Se avessi “le palle” di un bonzo…

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Avrete notato che fino ad ora non avevo detto niente sulla tragica situazione di queste settimane in Birmania.

Questo perché, dopo averci ragionato un po’ su, mi vedo più vicino a questa posizione piuttosto che quest’altra. Non me ne voglia Dario, che per me è un amico ormai – anche se non ho ancora avuto modo e piacere di conoscerlo di persona – ma pensandoci bene…apprezzo molto queste iniziative, anche se credo che non servano a molto, purtroppo.

Certo, l’idea di Dario è più che lodevole e infatti sta facendo il giro del mondo perché fa sì che nessuno smetta di parlarne, confrontarsi e discutere su un devastante avvenimento come questo, che dovrebbe sì coinvolgere il mondo ma in tutt’altro modo. Premetto subito che vedere tutta questa gente indifesa, scalza, con poco o niente, lottare per la libertà e per questo venire uccisa, malmenata, censurata, ignorata, calpestata, deportata…mi fa un effetto incredibile. Questi qua hanno i coglioni (perdonatemi i termini che userò ma in certi casi la forza delle parole rende meglio l’idea) più grossi di tutti noi italiani messi insieme. Che ci lamentiamo, parliamo e ci indignamo ma siamo sempre li…cosa otteniamo a parte un giro di link e di discussione? Io me lo sono già chiesto in passato. Ok, non siamo mica obbligati, certo.

Dall’altro lato, il post di Bucknasty è forse troppo “estremista” e coinvolto…come piace a me del resto. Obiettivamente però ritengo sia esagerato tacciare tutti quelli che, nel loro piccolo, prendono una posizione o aderiscono ad un’iniziativa che ritengono comunque utile, soltanto come superficiali e in realtà menefreghisti. Però in parte ha ragione, perché la preoccupazione di molti è stata esclusivamente quella di inserire un po’ di rosso nel proprio blog, una foto di sé stessi con una maglietta rossa (che fino al giorno prima magari era un colore odiato per motivi che non sto li a ricordarvi) e magari farsi linkare o commentare un po’ il blog, godendo insieme a tanta gente di moralizzazioni tutte made in Italy. È così che aiutiamo il popolo birmano? No di certo.

Forse esagero, ma credo che fare qualcosa di concreto sia ben altro: scendere in piazza tutti uniti, nazionalmente, in Europa che so io…non firmare una petizione. Il Pinochet birmano se ne fotte delle petizioni e dei blog uniti; la Internet è chiuso. Ok, va bene, lo so, parliamone, teniamo viva la questione visto che già è praticamente dimenticata. Non ci sono molte immagini, non ci sono giornalisti, quindi per la gran parte dei media (italiani) tutto questo non esiste. È anche qui che bisogna indignarsi, non basta un file jpeg rosso.
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Per di più credo anche che noi non possiamo capire tutto questo e…chissà quante cose ancora staranno succedendo che non sappiamo e non ci fanno conoscere. Sì, nel nostro piccolo viviamo qualche censura o al massimo abbiamo assistito a teste frantumate gratuitamente a manganellate al G8 di Genova; ma non possiamo capire cosa voglia dire farsi pestare o sparare addosso solo perché stiamo per strada. Cavolo, li sì che ti senti addosso il peso del regime, parola ormai usata a sproposito da politici che non sanno misurare le conseguenze; li sì che provi quella sensazione indescrivibile di non poter decidere se oggi puoi respirare o no.

La realtà è un’altra e cioé quella che dimostra che il Myanmar non fa già più notizia (se mai l’ha davvero fatta): alle 21.48 di mercoledì sera, sulla pagina principale di corriere.it la notizia sulla Birmania è nel fondo della pagina, su Repubblica.it non c’è nemmeno più. Ignorati. Va bene che in Birmania non ci sono i soldi che hanno invece gli israeliani, però non capisco. Non capisco perché ogni paese non si impegna in un aiuto concreto. E l’Onu? A cosa serve tagliare aiuti, fondi, ecc..? Alla fine ci rimettono sempre i poveretti. Per una volta voglio ragionare da duro, da americano punto nell’orgoglio: sogno un’invasione di massa dei buoni che uccidono tutti i cattivi e piantano una bandiera; peccato che sarebbe un disastro in vite umane (innocenti). Quindi? Sa fem? Parliamone. Alla civiltà occidentale non fotte più di tanto, semplicemente perché è la Birmania…non è l’Iraq. Brutto da dire eh?

