Il cambiamento parte da noi

Tralasciamo per un attimo i dibattiti degli ultimi giorni riguardanti Veltroni, il PD e tutte le sciocchezze elettorali del caso.
Per ora stiamo assistendo alla solita tiritera del batti e ribatti con una più grossa, col fine di venire eletti. Nessuno pensa a spiegare il “come” realizzare i punti e le promesse lanciate. Nessuno sa bene come la gente possa dimenticarsi degli ultimi 14 di anni ti totale vuoto politico, 14 anni in cui non è mai stato fatto niente per il paese, un paese che a stento e nonostante tutto riesce ancora, stancamente e con la sedia a rotelle ad andare quasi “avanti”.

Che il cambiamento delle cose lo dobbiamo volere tutti quanti nella nostra mentalità e che debba partire dal basso lo abbiamo intuito. E dovrebbe partire dalle piccole cose, quelle apparentemente più stupide. Come quando siete in coda con la macchina ad un semaforo e di colpo arriva il più furbo di tutti che si infila nella corsia per girare a destra ma poi va dritto, facendovi rischiare un incidente; come quando dovete prendere un appuntamento e riuscite ad averlo mesi prima degli altri perché conoscete il dottore o chi per lui. E così via.

Emilie, che non è italiana, mi ha scritto una mail interessante in cui parla e da un parere sui giovani italiani, prendendo spunto dall’esperienza universitaria che sta facendo. I suoi riferimenti sono piuttosto semplici, ma rendono benissimo l’idea, anche se ritengo che spesso siano un po’ dettati da alcuni luoghi comuni tutti nostri. Una prima risposta che mi sento di darle è che molti comportamenti descritti da lei infatti variano da persona a persona e spesso sono dovuti anche a cause di forza maggiore: in Italia purtroppo la cultura, la partecipazione attiva, la cooperazione tra gli studenti che può anche portare ad esperienze professionali, la stretta connessione col mondo del lavoro, ecc…non esistono. E’ ancora tutto vecchio, inquadrato, retorico e basato su precise gerarchie e tutto questo va a svantaggio nostro.

Per questo cambiare il paese vuol dire prima di tutto cambiare noi stessi e il sistema in cui viviamo.

[Clicca qui sotto per leggere la lettera di Emilie]

“Ho letto, l’articolo “Italia chiusa ai giovani”. Quel che dici, lo capisco, ed in buona parte lo condivido. Pero vorrei aggiungere, che comunque, si puo anche dire “i giovani chiusi d’italia”. D’accordo, mi sembra abbastanza forte come modo di dire, pero da un anno che vivo in Italia, ho l’impressione che i giovani della mia età, che hanno comunque un buon livello sociale e l’accesso all’università rimangono chiusi a tutto cio che non è italiano. Un esempio semplice, la cucina ! All’estero secondo un sondagio, gli italiani sono quelli che vano di piu a mangiare nei ristoranti che servono la loro cucina. Le mie coinquiline non vogliono assagiare i piatti che cucino, che sono sia francesi, inglesi, scozzesi, indiani, cinesi, messicani, ecc… Che mi sembra gia una mancanza di apertura, soprattutto considerandoi cio che dicono per criticare i piatti, confrontandoli alla qualità del cibo italiano, che comunque, metà del tempo comprano srugelato.
Da sottolineare anche che per potere cucinare qualcosa di non italiano bisogna cercare gli ingredienti come se fossero oro tanto sono rari, e poi a un prezzo pazzesco.

I giovani italiani, non voglio generalizzare, però per buona parte sono molto legati alla famiglia, alla loro città, alla casa dei genitori, ecc. Non dico che sia un male perche penso che è una bella cosa in se, che rappresenta dei valori profondi della cultura italiana, ed al livello piu largo della cultura “judeo chrétienne”. Pero mi sembra pazzesco che a 23 anni, uno non sia capace dei uscire di casa da solo per fare un viaggio da solo, o saltanto di non sopravivere se non torna a casa della mamma per un mese. O soltanto che i genitori mandino dei pacchi di cibo con ovviamente le cose fatte in casa, pero anche quelle del supermercato che c’è di fronte a casa.

