Un’aria di disappunto

 …In prima pagina del NY Times, oggi, campeggia Beppe Grillo e l’ennesimo articolo sul nostro paese. Leggetelo.

ROME – All the world loves Italy because it is old but still glamorous. Because it eats and drinks well but is rarely fat or drunk. Because it is the place in a hyper-regulated Europe where people still debate with perfect intelligence what, really, the red in a stoplight might mean.

In questi giorni di caos scioperi, in questi giorni di figuracce internazionali grazie all’ultima moda della corruzione, in questi giorni di nulla cosmico, il mondo ci sta irridendo, una volta di più. Il fatto che Beppe Grillo sia nella home page del New York Times e l’articolo che parla di noi sia condito da una festa di luoghi comuni eterni sull’Italia e spieghi il malessere diffuso comune degli italiani, che persino gli americani e tutti i paesi esteri riescono a capire invece da molto da pensare.

Italy’s low-tech way of life may enthrall tourists, but Internet use and commerce here are among the lowest in Europe, as are wages, foreign investment and growth. Pensions, public debt and the cost of government are among the highest.The latest numbers show a nation older and poorer – to the point that Italy’s top bishop has proposed a major expansion of food packages for the poor. Worse, worry is growing that Italy’s strengths are degrading into weaknesses. Small and medium-size businesses, long the nation’s family-run backbone, are struggling in a globalized economy, particularly with low-wage competition from China.Doubt clouds the family itself: 70 percent of Italians between 20 and 30 still live at home, condemning the young to an extended and underproductive adolescence. Many of the brightest, like the poorest a century ago, leave Italy.But these days, for all the outside adoration and all of its innate strengths, Italy seems not to love itself. The word here is “malessere,” or “malaise”; it implies a collective funk – economic, political and social – summed up in a recent poll: Italians, despite their claim to have mastered the art of living, say they are the least happy people in Western Europe.

Quattro pagine di articolo per delineare il ritratto del nostro paese, bistrattato da tutti e di cui tutti si accorgono quanto sia caduto in basso. E invece dall’alto abbiamo una casta marcia dentro che tutte queste cose non le sa, non le capisce, le ignora e anzi chissà che cavolo fanno ogni giorno in parlamento, di cosa parlano. Addirittura Beppe Severgnini al NY Times arriva a dire che “to change your ways means changing your individual ways: refusing certain compromises, to start paying your taxes, don’t ask for favors when you are looking for a job, not to cheat when your child is trying to reach admission to university.” E ancora: “we have reached a point where hoping for some kind of white knight coming in saying, ‘We’ll sort you out,’ is over.”, concludendo con un poetico “We Italians have our destiny in our hands more than ever before”. Capite, siamo un paese allo sbando, senza futuro e la soluzione proposta da media italiani e politica è dare la colpa di tutto agli immigrati, ai comunisti, ai bamboccioni o ai giudici. Intanto dall’estero se la ridono.

La domanda è: perché ad esempio, Beppe Severgnini al Corriere della Sera queste cose non le dice e non le scrive? Ma è semplice (basta vedere la vergognosa home page del corriere di oggi e come da le notizie da troppo tempo ormai): per lo stesso motivo per cui il NY Times parla dell’Italia, per sempre mafia, pizza e mandolino.

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9 risposte a Un’aria di disappunto

  1. Secondo me, al di là dei luoghi comuni (a mio parere veritieri), l’articolo ce lo meritiamo tutto. E’ impietoso ma corretto. Non che l’America sia messa meglio di noi per certi aspetti, ma almeno li hanno giornalisti che fanno il loro mestiere e che, democratici o repubblicani, quando è stato il momento di dire “andare in iraq è stato un grave errore” non anno lesinato critiche al presidente, mentre qui c’è ancora chi ringrazia San Silvio per aver mandato i nostri militari a morire.

  2. […] Siccome oggi ne hanno parlato in molti ( ma io per primo ) di questo insolitamente lungo articolo del New York Times, ma nessuno ha fornito una traduzione completa, mi sono preso la briga di farvela avere. […]

  3. sonounprecario scrive:

    Hai ragione ma chissà quanti italiani avranno saputo dell’articolo del NY. Pochissimi. E quanti blog parlano di queste cose? Pochissimi. Più facile e comodo parlare d’altro, fa fare più visite e più commenti.
    Certo, non è obbligatorio eh, però….siamo un po’ tutti lo specchio del paese.

  4. manofroma scrive:

    Sono d’accordo con i commenti (e con l’articolo americano).

    Scusa, ma non mi è mai piaciuto l’atteggiamento “sono tutti luoghi comuni” quando all’estero parlano dei nostri difetti (è vero che siamo mammoni, è vero che siamo molto indietro tecnologicamente, sono vere tante altre cose: ma gli altri non hanno difetti? Ebbasta co sti complessi…) .

