Vita in Atesia (o in un call center italiano qualsiasi)

Ricevo e pubblico il vero racconto di un protagonista, che vive in prima persona la vicenda Atesia. Leggendo la sua denuncia, ho riconosciuto in più punti la situazione mia, dei mie colleghi del call center in cui lavoro, minacciati per un’assenza, trattati come bestie da 5 euro e qualcosa lordi l’ora senza diritti e senzala tutela di qualcuno, qualcosa.

Spero abbiate la pazienza di leggerla tutta perché la descrizione non fa una grinza: fa venire i brividi perché è completamente vera. Ci sarà mai un giorno in cui tutti gli operatori di call center italiani avranno il coraggio di scioperare? Tanto che cosa perdereste? Un lavoro di merda come questo si troverà sempre; ma se per 1-2-3-4 giorni le grandi aziende non garantissero il servizio clienti…? Dite che potrebbe cambiare la situazione?

“In Atesia il collaboratore ha un orario da rispettare. Un turno all’interno del quale può scegliere liberamente se lavorare o meno. Se volesse lavorare in altri orari dovrebbe richiedere l’autorizzazione dagli assistenti di sala (ats). Generalmente si lavora 6 giorni su 7. Non esistono festività che chiudono l’azienda. Atesia, ovvero gli operatori di call-center, è attiva 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno.
Non è riconosciuto alcun pagamento per ferie o malattia. L’unico elemento di retribuzione è il contatto utile. Con questo si intende ogni attività (generalmente una telefonata ricevuta od effettuata) chiusa positivamente. La definizione dell’utilità del contatto è quella decisa dall’azienda sulla base della durata della chiamata o delle risposte ricevute dal cliente. In sostanza è un lavoro a cottimo. Il cottimo però è condizionato perché non è il lavoratore che decide quante chiamate effettuare o ricevere ma è l’azienda che decide i volumi di lavoro. In teoria un lavoratore potrebbe prestare il suo tempo (elemento vincolante della quantificazione della retribuzione secondo la Costituzione) e non ricevere nulla in cambio. La realtà non si discosta molto da questa ipotesi. Spesso, per logiche aziendali oscure, i volumi di lavoro sono bassi e si guadagnano anche meno di 10 euro lordi al giorno.
Quello che succede di frequente è che a prescindere dal volume generale di lavoro, la distribuzione di esso non è equamente distribuita tra i lavoratori. Quello che avviene concretamente è che l’azienda ha la possibilità di dirottare un numero maggiore o minore di chiamate su un lavoratore anziché su un altro. Inoltre all’interno di un stessa commessa l’azienda può assegnare a suo piacimento una campagna migliore a chi preferisce. Ad esempio nelle outbound una telefonata per promuovere un servizio può essere pagata meno di quella per promuoverne un altro. Quindi due lavoratori che lavorano la stessa quantità di chiamate avranno guadagni differenti. E’ chiaro quindi il potere, che si spinge fino al ricatto, che l’azienda ha sui lavoratori per imporre determinati comportamenti.

Altro che collaborazione! Il ricatto e l’intimidazione ha negli assistenti di sala (ats) i suoi principali esecutori. Nel posto di lavoro l’attività viene coordinata dagli ats, in realtà spesso a loro volta precari (un po’ la logica del kapò). In teoria, secondo il contratto, dovrebbero fungere da riferimento per il collaboratore per le problematiche inerenti allo svolgimento del lavoro. In pratica quello che avviene è che la loro principale attività è quella di controllo. In modi a volte anche autoritari impongono l’attività e le sue modalità di svolgimento.

