New York Times 2.0

Il New York Times cambia. Dalla mezzanotte di martedì, tutte le parti del famoso quotidiano americano (compresi editoriali, commenti e archivio) saranno completamente free, accessibili da tutti senza dover pagare l’abbonamento mensile di 7,95 $.

La motivazione ufficiale di questa scelta epocale è data dall’aumento esponenziale degli introiti pubblicitari, secondo l’equazione “più utenti che leggono = più pubblicità”; “più visitatori = più spazi pubblicitari da vendere”. Sinceramente non comprendo ancora se sia la cosa più giusta da fare. Certo, i contenuti prodotti dagli utenti continueranno ad aumentare e a circolare con più facilità, ma non si corre il rischio di vedersi saturati di pubblicità? Il mio dubbio è dato specialmente dal timore di vedere un rapido peggioramento della qualità delle informazioni veicolate.

Avete presente i primi anni ’80 quando c’era qualcuno che grazie ad una concessionaria antagonista della SIPRA vendeva senza limiti spazi pubblicitari agli inserzionisti trasmettendo i primi telefilm americani? Da quel momento in poi è cambiato tutto. Non sto qui a dilungarmi sulla storia radio-televisiva di quegli anni, ma è proprio da li che si è cominciato a guardare in un altro modo i dati Auditel e da li la pubblicità è stata considerata parte attiva nella creazione di un palinsesto.

Lancio quindi la domanda ai più esperti: se anche nei quotidiani – come se ciò già non accadesse abbastanza sia nella versione cartacea che in quella on line – la linea o la curva dell’attenzione si spostasse troppo verso i gusti dei fruitori delle notizie – cioé noi, gli utenti destinatari – a discapito della qualità delle informazioni, non rischiamo semplicemente di trasferire un media tradizionale in un canale nuovo, senza avere in realtà apparenti vantaggi?

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7 Responses to New York Times 2.0

  1. Axell ha detto:

    ottimo, ma NYT precorre i tempi, sa che la concorrenza è troppo alta e che la pubblicità è l’unica benzina a cui ricorrere per il sostentamento.
    già oggi i nostri grandi media (giornali e rai) potrebbero essere gratuiti.
    cecità o inganno?

  2. sonounprecario ha detto:

    In effetti la pubblicità è l’unico vero sostentamento e come sempre, in questo trasferimento on line, ci troviamo in ritardo per vari motivi tutti nostri (il ragionamento è “vedo il cambiamento ma fingo che non ci sia per ora”).

    Io però parlo proprio dei contenuti, in sé. Non si rischia di riempire la rete di kb inutili? Le informazioni ora sono tante, quasi troppe, e il ruolo di OL, cioé quello del blogger che funge da “nodo più grosso” nello smistamento, diverrà sempre più importante ma arduo. Col peggiorare della qualità delle info, non si corre anche il rischio di un ulteriore “appiattimento” della piramide di cui parla Giuseppe Granieri, unita allo “sgonfiarsi” di questi nodi di smistamento della Rete (orizzontale)?

    Spero si comprenda quello che voglio dire… 😛

  3. […] NEW YORK TIMES DIVENTA GRATUITO […]

  4. Dario Salvelli ha detto:

    Beh MyTimes era un po costoso e probabilmente non molti utilizzavano la versione online quindi tanto vale aprire ed utilizzare un altro modello: ma questo se lo può permettere un grande media come il NYT. Rai e giornali nostrani non ne sono sicuro.

  5. sonounprecario ha detto:

    Come diceva Axell, con la pubblicità potrebbero benissimo, per lo meno tentare. Secondo me il primo a fare un passo simile in Italia sarà repubblica ma non vorrei sbilanciarmi troppo.

    Certo è che avremo delle conseguenze, bisognerà capire anche quali.

  6. […] italiani infatti sono ancora molto arretrati da questo punto di vista. Anni luce dal nuovo New York Times. Comunque sia, in alcuni articoli è addirittura possibile commentare, così come da tempo ha […]

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