Il sistema universitario stesso, vecchissimo, quasi pari a quello della francia prima di maggio 68. Il prof, re assoluto della classe, ed i studenti che a 25 anni non riescono ad avere uno sguardo critico sulla loro formazione tanto sono bloccati nei loro libri. Una formazione a pagamento che comunque rimane totalmente teorica e isolata dal mondo del lavoro:niente stage, niente laboratori pratici, quasi niente conferenze da imprese, ecc. Per il Politecnico di Milano, che all’estero è percepito come la migliore università in Italia, mi sembra abbastanza strano.

Il rapporto ragazza-ragazzo, molto codificato. Nel senso che prima si incontrano, poi si parlano, e se uno invita una ad uscire significa qualcosa. Soltanto la parola “fidanzato” da subito al rapporto un aspetto molto formale (per noi ha un senso molto formale). Le persone che escono in compagnia, compagnia fissa, e non tanto aperta agli altri, che vano sempre nei soliti posti, senza farsi problemi se il posto si trova a 1 ora in macchina per un sabato sera. Le ragazze che si fanno servire. Tipo al campeggio, arrivano in coppie, con la macchina ovviamente, il ragazzo si occupa di tutto, prepara tutto, monta l tenda mentre la ragazza aspetta. O anche il fatto di portare la ragazza cosi spesso al ristorante perche si fa, perche lei lo aspetta ecc… La solita frase “non posso uscire con voi stasera perche ho la ragazza” quale il problema di portare la ragazza con gli amici di una comagnia che non è la sua? Io non capisco. Il rapporto tra i giovani italiani mi sembra complicatissimo.

E poi su dei campus, tipo leonardo a Milano, non esiste una vera vita di campus. Con attività, teatro, dansa, tutti sport possibili, organizzazioni umanitarie varie, ufficio delle arti, e tutte queste cose organizzate dai studenti per i studenti, all’interno della scuola ed a prezzo quasi nullo. Non esiste una vita di campus. OK io studio a Lecco al politecnico di Milano, pero non viene in mente di nessuno che si portrebbe fare tante cose insieme a costo ridotto. Che cosa hanno come esperienza da mettere sul curriculum i giovani italiani a parte gli studi, che esperienza umana hanno, che esperienza di responsabilità hanno ? Niente.

Tante altre cose da dire ancora però bisogna sottolineare che comunque l’Italia è un paese che mi piace per le richezze e le bellezze che ha da regalare, anche per la gente che è molto accogliente, ecc… Se no non avrei scelto di venire in questo paese per due anni. Pero non pensavo di trovarmi di fronte a una popolazione giovane fissata nel suo paese, chiusa nelle sue abitudine, ecc…
Mi spiace per gli errori d’italiano, non mi piace rilegermi e poi non è detto che riesca a corregere tutto da sola. Comunque le idee rimangono. Pero magari prima di cambiare la politica non conviene cambiare le mentalità?”

16 risposte a Il cambiamento parte da noi

  1. mucio scrive:

    Perfettamente d’accordo con la francese, quando sono all’estero mi sembra sempre che i ragazzi siano molto più libero di fare, ma anche di testa. Un esempio banale, all’estero si va in erasmus al secondo anno di università, non al 4o/5o come da noi. Poi ci sarebbero milioni di altri esempi, non parliamo di singoli, parliamo della mentalità comune, per una persona che conosco che decide di cambiare ce ne sono altre venti che decidono di non farlo, che non credono di essere in grado di farlo o che non sanno nemmeno che possono cambiare.

  2. clarita scrive:

    in finlandia, dove ho vissuto 2 mesi, i ragazzi hanno un’indipendenza che noi ci sogniamo: lo stato finlandese dà un assegno ad ogni neonato fino al raggiungimento della maggiore età. Così i giovani finlandesi imparano ad amministrare il loro denaro fin da piccoli e non ne chiedono mai ai loro genitori… un altro aneddoto: una mia amica finlandese ha studiato agraria al politecnico di kuopio e appena si è laureata ha iniziato a lavorare come insegnante in un istituto tecnico agrario senza SSIS e corsi di specializzazzione e dovreste vedere la scuola… con la stalla, le serre… altro che le nostre scuole… là fanno davvero pratica e imparano un lavoro fin da piccoli, mentre noi la pratica la facciamo a 40 anni😦

  3. mucio scrive:

    clarita però non nascondiamoci dietro ad un dito, non è l’assegno statale che rende indipendenti i finlandesi, anche noi in italia riceviamo soldi fin da quando siamo piccoli, da genitori e parenti però i risultati sono un po’ diversi

  4. clarita scrive:

    ma la differenza è proprio quella: i genitori ci viziano troppo, in finlandia invece provvede lo stato a rendere indipendenti i ragazzi!!!! il nostro è 1 problema di cultura

  5. mucio scrive:

    I genitori ci viziano? lo stano non ci rende indipendenti? è un problema di cultura? e noi quando decidiamo? quando ci prendiamo le nostre responsabilità?