    I luoghi comuni, gli stereotipi servono inoltre a capire. E’ un luogo comune che i tedeschi tendono ad essere ordinati, che gli inglesi non hanno una buona cucina e in genere si lavano poco (ma sono battaglieri e non mollano mai), che molti americani sono spesso simple-minded, che gli indiani sono dei bravi programmatori?

    L’articolo è corretto e veritiero, a mio avviso, e poi non dice solo cose negative di noi. Dice anche (primo paragrafo):

    1) che tutti ci amano (anche questo è vero: lo possono dire i tedeschi,? lo possono dire gli inglesi? Lo possono dire gli americani? La lista è lunga …)
    2) che siamo un popolo vecchio, cioè di antica civiltà – è una qualità – ma ciononostante glamorous (scintillante ecc.)
    3) che mangiamo e beviamo bene (tutto il mondo adora la nostra way of life) ma non diventiamo obesi e non siamo ubriaconi (perché siamo i veri eredi della la civiltà classica, che non ama l’eccesso: scusate ma sono un ex professore di storia, ora ingegnere informatico)
    4) che i nostri dibattiti, anche se fumosi e pieni di veline – a favore della casta – denotano spesso intelligenza estrema. Ebbene sì, siamo intelligenti, anche se a volte non serve esserlo qui, ma fuori.

    In definitiva io credo che questo nostro masochismo e complessi nascondano una verità nascosta che Jaques Nobecourt, vecchio corrispondente di Le Monde, una volta notò:
    **noi ci crediamo migliori degli altri**, e – aggiungo – in parte abbiamo ragione.

    E’ sufficiente smettere di leggere cazzate (o di vedere solo la tv: dico in generale, non mi riferisco a te) e sfogliarsi (anche distrattamente) i libri di storia: l’Occidente lo abbiamo *plasmato* noi. Prendiamone coscienza – del resto tutto il mondo ce lo riconosce – e piantiamola con i piagnistei.

    I geni forti ce li abbiamo. C’è un futuro da costruire. Non lo si costruisce con i piagnistei.

    Un romano
    di 59 anni
    (romano
    almeno da 12 secoli)

    a un giovane milanese

    PS
    Amo Milano. Ma sono de Roma, ah ah ah

  5. sonounprecario scrive:

    Io non ho detto che sono tutti luoghi comuni, ma quando fanno questi articoli su di noi ce n’è sempre tanti. Anche se purtroppo sono veri. Però, esaminando i tuoi punti dico che:
    1) che tutti ci amano (anche questo è vero: lo possono dire i tedeschi,? lo possono dire gli inglesi? Lo possono dire gli americani? La lista è lunga …).
    Ovvio, facciamo tenerezza, a volte mi da fastidio essere trattato come qualcuno di serie B. Però anche qui…non è vero ed è stupido attaccarsi ad una cosa così; e poi – ad esempio – i francesi ci odiano, gli inglesi pure.
    2) che siamo un popolo vecchio, cioè di antica civiltà – è una qualità – ma ciononostante glamorous (scintillante ecc.)
    Veramente io quando ho letto queste prime righe mi sono incazzato di bestia. Non so tu ma io la vedo come un’immane presa per il culo. E’ come se mettono avanti le mani dimostrando che ci conoscono e siamo bravi per poi giustificare quello che devono dire dopo, che comunque è vero. Finiamola anche con ste cose. Si mangia e si beve bene, la gente è ospitale, però…!!! Ma dai su.
    3) che mangiamo e beviamo bene (tutto il mondo adora la nostra way of life) ma non diventiamo obesi e non siamo ubriaconi (perché siamo i veri eredi della la civiltà classica, che non ama l’eccesso: scusate ma sono un ex professore di storia, ora ingegnere informatico)
    Sì ma queste sono cose che passano in secondo piano. Le cose preoccupanti che ci fanno notare sono altri e io non me la sto prendendo con chi ce lo fa notare.
    4) che i nostri dibattiti, anche se fumosi e pieni di veline – a favore della casta – denotano spesso intelligenza estrema. Ebbene sì, siamo intelligenti, anche se a volte non serve esserlo qui, ma fuori.
    Il problema è che le persone che conducono questi “dibattiti” sono poche, hanno poco spazio e soprattutto – come noi – non fanno seguire null’altro dopo, se non altri confronti.

    I geni forti ce li abbiamo. C’è un futuro da costruire. Non lo si costruisce con i piagnistei.
    Storicamente hai perfettamente ragione ma il futuro non è soltanto da costruire. Perché qui c’è da rifare tutto da zero anzi, da meno infinito. Ma soprattutto come possiamo ricostruire tutto quanto il sistema in ogni sua sfaccettatura da soli? Ognuno fa per i cazzi suoi come succede ora? Non ci siamo.

