Assuefazione al marciume

Bettino Craxi contestato con un lancio di monetine al grido “vuoi anche queste” dalla folla all’uscita dell ‘Hotel Raphael a causa della mancata autorizzazione a procedere (risalente al giorno prima) da parte della Camera dei Deputati.

La storia italiana, una fiction che si ripete. Sono usciti circa 400 mila documenti in cui possiamo ritrovare, scritta, gran parte della storia politica italiana della seconda metà del ‘900. Da Tangentopoli a Don Silvio che ringrazia nell’anno Orwelliano (sarà un caso o il segno del destino?) Craxi per il decreto che lo salvò definitivamente e gli aprì la strada a tutto, dalle confessioni di Craxi a quelle di Cossiga e tanto altro ancora. Che bello ripercorrere la tangentopoli dimenticata di quegli anni, scoprendo che ancora molti nomi coinvolti si ritrovano in parlamento.
No, non bisogna stupirsi di niente, queste cose già si sapevano, le conoscevo benissimo. Ma intanto noi italiani siamo cambiati, siamo mutati ed evoluti come gli X-Man, ci siamo trasformati in cittadini da soma, una sorta di suddito che crede di vivere in un substrato democratico ma che in realtà è molto distante dalla vera e propria sovrastruttura (ok, qui si va sul filosofico, non so se mi sono spiegato bene, perdonatemi).

Come nel 1992. Ma come eravamo non più di 15 anni fa? Certamente diversi e sicuramente più disposti ad un atteggiamento politico serio e partecipativo, anche se poi beh, si sa com’è andata. Rettifico: nel bene o nel male Berlusconi ha totalmente cambiato la politica dal suo ingresso. L’ha trasformata in uno show teatrale (più da circo), ripetitivo, in cui la sua compagnia di giro (di cui lui è mastro e capocomico) esegue ed improvvisa, secondo un canovaccio ormai conosciuto, rappresentazioni già viste: basti pensare a quante volte in una settimana sentiamo dire che “il governo cadrà e non è in grado di governare l’Italia”, al triste capitolo informazione pilotata, al duopolio trasformato al monopolio RaiSet utile per governare, censurare e controllare. Mentre prima la gente vedeva ancora la politica come un qualcosa di quasi poetico in cui credere e magari riconoscersi (addirittura, per arrivare agli estremi, qualcosa per cui combattere o fare violenza – in negativo) ora tutto è diventato televisivo; l’opposizione insulta e critica ma non spiega perché e cosa si dovrebbe fare. Ti da del pirla e basta insomma. E questo non è fare politica: si chiama fare i pagliacci e con gli italiani viene benissimo. Perché è troppo facile attaccare ma è molto più difficile e lento spiegare perché qualcuno non è adatto e perché una certa cosa non dovrebbe essere fatta. Ma in fondo in fondo invece…la nostra classe politica è cambiata? O i nomi sono bene o male ancora gli stessi?

C’ho le mani pulite, brò. La mitica sera del 30 Aprile 1993, dopo la fine del comizio tenutosi alle ore 18 nella vicina Piazza Navona, durante il quale Occhetto, Rutelli e Ayala avevano sollecitato i presenti a protestare contro il voto parlamentare a favore di Craxi, una folla invase Largo Febo ed attese il nostro Bettino all’uscita dell’Hotel Raphael, l’albergo che da anni era la sua dimora romana. Le forze di polizia presenti gli consigliarono di uscire dal retro, ma egli preferì “eroicamente” affrontare la folla lievemente inferocita, avendo un po’ capito come andavano le cose da anni. Comparendo, Craxi venne accolto da un fitto lancio di monete, mentre parte dei dimostranti, sventolando banconote da 50 o 100 mila lire, intonavano in coro “Vuoi pure queste? Bettino vuoi pure queste?” sulle note della canzone “Guantanamera”. Altri urlavano slogan anticraxiani come: “Su-i-ci-dio! Su-i-ci-dio!” e “Bettino, Bettino, il carcere è vicino!”; Craxi però riuscì a salire in auto ma la Thema blindata se ne andò raggiunta dai dimostranti che avevano sfondato il cordone di polizia e martellavano la carrozzeria con pugni e colpi di casco, mentre invece l’occupante apostrofava gli assalitori urlandogli “Lanciatori di rubli!”. Poi sappiamo tutti com’è andata, ad Hammamet. Bei tempi, la gente si indignava ancora e non scendeva in piazza per un day qualunque.