  6. clarita scrive:

    mucio, sarebbe ora….🙂

  7. Nathan 2000 scrive:

    E’ un pantano dal quale non si può venire fuori se non a fatica. Non so perché, ma mi viene in mente mio padre, un arzillo 70enne che, a 13 anni, d’estate, negli anni 50, andava in falegnameria a lavorare per quei quattro soldi che gli servivano per non dover pesare, durante il resto dell’anno, sul bilancio familiare; anch’io, a 13 anni, avevo trovato qualcuno che era disposto a prendermi a lavorare (erano gli anni 70) per fornirmi la possibilità di imparare a cavarmela da solo nella vita. Mio padre, con una faccia malinconica, mi disse: “Non voglio che tu faccia ciò che è toccato a me. Quello che ti serve posso dartelo io”. Per un paio d’anni ho ceduto. Ma, poi, la voglia di muovermi per conto mio e di uscire di casa, mi ha spinto a non cedere ulteriormente. Mi sono fatto le mie esperienze lavorative, mi sono conquistato il mio spazio di indipendenza. E mio padre, era in buona fede! Lui veniva da una condizione economica diversa dalla mia. Eppure, mi sono imposto io di procedere per la mia strada.
    Conclusione? I padri ci viziano, ma se accetti di essere viziato, poi, non è tutta colpa dei padri.

  8. mucio scrive:

    Io sono andato via di casa a lavorare a 21 anni, mi sono pagato l’università quasi tutti gli anni, non dico che non sono stato aiutato dai miei o non sono stato fortunato, però il lavoro me lo sono cercato, per quanto sia un facoltà puttanata la laurea in scienze della comunicazione l’ho presa lavorando 8-9 ore al giorno e tra un mese e poco più emigro a Varsavia per respirare.

  9. Marilù scrive:

    Io non so se crederci… Troppo facile dire, ancor più difficile da fare.
    L’esempio me lo sta dando la situazione di cui tanto si parla in questi giorni, quella della Serbia e del Kosovo.
    Ho vissuto a Belgrado, con i giovani di là, nel periodo post-bellico.
    Quando ci parlavo, pensavo “io da loro posso solo imparare”… ventenni che avevano vissuto il coprifuoco, la mancanza di luce, acqua, cibo, riscaldamento… città bombardata e filobus coi vetri rotti a 30 gradi sotto zero. Io sarei caduta in depressione. Loro no. Loro mi hanno insegnato la forza, i valori, la voglia di vivere, di studiare, l’amore per il progresso e l’importanza della serenità nelle relazioni, l’umilta’, il saper regalare anche se non hai nulla, la leggerezza in situazioni pesanti, la voglia di divertirsi e di sorridere.Sempre…. Gli occhi gli brillavano di luce di cambiamento. I loro studi era volti a questo:cambiare le cose, la politica, l’economia.
    Non gli ho mai sentito dire: studio per diventare ricco.
    Pensavo: diavolo, loro si. Loro si che non permetteranno che ci siano di nuovo scontri per la sterile sete di dominio e potere che li ha schiacciati da sempre.
    Loro cambieranno la Serbia.
    Non riescono. La Serbia è di nuovo nel caos per quel Kosovo di cui Belgrado se ne infischia e che vuole tenere a tutti i costi… solo per il potere, non per il bene collettivo.
    Dove sono quei giovani che mi hanno insegnato la vita?

  10. >>Per questo cambiare il paese vuol dire prima di tutto cambiare noi stessi e il sistema in cui viviamo.

