Le tutele (non rispettate) della Costituzione per i lavoratori a progetto

http://www.pieroricca.org/2006/04/ foto tratta dal blog di Piero Ricca

Pubblico il commento di friend, che spiega chiaramente come molto spesso il lavoro “a progetto” mascheri un qualche cosa fuori legge:

“La legge 30 purtroppo è una legge che favorisce le aziende non detassandole ma dando la possibilità alle stesse di abbassare il costo del lavoro sul prestatore stesso (lo ammette anche l’ex ministro Maroni in una recente intervista: il contratto a progetto è stato “frainteso” dalle aziende rispetto ai presupposti su cui era nata la legge).

L’Art 36 della costituzione obbliga il datore a fornire uno stipendio che possa assicurare una vita libera e dignitosa!!!. In molte vertenze il giudice ha riconosciuto al lavoratore una integrazione dello stipendio (specie nei casi delle classiche 500-600 euro per 8 ore giornaliere) e il pagamento delle relative differenze dal mese in cui è stato posto in essere il contratto a progetto (escludendo i relativi intervalli tra uno e l’altro). Nel merito della quantità e qualità della prestazione sarà il giudice di merito (e non il datore) a decidere. Ovviamente “l’esperto” non si accontenta delle 500 (lorde) ma ne vorrà dai 1300 (nette) in su e poche aziende possono permettersi l’80% del personale a certi costi. Ecco perché in Italia non funziona nulla! Si assumono persone non professionali e/o non professionalizzate adeguamente dal datore (art.7 dlgs 368/01). Gli stessi lavoratori non sono incentivati in questo contesto; l’Italia è una società di servizi e non produce più (tutto o quasi è made in Cina dove la tutela del lavoratore è quasi 0; come poter competere con non viene pagato – aggiungo io- ma schiavizzato?): questo forse il problema.

Autocritica: i nostri genitori con le loro lotte hanno portato a casa importanti leggi sul lavoro. Noi giovani invece scendiamo in piazza solo se la juve o lazio rischiano la b o andiamo al mare invece di votare il referendum sull’estensione dell’articolo 18. Il mio consiglio/speranza è quella di una “lotta” civile a cui devono partecipare tutti. Lotta da espletare con vertenze che richiedono non solo la conversione del contratto ma in determinati casi, in via subordinata, anche l’integrazione e i relativi arretrati dello stipendio. Evitate di pensare se vi conviene o meno fare vertenza ma pensate che la lotta di uno affiancata a quella di altri può cambiare lo stato delle cose. E’ auspicabile infatti che se una azienda è carente in più vertenze, sarà poi la stessa a fare contratti a progetto di 850euro (lorde) invece che 500 o 600 (lorde).

Un cordiale saluto a tutti.”

Sarebbe interessante fare leggere la Costituzione (per lo meno i principi fondamentali, la prima e la seconda parte) nelle scuole (ma anche ai politici, ad alta voce). Ma si sa, l’educazione civica è una materia in disuso in Italia.

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