Ammazza che Mazza!

Da corriere.it

A prescindere da Grillo e dalle dichiarazioni degli ultimi giorni, quando il direttore del Tg2 arriva ad affermare cose demenziali e pericolose come queste, secondo me…abbiamo davvero toccato il fondo. Il delirio è vicino.

Cosa accadrebbe se un mattino qualcuno, dopo aver ascoltato quegli insulti contro tizio e contro caio, premesse il grilletto?

Io ho una risposta ce l’ho: spegnerebbe il Tg2. Mi chiedo però perché i media in questo periodo si sono di colpo ricordati di Beppe Grillo ma temono il qualunquismo e l’antipolitica. Grillo è diventato il nemico numero uno della democrazia italiana, la mina vagante che potrebbe mandare pericolosamente il paese in rovina. O almeno ce lo vogliono fare credere. Chissenefrega dico io. Secondo voi è normale invece che tutti i giornali parlino in questi toni scandalistici di Grillo e di ogni parola che dice?
È proprio questo che mi preoccupa: se i giornalisti italiani dei tg con milioni di telespettatori sono disposti a dire di tutto pur di proteggere il non-essere più politici da tempo da parte di chi ci governa, la situazione è più grave del previsto. Perché è comodo parlare soltanto delle affermazioni forti di un comico e ignorare altri temi più importanti; è anche così che dimostrano la loro malafede.
Che non si lamentino poi e non comincino ad aver paura se il prossimo V-Day sarà proprio contro di loro, col fine di togliere i finanziamenti pubblici stratosferici a “questa merda di informazione”. Senza contare che in questo modo Grillo va su EuroNews (gran canale in effetti) a dirne di cotte e di crude sull’Italia, sull’informazione e sui politici italiani. E come dargli torto?

Quanto durerà la moda Grillo? E quanto ci sfasceranno le orecchie parlando di grillini o altri nomignoli? Perché per forza bisogna tentare di inquadrare tutto da una parte, bianco o nero, fascista o comunista, grillino e antipolitico, ecc…? Come se io non potessi pensarla diversamente, con tante sfumature; ragionamenti da “uomini”, direbbero le donne in altri contesti quando ci prendono in giro sul nostro modo di pensare, ragionare o vedere le cose. O zero o uno, come in un sistema binario. Conosciamo i temi di Grillo, quindi non capisco perché prendersela tanto. Va bene discutere sul non condividere i metodi, ma per il resto, rifirmerei al V-Day. Non per Beppe Grillo, ma semplicemente perché prima di tutto volevo dare un segnale ben preciso, un input, giusto o qualunquista che sia; in secondo luogo non mi sembra neanche così sbagliato non volere seduti in parlamento dei condannati. Che poi le proposte non verranno mai calendarizzate, questo è un altro discorso qualunquista.

Concludo infine citando un bel pezzo di Giovanni Sartori su tutto quello che sta accadendo in questi giorni: Grillo è l’obiettivo primario perché ha colpito il ventre molle della politica. Ha parlato di voti infatti. I politici da tempo se ne sono infischiati della crescente rabbia, della distanza che accresceva tra loro e la popolazione e questo è il risultato. Si parla tanto di antipolitica, ma in realtà Grillo sembra volerci entrare per azzerarla.

Se vogliamo davvero sapere quale sia lo stato di putrefazione del Paese, la fonte non è Grillo ma il libro La Casta di Stella e Rizzo. Quel libro ha venduto un milione di copie-un record di successo mai visto – eppure non ha smosso nulla. Gli italiani dovrebbero esprimere la loro protesta «razionale» continuando a comprarlo. Ma anche così dubito che la Casta ascolterebbe. Perché Stella e Rizzo non controllano voti. Invece Grillo sì. Lo ha già dimostrato e si propone di rincarare la dose al più presto. Per le prossime elezioni amministrative Grillo sosterrà liste civiche spontanee «certificate » (da lui) che escludano iscritti ai partiti e personaggi penalmente sporchi.

Esattamente. Con gli italiani funzionano altre cose, più populiste forse; devono sentirsi trasportare dai sentimenti un po’ poveri di razionalità, altrimenti non si smuovono. Certo è che pensare di fermare tutto questo con una retorica tutta made in Italy appellandosi al fascismo, al qualunquismo, alla critica con annesso atteggiamento di superiorità e affini, è un errore che ha caratterizzato specialmente la tradizione della sinistra più intellettuale e che continua, imperterrito, ad essere ripetuto.

 

 

P.S.= …da quando Tronchetti Provera si chiama Massimo?!

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