“Reintegrata” la mamma operaia

Ricordate la vicenda della mamma licenziata per 30 minuti flessibili? Bene, ho raccolto “l’appello” di Carmen lasciato tra i commenti al post ed ho finalmente scovato come è andata a finire…perché sui quotidiani on line si da la notizia che fa scalpore, ma poi raramente si va a vedere effettivamente come è andata a finire.

Comunque sia, sul sito della cisl lombardia finalmente scopro che:

“Il caso si è chiuso come auspicavamo dall’inizio: la contrattazione ha vinto sulle strumentalizzazioni politiche. Da anni i nostri delegati sono impegnati nel confronto con l’azienda e hanno stretto accordi che permettono di conciliare le esigenze dei lavoratori e dell’impresa. La disponibilità della Ipc-Faip al reintegro, manifestata già dalla prima udienza, è il frutto del lavoro portato avanti per settimane dai delegati e dal sindacato dei metalmeccanici di Cremona”: così Giuseppe Sbaruffati, segretario generale della Fim Cisl Cremona, commenta a caldo la sentenza emessa oggi pomeriggio dal giudice del lavoro sul licenziamento di Raffaella Faccini. L’operaia della Ipc-Faip di Vaiano Cremasco nel novembre scorso, dopo un duro braccio di ferro con l’azienda, venne licenziata perché più volte ritardò il rientro in fabbrica dopo la pausa pranzo, ridotta di mezz’ora, giustificando il fatto con la necessità di andare a prelevare sua figlia dalla scuola. “La sentenza di oggi decreta la sconfitta della Flm Uniti Cub, che ha strumentalizzato le esigenze della lavoratrice utilizzandole a suo vantaggio per fare del caso una questione di principio e aumentare la sua visibilità, ma è stata smascherata – aggiunge Sbaruffati -. La rigidità delle posizioni assunte era ingiustificabile: noi stessi abbiamo verificato che la scuola della ragazza, 13enne, era disponibile a tenerla in mensa e nel post scuola e che vi sono mezzi di trasporto pubblico che dalle 13.15 possono portarla a casa”. Il reintegro, deciso oggi dal giudice del lavoro, partirà dal 1° febbraio. Da quella data la lavoratrice avrà un mese di tempo per organizzarsi e trovare soluzioni che le consentano di rientrare dalla pausa alle 13.00, come i colleghi, anziché alle 13.30 come da lei richiesto.”

Ora, non saprei dire come è andata realmente. Giuro, non ho capito questo comunicato. Mi piacerebbe sapere in che modo è stata tutelata la lavoratrice. E perché si parli di strumentalizzazione politica. Davvero rimango attonito.

Ora non vorrei sembrare banale, ma visto che hanno verificato che la mensa era disponibile ed anche i trasporti…secondo voi hanno pensato anche a quanti anni ha la bambina della signora (13)? E che da sola possa aprire casa, farsi da mangiare e badare a sé stessa in assenza della madre o di un adulto? Visto che la mettiamo su questo piano… E perché non spiegano il fatto che quando negli istituti si cerca un servizio post-scuola la risposta che si ottiene è qualcosa come “mi dispiace, è pieno”? Succede un casino e un posto salta miracolosamente fuori. Erano tutti stupidi cavolo!

E tutto per una stupida e tediosa presa di posizione da bambini dell’asilo. Mi sembra di sentir risuonare nelle orecchie un bel “pappappero io posso e tu no!”. 30 minuti in cui, con contratto a progetto, lei non sarebbe pagata.

Che bello: episodio risolto e tutti sono felici.

Ma l’importante era dire pomposamente “strumentalizzazione politica”.

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