I “resti” del Carlini…e le sue “illusioni”

Oggi la blogosfera è più attiva del solito. Le discussioni vertono su questo pezzo di Franco Carlini, ma soprattutto ha suscitato un po’ di scoramento la lettura di questo passaggio:

“Sulle forme della democrazia e ancor più sull’illusione del voto in rete su ogni possibile decisione, la discussione è finita da tempo, dopo le ventate tecno-utopiche dei primi anni ’90 e chi frequenti l’insieme dei blog, specialmente quelli italiani, potrà avere conferma di quanto poco discorsiva, colloquiale e spesso vuota sia la suddetta blogosfera. Noterà come molti autori siano monomaniacali, autoreferenziali e autocitantesi, sovente pronti all’insulto, approssimativi nei giudizi. Persino alcuni tra i migliori giornalisti, da anni nel mestiere e nella rete, quando bloggano, si sentono in dovere di sfoderare fastidiosi toni colloquiali in prima persona, tipo «ho pensato che», «mi arriva una telefonata da ». Ma fai il tuo mestiere, viene da dire: dammi le notizie e il loro contesto, ché delle tue telefonate mi importa assai.”

D’accordo sul voto digitale e sulle folate giornalistico-retoriche scritte nelle prime righe. Ma se scrivi, battendo magari dei tasti, e poi fai pubblicare il tuo articoletto su una cosa chiamata “XXX-blog” non pretendere di aver capito tutto.

Antonio Sofi con un bel post ha delinato precisamente la questione. Ora, io capisco che sia così difficile per un reporter (possibilmente italiano) poter pensare, per istinto di conservazione, che qualcuno che non abbia un tesserino o non sia iscritto ad un ordine possa scrivere e commentare fatti d’attualità, eventi o contribuire ad aumentare la diffusione dei contenuti, ecc… Ma in realtà è proprio così, bisognerebee semplicemente prenderne atto.

Forse il mondo della comunicazione sta cambiando troppo velocemente per i nostri giornalisti italioti; forse l’invidia per questa sorta di diari colloquiali da quattro soldi, liberi di non auto-censurarsi, non permette di avere una mente troppo lucida per tentare di analizzare alcuni piccoli cambiamenti. Ma i weblog non sono una sfida ai giornalisti; un blogger non vuole competere con quotidiani on line come corriere.it o repubblica.it. Non ha il coraggio di competere con gente come Turani. Un blogger vuole scrivere, farsi leggere, informare, parlare di quello che sa. Non per essere invitato a buona domenica. Se io non conosco la fisica quantistica…mica ne parlo. Se Carlini non ha capito bene cosa sia e cosa si intenda per “blogosfera” dovrebbe informarsi; è troppo comodo parlare soltanto dei blog colorati di rosa a pallini con link che rimandano agli amici degli amici e ai siti di comunità on line di incontri tra adolescenti.

A questo punto sembra anche facile intuire che affermare di essere “approssimativi nei giudizi” riguardi solo Carlini: leggendo un’infinità di blog (e non solo quelli che vogliono considerare i giornalisti) si scoprono infatti miriadi di fonti nei post, di rimandi a fatti concreti, provati, che giustifichino la tesi di un blogger, la sua voglia di informare. Non si parla soltanto di aria fritta, di ciò che fa comodo all’editore di turno, come quando compriamo un quotidiano di tiratura nazionale qualsiasi. E ricordo anche che negli USA, per fare un esempio che piace, non esiste un ordine dei giornalisti: esistono giornalisti freelance e quindi equiparabili agli autori-curatori dei weblog; negli USA esistono blog che arrivano ad essere citati sui media tradizionali, e non per particolari mode o foto osé; negli States vi sono famosi columnist, giornalisti e non solo che quotidianamente scrivono nei loro blog e raccolgono migliaia di lettori, felici di poter fruire attivamente, scambiandosi allegramente feedback, un’informazione, personalizzandola e socializzandola. Ma ai giornalisti italiani no, non va giu che possa esistere una cosiddetta informazione, unita ai contenuti multimediali, che provenga “dal basso”, quasi democraticamente. Per loro non è concepibile un’informazione libera e priva di strani filtri.

