto da imparare da loro (il contratto di primo impiego è stato un esempio calzante, qui invece la legge biagi esiste […]

  9. sonounprecario ha detto:

    …ho notato che questo post è sempre molto attuale… 😛

  10. […] qualcosa come “The Biagi law”. Mavaffanculo! In Francia il contratto di primo impiego è stato buttato nel cesso dopo qualche giorno, con scioperi nazionali, non mi stancherò mai di dirlo. Perché negli altri paesi la gente lavora […]

  11. […] blog per capirci. Per fare questo però non bisogna delegare nessun altro che noi stessi. Ricordate quando dicevo che la soluzione “siamo noi”? Le schede elettorali e i litigi tra i politici che non […]

  12. […] man: “…In Francia, per esempio, sono scesi in piazza per alcuni giorni, hanno lottato per un contratto che già in partenza era migliore di quello a progetto della Legge […]

  13. Alelu ha detto:

    DOBBIAMO EXERE NOI!!!!!!!
    Non è possibile ke in italia s vada avanti così!!
    in francia in poke 7mane hanno tolto quell’axurda legge, in italia resiste da anni!! poxibile ke nn interexia nexuno??!?!?!?!?!?

  14. sonounprecario ha detto:

    …hai ragione, ma perché usare le “x”e le “k”? Di spazio ce n’è per scrivere.. 😀

    Non è che non interessa a nessuno, ma semplicemente fa comodo a chi detiene il potere economico e politico.

  15. […] e di lotta per mantenerla: non a caso molte rivolte sociali sono partite da loro. Ricordate la protesta per il contratto di primo impiego? Sì, il contratto che era migliore della nostra legge Maroni del contratto a progetto e che nella […]

  16. arianna ha detto:

    In Italia molta gente è brava a lamentarsi, ma se poi dici loro di scendere in piazza perchè stanno calpestando i loro diritti nessuno crede che questo possa cambiare le cose…Perchè?Manca forse la voglia di sognare? La voglia di credere che un altro mondo sia possibile? Perchè in Francia questo è possibile? E’ forse l’essere ITALIANI ad essere sbagliato? Possibile che viviamo nella passività più assoluta, che non riusciamo a gridare a voce alta che così le cose non possono andare avanti?
    Viviamo nella pura e semplice illusione del Bel Paese…
    E nessuno fa niente…O forse non vuole far niente per mutare l’attuale status quo…
    I’m a dreamer, but not the only one…
    Spero…

  17. daniele ha detto:

    ciao… sono perfettamente d’accordo.. 10 100 1000 ’68..

    pubblicherò questo intervento nel my blog.. ok??

    grazie..

  18. sonounprecario ha detto:

    Ciao Daniele,
    figurati, per così poco…non c’è di che! 😉

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