    Centrato il punto.. E’ questo che nessuno vuole capire.. La nostra situazione dipende solo da noi visto che il paese siamo noi.. Solo che cambiare vuol dire prendersi un impegno, accettare le proprie responsabilità, fare la propria parte e nessuno ha la benchè minima voglia di fare le cose di cui sopra.. La nostra classe politica è comunque espressione del paese, viene fuori dalle urne e non arriva da Marte, siamo noi che abbiamo il diritto ed il dovere di cambiare mentre accettiamo tutto supinamente a patto che non ci tolgano le partite.. MIa madre non mi ha mai cucinato nulla, mi lasciava sul frigo le istruzioni per scongelare e cuocere i prodotti Findus ed io per reazione mi sono appassionato all’alta cucina.. Mio padre non ‘c’era mai ma quando veniva mi riempiva di botte.. No, non credo nella famiglia, cerco di credere, se possibile, in me.. Sono andato via di casa a 19 anni e ne ho passate di tutti i colori, ho fatto il pony, il muratore, lo stalliere, mi sono laureato, ho imparato ad usare il computer e le telematica (BBS internet doveva ancora arrivare..) e sono diventato Webmaster,adesso mi piacerebbe essere un blogger professionista e le possibilità ci sono.. Tutte volte che ho lavorato per qualcuno sono stato: SFRUTTATO, MALTRATTATO, FREGATO.. Allora ho deciso che sarei stato in proprio per non avere l’alibi di incazzarmi con qualcuno se le cose andavano male..

    Il paese siamo noi ed il cambiamento deve partire da noi fin dalle cose più piccole come il semplice rispetto del prossimo..

  11. sonounprecario scrive:

    @Mucio
    Sull’estero è vero e anche quando dici che c’è tanta gente a cui non frega niente ma si limita ad opzionare quello che si trova davanti, passivamente, cercando di tirare a sé il meglio che riesce.
    Un sistema così parassitario ed opportunistico è difficile da scardinare..
    Anche a me piacerebbe molto scappare di casa, ma fino a quando non prendo anche la laurea specialistica preferisco fare quello che faccio, almeno non sono molto vincolato – lavorativamente parlando. Non sono molto dell’idea di metterci 4-5 anni per farne 2 insomma. Però boh, è un dubbio continuo con cui convivo.

    @Clarita
    Credo che lo stato non debba per forza essere una scusa. Sì, è vero, dovrebbe essere più presente e fornirci più possibilità, più sostegno…ma non può e non deve risolverci tutto quanto. Perché così diventa troppo comodo.

    @Nathan
    Ho lavorato sempre anche io d’estate, ma con l’euro è tutta un’altra cosa, parliamoci chiaro..😉
    Quello che ha fatto tuo padre è lodevole e lo farai anche tu con tuo figlio. Non è un errore, semplicemente è un comportamento tipico di una società che si fonda da sempre sul padre-uomo-maschio-reggi famiglia-capo famiglia-che pensa a tutto; quell’orgoglio italiano che anche io ho e che spesso ci frega. Diciamo che è una lezione a cui bisogna reagire in un certo modo. Quando hai una certa età, se non sei un bastardo, comincia a darti fastidio dover dipendere da qualcun altro per forza.

    @Marilù
    quelle sono altre situazioni, forse ancora più grandi e difficili della nostra… E’ da li che viene fuori una forza incredibile che ti aiuta a reagire.
    Mi ha colpito molto questa frase: “Non gli ho mai sentito dire: studio per diventare ricco.” e così dovrebbe essere…mi spiego meglio. Uno va sceglie di portare avanti il suo percorso perché l’arricchimento dovrebbe venir da solo, automatico…sei tu che aiuti il paese e la tua società a svilupparsi. In Italia non è così però; forse è una visione troppo romantica, ma in Italia per diventare ricchi o avere soddisfazioni di un certo tipo…studiare ed avere cultura non serve.

    @Francesco
    Essere in proprio ha i suoi vantaggi, ma dipende sempre da cosa fai e da come lo fai. Se un mese o due ti vanno male…che ‘azz fai?🙂
    Questo quando sei piccolo, solo e indifeso diciamo. Poi certo, se prendi il tuo giro, ecc…è un’altra cosa😉

    Provate però, per assurdo, ad immaginarvi una cosa: domani sparisce la nostra casta, la cosiddetta ed odiata classe politica, parlamento vuoto.
    Ok, a questo punto che si fa? Chi ci mettiamo? Come ci accordiamo?