Tornando alla retribuzione essa viene cambiata dall’azienda in modo unilaterale, anche retroattivamente. Vi sono situazioni limite che sembra paradossale non possano essere sanzionate nonostante siano state oggetto di interrogazioni parlamentari. Ad esempio nella commessa Tim per un certo periodo, al lavoratore la telefonata di oltre 3 minuti viene pagata meno di quella che dura da 2 minuti e 40 fino a 3 minuti (ndr: aggiungo io, si parla di servizio inbound, cioé cliente chiama il 119, ha bisogno…ma l’operatore è costretto a fare in fretta per direttive allucinanti, ve lo assicuro). Oltre all’evidente danno per l’utente, dato che necessariamente su indicazione aziendale si tenderà a “tagliare” i tempi della chiamata, risulta palese l’incostituzionalità di un pagamento che avviene in aperto contrasto con la norma di proporzionalità tra tempo e retribuzione.
Nelle campagne inbound la chiamata fino a 20 secondi non è pagata. Stessa cosa se si superano 2.40 minuti, l’utile è sempre lo stesso, per cui succede spesso che vista anche la lantezza dei sistemi (ndr: aggiungo io, il sistema che si usa in Tim spesso non funziona, funziona male, funziona in parte o è talmente lento da dover interrompere l’attività, ecc…) la telefonata sia ben puù lunga (anche 10 e 20 minuti nei casi estremi). L’assurdità della situazione è che invece il committente comunque paga Atesia. Si lavora G R A T I S.
Oltre a tutto ciò la Legge 626 sulla sicurezza sul lavoro non viene asolutamente rispettata. Come operatori lavoriamo costantemente di fronte a monitor che non sono a norma di legge. L’igiene del posto di lavoro è spesso scadente. L’impianto di condizionamento non è sufficiente, d’inverno fa freddo e d’estate fa caldo. La struttura stessa è fatiscente e presenta spesso pavimenti dissestati e controsoffitti cadenti. In concomitanza con la brutta stagione piove all’interno della struttura compromettendo la praticabilità di alcune postazioni. L’inquinamento acustico dovuto alla mancanza di insonorizzazione non permette di svolgere le normali mansioni di lavoro, compromettendo la salute stessa di noi operatori; a qualcuno sarà capitato di chiamare il 119 e di averne prova, spesso infatti gli utenti che ci chiamano si lamentano perchè fanno fatica a sentirci. Gli strumenti tecnici forniti, necessari allo svolgimento corretto del lavoro (cuffietta di spugna e sopratutto beccuccio, un “prolungamento” del microfono che servirebbe ad amplificare la voce dell’operatore e isolare le centinaia di voci presenti in sala), sono inadeguati e difficilmente reperibili.
Per quanto riguarda la rappresentanza sindacale in Atesia, per i collaboratori, è costituita da Rsa. Quindi i sindacati nominano ed impongono le rappresentanze senza che i lavoratori possano votare i propri rappresentanti. La situazione è costante: lavoratori a cui sono negati continuamente diritti, anche quelli sindacali.
Atesia in questi anni è cresciuta esponenzialmente ma ha prodotto migliaia di lavoratori con guadagni infimi, nessuna garanzia, nessuna possibilità di assicurare a sé e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
Atesia scarica i costi del rischio d’impresa sui lavoratori, non assumendoli (c’è gente che lavora da 13 anni, prima con partita iva, poi cococo e ora cocoprò), e non stiamo parlando di una piccola impresa, ma del più grande call center d’Europa, tra i primi 10 al mondo, che fa parte di un gruppo il cui fatturato è di 750 milioni di euro nel 2006 e che grazie all’accordo tra amici (governo prodi, sindacati, azienda) vedrà condonarsi oltre 300 milioni di euro di contributi/ferie/malattie non versati in questi anni, riconoscendo ai lavoratori che accetteranno il contratto (4 ore a 550 euro lordi – e ti va già di lusso – su turni di 24h, cosa che rende impossibile cercare un altro lavoro, vista la turnazione, quindi l’inquadramento più basso, il minimo) gli ultimi 5 anni di contributi (non ferie malattie,maternità e tredicesime ovviamente), di cui la metà pagati dallo stato (denaro pubblico!!) e l’altra dall’azienda in 36 comode rate mensili.
Va aggiunto che se l’accordo verrà applicato (a tutte le aziende del gruppo così come previsto) i costi di gestione lieviteranno di 30 milioni di euro l’anno (dati forniti dll’azienda), quando sappiamo che gestiscono un giro annuo di 750 milioni e che il condono ne farà loro risparmiare 310.
Ovviamante questa verrà palesata come una grande vittoria sulla precarietà, quando invece altro non è che un condono tombale appunto…

Sì perchè chi accetterà il contratto dovrà prima firmare una liberatoria sul pregresso, e poi potrà essere assunto alle condizioni di cui prima.