Questo per confessarvi che se davvero potessi fare qualcosa, se davvero avessi i coglioni grossi come quelli di un birmano avrei già fatto molte altre cose. Ma lo ripeto, un invito alla riflessione è sempre meglio che stare fermi a guardare oppure star li soltanto a criticare. Quindi ringrazio ancora una volta Dario, ma adesso…che facciamo?

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11 Responses to Se avessi “le palle” di un bonzo…

  1. pietroizzo ha detto:

    non credo che il tuo post sia criticabile, la penso praticamente così anche io… le foto rosse su flickr, il ribbon sul blog… ci credo poco e nulla. L’appello di amnesty… già firmato, è un passettino in più, ma come hai detto anche tu, quelli se ne fottono. Una volta si partiva per andare a combattere in Spagna, aiutare gli insorti. Adesso non lo si fa nemmeno in Italia. Parliamone, certo, manteniamo alta l’attenzione… ma mi sembra l’unica cosa che possiamo fare. E purtroppo non è immediatamente utile a loro.

  2. paologaz ha detto:

    Non sono d’ accordo per una volta, io non me la sento alla mia età di imbracciare le armi e lottare (violenza chiama violenza). Ho la fascietta rossa nel mio blog, ho pubblicato un post e sono consapevole che tenere viva l’ arrenzione sia utile sempre. Noi bloggers non possiamo sostituirci alle istituzioni, ai governi e all’ ONU. Noi possiamo fungere da pungolo coi nostri post, ma per carità se anche nei media tradizionali è ormai una notizia da fondo pagina non deve esserlo anche per noi. Paologaz

  3. Dario Salvelli ha detto:

    Il tuo post è condivisibile, quando ho visto le foto con quelle scritte ironiche mi son sempre chiesto anch’io che senso avrebbe avuto il Free Burma: poi però mi sono convinto che era necessario comunque fare qualcosa, non abbassare la guardia ed i torni per quanto questo sia INSIGNIFICANTE. L’unica soddisfazione, se possiamo chiamarla così, è che probabilmente la notizia di questa protesta è stata diffusa in Birmania da una radio asiatica. Spero di riuscire a trovare l’audio anche se sarà incomprensibile (in Birmano).

  4. xlthlx ha detto:

    ho tinto il mio blog di rosso proprio per non far dimenticare a chi ci passa qual’e’ la situazione in birmania. poco? meglio di niente, meglio dell’indifferenza dei media.
    io continuo a tenere occhi e orecchie aperte, perche’ se ci sara’ da fare qualcosa di concreto, si fa.
    ma ripeto: ignorarlo mi sembra peggio, ignorarlo mi sembra molto il discorso dell’uomo qualunque: magna, beve e non se ne ‘mporta.

  5. sonounprecario ha detto:

    @Paologaz
    non è che sto incitando alle armi e non ho detto che tutti quelli con la fascetta rossa sono dei paraculi. Mi sto solo interrogando insomma. Su cosa effettivamente andrebbe fatto, su cosa potremmo fare davvero. Parlarne è già molto, ma non credo serva al popolo birmano..che sicuramente non può riscontrare effetti diretti. Questo intendo

    @Xlthlx
    Come ho detto più su, per carità, non voglio che tutto questo sia ignorato ma…mi pongo domande sulla concretezza insomma.

    @Dario
    Daje, facce sentì! E ovviamente tradurrai tutto nel tuo dialetto spero. 😛

  6. […] 132. Blog a progetto: Se avessi le “palle” di un bonzo… (mi sembra importante interrogarsi sul significato di ciò che facciamo. Specie se ci si interroga pr se setssi e non per gli altri) […]

  7. xlthlx ha detto:

    beh, ce le stiamo ponendo un po’ tutti. se ti viene un’idea, fammi sapere. che non si andare li’, che ci sto gia’ pensando, ma alla fine anche quello, a che servirebbe davvero?

  8. sonounprecario ha detto:

    Beh se andassimo li noi non servirebbe a niente. Io romanticamente sognavo di vedere tutti i soldati, che dopotutto fanno parte del popolo, inginocchiarsi davanti ai monaci e combattere…contro il vero nemico. Invece chissà come andrà a finire.

  9. […] dai telegiornali e dai quotidiani vari per parlare della Birmania. Perché? Ovvio, perché della Birmania nessuno ha interesse. Se per esempio ci fosse stato del petrolio, Bush avrebbe già invaso la nazione, ma così non è […]

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