links for 2008-02-03

5 risposte a links for 2008-02-03

  1. furio detti scrive:

    ho letto l’intervista e purtroppo mi ha confermato la pessima impressione che ho di Eco. Uno splendido semiologo, un teorico autore di brillanti saggi ma un pessimo analista quando travalica il suo campo, la semiologia, appunto.

    credo che le sue considerazioni non siano tanto più profonde di olti discorsi da bar. per esempio quando afferma che “il sistema dei media negli USA è separato (almeno in teoria) dalla politica”. in questo caso credo che Eco dimostri di non conoscere affatto lo scenario statunitense. anche se cerca di correggere il tiro con l’espressione “almeno in teoria” la sua analisi ha sinceramente del semplicistico e puerile.

    ripeto Eco è un genio nel suo campo e quando parla di cultura come prosuzione di senso. ma al di là, specialmente come analista politico, mi par che faccia acqua da tutte le parti. ignora ad esempio che i maggiori azionisti delle major dei media USA sono anche i vertici delle imprese multinazionali, le quali con azioni mirate di Lobby influenzano ECCOME la politica USA.

    altrove – come quando dice la sua sul “complottismo” – eco è di una banalità e superficialità disarmante.

    come romanziere è peggio che come semiologo, ma è comunque un autore originale e a suo modo brillante anche se non certo talentuoso (come potrebbe essere un Houbellecq, per dire).

    come ha detto ognuno dovrebbe fare il suo mestiere. ecco, credo che Eco dovrebbe restare quel che è un eccellente semiologo, un inventore di gustosi paradossi culturali e letterari, ma quanto a analista politico e sociale… è stato diecimila volte più ferrato un Pasolini o un Gramsci di lui. e ce ne corre. persino un isolato come Cioran è stato magistrale nel leggere in modo veramente penetrante il suo tempo e la sua società.

    credo modestamente che Eco in questo non sia gran che.

  2. furio detti scrive:

    volevo scrivere Houellebecq, scusate.

  3. sonounprecario scrive:

    @Furio
    Hai ragione, come semiologo (maledizione, l’ho studiato più di una volta) probabilmente vale di più, non c’è che dire.
    Ma io non lo vedo così in negativo nell’intervista: quando parla della separazione tra media e potere politico, lo dice per spiegare l’esempio di Berlusconi; negli stati uniti non ci sono politici di quel livello che hanno il controllo sui media. Che sono completamente privati e sì, le lobby industriali influenzano non solo economicamente ma anche politicamente i governi. Però devo dargli atto che negli stati uniti la scelta ed il mercato sono così vasti che il livello potenziale di pluralismo sia sicuramente più elevato del nostro.

    Devi anche considerare che le domande erano di carattere molto generale e in una pagina non si ha lo spazio di dire proprio tutto quello che bisognerebbe dire.

  4. necroclerico scrive:

    per carità: l’intervista è così scarna. una pessima abitudine quella di rinunciare ad approfondire. l’informazione, o meglio la grande maggioranza di essa è troppo semplicistica e troppo sintetica.

    credo che ci si potrebbe e dovrebbe aspettare un maggiore approfondimento da una vero servizio di informazione e dal giornalismo in genere.

    credo però che sia vero l’opposto, almeno riguardo ai media: negli Stati Uniti ma non solo assistiamo a enormi concentrazioni e megafusioni. l’informazione è sempre meno pluralista e libera. Berlusconi salta agli occhi perché figura un po’ come l’azionista unico di mezzo palinsesto media Italiano. Però non dovremmo dimenticare che negli USA esistono più che individui gruppi egemoni di potere, che non sono meno decisionisti o meno autoritari e non sono certo più liberali del “ducetto” di Arcore. Danno meno nell’occhio.

    in questo Berlusconi è tipicamente italiano: è istrionico, individualista, egocentrico. è il mattatore della scena. cosa che agli anglosassoni, specialmente ai personaggi che contano, non piace. questione di abitudine.

  5. sonounprecario scrive:

    Esatto: pur con aspetti negativi, il fatto di avere più di una persona o un gruppo di potenti elite o lobbies fa sì che l’opinione sia più variegata. A meno che sono tutti d’accordo ovvio.
    In genere però sono comunque in competizione.

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