Se potessi avere 1000 euro al mese…

Si legge, ogni tanto, qui e qui, su qualche quotidiano on line, ma come al solito non fa breccia; una veloce lettura all’articolo, qualche lieve lamento…ma il dibattito vero non scatta mai.

E così, tra i 6 e il 7 gennaio 2007, qualche giornalista di Repubblica.it e Corriere.it scopre che in Italia ci sono orde, schiere di precari, ricercatori sottopagati e in condizioni, non solo di vita ma anche di lavoro, pietose. Il lavoro occupa gran parte delle giornate: spesso si arriva a 45 ore settimanali (9 al giorno insomma quando va bene) senza accorgersene; senza un “arrivederci e grazie”, senza un “perfavore”; nessuno ti chiede se “hai voglia di fare straordinari non pagati e che di fatto non sono straordinari”. Un po’ come in molti centri commerciali quando il personale si trova l’orario già fatto, senza aver dato nessuna disponibilità, comprendente: domenica, giorno di festa, ecc… Signoraggio? No, benvenuti nel mondo del lavoro. E magari uno lo fa per sperarein un posto fisso, in una gratificazione professionale che non c’è mai, per un fin, uno scopo di ricerca che può salvare vite, che può essere vitale per migliaia di persone. No, perché “uno su 4 ha più di 35 anni”, e visto che a 35 anni non si è più così tanto giovani come ci vogliono far credere ma qualche certezza in tasca si vorrebbe avere, evidentemente il sistema ricerca-precari-Italia funziona bene: come sempre al contrario.

Di questo passo, tra una decina d’anni, si leggerà di “un campione di giovani fino a 40 anni”. E i giornalisti? Ma che giornalisti abbiamo nella Repubblica delle Banane? Voi dite che non si fanno domande? Pensano solo a compiacere il proprio editore? Probabilmente sì; voglio sperare che almeno molte cose se le chiedano.

E poi perché da un articolo, come spessissimo accade in altri paesi, non nasce un dibattito parlamentare? Perché nessuno ne parla mai??? Si parla più volentieri di cambiare la legge elettorale (ma che cavolo di problema è adesso, scusate?!?!?! Ennesima prova che il problema è “essere rieletti od eletti” e riattaccarsi alla poltroncina, coi soliti canali tv che tromboneggiano a destra e a manca). Come avevo già suggerito, la soluzione siamo noi, cittadini, non le cariatidi parlamentari, che i problemi nemmeno conoscono. Loro parlano di default, in modalità random, sul problema – in politichese teatrale – settimanale estratto dal cilindro: tutto il resto è dimenticato.

E ora via con la moda-inchiesta sugli ospedali sporchi. Un bel problema sì, ci mancherebbe: ma evitiamo di far vedere i corridoi dei sotterranei coi tubi sul soffitto dicendo che sono reparti ospedalieri. Inomms, si fa vedere quello che fa comodo e che si ha voglia far vedere. Questo la gente, lo spettatore medio, non lo comprende. Prende per oro colato tutto quello che sente dalla tv, insegnamento vecchio come la DC. E’ lo stesso motivo per cui il nano portatore di democrazia avrà sempre presa sulle masse: lui esiste solo grazie alla tv, e lo sa bene; senza la tv, non esisterebbe. Probabilmente sarebbe in un monolocale con le sbarre alle finestre.

Chi fa televisione quindi dovrebbe pensare specialmente alle conseguenze: non solo allo scoop in stile “studio aperto”. Ora l’ipotesi di Karl Popper sul fatto che per fare televisione ci voglia “una patente”, l’ho compresa più a fondo: non era un’idea stupida.

Resta il fatto che senza una ricerca con le palle, nessun paese può andare avanti: si continuerà quindi a parlare di carbone da una parte e di nucleare dall’altra confondendoli con le vere energie alternative; si parlerà del mutamento del clima, del riscaldamento della temperatura che porterà allo scoglimento dei ghiacci..ma si farà qualcosa? O dopo il servizio alla tv tutto viene dimenticato? E poi perché se ne parla? Per l’aspetto economico, perché si perderebbero miliardi di dollari in turismo. Non per altro, tipo la salute delle persone e del posto in cui si vive. Di fronte al capitalismo, ai soldi, al potere economico, qualche vita può benissimo essere sacrificata.

Panta rei: dolcemente e candidamente si parlerà del passato e quindi si continuerà a tornare indietro nel tempo.

Questo il miracolo italiano.

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