Ovviamente i sindacati ci rassicurano che una volta assunti ci penseranno loro ad aprire una nuova contrattazione, cosa che non stanno facendo per quelli già assunti, i veri dipendenti insomma, cui l’azienda cambia le matrici arbitrariamente e illegalmente, licenziandoli poi o costringedoli alle dimissioni.
Oltre a questo va detto che E’ I L L E G A L E assumere tutti dipendenti part-time.
Non a caso l’ispettorato del lavoro nel verbale da ragione a noi lavoratori, e sconfessa quanti sostengono ancora che l’operatore di call center non sia subordinato a tutti gli effetti (anche di più perchè è più ricattabile, perchéin posizione di debolezza).”

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15 risposte a Vita in Atesia (o in un call center italiano qualsiasi)

  1. Mario Romani scrive:

    Sono d’accordo, bisogno scendere in piazza, non solo gli operatori dei call center, ma tutti i lavoratori a partita iva(obbligati), i co.co.pro e tutti i precari in genere. Nessuno ci regalerà nulla se non scendiamo in piazza a prendercelo. Si deve organizzare una occupazione ad oltranza davanti al parlamento, per riprenderci il nostro futuro e i nostri diritti.

  2. Michy scrive:

    Si certo come non… tutti in piazza contro il governo, il ministro del lavoro e tutti i datori di lavoro.
    Bisogna chiedere la piena occupazione di tutta la forza lavoro. Bisogna assumere con contratto nazionale collettivo chiaramente a tempo indeterminato tutti i lavoratori precari e magari anche i liberi professionisti caduti in disgrazia…Sarà modificata la Costituzione italiana e si farà in modo che per legge tutti dovranno lavorare a prescindere dall’utilità. Perchè se non sbaglio, il diritto al lavoro a tempo indeterminato per i datori di lavoro è un obbligo… o no.
    Poi chi se ne frega se all’azienda serve un lavoratore per 3 ore al giorno 3 volte alla settimana per 4 mesi all’anno. Assunzione è basta perchè i collaboratori per principio non possono esistere.
    L’azienda deve garantire il lavoro sempre e comunque, lavoro vero, anche se non serve (contratto nazionale collettivo di lavoro subordinato a tempo indeterminato), anche se devi lavorare 2 ore per un mese, è così e basta!!! Poi se in Italia per questi motivi non si fa impresa come all’estero PAZIENZA, se non si riesce a creare un circolo economico virtuoso che garantisca piena occupazione chi se ne frega…

  3. sonounprecario scrive:

