Beneficenza open-source

L’Associazione per il software libero, dopo aver ascoltato la ridicola proposta di microsoft (“245.766 euro all’anno, poco più di 20.000 euro al mese da suddividere in tre Centri di Ricerca “tramite terze parti, sulla base delle necessità specifiche di prodotti hardware, software, servizi di supporto tecnico e attività formative” – questa cifra rappresenta lo 0,0007 % del fatturato della suddetta corporation, pari a 44.282.000.000”) di voler investire 737.300 euro nei tre centri italiani, si è messa prima le mani nei capelli, poi si è rimboccata le maniche e, conti alla mano, ha fatto una proposta irrinunciabile.

Conti alla mano infatti, non solo l’investimento sarebbe superiore, ma in termini di risparmio, usare software libero e/o open-source, vorrebbe dire risparmiare non so quanti milioni di euro in licenze, aggiornamenti ed acquisti di programmi vari di microsoft o altri grandi nomi. Insomma, sarebbe una cosa molto intelligente, un gesto sensato verso i contribuenti ma soprattutto un esempio portato direttamente ai cittadini, che potrebbero cominciare a scoprire che anche se un programma non costi centinaia di euro o più possa essere molto valido, se non migliore e specialmente migliorabile.

“Al fine di realizzare quanto sopra indicato, l’Associazione per il Software Libero si impegna a mettere a disposizione del Governo, per un periodo di cinque anni, attività formative, materiale didattico, soluzioni tecnologiche e software, direttamente o delegando aziende italiane che lavorano nell’ambito del software libero, per un valore complessivo dell’ordine di 10.000.000 (dieci milioni) di euro all’anno.”

Per di più sarebbero soldi italiani investiti in universit, aziende e cervelli italiani. Un’occasione fantastica anche davanti agli occhi del mondo, per dare il giusto spazio alla filosofia open-source ma non solo. Valorizzeremmo il nostro paese, cosa non da poco. E i soldi risparmiati potrebbero essere utilizzati per altri scopi.

Un piccolo ma significativo esempio avviene già da tempo in una scuola di Bolzano: insieme agli esperti, hanno gradualmente sostituito i sistemi operativi e i programmi didattici offerti agli alunni con software open-source, e quindi modificabile o adattabile allo studente stesso (per lo meno potenzialmente). A voi il video di Report:

Speriamo che il Governo, nel disagio generale, dia un segnale netto, un input italiano almeno questa volta.

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