Autoreferenziali? Citazione tra i soliti noti? E chissenefrega! Mi sembra una cosa ovvia; per portare un esempio spiccio, non credo che un calciatore di serie A quando parla di campioni citi il signor Mario Rossi, bomber della prima categoria. E’ il contesto che è diverso; è l’insieme che muta; è il piano della piramide della blogosfera, per citare Granieri, che è diverso. Più è basso, più è vasto, esteso a tutti. Ma a differenza dei media tradizionali, se scrivi cose interessanti, prima o poi sarai citato: è una sorta di “raccomandazione all’anglosassone”. Ti segnalo perché per me vali, altrimenti la figuraccia la faccio io.

E se a me va di leggere cosa è successo in una telefonata di Pinco Pallino lo faccio. Non per questo Pinco Pallino deve perdere di credibilità; perché il giornalismo, l’informazione e i contenuti non sono solo fatti di retorica e moralizzazioni del “Carlini di turno”. E se tu sei arrivato a leggere una certa cosa, vuol dire che per qualche motivo vale. Per tanti meccanismi che sicuramente Carlinin non può comprendere. Ma non è finita qui, c’è di meglio:

“Di recente anche la giusta indignazione per lo scadente sito del turismo italiano (il famoso www.italia.it presentato da Rutelli a fine gennaio e criticato anche qui) è in larga misura diventata una sequenza di indignazioni a costo zero. Per esempio il fatto che la gara per quel portale fosse stata vinta dalla Ibm, quando ministro dell’innovazione era Lucio Stanca, che dalla Ibm veniva, è stata presentata come il solito favore tra politica e aziende. Il che non è vero, dato che si trattò di una gara vera, dove Ibm vinse per il costo più basso offerto; ogni giornalista per bene l’avrebbe verificato, ma i commentatori estemporanei, quelli che «ogni uomo è un reporter» non ci provano nemmeno, non ci si pone il problema, essendo sempre e comunque più suggestive le teorie del complotto.”

A parte l’uso di frasi note, come ho già fatto notare, queste righe sono semplicemente fantasmagoriche. Inarrivabili. Quando leggo “costo basso” mi vengono in mente 45 milioni di euro; quando si parla di “giornalista per bene” invece leggo un’autocitazione, un’autoreferenzialità insita in Carlini, che evidentemente ha verificato ed è quindi super-giornalista-so-tutto. Le migliaia di persone che in tutta la rete si sono prese la briga di discutere (senza usare luoghi comuni) a costo zero (il tempo è denaro) dello sperpero di soldi, dell’incapacità dei progettisti, dell’insulsità del portale che dovrebbe rappresentarci sono tutti coglioni. Passatemi il termine: webdesigner, ingegneri, esperti vari, ecc…lo fanno per il loro interesse, per la loro saccenza e per la loro voglia di cazzeggio. Sono loro gli italiani-medi sbagliati. “Quelli che” si incazzano se si accorgono di poter fare semplicemente meglio, conoscendo la propria professione, e magari in pochi giorni, una cosa fatta da cani con lo sperpero più grande di soldi pubblici. Sono loro gli approssimativi, quelli qualunquisti.

“Forse […] occorrerebbe aggiungere un ottavo rischio, quello che viene dai troppi che si proclamano unici e autorizzati interpreti della rete e della sfera pubblica.”

Il nono viene da chi ha la tessera dell’ordine dei giornalisti.

Stategli lontano!

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2 Responses to I “resti” del Carlini…e le sue “illusioni”

  1. […] ditelo però ai giornalisti dell’ordine. Altrimenti si arrabbiano e parlano di diari […]

  2. […] blogosfera, blog, blogging. trackback Ma basta, non ce la si fa più. Abbiamo capito che Franco Carlini probabilmente cerca fama nella blogosfera in maniera un po’ strana, al contrario, ma spero […]

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