    Dai Michy, sai che non la penso così (almeno io) e che hai esagerato nel dipingere la situazione.
    Se una persona lavora in un posto da 13 anni ed è ancora precario qualcosa di strano c’è. Se io studente ho bisogno di lavorare 3-4 anni, un contratto a tempo determinato pagandomi decentemente potresti anche farmelo (DETERMINATO non “IN”). Se io pirla lavoro 1-2-3 mesi e sto a casa sono cazzi miei, cosa c’entra quello che dici? Sai benissimo che DI BASE quando ti assumono per un bel po’ di mesi sei a progetto, quindi il tuo ragionamento esagerato non sta in piedi.
    Nessuno (almeno io) come ti ho già detto pretende l’assunzione indeterminata a priori, a prescindere e in ogni caso.
    E qui non si parla di aziende da 10 persone con il personaggio di turno che si crede l’imprenditore dell’anno anche se fa il fiorista o il macellaio. E che spesso fallisce e quindi NON garantisce il lavoro, per cause di forza maggiore. Si parla di COLOSSI delle telecomunicazioni.
    Servono regole più chiare e rigide. Non il solito “faccio quel cazzo che voglio” made in Italy.
    Se sono assunto a tempo determinato o indeterminato stai tranquillo che al lavoro ci vado tutti i giorni, come fa qualsiasi persona. Perché altrimenti, se sono uno stronzo che non va al lavoro o non fa un cazzo, verrò licenziato subito. Non sono mica assunto con contratto statale che è tutta un’altra cosa; si parla di aziende private. Fai confusione nel ragionamento a mio modestissimo parere.
    Vuoi uno schiavo che lavori 3 ore al giorno e faccia chiamate a cottimo che prenda gli insulti a nome di tim-vodafone-wind,ecc…? Pagami DECENTEMENTE e non minacciarmi per un’influenza.
    Se in Italia non si fa impresa non è certo per colpa dei lavoratori o dei precari. Sono precari, non assunti, che cavolo c’entra?
    Sei libero di assumere o non assumere chi ti pare: certo devi stare ai prezzi del mercato. Quindi prenditela col mercato o con chi fa le leggi.
    E se non ce la fai, ringrazia sempre i colossi che strapagano i manager italiani (i più pagati d’Europa – con milioni di euro – guarda a caso, quando il debito dell’azienda è immenso magari). Quando dici che all’estero si fa impresa (in che modo?), chiediti anche perché sempre più gente se ne va all’estero a lavorare; perché mando un curriculum in un’azienda estera e mi rispondono, magari con un “no grazie”; perché all’estero mi pagano di più, soprattutto se sono A TEMPO DETERMINATO; perché sono valorizzato di più; e tanto altro ancora.
    Perdonami, ma è davvero troppo comodo vederla solo dall’altro lato. Gli schiavi non ci sono più da un po’ di tempo. Anzi, era meglio, per citare beppe grillo; erano un investimento: pagavo un bel po’ di soldi per comprarne uno, ma ero costretto a farlo stare bene, a farlo mangiare, ecc…, perché era un’investimento, un capitale che serviva per farti lavorare; e da rivendere a prezzo maggiore.
    Nein!Nein!Nein!

  4. Michy scrive:

    Tu hai ragione quando parli di colossi, ma il problema è che la legge viene estesa automaticamente a tutti i datori di lavoro, grandi, medi, piccolissimi e micro. Tutte le imprese hanno la stessa legge di riferimento da seguire.

    Per quanto riguarda i prezzi relativi al mercato del lavoro, il problema è che questi non li fa il mercato, ma i sindacati (contratti nazionali collettivi).

    Il licenziamento di cui parli (se non si lavora, o se si fa finta di lavorare), se sei assunto con un contratto a tempo indeterminato, non è così semplice, dimostrare che la malattia certificata da medici compiacenti è falsa è un percorso molto arduo. Considera che i primi tre giorni di malattia sono a carico del datore di lavoro e solo dopo il terzo giorno a carico dell’INPS, fatti due conti e capisci che la parte debole da tutelare non sono i lavoratori (con contratto a tempo indeterminato) ma i datori di lavoro.

    A te, se fossi un datore di lavoro, farebbe piacere pagare un lavoratore assente che non produce e che magari è stato a casa semplicemente perchè un giorno festivo è andato a fare pesca sub in pieno inverno e si è preso una bronchite (vera nella migliore delle ipotesi, falsa….ma documentata)?

    In Italia non si fa impresa perchè ci sono troppe tasse da pagare a carico delle imprese, c’è troppa rigidità nel mercato del lavoro, c’è troppa burocrazia che fa lievitare i costi e in ultimo ci sono troppe pretese da parte di MOLTI (tutto e subito) e tanta voglia di piangersi addosso.

    Saluti

  5. sonounprecario scrive:

    “Il licenziamento di cui parli (se non si lavora, o se si fa finta di lavorare), se sei assunto con un contratto a tempo indeterminato, non è così semplice, dimostrare che la malattia certificata da medici compiacenti è falsa è un percorso molto arduo.”

    Lo so bene, altrimenti per una malattia qualsiasi, anche se vera, il 99% dei datori di lavoro licenzierebbe il lavoratore

    “Considera che i primi tre giorni di malattia sono a carico del datore di lavoro e solo dopo il terzo giorno a carico dell’INPS, fatti due conti e capisci che la parte debole da tutelare non sono i lavoratori (con contratto a tempo indeterminato) ma i datori di lavoro.”