Il ladruncolo isolato ha cantato. Il leader socialista, all’indomani dell’arresto in flagranza del direttore del Pio Albergo Trivulzio, l’ing. socialista Mario Chiesa e alla vigilia delle elezioni politiche del 1992, ebbe l’arguzia di affermare che Chiesa «non è altro che un ladruncolo isolato all’interno del Partito Socialista Italiano», e che «le sue ruberie infangano l’onore del PSI e l’onestà dello stesso Craxi». A questo punto Chiesa, sentendosi leggermente tradito ed usato un po’ come capro espiatorio, si incazza ed inizia a cantare davanti al magistrati del pool di Milano. Scoppia il finimondo: un anno più tardi si scopriranno i conti miliardari aperti all’estero da Craxi tramite prestanomi, il giro delle tangenti che lo vide protagonista, la corruzione sistemica nascosta dietro l’arroganza del potere. Come già detto poi Craxi decise di sfuggire alle proprie responsabilità, preferendo la latitanza ad Hammamet ospitato dal dittatore tunisimo Ben Alì. Lui infatti non aveva nessuna televisione anche se aveva salvato quelle di qualcuno che si rivelerà più pericoloso.

La nuova Repubblica è peggiore. Come risultò dalle indagini del pool Mani Pulite, la corruzione era endemica nella società italiana, anche e sopratutto in quel PCI che per primo si era mosso a contestare Craxi. Del resto non siamo messi meglio, anzi, ma il senso estremo di impunità e del sentirsi al di sopra della legge caratteristico delle “nuove generazioni” che siedono in parlamento fa sì che tutto venga tenuto più o meno nascosto, dimenticato.
E forse soltanto un vecchio e sentimentale (quanto pericoloso) ritorno alle passioni politiche di vecchia data potrebbe scuotere l’arroganza della classe politica, perché né intercettazioni, né scalate varie sono servite a smuovere qualcosa. Anzi, di questi tempi si da più spazio e più potere a chi, imperterrito, continua ad asserire che la colpa di tutto lo schifo italiano fosse dei giudici, di chi processava, indagava e faceva luce…non dei corrotti e dei corruttori. Siamo assuefatti a questo nuovo modello di Stato italiano fondato sul provincialissimo magna magna.
E di poetico e nostalgico qui ci sono solo delle lettere che ad oggi quasi, fanno sembrare tutto un po’ naif, con quel retrogusto storico-romanzesco che tanto ci piace.

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5 Responses to Assuefazione al marciume

  1. trovo che in tanti, al di là della cronaca che ricostruisci, siano arrivati a questa critica lucida dello stato di non-sense dell’attuale realtà italiana, ovvero di teatrino televisivo

    però, dal lato politico, c’è da farsi avanti in prima persona

    bisogna, con la forza della lucidità, cominciando a sostituire l’attuale classe politica stando a queste (pessime, purtroppo) regole del gioco…
    ci sto pensando…
    spero di non esser l’unico!
    ciao 🙂

  2. s/cominciando/cominciare

    (sorry per l’errore)

  3. sonounprecario ha detto:

    Azz, in che senso ci stai pensando?
    Vuoi entrare in politica? Da solo? Come fa unoa cambiare un sistema? 😦

  4. infatti da soli non si cambia niente, bisogna far crescere un movimento di “partecipazione attraverso la sostituzione”

    lamentarsi senza porsi come alternativa a quelli di cui ti lamenti, risulta sterile

    e siccome, come giustamente indichi tu, da soli non si fa niente, bisogna organizzarsi bene e ci vuole tempo

  5. sonounprecario ha detto:

    Sì ma per fare questo bisognerebbe spazzare via la casta seduta in parlamento, che si auto-tutela, si auto-protegge e si auto-regola in barba alle leggi ed ai bisogni di un paese.
    Altrimenti non cambierà niente, né in meglio né in peggio (anche perché siamo più giu del fondo).

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