“Stop alle telefonate”

Il Garante della privacy, con 5 provvedimenti, ha prescritto “una serie di misure affinché vengano rispettati la riservatezza e gli altri diritti degli utenti.”

Quindi non è che verranno subito fermate le telefonate anche perché, detto in questo modo (credetemi), non sarebbe più possibile nemmeno offrire il cosiddetto servizio clienti (quando per esempio avete un problema col cellulare e chiamate voi). Ricordo che in Tim (dove lavoravo), la prima cosa che dovevamo dire al cliente dopo il saluto iniziale era che “i dati personali forniti durante la chiamata sono soggetti al DL 196/03″; anche chi fa inbound, cioé chi riceve le chiamate appunto, è costretto a chiedere il nome e il numero a chi telefonava; se infatti non era il proprietario o chi parlava non conosceva l’intestatario o i dati stessi, per questione di privacy (poteva essere uno sconosciuto che si spacciava per il proprietario infatti)…doveva mettere giu e far chiamare il proprietario stesso.

Detto questo, gestori e call center dovranno:

- interrompere l’uso indebito di numeri telefonici raccolti ed utilizzati a scopi commerciali senza il previsto consenso da parte degli interessati;
- regolarizzare le banche dati informando gli utenti e ottenendo da essi lo specifico consenso all’utilizzo dei dati per scopi pubblicitari;
- informare con la massima trasparenza gli utenti anche al momento del contatto sulla provenienza dei dati e sul loro uso;
- registrare la volontà degli utenti di non essere più disturbati;
- interrompere l’utilizzo illecito di dati per attivare servizi non richiesti (segreterie, linee internet veloci); effettuare controlli sui responsabili dei trattamenti svolti presso i diversi call center.

Esatto. In genere l’operatore richiede anche al cliente se in futuro desidera essere contattato o informato su nuove promozioni, tramite chiamata o sms; se dite sì ogni tanto vi arriverà qualche sms gratuito informativo o una chiamata promozionale. Se dite no non vi arriverà un bel niente, ma poi non lamentatevi dicendo che tim/vodafone/wind “non mi regalano mai un miliardo di euro di chiamate o un milione di messaggi gratuiti”. Ovvio, non possono contattarvi. Comunque sia, il consenso scade ogni 3 o 6 mesi di solito, quindi è possibile che ogni tot.vi richiami lo stesso qualcuno per richiedervelo, così come non ve lo chiederanno se vi contatteranno due volte entro 3 o 6 mesi.

…Vi chiedete perché vi contattano praticamente tutti i giorni? Forse dovete stare più attenti (per esempio) quando vi iscrivete, usando cartoline presenti nelle riviste, a qualche concorso, inserendo il vostro numero di casa o di cellulare e autorizzando il trattamento dei dati. Stessa cosa quando vi registrate via Internet ad un provider per crearvi una casella email, ecc… Nessuno legge le informative, ci limitiamo a flaggare il tutto per fare in fretta. Nel 99% dei casi, acconsentire al trattamento dei dati, significa anche essere soggetti a ricevere offerte commerciali.

Questo per dirvi che se un giorno avete le palle girate e vi suona il telefono, non prendetevela con l’operatore. C’è già in abbondanza chi si prende gioco dei lavoratori di call center.

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Una risposta a “Stop alle telefonate”

  1. Mammut scrive:

    Allora, premesso che io difendo in pieno il lavoratore del call center, che da indagini fatte da SIGNORE TASMISSIONI che danno informazioni utili, come Report e Annozero, il lavoro del call center è quello che merita più rispetto, sia per le condizioni pessime che per la precarietà, io sono uno di quelli che pagherebbe anche 1 euro in più in bolletta per avere un consulente (non un semplice operatore) che possa seguire la mia pratica personalmente, gestendo quindi esclusivamente lui la mia scheda, in modo da permettermi di risolvere un problema senza doverlo spiegare ogni volta all’operatore di turno. Magari questo euro in più, invece che ingrassare l’atesia di turno potrebbe aiutare a vivere meglio l’operatore che già vive in difficoltà.

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