    No questa mi sa proprio di balla colossale dai :D Se tutelassimo solo i datori di lavoro…torneremmo ad avere gli schiavi cazzo… hai presente (per esempio) le rivoluzioni industriali? Soprattutto negli altri paesi europei. Ci sono stati tanti morti. Ma almeno non si lavora più 14 ore al giorno in condizioni al limite tra bestia e cadavere.

    “A te, se fossi un datore di lavoro, farebbe piacere pagare un lavoratore assente che non produce e che magari è stato a casa semplicemente perchè un giorno festivo è andato a fare pesca sub in pieno inverno e si è preso una bronchite (vera nella migliore delle ipotesi, falsa….ma documentata)?”

    Quindi se non sei al lavoro non devi muoverti da casa, altimenti se ti ammali (per forza, sei uscito di casa!) sei uno stronzo ed è colpa tua. Se è falsa la malattia ritorniamo al problema di partenza.

    “In Italia non si fa impresa perchè ci sono troppe tasse da pagare a carico delle imprese, c’è troppa rigidità nel mercato del lavoro, c’è troppa burocrazia che fa lievitare i costi e in ultimo ci sono troppe pretese da parte di MOLTI (tutto e subito) e tanta voglia di piangersi addosso.”

    Ok sulla voglia di piangersi addosso. Per quanto riguarda le tasse, ti ricordo che quando paghi un tuo dipendente, riceve già la busta scremata. Non può evadere; le tasse le pagano. Ed anche con quelle lo Stato paga la malattia; anche la tua. Ti da la scuola, i trasporti, ecc…anche se non funzionano bene tante cose come sappiamo tutti. Parla con i milioni di amici con la partita iva, gli “imprenditori”, quelli che non le pagano. Se tutti le pagassero….siamo sempre li.
    E per fortuna che esistono dei contratti di categoria e delle garanzie.
    Altrimenti si tornerebbe nel Medioevo, o qualsiasi testa di cazzo senza le elementari, figlio di papà magari, potrebbe costringere una persona con che so io, con 2 lauree, a lavorare per un pezzo di pane e un bicchier d’acqua.
    Se vuoi risparmiare assumi dei robot scusa.

  6. Michy scrive:

    Evidentemente non sai che il sistema sanitario nazionale è finanziato dall’IRAP, ripeto IRAP cioè le Tasse che pagano solo ed esclusivamente chi ha partita iva, oltre naturalmente all’IRPEF che pagano gli imprenditori come i dipendenti (ossia le tasse sul redito, ma anche qui c’è una differenza: la No Tax area per i dipendenti e di €7500, per chi ha partita iva €4500.Quindi, a parità di redito imponibile lordo tra imprenditore e dipendente l’ago si sposta decisamente a favore del dipendente. Pertanto l’imprenditore paga più IRPEF oltre ad una tassa in più: ad esempio un imprenditore sull’utile lordo paga l’IRAP da cui non può dedurre neanche i costi del personale, dopo, attribuendosi l’utile dovrà pagare l’IRPEF da cui non può dedurre IRAP (una presa per il c…..o) . Non male il trattamento in considerazione del fatto che l’imprenditore ha anche il rischio d’impresa… inoltre se va a pescare la domenica e si amala si assume la responsabilità del suo gesto (cioè non lavora, e se è piccolo forse non mangia, a differenza di chi invece a tanti diritti garantiti alle spalle degli altri).

    Per quanto riguarda le due lauree, forse sarebbe opportuno che chi le ha le mettesse a frutto, quanti colleghi di università oggi si lamentano come te, però non fanno niente per cercare di migliorare la loro posizione: “quello mi sfrutta” “lavorare come precario mi far star male”- mettiti in proprio dico io- “è troppo rischioso”; “se dovesse andar male?” questo affermano. Bene, allora è vietato piangere, il calcio in culo per lavorare dove ci lavorava mamma o papà non basta più, sii flessibile e fai il precario come dite voi.

    I figli di papà oggi studiano nella peggiore delle ipotesi alla BOCCONI, ma non sono pochi quelli che vanno alla YALE… beati loro.