  12. Se un mese o due mi vanno male tiro la cinghia, smadonno ma vado avanti.. MI invento cose nuove, salvo la mia dignità e non consento a nessuno di trattarmi con sufficenza..

    Credo che dovremmo imparare molto dagli americani e dal loro modo di valutare il lavoro ed i lavoratori, ovviamente senza i loro eccessi..

    Il lavoro dipendente deve essere considerato non un punto di arrivo ma un ripiego anche perchè da noi una volta che hai trovato un bel lavoro da dipendente a tempo indeterminato la tua vita è finita, sei incastrato per sempre visto che il lavoro è poi impossibile cambiarlo mentre in USA ed in UK puoi cambiare un lavoro a settimana finchè non trovi il migliore..

  13. mucio scrive:

    4 o 5 anni per farne due di scienze della comunicazione? e facendo cosa nel frattempo? il minatore?
    In sdc mi sono laureato in sei anni, lavorando 8 ore al giorno quasi sempre o facendo l’obiettore, perdendone uno per la tesi che non mi decidevo a finire.
    Prendere la specialistica è un’altra scusa tutta italiana, non ti aiuterà certo a trovare un lavoro migliore di uno stage pagato in buoni pasto purtroppo. Molto meglio fare esperienza nel campo nel quale si vuole lavorare e magari cominciare a vedere qualche soldo, cercando di diventare indipendenti dai propri genitori il prima possibile

  14. sonounprecario scrive:

    No Mucio aspetta. Io in SdC son già laureato, ora sto facendo una specialistica un po’ più “mirata” diciamo, di un’altra facoltà. Poi beh, sulla specialistica i pareri sono vari e contrastanti, lo so anche io. Sinceramente non so nemmeno io cosa dire, se sarà effettivamente utile o no…mah!

  15. Emilie scrive:

    Ovviamente c’è del buono e del cattivo in ciascun paese, l’ideale sarebbe di riuscire a combinare tutto per vivere meglio, pero bisogna anche essere realista !!! Vivere in un altro modo è difficile ed impegnativo, ci vuole volontà, forza, ecc… Pero si fa. Andare al mercato e non al supermercato, prendere la bici o i mezzi e lasciare la macchina, raccolta differenzaita, lampadine a basso consumo, leggere il giornale, aprirsi agli altri e ad altre culture, andare al cinema, passeggiare guardando attorno a se cosa c’è, comunicare, studiare con uno scopo, o lavorare con altri obiettivi, darsi da fare e non aspettare il giorno dopo come il giorno passato. Piccole cose, piccole abitudini da cambiare e che man a mano fano cambiare le cose.
    Non penso che possiamo dire che la situazione in francia è veramente migliore da quella italiana. Pero perche gli stage sono pagati con un minimo legale ? Perche i giovani l’hanno chiesto e sono andati per strada con degli argomenti. Chi fara vivere il paese ? Noi, nostri figli. Non pensare che sono per la rivoluzione, non è assolutamente il caso, e spesso mi vergogno perche il popolo francese è sempre per strada per qualunque cosa !Pero sono per la riflessione , per la partecipazione alla vita della società. E facile dire non va bene, è meglio di la, siamo in ritardo, non sapiamo fare, i politici, sarkosy è un bastardo, non faremo mai niente, non c’è da mangiare, il prof non è bravo, l’esame è troppo difficile, non sono ricco, ecc, bisogna cambiare, un po alla volta, pero uno cambia veramente quando ha capito che l’insalata non si compra in bustine di plastica gia lavata !!!
    Sono andata via da casa a 18 anni dopo la maturità per studiare. Con quali soldi ? quelli della borsa i studi che mi da il governo perche mia mamma non mi puo dare niente, e devo io dare a lei cio che li serve… Borsa radoppiata grazie ai buon vuoti e ad un progetto di studi presentato dopo la maturità che dovevo seguire fino alla fine passando tutti gli esami all’anno giusto. Non si ottene niente senza niente ! Finanziare i viaggi, il cinema ed il teatro ? La voro d’estate e poi stage pagati 1500 € al mese, quando sono arrivata al terzo anno. E tanto si, perche ? Perche avevo il lavoro di un ingeniere vero, lavoravo al posto suo, con le responsabilità sue, con gli orari suoi. Sul cantiere dalle 7:30 del mattino alle 8 di sera. Pero si sono fidati di me, e io ho lavorato tanto per questo. Andavo al lavoro a piedi, attraversavo tutta parigi il sabato per andare al mercato meno costoso per comprarmi da mangiare, ho mandato la mamma in vacanza e ho puttuto andare in viaggio.
    Perche una impresa prende un giovani piuttosto che un altro della stessa scuola ? Perche sul curiculum c’è scritto che lui era responsabile dell’ ufficio delle arti della scuola o che quell’altro ha fatto il giro della francia a vela con la squadra della scuola o perche era capitano della squadra di rugby della scuola che ha giocato al livello nazionale.
    Ovviamente sembra sempre che i giovani sono piu attivi, felici ecc all’estero, anche io ne avevo l’impressione, pero è piu bello partire da quello che c’è gia e migliorare di un pello un po ciascun’anno !!!
    Non sono l’unica cosi !!! Tantissime persone lo sono, magari anche in Italia.
    Il fatto che l’Italia sia molto tradizionalista, e molto cristiano secondo me non è tanto un disaggio. Per esempio, nelle piu grandi e famose scuole francesi esiste una cosa chiamata “Chrétiens Grandes Ecoles” che è un movimento nazionale di giovani cristiani delle “grandes écoles” a sono molto piu “estremisti” dai giovani cristiani italiani, pero vano lo stesso in vietnam a occuparsi dei bambini, o in africa a portare dei libri, fanno sport anche loro, si ubriacano quanti gli altri, escono con gli altri, anche i figli delle “grandi famiglie”, non c’è tanta differenzia.
    Non sbagliare: non sono per l’anarchia, non sono per la rivoluzione, non penso che c’è un paese migliore dell’altro, un politico migliore dell’a altro, o qualcuno che ha ragione, e qualcuno che ha torto. Penso che ho alcuni principi semplici di vita, che se voglio potere avere un livello di servizio migliore devo anch’io contribuire a migliorarlo, non devo aspettare tutto, devo provocare le occasioni e provare a fare tanto a parte da cio che ho gia. Non va sempre bene, ovvio !

