Made in Italy but not for Italy

In Italia ci si lamenta che la ricerca è ferma, non si va praticamente avanti. I cosiddetti cervelli scappano, felici di poter lavorare e venire valorizzati e soprattutto pagati altrove. Sì perché lo Stato italiano spende moltissimo nella formazione universitaria ma quando poi si arriva alla fine del percorso di studi, momento in cui tutto un paese può guadagnare del lavoro di una persona sola, ecco comparire l’incantesimo: lo Stato italiano infatti regala letteralmente tutti coloro che potrebbero contribuire ad un miglioramento complessivo della società a qualcun altro, gratuitamente. Insomma, non basta lo sperpero economico ci deve anche essere quello delle risorse umane vere e proprie.

I ricercatori italiani si dividono principalmente in 2 categorie: chi fa il proprio lavoro non solo per passione ma perché è masochista e non viene pagato o riceve giusto un rimborso spese e chi ha la “fortuna” di avere un contratto a tempo, con la caratteristica comune dello sfruttamento e della paga più bassa di un operaio neo-assunto (con tutto il rispetto dovuto, ovviamente). Loro hanno anche un blog e tra le tante cose, non chiedono poi così tanto. Mille euro al mese sono ancora poche, purtroppo, al giorno d’oggi…figuriamoci per un ricercatore precario.

E il bello è che non solo ci guadagnerebbero loro, i ricercatori, ma anche noi; è ovvio, perché se io posso permettermi di lavorare tranquillamente e sapendo che ho le spalle un po’ più coperte, lavoro meglio, senza troppi pensieri in testa. E se ricerco meglio, lo faccio anche e soprattutto per il mio paese.

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6 Responses to Made in Italy but not for Italy

  1. spicchiodiluna ha detto:

    Grazie Alessandro. Hai preso in pieno il problema. Ma fa forse è anche colpa nostra che siamo stati zitti fino ad ora. E non è solo per dignità del singolo ma per spirito di gruppo perchè la ricerca è fondmenteale per la crescita del nostro paese.

  2. sonounprecario ha detto:

    Più che colpa forse è meglio chiamarla ingenuità, e capita anche in molti altri campi…o con chi è precario in generale. Confidiamo, deleghiamo e speriamo…ma fino a quando non ci impegnamo in prima persona tutti quanti non si smuove un bel niente. Soprattutto in un paese come il nostro.
    E pensare al salto di qualità che la ricerca potrebbe farci fare se solo fosse valorizzata fa davvero arrabbiare.

  3. GIACOMO ha detto:

    La ricerca è alla base dello sviluppo industriale e dei ervizi in un paese. Dovrebbe essere un obbligo dell’Università provvedere alla collocazione dei propri laureati, nelle aziende avanzate, e naturalmente con il giusto riconoscimento di compenso ed un lavoro a tempo indeterminato. Questo dovrebbe essere anche un impegno serio della Confindustria a valorizzare i giovani ricercatori , ma anche gli altri laureati.
    Quando si parla di etica, si dovrebbe capirne il vero significato. Spesso l’assunzione a termine e quindi il precario viene considerato un non integrato in azienda: il fine è che costa meno all’azienda , permette di avere un costo elastico- c’è un periodo di crisi congiunturale, sarà il primo a uscire dalla porta senza problemi sindacali o legali. tutto semplice.
    Quando si parla di precari sembra di parlare di esseri estranei alla comunità. Se quanche volta pensassimo che potrebbe essere, un ns fratello o sorella o figlio, accetteremmo senza sensibilità questa situazione. Parte della generazione tra i 25 / 35 anni vive di precariato, sono figli di nessuno. Ripeto non è nè un problema di sinistra nè di destra è un problema di dignità e umanità. Tutti hanno diritto di vivere con certezza e realizzare il proprio futuro. C’è troppa indiffernza e falsità, anche da parte di Confindustria. Quei costi che falsamente si ritiene di aumentare con l’assunzione a tempo indeterminato potrebbe facilmente essere recuperati dalle idee innovative dei ricercatori. Sembra un paradosso, ma chi ha una praparazione economica conosce che le aziende serie non hanno bisogno di questi inganni per essere competitive nel mercato. Solo quelle mal gestite ricorrono a questi espedienti . Ipotizziamo di coltivare nel precariato gli amm.ri e i consiglieri d’amm.ne, spesso inutili e talvolta nominati per onore di rappresentanza. Caso evidente nei disastri Cirio e Parmalat. Persone inutili a prendere il compenso annuo senza competenza e senza meriti.
    Valorizziamo i ricercatori , e valorizziamo i precari ridandogli entusiamo con uno sforzo creativo e inserendoli con dignità a finaco degli altri dipendenti , nella stessa serie. nel lavoro non ci sono serie A e serie B.

  4. sonounprecario ha detto:

    Giacomo ti ringrazio, non posso che fare un mega-quotone di quello che hai detto. Se tutti infatti la pensassero come te non saremmo qui a fasciarci la testa, ma purtroppo non è così e l’Italia va in un altro modo.
    Ti da fastidio se uso questo tuo ottimo commento come post? Fammi sapere
    😉

  5. giacomo ha detto:

    x sono un precario

    del commento puoi gestirlo come meglio ritieni opportuno.

    vedendo l’entità dei commenti , non mi sembra interessi a molti il problema.

  6. sonounprecario ha detto:

    Eh sì…non dirlo a me. Quando scrivo di certi argomenti, di certi temi…pochi commentano e discutono.

    Quando invece scrivo cazzate (e ammetto di avere un certo talento nel farlo) son tutti qui a divertirsi 😉

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