    Nessuno vuole il medioevo, o la prima rivoluzione industriale, ma non sarebbe opportuno neanche rinunciare al libero mercato. Tu lavori (bene) io ti pago (in base a quanto vali, perché se vali io ho interesse ad averti in azienda e a pagarti quanto chiedi); tu mi crei problemi in azienda perché vai a fare Motocross la domenica e hai per 6 mesi all’anno una gamba rotta quindi non puoi lavorare, cercati uno sponsor entra nel mondo delle corse… grazie e arrivederci

    Saluti

  7. sonounprecario scrive:

    “Evidentemente non sai che il sistema sanitario nazionale è finanziato dall’IRAP, ripeto IRAP cioè le Tasse che pagano solo ed esclusivamente chi ha partita iva, oltre naturalmente all’IRPEF che pagano gli imprenditori come i dipendenti (ossia le tasse sul redito, ma anche qui c’è una differenza: la No Tax area per i dipendenti e di €7500, per chi ha partita iva €4500. [...]”

    Sì questo lo sapevo (a parte lo scatto per chi ha partita iva), ma ti faccio notare che se non pago le tasse o dichiaro meno che succede? O semplicemente non dichiaro il giusto e mi faccio curare privatamente. Quanti dentisti dichiarano meno di un panettiere? Ecc…

    Non voglio fossilizzarmi su chi è laureato, ma quando dici di mettersi in proprio…? Ok, ma con che soldi comincio se non ne ho? E dipende sempre da che laurea hai. Io non sto male, discuto semplicemente di una situazione assurda. Con questo contratto hanno rovinato letteralmente tante persone e tante cose. Perché in Francia un contratto migliore è stato spazzato?

    “I figli di papà oggi studiano nella peggiore delle ipotesi alla BOCCONI, ma non sono pochi quelli che vanno alla YALE… beati loro.”

    Ahah, vero, è da un po’ che alla Bocconi ci si diverte…beato chi ci va e può pagare la retta =D Per non parlare dello IULM…… -_-

    “tu mi crei problemi in azienda perché vai a fare Motocross la domenica e hai per 6 mesi all’anno una gamba rotta quindi non puoi lavorare, cercati uno sponsor entra nel mondo delle corse… grazie e arrivederci”

    Sono d’accordo.

  8. [...] ma oggi mi sfugge mentre ieri sera me la ricordavo proprio bene. E poi ha raccontato di come fanno i contratti all’Atesia , e un esempio più o meno così: prima gli hanno detto che la conversazione con l’utente [...]

  9. Ho lavorato in Atesia nel 92-93, poi mi sono rotto i coglioni di essere trattato in questa maniera, mi sono portato via un tabulato con migliaia di contatti per servizi di telefonia internazionale e mi sono messo in proprio..

    DA ALLORA NON HO MAI PIU’ AVUTO UN CAZZO DI PADRONE..

    Facciamo come in USA.. Se lavori per qualcuno sei un perdente..

  10. sonounprecario scrive:

    Francesco hai fatto bene e fortunatamente…ci sei riuscito. Solo che non a tutti va bene… ;)

  11. Tra l’altro Atesia non pagava mai e la cosa mi costringeva a lavorare fino alle 2 di notte in un pub per le 50mila lire per il giorno dopo..

    Come riuscire a farsi sfruttare per due volte nell’arco di 24 ore.. Non era proprio possibile..

  12. FeDeRiCa scrive:

    Ciao ragazzi! Nn c’entro niente cn l’Atesia, ma da 4 anni lavoro a torino in un call center.. “fantasma”.. fantasma perchè se cerchi info risulterà essere un cooperativa che presta servizi di facchinaggio e traslochi etc..
    Oltre alle solite porcate(ferie non pagate, mutua a partire dal 4° giorno, minacce se provi a contraddire le responsabili..) si lavora in una situazione che rasenta lo schifo, quasi in stile rifiuti napoletani..a molte colleghe sono venute infezioni alle orecchie per le spugnette vecchie e luride, ad altre cistiti per lo schifo dei bagni.. insomma una tragedia..almeno(ahah!!)abbiamo un contratto a tempo indeterminato, ma sotto forma di socio lavoratore..che vuol dire addio art.18 (ecco perchè nessuno osa aprire bocca)
    per non parlare degli utili che ci spetterebbero in quanto “soci” della cooperativa.. nessuno ha mai visto niente, come non si sa neanche come siano fatti dei sindacati..
    avrei mille altre cose da dire ma non sono molto diverse da quelle che avete già detto voi.. ma è così triste vivere a 24 anni in questa situazione, cn questa sfiducia verso il futuro.. rimpiango i bei tempi passati..rimpiango mio nonno che faceva il contadino.