    Piuttosto mi preoccuperei sul fatto che in questi giorni i media si sono chiesti se davvero l’Italia è un posto come l’ha dipinto il NY Times; sì, perché chi ci lavora non ci sarebbe mai arrivato. Ci voleva qualcun altro per farcelo notare, in ritardo.
    E’ per questo che l’Italia è marcia dentro.

    P.S.= come fai ad amare Milano? Roma è più bella😛

  6. ManofRoma scrive:

    Ma, non lo so, forse ragioniamo diversamente (io ho 59 anni e quindi vengo da un’epoca diversa), forse sono un professional optimist, forse, essendo più vecchio di te e avendo necessariamente viaggiato di più, mi sono reso conto che poi l’Italia non fa così schifo come gli italiani credono e soprattutto mi sono reso conto che gli altri ci considerano di più di come noi consideriamoo noi stessi, e poi forse in questo momento, avendo un freddo boia ho il cervello flat …ecc. ecc. ecc. ecc.

    Due cose solo aggiungo:
    1) non estremizzare quello che dico (magari anche io l’ho fatto con te): è ovvio che non tutti ci amano, ma siamo un popolo dei più amati. Una prova? L’italiano, lingua non utile, dopo le fortunate lingue franche del mondo (inglese, spagnolo, cinese mandarino ecc.) è quella più studiata. Chissà perché?

    2) Certo che Roma è più bella e certo che amo più Roma (essendo tra l’altro romano), e gli inlellettuali del Nord, se possono, vanno a vivere a Roma, da Moravia e Pasolini in poi …ma Milano ha il suo fascino, un fascino grande.

    Mi ricordo una donna anziana con una gamba rigida che trascinava con grande energia nella vostra Galleria. Mi colpì la forza di questa vecchia. Dissi: cazzo, qui anche gli anziani e portatori di handicap hanno grinta. Mi piace l’energia dei Milanesi.

    Ho un collega del profondo sud che ha lavorato 4 anni a Milano. Ora lavora per la società di cui sono consulente. Ebbene, si vede che ha lavorato da voi: è organizzato, efficiente e infaticabile, pur conservando tutta la ricchezza e complessità del sud.

    Milano è una grande scuola di lavoro. Dice wikipedia inglese: “Milan is one of the major financial and business centres of the world …and its hinterland is an avant-garde industrial area”.

    Del resto, il fascino di Milano lo sentì anche un gigante della letteratira francese, Stendhal, che visse tantissimo in Italia durante l’Ottocento e scrisse nel suo epitaffio: ” Io sono Milanese”.

    In definitiva dico ai giovani: abbiamo più fiducia in noi stessi. Siamo migliori di come pensiamo. Basta con i complessi e il masochismo. Però i giovani li capisco. Io ci ho messo una vita a superare questi complessi.

    All the best
    ManofRoma

  7. sonounprecario scrive:

    Sì, probabilmente tu sei ottimista perché siamo di generazioni diverse e perché, dopotutto…ce l’hai fatta. Io sono ancora vicino alla partenza ed ho Zero certezze.
    .
    Sul fatto della “fama” italiana, io non mi preoccuperei più di tanto alla fine. Preferirei stare sulle palle a tutti ed avere un paese giusto dove le cose vadano un po’ meglio.
    .
    Per la mentalità, è vero: ognuno porta in sé le caratteristiche delle proprie origini, ma qui – credimi – si pensa solo e soltanto al lavoro e a lavorare. E’ troppo, esagerato ed assurdo. Le famiglie si sfasciano, i matrimoni vanno a puttane e le persone stann osempre meno insieme, consumandosi a vicenda perché arrivano a casa alle 8 di sera stressate, distrutte e mercificate. Che voglia di vivere e vivere qualcun altro puoi avere? Stendhal sì, si sentiva milanese ma faceva lo scrittore e non era assunto a progetto… Scherzi a parte un conto è esserlo, un altro è “sentirsi”.
    .
    Probabilmente hai ragione tu, dobbiamo avere più fiducia e smetterla di “ucciderci” con questi complessi ma forse anche io ci metterò molto tempo per superarli. sperando di riuscirci.

  8. ManofRoma scrive:

    Ci riuscirai a vincerli i complessi, stai tranquillo. Lo farai piano piano. La vita è più lunga di quello che credi. Io ce l’ho fatta? Ma sì, quasi da vecchio però. Ho faticato tanto, non ti credere. Studia, impara lingue e datti da fare. Sì, la fiducia ci vuole. La vita poi è così bella, anche se (e proprio perché) è difficile. A volte – ed è un peccato – uno la apprezza veramente solo quanto senti che ti sta per sfuggire …

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