Italia, il nuovo paese dell’Est: [Ep.1] La Laurea in precariato cocopro

Oggi vorrei riflettere su questa notizia, citando alcuni pezzi dell’articolo. Perché se andando avanti si peggiora ma non se ne parla non va proprio bene. Se poi si pensa che viviamo in un paese doveil problema principale è dato da un cardinale ha la facoltà di “dettare l’agenda politica” (possibilmente sulle prime pagine dei giornali), mandando a farsi benedire la laicità dello Stato e tutto il resto mi viene da sorridere. Per citare ancora Mantellini, “non so, forse mi sbaglio, ma mi pare che la laicita’ dello stato (e molte altre belle cose collegate) la si potrebbe tutelare anche NON dando troppo risalto a notizie piccole e antipatiche come quella della CEI che spiega allo Stato quali leggi sia utile fare e quali no.”

From Gettyimages.com

Anticipo anche, ancora una volta, il mio appello alle signorine: loro sono ancora più svantaggiate nella ricerca del lavoro. Sapete, prima o poi partoriranno… Evidentemente anche al gentil sesso sta bene così: “le donne sono meno favorite rispetto agli uomini, hanno un tasso di occupazione più basso, sono più precarie e guadagnano meno dei loro colleghi uomini. A un anno dalla laurea lavora il 49,2 per cento delle laureate pre-riforma contro il 57,1 per cento degli uomini. E il gap salariale nel tempo non fa che crescere, tanto che a cinque anni dalla laurea le donne guadagnano un terzo meno di quanto non prendono gli uomini.”

E poi ancora: “Destinati a emigrare, pur di evitare la disfatta. I laureati mostrano sul loro volto i segni delle sempre più acute contraddizioni di un intero paese dove il merito e le qualifiche non vanno quasi mai di pari passo con le opportunità e i compensi”. Già, considerando anche il pesante clientelismo vecchio come il Medioevo che ancora colpisce l’Italia. Assumo mia cugina, sua sorella, l’amante, lo zio del cugino, che magari non è qualificato, piuttosto che puntare sulla qualità.

Il colmo: “sono proprio i più preparati, quelli che prendono i voti più alti di tutti a ritrovarsi con il più basso tasso di occupazione. Tanto che a un anno dalla laurea, trovano lavoro solo quattro su dieci di quelli che hanno preso 110 e lode. Con la triste constatazione che nel 2006 un laureato guadagna al mese, in termini reali, meno di quanto guadagnava cinque anni fa il fratello maggiore”. Così imparano a fare i secchioni!

Il valore della laurea triennale invece è questo: “I dati del triste record dicono che dopo la fatidica laurea, a un anno dal giorno della discussione della tesi, dai festeggiamenti e dai sorrisi e dalle congratulazioni, trova lavoro solo il 45 per cento dei laureati “triennali” (erano il 52 per cento l’anno scorso) e il 52,4 per cento dei laureati pre-riforma, ovvero il dato più basso dal 1999”. E’ stata quindi utilissima l’introduzione del 3+2: più laureati, sì, con più soldi e in molto più tempo. Giusto per mantenere intatto l’ultimo posto nelle classifiche europee.

E poila classe politica ci tutela: “la ripresa economica del Paese ancora non coinvolge i giovani usciti dalle università che continuano a crescere una generazione di laureati invisibile e poco rappresentata. Il loro infatti non è solo un problema occupazionale, ma anche di esclusione dalla rappresentanza e dalla classe dirigente. Chi ha dai 25 ai 39 anni rappresenta il 30% della popolazione, ma è rappresentato da meno del 10% dei parlamentari”. A parte che si parla di una fantomatica ripresa economica, ma fa riflettere il fatto che siamo una società vecchia, dove tra non molto ci saranno più anziani che giovani, dove chi ci governa è li da 60 anni, tipo Andreotti, e ancora ha un ruolo cardine. Ma che diavolo di paese continuiamo a diventare???

La certezza di fare centro, domani: “C’è poi lo stipendio. Quel sostegno che dovrebbe permettere alle nuove generazioni di prendere iniziative e decisioni, di mettere su famiglia, di provare a superare la sindrome di Peter Pan. Quel sostegno, è sempre più esile. I giovani laureati del post-riforma si ritrovano in tasca a fine mese solo 969 euro. Meno di quanto non fosse l’anno scorso”. Non so di che periodo post-assunzione si parli, ma so che nei primi mesi, se non anno per lo meno, o non guadagni niente, oppure sei sottopagato, mascherato come stagista a tempo indeterminato. Il modo migliore per valorizzare le persone e far crescere la qualità del lavoro italiano insomma.

I soliti noti: “senza dire che l’Italia vanta il minoro numero di laureati che lavora a cinque anni dalla laurea (l’86,4 per cento contro una media europea pari all’89 per cento)”. Eccola qua la flessibilità del lavoro tutta italiana, marchiata pizza-spaghetti-mandolino; per la maggior parte delle aziende, flessibilità = sfruttare al massimo un neo assunto, sottopagarlo e successivamente cacciarlo prendendo un altro stagista. E ricomincio daccapo.

La solita conclusione è: “non c’è da stupirsi se allora molti di loro non si sentono valorizzati per quello che valgono e, seppure a malincuore, decidono di muoversi oltre confine per trovare migliori occasioni. All’estero, lì dove sembrano trovare rifugio e compenso. I laureati italiani che lavorano fuori dai confini nazionali, a cinque anni dalla laurea, arrivano a guadagnare quasi 2 mila euro, ovvero il 50 per cento in più di quanto non accada alla media complessiva dei laureati”. E non è poco direi; valorizzati, incentivati, stimolati continuamente nella crescita personale e nella propria professione: ovvio che si cerca di andare all’estero. Almeno non mi prendono in giro.

E’ inutile che mi parlano di crescita, ripresa, ecc…quando leggendo questi dati e informandosi un attimino sulla situazione generale si scopre che i prodotti migliori che possono far crescere la produzione e il lavoro, che potrebbero migliorare la qualità del lavoro vengono ripudiati e allontanati volutamente dall’Italia. Ma che razza di posto sarà tra 20 anni l’Italia? Un paese dell’Est? Senza dubbio. Se i cervelli, la gente preparata e specializzata non viene considerata si rimarà nella stagnazione e nel lamento eterno. E si andrà avanti ogni giorno con i bisticci infantili tra un Prodi a 101 anni e un Berlusconi col bastone a 107 anni. Che ancora parleranno di comunisti e fascisti; di dico e nucleare. Quando gli altri avranno le macchine volanti, le astronavi per i trasporti pubblici e l’energia solare ad alimentarci, oltre che la rete gratis per tutti, senza più compagnie telefoniche, ma solo skype, ecc… E’ un po’ una mia utopia forzata, ma rende l’idea.

Comunque ho capito perché c’è il 3+2 nelle Univesità italiane: serve per tenere lontano il più possibile i giovani dal mondo del lavoro. Un bel paradosso.

Potremo sempre venirci in vacanza in Italia: che problema c’è!

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