Brrr, rabbrividisco

Logo trasmissione Anno Zero, da DavideMaggio.it

Stavo seguendo poco fa l’inizio della trasmissione “Anno Zero” di Santoro. Ad un certo punto sento Beatrice Borromeo pronunciare questa frase:

“…in Italia la cultura non serve”

Ho avuto un attimo di mancamento ma ho realizzato: non è un’esagerazione né tantomeno una provocazione…secondo me è un’opinione vicina alla realtà. Più sei preparato e più ti poggi su solide basi culturali…più con la mente (e anche con il corpo) ti allontani da qui. Non vedi speranza, ma anzi devi scontrarti ogni giorno con chi fatica ad andare oltre all’immagine dipinta su tela ed ovattata che gli si presenta intorno.

Sarei davvero curioso di conoscere e leggere i pareri di chi legge quello che scrivo; è come dire che non esistono stimoli che portino ad uno sviluppo comune, ad alzare il livello sociale.

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5 Responses to Brrr, rabbrividisco

  1. Jo ha detto:

    Non ho visto la trasmissione, quindi non so in che contesto la frase sia stata pronunciata. Ma comunque è già molto tempo che mando i miei “curricola” in giro per il mondo, perché qui non vedo più speranze.

  2. sonounprecario ha detto:

    …curiosità: ma ti rispondono anche con una mail, anche solo per dirti un “no” (del tipo “ho letto la tua richiesta e ho per lo meno la gentilezza di risponderti”)?

    Ho seguito un po’ la puntata, soprattutto alla fine: è stata interessante, si parlava di università, clientelismo, meritocrazia, nepotismo…cose più che radicate in Italia insomma. I concorsi pubblici e le corporazioni (che in realtà esistono ancora) ne sono grandi testimonianze.

  3. furio detti ha detto:

    saluti da un altro blogger precario (che ha il cuore radicalmente a destra mentre la testa è aperta a ogni pericoloso randagismo…)

    entrando nel merito non direi che si tratti di cultura quanto piuttosto di competenza.

    il problema non è la cultura – posto che per cultura si intenda la capacità di assimilare delle conoscenze, non solo delle nozioni, e di utilizzarle per avere un approccio critico verso il mondo – ma è drammaticamente un problema di competenza.

    vale a dire che l’handicap non riguarda l’essere colti o no, ma riguarda quella miscela di compiaciuta arroganza che premia l’incompetenza e la sciatteria, oltre che il disprezzo delle regole e la mancanza di rispetto.

    l’Italia, o meglio l’italietta, è un sistema che premia sulla base non del valore del singolo, ma sulla base dei rapporti di potere e clientelismo che il singolo può sfruttare. di solito accade che i più incompetenti siano i più ammanigliati, ma non è una regola, quello che succede è che quanto meno sei capace di fare bene qualcosa, tanto più verrai isolato e penalizzato.

    in primo luogo perché la competenza tende a svelare l’inadeguatezza altrui; secondariamente perché chi stabilisce il valore umano e professionale lo fa per ragioni del tutto estranee alle capacità personali, e generalmente senza impegnarsi in direzione della qualità.

    nel migliore (e meno frequente) dei casi il raccomandato, pur competente, si trova dove si trova per ragioni affatto differenti dalle proprie capacità; nel peggior caso (e più frequente) il raccomandato non solo è palesemente incapace, ma è consapevole dell’inopportunità di migliorare la propria performance.

    PS. una domanda a Jo: ma inviare i CV all’estero, funziona? a sentirti parrebbe di no….

  4. furio detti ha detto:

    “quello che succede è che quanto meno sei capace di fare bene qualcosa, tanto più verrai isolato e penalizzato.”

    volevo scrivere quanto PIU’ scisate il lapsus…

  5. artemide ha detto:

    …eccomi, a pieno titolo tra i precari d’Italia, laureata quinquennale con in mano un contratto…di stage, praticamente (ma con mansioni tutt’altro che da stagista: se da un lato la responsabilità “appaga”, la si vorrebbe minimamente vedere economicamente riconosciuta, specie se si è “investito” per 5 o più anni nella fatidica “istruzione”)…
    Bene, ciò su cui l’università, personalmente, mi ha istruito è stato nel farmi conoscere parassiti di vario ordine e rango su cui le parole clientelismo e soprattutto “paraculismo” si cuciono a meraviglia, a fronte della loro mediocre parlantina ma scarsa capacità di contenuto.
    Beh, dopo tanto peregrinare per 5 anni di stati emotivi alterni, l’agognata laurea è stata comunicata in una settantina di CV, per i quali ho ricevuto circa quindici risposte (di cui due dall’estero). Non malaccio dunque, considerando che in “quei giorni” anche il “no grazie” è risposta gradita. Fortunatamente una di queste mi chiedeva la disponibilità ad un colloquio…L’esito economico…beh, quello è altra cosa…e poi, suvvia…mica vorrete essere così gretti da pensare solo al dio denaro?! Per sei mesi l’ho accantonato in nome del posto di lavoro…Quando mi scade il contratto vi faccio sapere!

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