  13. riccardo scrive:

    Ciao a tutti!!
    Lavorare nei call center è 1 vero skifo… e fa male: lo riconosce anche la asl!!
    non scherzo: l’ho scoperto guardando un documentario che ho scaricato dalla tv di beppe grillo. Si intitola: “Alta resistenza allo stress”. Guardatelo: basta mettere il titolo su google video x trovarlo..
    Cmq dopo 4 anni in un call center di Milano non ne posso +…..

  14. sonounprecario scrive:

    Guarda…non serve un documentario di Grillo per far sapere che nei call center accada di tutto… Purtroppo è così. Te lo dice uno che ci ha lavorato.

  15. cippi scrive:

    io in parte sono d’accordo in parte no.

    è vero che lavori tanto per quanto 5 10 euro??

    ed è vero che non puoi avere un tenore di vita per pensare alla famiglia.

    ma è anche vero che ‘è qualcuno al quale dopo tanti anni…..hanno fatto un contratto fisso…Un mio amico me lo accennava proprio ieri.

    Però sul resto concordo.

    con le turnazioni che danno…non puoi trovare un altro lavoro…E con questa storia del contratto a progetto…a contatto utile….C’è il rcischio di lavorare tanto per pochissimi spiccioli se non addiritura gratis.

    purtroppo non ci si può fare niente.

    ma non è ATESIA che è così. sono un pò tutti i così i call-center.

    tu lavori e loro guadagnano…E se vedono che poi dovrebbero farti un contratto come si deve….allora ti mandano via…!

    però….per fortuna……(penso sia fortuna) c’è qualcuno a cui hanno fatto un contratto fisso.

    però dopo un tot…penso che dovrebbero farlo a tutti.

    E non solo in questo alvoro…in tutti….!

    invece no, non gli conviene. Quindi ti spremono al massimo ti tengono sotto la “minaccia” sotto il “ricatto” del precariato….e poi dopo un tot ti mandano via.

    ma che ci vogliamo fare??

    oggi è così ovunque non solo ad ATESIA. ma in tutti i posti di lavoro.

    E poi dicono che siamo noi….che non vogliamo lavorare….!

    Dicono che siamo noi….che non vogliamo trovare il lavoro…!

    ma io penso che chi lavora….che magari ha delle esigenze, ha da pensare alla famiglia, vuole vivere un minimo decentemente…non può farcela guadagnando 5 10 euro.

    non può farcela con contratti a progetto, chiamate utili, e lavoro di precariato…Oggi lavori poi tre emsi a casa…domani lavorio….altri mesi a casa….E come si fa?

    Con i contratti che fanno loro, rischi che o lavori gratis o guadagni spiccioli.

    buono per chi ha altro da fare…che non vuole impegnarsi…

    ma…per gli altri??

    dov’è questo lavoro?

    dov’è il posto fisso??

    i call center? buoni. ma forse dovrebbero essere retribuiti anche meglio.

    glia ltri posti di alvoro? buoni. ma dopo un pò dovrebbero fare un contratto fisso.

    perchè qui….la catena dei dissoccupati sta aumentando.

    E se gente con tre lauree….non lavora…..perchè non ha esperienza.

    gente con esperienza non lavora…perchè non ha il pezzo di carta..

    chi studia non lavora.

    a chi ha avuto un pò d’esperienza senza pezzo di carta non permettono di arrivare da nessuna parte.

    mi dite chi è che lavora??

    perchè io vedo che la catena dei dissocupati è in aumento.

    ciao.
    cippi.

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