  16. sonounprecario scrive:

    Emilie tu dici cose sacrosante. E’ tutto vero, sono concetti di cui noi (come blogger ma non come cittadini purtroppo) parliamo spesso ma…non riusciamo mai a combinare niente. La chiave sta qui:
    “Non penso che possiamo dire che la situazione in francia è veramente migliore da quella italiana. Pero perche gli stage sono pagati con un minimo legale ? Perche i giovani l’hanno chiesto e sono andati per strada con degli argomenti. Chi fara vivere il paese ? Noi, nostri figli. Non pensare che sono per la rivoluzione, non è assolutamente il caso, e spesso mi vergogno perche il popolo francese è sempre per strada per qualunque cosa !Pero sono per la riflessione , per la partecipazione alla vita della società. E facile dire non va bene, è meglio di la, siamo in ritardo, non sapiamo fare, i politici, sarkosy è un bastardo, non faremo mai niente, non c’è da mangiare, il prof non è bravo, l’esame è troppo difficile, non sono ricco, ecc, bisogna cambiare, un po alla volta, pero uno cambia veramente quando ha capito che l’insalata non si compra in bustine di plastica gia lavata !!!”
    Hai ragione, il nostro popolo è troppo condizionato da terzi che non hanno interesse reale per la vita vera della gente: dalla chiesa ai politici, che quasi mai hanno ragione, se non sul prenderci in giro. Siamo una popolazione vecchia in tutti i sensi, un paese che si basa sull’antichità, di Europeo non abbiamo un bel niente. Non abbiamo mai incentivi o aiuti da giovani, in nessun modo, bravi o stronzi è sempre uguale. Qui non esiste la meritocrazia, qui esistono il clientelismo, le caste, le raccomandazioni, i figli di papà. So che sono cose difficili da capire per uno straniero, ma viverle sulla pelle è davvero frustrante.
    Forse siamo anche troppo pessimisti, è vero, ma anche ignoranti. Come dici tu e come ricordo spesso con una punta di invidia, i giovani francesi per il contratto di primo impiego hanno protestato, eccome. Qui invece il loro problema è come cazzeggiare all’Università e adattarsi al sistema per forza di cose.

    Sì, probabilmente siamo stupidi, molto stupidi.

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