Come funziona la tv in Italia

volevo postare il video in cui Berlusconi paragona il cervello degli italiani ad alunni di scuola media non dei primi banchi ma non l’ho trovato

Io sto dalla parte di quei teorici che vedono la tv più come uno strumento di controllo sulle masse. Forse perché mi piacciono i complotti e le storie intricate ma mi piace andare a rovistare dietro le cose e capirci qualcosa. O forse perché non c’è miglior strumento che possa tenere a bada o educare popolazioni intere come la tv. E dalle intercettazioni (e dalle reazioni previdibili di mediaset) del 2005 si possono capire facilmente moltissime cose, tantissimi aspetti di come venga fatta televisione in Italia e chi abbia saldamente in mano la gestione a piacimento dei mezzi di comunicazione, potenza di fuoco di portata incredibile, soprattutto in un paese vecchio cresciuto a pane, DC e televisione come il nostro.
Leggendo i testi delle intercettazioni non rimango stupito di nulla, anzi, ho un’altra certezza e imparo una lezione pratica che prima conoscevo solo per studiata: in tv non c’è nulla di vero o lasciato al caso. Finzione è se vi pare ma anche se non vi piace; chi ha partecipato ad una qualunque registrazione di una trasmissione tv come pubblico può capire bene e in piccolo di cosa parlo.
Non c’è da star allegri però perché la situazione italiana è un’anomalia tutta nostra e speciale a cui nessuno ancora ha avuto il coraggio di far fronte se non con slogan tutti elettorali. Parlo del famoso e bistrattato conflitto di interessi che secondo me andrebbe chiamato col nome giusto e cioé “conflitto con una qualsiasi democrazia o forma di pluralismo del mondo occidentale”, che in altro modo viene chiamato grande fratello. Siamo arrivati infatti ad un punto in cui il giorno prima ci tolgono “20” ma il giorno dopo ci ridanno “10” e quindi facciamo festa; siamo ad un punto in cui ci stupiamo quando sentiamo parlare di diffusione della droga o di cose che tutti sanno e fanno finta di non sapere. Ma è il sistema che è malato, rotto e molto più orwelliano di quanto sembri e sentire che addirittura certe persone si preoccupavano del fatto che la morte del papa avrebbe potuto aumentare l’astensione alle elezioni non è niente di speciale ma lo è agire di conseguenza sui tg e sulle modalità con cui riportare risultati elettorali, per cercare di nasconderli o ritardarli. E parliamo di elezioni regionali perse nettamente dalla cdl; se invece fossero uscite intercettazioni sulle ultime politiche staremmo parlando di colpo di Stato, perché nessuno sa bene cosa sia successo al Ministero degli Interni. Di poco ma l’abbiamo scampata. È normale nel campo della comunicazione televisiva pensare all’ordine delle notizie di un telegiornale, decidere cosa dire o non dire, ma non lo è fare trasmissioni-approfondimento pilotate soltanto da una parte e considerare tutto questo professionale come mediaset vuole far credere. Per non parlare della solita reazione di chi non ha mai chiarito il proprio passato, l’origine delle proprie fortune e tante altre cose avvalendosi della facoltà di non rispondere e della facolta di non farsi processare. E la cosa che mi da più da pensare e mi fa rabbrividire è che probabilmente la gente che provvede a fare tutto questo non ha ricevuto particolari direttive, se non ai piani alti, ma lo fa per fare bella figura col padrone; senza immaginare le catastrofiche conseguenze a cui porta avere dei mezzi di comunicazione servi di un padrone, di una persona nemica della libertà e del pluralismo.

Nei 5 anni di buio, ma anche nei 50 anni di precedente storia radio-televisiva, abbiamo avuto tanti sintomi, tante avvertenze di come andavano realmente le cose: dagli editti bulgari alle rimozioni dei direttori dei grandi quotidiani, dai telegiornali in cui le notizie spinose non venivano date o raccontate per ultime, seguite da servizi piacevoli per il pubblico, ai finti scandaletti che servivano per parlare d’altro, distogliere l’attenzione pubblica da leggi ad personam che dovevano passare, ecc… Tutto in stile P2, come loggia massonica aveva insegnato.
E chi pensa che programmi mediaset come striscia o zelig siano liberi e di sinistra è una persona disinformata; anzi, quei programmi sono i pochi esempi viventi di satira di destra, cioé quella che, facendo finta di sputtanare un personaggio, finisce per farlo apparire simpatico e buffo. Credete davvero che a mediaset passi qualcosa inosservato? Pensate che non facciano vedere quello che vogliono? Come direbbe Luttazzi, il compito della satira, dovrebbe essere quello di demolire un personaggio: si sa, la satira di Luttazzi fa male, molto male infatti, tanto da dover ricorrere ad allontanamenti. C’è qualcuno che sostiene che la differenza tra questo periodo ed il precedente sia che prima non sapevamo nulla di quello che accadeva, in tipico stile della destra che ha bisogno di controllare e censurare, mentre ora sappiamo fin troppo, in questo caso probabilmente per incapacità di gestire un rapporto diretto coi cittadini. E ripeto, venire a sapere che le trasmissioni andavano in onda a reti unificate non mi stupisce, come non stupisce che in Italia venga costantemente impedita la nascita di un terzo polo mediatico: basta andarsi a vedere le ultime leggi, passando per la Mammì, per la Gasparri, fino ad oggi, in cui nessuno ha le palle di parlare di 10 milioni di firme raccolte ai Gazebo (un quinto della popolazione italiana compresi i neonati) e di come venivano raccolte on line ad esempio. «Perché che Berlusconi sia bugiardo è considerato un fatto endemico della scena politica, un’eccentricità del suo carattere, una forzatura retorica serenamente metabolizzata. Come se dieci milioni fosse uguale a cinque o a due o a uno. Personalmente, temo molto l’assuefazione, che è l’ingrediente fondamentale del conformismo».
Ora in molti avranno capito come funziona realmente la televisione italiana e moltissimi altri continueranno a guardarla facendo finta che non sia successo niente, talmente assuefatti come sono alla verità che ritengono assoluta riversata dalla magic-box. Purtroppo però è la struttura Italia che non può più funzionare nei suoi meccanismi, superata, quel sistema il cui motto per vivacchiare è “va tutto bene, tanto tutti devono mangiare”; noi italiani infatti, piccola gente con un piccolo cervello, non abbiamo capito che il meccanismo è rotto da troppo tempo e per tirare avanti crediamo davvero che inculare il prossimo porti i suoi frutti. E che il paese intero possa andare avanti all’inifinito così. Fino a quando, il giorno dopo, non è il prossimo che incula noi. Il cerchio della vita di un italiano-medio, che vive nel sogno della favola berlusconiana.

Forza, Italia.

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One Response to Come funziona la tv in Italia

  1. […] sindacati che ci difendono, istituzioni giuste, lavoratori coalizzati. Questo semplicemente perché il sistema è rotto e lo sappiamo bene o male tutti ma evidentemente ci va bene […]

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